CDXXVIII.

A messer Luigi del Riccio in Banchi.[389]

Messer Luigi, signor mio caro. — Il canto d'Arcadente[390] è tenuto cosa bella; e perchè secondo il suo parlare non intende avere fatto manco piacere a me, che a voi che lo richiedesti, io vorrei non gli essere sconoscente di tal cosa. Però prego pensiate a qualche presente da fargli o di drappi o di danari, e che me n'avisiate; e io non àrò rispetto nessuno a farlo. Altro non ò che dirvi: a voi mi racomando, e a messer Donato, e al cielo e alla terra.

Vostro Michelagniolo un'altra volta.

Archivio Buonarroti. Di Roma, (1542).