CDXVII.

(A messer Tommaso de' Cavalieri in Roma).[376]

Messer Tomao, signor mio caro. — Benchè io non rispondessi all'ultima vostra, non credo che voi crediate che io abbi dimenticato o possa dimenticare el cibo di che io vivo, che non è altro che 'l nome vostro: però non credo, benchè io parli molto prosuntuosamente, per esser molto inferiore, che nessuna cosa possa impedire l'amicizia nostra.[377]

Archivio Buonarroti. Di Firenze, (11 di ottobre 1538).