CDLIII.
A messer Luigi del Riccio.
Messer Luigi. — Voi sapete che 'l fuoco à scoperto una parte della Cappella:[430] però a me pare, che la si debba ricoprire nel modo che stava, più presto che si può, salvaticamente, se non altrimenti, per insino a tempo nuovo, per rispetto delle piogge, che non solamente guaston le pitture, ma muovono anche le mura. E perchè la se ne va in terra per l'ordinario, queste non gli sarebbon punto a proposito. Io scrivo questo, acciò che il Papa non sie messo in qualche grande spesa a utilità più d'altri, che della Cappella. Però vi prego, o che parlando al Papa lo facciate intendere, o per via di messer Aurelio, al quale ancora vi prego mi racomandiate.
Vostro Michelagniolo.
Archivio Buonarroti. Di Roma, ( 1545).
CDLIV.[431]
(Alla Vittoria Colonna, marchesana di Pescara in Roma).
Volevo, Signora, prima che io pigliassi le cose che vostra Signoria m'à più volte volute dare, per riceverle manco indegnamente che io potevo, far qualche cosa a quella di mia mano: dipoi riconosciuto e visto che la grazia di Iddio non si può comperare, e ch'el tenerla a disagio è peccato grandissimo; dico mia colpa e volentieri dette cose accetto: e quando l'àrò, non per averle in casa, ma per essere io in casa loro, mi parrà essere in paradiso: di che ne resterò più obrigato, se più posso essere di quel ch'i' sono, a vostra Signoria.
L'aportatore di questa sarà Urbino che sta meco, al quale vostra Signoria potrà dire quando vuole ch'i' venga a vedere la testa e' à promesso mostrarmi. E a quella mi racomando.
Michelagniolo Buonarroti.
Archivio Buonarroti. Di Roma, ( 1545).
CDLV.[432]
(Alla Vittoria Colonna in Roma).
Signora Marchesa. — E' non par, sendo io in Roma, che egli accadessi lasciar il Crocifisso[433] a messer Tommao[434] e farlo mezzano fra vostra Signoria e me suo servo, acciocchè io la serva, e massimo avendo io desiderato di far più per quella che per uomo che io conoscessi mai al mondo; ma l'occupazione grande in che sono stato, e sono, non à lasciato conoscer questo a vostra Signoria: e perchè io so che ella sa che amore non vuol maestro, e che chi ama non dorme, manco accadeva ancora mezzi: e benchè e' paressi che io non mi ricordassi, io facevo quello ch'io non diceva per giugnere con cosa non aspettata. È stato guasto il mio disegno: Mal fa chi tanta fè sì tosto oblia.
Servitore di vostra Signoria
Michelagniolo Buonarroti in Roma.
Archivio Buonarroti. Di Roma, ( 1545).