CDLVIII.

A messer Luigi del Riccio in Roma.

Messer Luigi, amico carissimo. — Io mi ero resoluto, come sapete, di tôrre per giusto prezzo le possessione de' Corboli.[437] Ora me ne tiro a dietro: e la cagione è questa, che oltre a la decima, ànno venti cinque scudi d'albitrio, che mi sare' posto venti cinque volte l'anno. Però io non vi voglio più tenere sospesi; sì che fatene il fatto vostro, come meglio potete. E a voi mi racomando.

Vostro Michelagniolo.

Archivio Buonarroti. Di Roma, 26 d'aprile 1546.

CDLIX.[438]

Al Cristianissimo Re di Francia.

Sacra Maestà. — Io non so qual si sie più o la grazia o la maraviglia che vostra Maestà si è degnata scrivere a un mie pari, e più ancora a richiederlo delle sua cose non degnie non c'altro del nome di vostra Maestà: ma come si sieno, sappi vostra Maestà che molto tempo è che ò desiderato servir quella, ma per non l'avere avuto a proposito, come non è stato in Italia all'arte mia, non l'ò potuto fare. Ora mi trovo vechio e per qualche mese ocupato nelle cose di papa Pagolo; ma se mi resta dopo tale ocupazione qualche spazio di vita, quello che ò desiderato, come è detto, più tempo di fare per vostra Maestà m'ingegnierò metterlo a effetto, cioè una cosa di marmo, una di bronzo, una di pittura. E se la morte interrompe questo mio desiderio, e che si possa sculpire o dipigniere nell'altra vita, non mancherò di là, dove più non s'invechia. Ed a vostra Maestà prego Dio che doni lunga e felice vita. Di Roma, il giorno XXVI d'aprile MDXLVI.

Di vostra Cristianissima Maestà

Umilissimo servitore
Michelagniolo Buonarroti.

Archivio Buonarroti. Di Roma, ( 1546).

CDLX.

(A messer Luigi del Riccio).

Messer Luigi. — E' vi pare che io vi risponda quello che voi desiderate, quando bene e' sia il contrario. Voi mi date quello che io v'ò negato, e negatemi quello che io v'ò chiesto. E già non peccate per ignoranza mandandomelo per Ercole, vergogniandovi a darmelo voi.

Chi m'à tolto alla morte, può ben anche vituperarmi; ma io non so già qual si pesi più o 'l vitupero o la morte. Però io vi prego e scongiuro per la vera amicizia che è tra noi, che non mi pare che voi facciate guastare quella stampa[439] e abbruciare quelle che sono stampate; e che se voi fate bottega di me, non la vogliate far fare anche a altri; e se fate di me mille pezzi, io ne farò altrettanti, non di voi, ma delle cose vostre.

Michelagniolo Buonarroti.


Non pittore nè scultore nè architettore, ma quel che voi volete, ma non briaco, come vi dissi in casa.

Archivio di Santa Maria Nuova. Di Roma, 19 d'aprile 1549.