CDXXV.
(A messer Luigi del Riccio in Roma).
Messer Luigi, signor mio caro. — D'un grandissimo piacere vi prego quanto so e posso: e questo è, che veggiate certo scritto che à fatto per me il Cortese, perchè io non lo intendo, e non vi posso andare, come vi raguaglierà Urbino. E per non gli parere ingrato, vi prego ringraziate sua Signoria e racomandatemegli; e voi mi perdonate della troppa sicurtà.
Vostro Michelagniolo.
Archivio Buonarroti. Di Roma, (1542).
CDXXVI.[386]
A messer Luigi del Riccio, signor mio caro e amico fedele.
Messer Luigi, signor mio caro. — El mio amore à retificato al contratto che io gli ò fatto di me; ma dell'altra retificagione[387] che voi sapete, non so già quello che me ne pensi: però mi racomando a voi e a messer Donato e al terzo, poi o prima come volete.
Vostro pieno d'affanni Michelagniolo Buonarroti, Roma.
Cose vechie dal fuoco senza testimone.
Archivio Buonarroti. Di Roma, (1542).