CDXV.

(A frate Sebastiano del Piombo in Roma).

Compar mio caro. — I' ò ricievuto i dua Madrigali, e ser Giovan Francesco gli à fatti cantare più volte, e secondo che mi dice, son tenuti cosa mirabile circa il canto: non meritavano già tal cosa le parole. Così avete voluto: di che n'ò avuto piacere grandissimo, e pregovi m'avisiate come m'ò a governare circa a questo verso di chi à fatto, ch'i' paia manco igniorante e ingrato che sia possibile.

Dell'opera[374] qua non iscriverrò altro per ora, perchè mi pare averne a questi di scritto assai, e sonmi ingegniato quant'ò potuto di imitare la maniera e lo stil del Figiovanni in ogni particularità, perchè mi par molto a proposito a chi vuol dire di molte cose. Non mostrate la lettera.

Avete data la copia de' sopradetti Madrigali a messer Tomao; che ve ne resto molto obrigato e pregovi, se lo vedete, mi raccomandiate a lui infinite volte; e quando mi scrivete, ne diciate qualche cosa per tenermelo nella memoria; che se m'uscissi della mente, credo che súbito cascherei morto.[375]

Archivio Buonarroti. Di Firenze, (28 di luglio 1533).