VI.
A Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze.
Padre reverendissimo. Io vi risposi per l'ultima mia com'io non ero morto, benchè non mi sia sentito troppo bene: pure adesso pure adesso (sic) sto assai bene, grazia di Dio, del male.
Ò inteso per l'ultima vostra, come el piato va: dammi passione assai, perchè conosco che con questi notai bisognia perdere a ogni modo e essere agirato, perchè e' sono tutti ladri. Nondimanco io credo pure ch'ella spenda anch'ella. Io vi conforto, non possendo avere ragionevole acordo, che voi vi difendiate quanto potete, e sopra tutto quello che voi fate, fatelo senza passione, perchè e' non è sì gran faccenda, che faccendola sanza passione non paia picola. In questo caso non bisognia guardare alla spesa: e quando e' non ci fia da spendere, Idio ci aiuterà.
Del condurre qua il piato, se si può farlo, io lo farò, perchè so che qua bisognierà che la spenda altrimenti che costà, e verrebe ancora a chieder misericordia a noi. Vero è che non potrei cominciare fino che io non ò danari dal Papa. Avisatemi: e se voi potete fare acordo, non guardate in picola cosa. Ma s'ella vi volessi far fare cosa che a voi paia disonesta, non lo fate, perchè piglierèno qualche partito da difenderci a ogni modo. Avisatemi, e non guardate che io non vi risponda, perchè molte volte non posso.
Vostro Michelagniolo in Roma.
Museo Britannico. Di Roma, (dell'agosto 1508).
VII.[16]
A Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze.
Reverendissimo padre. Io ò inteso per l'ultima vostra come le cose vanno di costà e come Giovansimone si porta. Non ebi, è già dieci anni, la più cattiva novella, che la sera che io lessi la vostra lettera, perchè mi credevo avere aconcio i casi loro, ciò è i' modo che egli sperassino di fare una buona bottega col mio aiuto, come ò loro promesso; e sotto questa speranza attendessino a farsi dassai e a imparare, per poterla poi fare quando il tempo venissi. Ora io vego che e' fanno el contrario, e massimamente Giovansimone; ond'io ò visto per questo che il fargli bene non giova niente: e se io avessi potuto il dì che io ebbi la vostra lettera, montavo a cavallo, e àrei a questa ora aconcio ogni cosa. Ma non potendo fare questo, io gli scrivo una lettera[17] come pare a me, e se egli da qui inanzi non si muta di natura, overo se lui cava di casa tanto che vaglia uno steco o fa altra cosa che vi dispiaccia, vi prego che voi me l'avisiate, perchè vedrò d'avere licenza dal Papa, e verrò costà e mosterrogli l'error suo. Io voglio che voi siate certo che tutte le fatiche che io ò sempre durate, non sono state manco per voi che per me medesimo, e quello che io ò comperato, l'ò comperato perchè e' sia vostro i' mentre che voi vivete; che se voi non fussi stato, non l'àrei comperato. Però quando a voi piace d'apigionare la casa e d'afittare el podere, fatelo a vostra posta; e con quella entrata e con quello che io vi darò io, voi viverete com'un signore; e se e' non venissi la state, come viene, io vi direi che voi lo facessi ora, e venissivi a star qua meco. Ma non è tempo, perchè ci viveresti poco la state. Io ò pensato di levargli e' danari che egli à in sulla bottega e dargli a Gismondo, e che lui e Buonarroto si tornino insieme il meglio che potranno, e che voi apigioniate coteste case e 'l podere da Pazolatica, e con quella entrata e con quello aiuto ancora che io vi darò io, che voi vi riduciate in qualche luogo che voi stiate bene e possiate tenere chi vi governi o in Firenze o fuor di Firenze, e lasciar cotesto tristo col culo i' mano. Io vi prego che voi pensiate al caso vostro e in tutti que' modi che voi volete fare che vi sia il vostro, in tutti vi voglio aiutare tanto, quant'io so e posso. Avisate. De' casi della Cassandra io mi sono consigliato del ridur qua el piato. Èmmi detto che io spenderò qua tre volte più che non si farà costà: e così è cierto; perchè quello che si fa costà con un grosso, non si farà qua con dua carlini. L'altra, che io non ci ò amico nessuno di chi mi fidare, e io non potrei attendere a simil cosa. A me pare quando voi vogliate attendere, che voi andiate per la via ordinaria, secondo che vole la ragione, e che voi vi difendiate quanto voi potete e sapete, e de' danari che bisogna spendere io non vi mancherò mai i' mentre che io n'àrò; e abbiate manco paura che voi potete, perchè e' non son casi che ne vadi la vita. Non altro. Avisatemi, come v'ò detto di sopra.
Vostro Michelagniolo in Roma.
Museo Britannico. Di Roma, (dell'agosto 1508).
VIII.[18]
A Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze.
Reverendissimo padre. Io ò avuto a questi giorni una lettera da una monaca che dice essere nostra zia, la quale mi si racomanda, e dice che è molto povera e che è in grandissimo bisognio e che io le facci qualche limosina. Per questo io vi mando cinque ducati larghi, che voi per l'amor de Dio gnene diate quattro e mezzo, e del mezzo che vi resta, pregovi diciate a Buonarroto che mi facci comperare o da Francesco Granacci o da qualche altro dipintore un'oncia di lacca o tanta quanta e' può avere per e' detti danari, che sia la più bella che si trovi in Firenze; e se e' non ve n'è, che sia una cosa bella, lasci stare. La detta monaca nostra zia, credo che sia nel munistero di San Giuliano. Io vi prego che voi vegiate d'intendere s'egli è vero che gli abbi sì grande bisognio, perchè la mi scrive per una certa via che non mi piace. Ond'io dubito che la non sia qualche altra monaca e di non esser fatto fare. Però quando vedessi che e' non fussi vero, toglietegli per voi. E' detti danari vi pagerà Bonifazio Fazi.
Non v'ò da dire altro per ora, perchè non sono ancora risoluto di cosa nessuna che io vi possa avisare. Più per agio v'aviserò.
Vostro Michelagniolo scultore in Roma.
Museo Britannico. Di Roma, 5 di novembre (1508).