IV.

A Lodovico di Lionardo di Buonarrota Simoni in Firenze. Data nella bottega di Lorenzo Strozzi, arte di lana in Porta Rossa.

A dì otto di febraio 1506.

Reverendissimo padre. Io ò ricevuta oggi una vostra per la quale intendo come voi siate stato raguagliato da Lapo e Lodovico.[11] Io ò caro che vo' mi riprendiate, perchè io merito d'essere ripreso come tristo e pecatore quant'è gli altri e forse più. Ma sappiate che io non ò pecato nessuno in questo fatto di che voi mi riprendete, nè con loro nè con nessuno altro, se non del fare più che non mi si conviene: e sanno bene tutti gli uomini con chi mi sono mai impacciato, quello che io do loro; e se nessuno lo sa, Lapo e Lodovico son quegli che lo sanno meglio che gli altri; che l'uno à avuto in uno mese e mezo ducati venti sette e l'altro diciotto largi, e le spese: e però vi prego non vi lasciate levare a cavallo. Quando e' si dolfono di me, voi dovevi domandare loro quanto gli erano stati con meco e quello che gli avevano avuto da me; e poi aresti domandato di quello che e' si dolevano. Ma la passione loro grandissima, e massimamente di quel tristo di Lapo, si è stata questa; che gli avevano dato a 'ntendere a ognuno che erono quegli che facevano quest'opera, overo che erono a compagnia meco: e non si sono mai acorti, massimamente Lapo, di non essere el maestro, se non quand'io l'ò cacciato via: a questo solo e' s'è aveduto ch'egli stava meco: e avendo già intelate tante faccende e cominciato a spacciare il favore del Papa, gli è paruto strano che io l'abbi cacciato via com'una bestia. Duolmi che gli abbi di mio sette ducati: ma s'io torno costà, e' me gli renderà a ogni modo: benchè e' mi doverrebe ancora rendere gli altri che gli à avuti, s'egli à coscienza: e basta. Io non mi distenderò altrimenti, perchè de' casi loro ò scritto a messer Agnolo[12] abastanza; al quale io prego che voi andiate, e se potete menare el Granaccio[13] con esso voi, lo meniate e facciate leggere la lettera che io gli ò scritta, e 'ntenderete che canaglia e' sono. Ma pregovi che voi tegniate segreto ciò che io iscrivo di Lodovico, perchè se io non trovassi altri che venissi qua a fondere, vedrei di ricondur lui, perchè in verità io non l'ò cacciato di qua; ma Lapo, perchè gli era troppo vitupero a venirne solo, à sviato anche lui per alleggerirsi. Intenderete dall'Araldo ogni cosa e come ve n'avete a governare. Non fate anche parole con Lapo, perchè ci è troppa vergognia; ch'el fatto nostro non va con loro.

De' casi di Giovansimone, a me non pare che e' venga qua, perchè 'l Papa si parte in questo carnovale e credo che verrà alla volta di Fiorenza, e qua non lascia buon ordine: qua (sic) ci sia qualche sospetto, secondo che si dice, il che non è da cercare nè da scrivere: basta che quand'e' nulla avenissi, chè nol credo, io non voglio avere obrigo di frategli alle spalle. Di questo none pigliassi amirazione e none parlassi a uomo nessuno del mondo, perchè avendo bisognio d'uomini, non troverrei chi ci venissi; e poi credo ancora che le cose anderanno bene. Io sarò presto di costà e farò tal cosa, che io contenterò Giovansimone e gli altri: che a Dio piaccia! Domani vi scriverò un'altra lettera di certi danari ch'io vo' mandare di costà, e quello n'avete a fare. Di Piero[14] ò inteso: lui vi risponderà per me, perchè gli è uomo da bene, come è sempre stato.

Vostro Michelagniolo in Bolognia.


Ancora v'aviso per rispondere alle straneze che Lapo dice che io gli ò fatte. Io ve ne voglio scrivere una, e questa è, che io comperai sette cento venti libre di cera; e innanzi che io la comperassi, dissi a Lapo che cercassi chi n'avea e che facessi el mercato e che io gli darei e' danari che la togliessi. Lapo andò e tornò: e dissemi che la non si poteva aver per manco un quattrino di nove ducati largi e venti bolognini el centinaio; che sono nove ducati e quaranta soldi; e che io la togliessi presto, poichè io avevo trovato tal ventura. Io gli risposi, e dissigli che andassi a 'ntendere se poteva levare que' quaranta soldi al centinaio, e che io la torrei. Mi rispose: questi bolognesi son di natura che non leverebbono uno quattrino di quello che e' chiegono. In questo punto presi sospetto e lasciai andar la cosa. Poi el dì medesimo chiamai Piero in disparte e dissigli segretamente che andassi a vedere per quanto e' poteva avere el centinaio della cera. Piero andò a quel medesimo di Lapo, e mercatolla otto ducati e mezo: e io la tolsi, e di poi mandai Piero per la senseria, e ancora gli fu data questa. È una delle straneze che io gli ò fatte. Veramente io so che gli parve strano che io m'acorgessi di quella gunteria. Non gli bastava otto ducati largi el mese e le spese, che ancora s'è ingegniato di guntarmi e puommi avere guntato molte volte, che io no' ne so niente, perchè mi fidavo di lui: nè mai vidi uomo avere più colore di buono che à lui, ond'io credo che sotto la sua bontà e' n'abbi gabato degli altri. Sì che non fidate di lui di cosa nessuna e fate le vista di nol vedere.

Museo Britannico. Di Roma, (del giugno 1508).