IX.

A Lodovico di Lionardo Buonarrota Simoni in Firenze.

Reverendissimo padre. Intendo per l'ultima vostra come avete dato alla madre e alla moglie di Michele sei staia di grano a venticinque soldi lo staio, e come siate per dargli loro, mentre aran bisognio, quello che potrete: e io vi dico che voi non diate loro altro; e quando domandassino altro, rispondete, che non avete di poi altro aviso da me.

De' panni mia intendo come me gli manderete presto: io ve ne prego: e scrivetemi la spesa che avete fatta, e io subito vi manderò e' danari del grano e questi insieme. La minuta fatela aconciare secondo la coscienzia vostra, e io subito vi manderò la procura e farèno quello che è scritto altre volte.

Ancora àrei caro che voi intendessi se costà fussi qualche fanciullo, figliuolo di buone persone e povero, che fussi uso agli stenti, che fussi per venire a star qua meco per fare tutte le cose di casa, cioè comperare e andare attorno dove bisognia; e 'l tempo gli avanzassi, potrebbe imparare. Quando trovassi, avisatemi, perchè qua non si trova se non tristi: e ònne gran bisognio. Non altro. Io sto bene, grazia di Dio, e lavoro. A dì cinque di novembre.

Vostro Michelagniolo scultore in Roma.

Museo Britannico. Di Roma, 27 di gennaio (1509).

X.[19]

A Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze.

Carissimo padre. Io ò ricevuta oggi una vostra, la quale intendendo, ò avuto dispiacere assai. Dubito che voi non vi mettiate più timore o paura che non bisognia. Àrei caro che voi m'avisassi di quello che voi stimate che la vi possa fare, cioè del peggio, quando la facessi tutto suo sforzo. Non v'ò da dire altro. A me fa male che voi istiate in cotesta paura; ond'io vi conforto a prepararvi bene contro alle sua forze, con buon consiglio, e dipoi non vi pensar più: che quand'ella vi togliessi ciò che voi avete al mondo, non v'à a mancare da vivere e da star bene, quando non fussi altri che io. Però state di buona voglia. Io ancora sono in fantasia grande, perchè è già uno anno che io non ò avuto un grosso da questo Papa, e none chiego, perchè el lavoro mio non va inanzi[20] i' modo che a me ne paia meritare. E questa è la dificultà del lavoro, e ancora el non esser mia professione. E pur perdo el tempo mio sanza frutto. Idio m'aiuti. Se voi avete bisognio di danari, andate allo Spedalingo e fatevi dare per insino a quindici ducati, e avisatemi quello che vi resta. Di qua s'è partito a questi dì quello Iacopo[21] dipintore che io fe' venire qua; e perchè e' s'è doluto qua de' casi mia, stimo che e' si dorrà ancora costà. Fate orechi di mercatanti: e basta: perchè lui à mille torti e àre'mi grandemente a doler di lui. Fate vista di non vedere. Dite a Buonarroto che io gli risponderò un'altra volta.

A' dì venti 7 di giennaio

Vostro Michelagniolo in Roma.

Museo Britannico. Di Roma, di giugno (1509).