CDVI.

Al mio caro amico Batista della Palla in Firenze.[363]

Batista amico carissimo. — Io parti' di costà, com'io credo che voi sappiate, per andare in Francia, e gunto a Vinegia, mi sono informato della via, e émmi detto che andando di qua, s'à a passare per terra tedesca, e che gli è pericoloso e dificile andare. Però ò pensato d'intendere da voi, quando vi piaccia, se siate più in fantasia d'andare, e pregarvi, e così vi prego me ne diate aviso, e dove voi volete che io v'aspetti: e anderemo di compagnia. Io parti' senza far motto a nessuno degli amici mia e molto disordinatamente: e benchè io, come sapete, volessi a ogni modo andare in Francia, e che più volte avessi chiesto licenzia, e non avuta, non era però che io non fussi resoluto senza paura nessuna di vedere prima el fine della guerra. Ma martedì mattina, a dì ventuno di setembre, venn'uno fuora della porta a San Nicolò dov'io ero a' bastioni, e nell'orechio mi disse, che e' non era da star più a voler campar la vita: e venne meco a casa, e quivi desinò, e condussemi cavalcature, e non mi lasciò mai, che e' mi cavò di Firenze, mostrandomi che ciò fussi el mio bene. O Dio o 'l diavolo quello che si sia stato, io non lo so.

Pregovi mi rispondiate al di sopra della lettera, e più presto potete, perchè mi consumo d'andare. E se non siate più in fantasia d'andare, ancora vi prego me n'avisiate, acciò pigli partito d'andare el meglio potrò da me.[364]

Vostro Michelagniolo Buonarroti.

Archivio Buonarroti. Di Roma, (26 di giugno 1531).