CDLXXXIII.
(A Giorgio Vasari).
La cèntina segnata di rosso la prese il capomaestro in sul corpo di tutta la vôlta. Dipoi come si cominciò appressare al mezzo tondo, che è nel colmo di detta vôlta, s'accorse dell'errore che facea detta cèntina, come si vede qui nel disegno, che con una cèntina sola si governava, dove ànno a essere infinite, come son qui nel disegno le segnate di nero. Con questo errore è ita la vôlta tanto innanzi, che s'à disfare un gran numero di pietre, perchè in detta vôlta non ci va nulla di muro, ma tutto trevertino; e il diametro de' tondi senza la cornice che gli recigne è ventidue palmi. Questo errore, avendo il modello fatto appunto, com'io fo d'ogni cosa,[488] ma è stato per non vi potere andare spesso per la vechiezza: e dove io credetti che ora fussi finita detta vôlta, non sarà finita in tutto questo verno: e se si potesse morire di vergognia e dolore, io non sarei vivo. Pregovi raguagliate il Duca, perchè non sono ora a Firenze:[489] benchè più altre cose mi tengono che io non le posso scrivere.
Vostro Michelagniolo in Roma.
Di Roma, (17) d'agosto 1557.