CDXLVI.
A messer Luigi del Riccio in Roma.
E oggi a dì tredici di marzo ò ricevuti scudi cento dal Melighino per la mia provvigione di Gennaio e Febbraio passati.
Messer Luigi. — Io non ò mai avuti danari dal Meligino, che io non abbi fatto la quitanza: però se io pigliassi errore, si può riconoscere per le quitanze di mia mano.
Vostro Michelagniolo Buonarroti.
Archivio Buonarroti. Di Roma, (1545).
CDXLVII.[422]
A messer Luigi del Riccio.
L'amico nostro morto parla e dice: se 'l Cielo tolse ogni bellezza a tutti gli altri uomini del mondo per far me solo, come fece, bello, e se per legge divina al dì del gudicio io debba ritornare il medesimo che vivo so' stato; ne seguita, che la bellezza che m'à data, non la può rendere a chi e' l'à tolta, ma che io debba esser bello più che gli altri in eterno e lor bruti. E questo è el contrario del concetto che mi dicesti ieri, e l'uno è favola, e l'altro è verità.
Vostro Michelagniolo Buonarroti.
Archivio Buonarroti. Di Roma, ( 1545).
CDXLVIII.[423]
(A Luigi del Riccio).
Io vi rimando i melloni col polizino; el disegno non ancora, ma lo farò a ogni modo come posso meglio disegnare. Racomandatemi a Baccio, e ditegli che se io avessi avuto qua di quegli intingoli che e' mi dava costà, ch'i' sarei oggi un altro Graziano. E lo ringraziate da mia parte.
Archivio Buonarroti. Di Roma, ( 1545).