XI.

A Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze.

Reverendissimo padre. Più giorni fa vi mandai cento ducati largi di quelli che io m'ero serbati qua per vivere e lavorare; e questo feci, perchè mi paion più sicuri costà che qua. Credo gli abbiate ricievuti. Pregovi gli portiate allo Spedalingo e fategli mettere a mio conto come stanno gli altri. A me è restato qua ottanta ducati: credo mi dureranno quatro mesi, e io ò da fare qua sei mesi ancora, innanzi che io abia a avere danari dal Papa: però son certo mi mancherà danari, e stimo che e' mi mancherà cinquanta ducati. Però vi prego che de' cento che voi avete promesso di rendermi, voi me ne rendiate cinquanta: el resto vi dono: con questo che infra quattro mesi voi gli abiate a ordine a ogni modo, perchè n'àrò bisognio qua. E' cento che io ò mandati costà, mi voglio ingegniare di salvargli per rendergli a quegli del cardinale di Siena,[22] come sapete che gli ànno avere di quegli che sono in Santa Maria Nuova. Vi prego veggiate a ogni modo comperarne un podere, perchè m'è detto che stanno male. Così io resto avere ancora, finita la mia pittura qua, mille ducati dal Papa, e se la gli va bene, spero avergli a ogni modo. Però pregate Idio per lui, pel suo bene e pel nostro.

Scrivetemi subito.

A' dì.... di giugnio

Vostro Michelagniolo scultore in Roma.

Museo Britannico. Di Roma, (1509).