XL.
A Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze.
Carissimo padre. A questi dì ò avuto per un fratello del Zara[45] una lettera di Gismondo, per la quale ò inteso come siate tutti sani, salvo che Buonarroto che à pure esso male della gamba. N'ò avuto passione, perchè dubito con medicine non se la guasti: e come io dissi a lui, non farei altro che tenerla calda e riguardarsi e lasciar fare alla natura.
Delle cose mia di qua per ancora non ò fatto niente. Ò messo a cavare in molti luogi e spero, se sta buon tempo, infra dua mesi avere a ordine tutti e mia marmi. Dipoi piglierò partito di lavorargli o qua, o a Pisa, o io me n'anderò a Roma. Qua sarei stato volentieri a lavorargli, ma mi è stato fatto qualche dispiacere; i' modo che io ci sto con sospetto. Non altro. Attendete a stare in pace, che io ò speranza che le cose anderanno bene. Una lettera che sarà in questa, vi prego la suggiellate e fatela dare a Stefano sellaio che la mandi a Roma.
Vostro Michelagniolo in Carrara.
Museo Britannico. Di Carrara, (1517).