CDXVIII.
(A Bartolommeo Angiolini in Roma).[378]
la gatta e .... pace e triegua .... che le bestie mia .... da maravigliarsi di m .... glierei quand'io potessi fa .... ma di vivere solamente .... anima mia a messer Tomao com .... pensare quanto come senza essa io possa stare (non che vivere, avendogli) prima dato il core. Potete ancora considerare .... come resta, e com'io viva, sendo sì lontano dall'uno .... però se io desidero come senza alcuna entermissione giorno e n(otte) di esser costà, non è per altro che per tornare in vita, la qual cosa non può esser senza l'anima: e perchè il core è veramente la casa dell'anima, e essendo prima il mio nelle mani di colui a chi voi l'anima mia avete data, natural forza era di ritornalla al luogo suo. (variante:) natural forza v'à fatto ritornarla al suo proprio loco. Così avessi voi potuto fare del corpo! che volentieri sarebbe ito nel medesimo loco ito (sic) e con l'anima sua, e non sarei qua i tanti affanni: ma se non è stato, possa essere quante più presto, meglio, nè possa in eterno vivere altrove.
Bartolomeo mio caro, benchè e' paia ch'io motteggi con esso voi, sappiate che io dico pur da buon senno, che son venti anni e venti libbre invechiato e diminuito, poichè sono qua, e non so se 'l Papa si parte di costà, quello s'abbi (a far) di me, nè dove si vorrà ch'i' stia.
Archivio Buonarroti. Di Firenze, 15 di ottobre 1533.