CDLVII.
A messer Luigi del Riccio, amico caro in Lione.
Messer Luigi, amico caro. — A tutti i vostri amici duole assai il vostro male, e più, non ve ne possendo aiutare, e massimo a messer Donato e a me. Ma pure speriamo che abbi a esser piccola cosa, che a Dio piaccia.
Per un'altra vi scrissi, come se stavi molto a tornare, che io pensavo venirvi a vedere; e così vi raffermo: perchè avendo io perduto il porto di Piacenza,[435] e non possendo stare a Roma senza entrata, penso di consumar più presto quel poco che io ò su per le osterie, che stare aggranchiato a Roma com'un furfante. Però son disposto, non accadendo altro, dopo pasqua d'Agnello andare a Santo Iacopo di Galizia, e non sendo voi tornato, di far la via d'onde intenderò che siate.
Urbino à parlato a messer Aurelio e parlerà di nuovo; e per quello che mi dice, àrete per la sepultura di Cecchino[436] il luogo dove avete desiderato: e detta sepultura è al fine, e riuscirà cosa bella.
Vostro Michelagniolo Buonarroti in Roma.
(Di mano del Del Riccio.)
1545. Di messer Michelagnolo Buonarroti dirizzata e tornata da Lione a dì 22 di dicembre.
Archivio Buonarroti. Di Roma, (del marzo 1546).