V.
A Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze.
Padre reverendissimo. Intendo per l'ultima vostra come costà s'è detto che io son morto. È cosa che importa poco, perchè io son pur vivo. Però lasciate dir chi dice, e non parlate di me a nessuno, perchè e' c'è di mali omini. Io attendo a lavorare quanto posso. Non ò avuto danari già tredici mesi fa dal Papa e stimo infra un mese e mezzo averne a ogni modo, perchè àrò francati molto ben quegli che i' ò avuti. Quando non me ne dessi, mi bisognierebe acattare danari per tornar costà; chè io non ò un quattrino. Però non posso esser rubato. Idio lasci seguire il meglio.
Di mona Cassandra[15] ò inteso. Non so che me ne dire. Se mi trovassi danari, m'informerei se si potessi condurre qua 'l piato sanza mio danno, ciò è di tempo, e bisognierebemi fare un procuratore, e io non ò da spendere per ancora. Avisatemi quando è tempo, come la cosa va, e se e' vi bisognia danari, andate a Santa Maria Nuova allo Spedalingo, come già vi dissi. Non ò da dirvi altro. Io mi sto qua malcontento e non troppo ben sano e con gran fatica, senza governo e senza danari: pure ò buona speranza che Dio m'aiuterà. Racomandatemi a Giovanni da Ricasoli, a messere Agniolo Araudo.
Vostro Michelagniolo in Roma.
Museo Britannico. Di Roma, (del luglio 1508).