CDVII.

(A Sebastiano del Piombo in Roma).[365]

Sebastiano mio caro. — Io vi do troppa noia: portate in pace, e pensate d'avere a essere più glorioso a risucitare morti che a fare figure che paino vive. Circa la sepultura di Iulio io v'ò pensato più volte, come mi scrivete, e parmi che e' ci sia dua modi di disobbrigarsi: l'uno è farla, l'altro è dare loro e' danari che la si facci per le lor mane; e di questi dua modi non s'à a pigliar se non quello che piacerà al Papa. El farla io, secondo me, non piacerà al Papa, perchè non potrei attendere alle cose sue: però sarebbe da persuader loro; io dico chi è sopra tal cosa per Giulio; che pigliassino e' danari e facessino farla loro. Io darei disegni e modelli, e ciò che e' volessino, co' marmi che ci sono lavorati. Aggiugnendovi dumila ducati, io credo che e' si farebbe una bella sepultura; e ècci de' giovani che la farebbon meglio che non farei io. Quando si pigliasse quest'ultimo modo di dar loro e' danari che e' la facessin fare, io potrei contar loro ora mille ducati d'oro, e in qualche modo poi gli altri mille; purchè e' si risolvino di cosa che piacci al Papa: e quando e' sieno per mettere a effetto quest'ultimo, io vi scriverrò in che modo si potranno far gli altri mille ducati, che credo non dispiacerà.

Io non vi scrivo lo stato mio particolarmente, perchè non acade: solo vi dico questo, che tremila ducati che portai a Vinegia[366] tra oro e moneta, diventorno, quand'io tornai a Firenze, cinquanta, e tolsemene el Comune circa mille cinquecento. Però io non posso più; ma troverassi de' modi; e così spero, visto el favore che mi promette el Papa. Sebastiano, compare carissimo, io sto saldo nei detti modi e pregovi ne tocchiate fondo.

Archivio Buonarroti. Di Firenze, ( di luglio 1531).