XVII.

Transunto in volgare del precedente contratto.[580]

Con ciò sia cosa che altra volta la Santità di papa Iulio nell'ultimo suo testamento abbi ordinato e fatto sua essecutori el reverendissimo messer Leonardo cardinale Agiennense e 'l reverendissimo, allora messer Lorenzo Pucci protonotario apostolico e allora Datario, e ora cardinale di Santi Quatro vulgarmente chiamato, et in fr'altre cose a loro abbi commesso che essi constituire (sic) faccino la sua sepultura; unde detti reverendissimo cardinale Agennense e monsigniore reverendissimo de' Pucci, come esecutori prefati, volendo el testamento et ultima volontà di detto papa Iulio come esecutori eseguire et adempiere, come sono obligati; detti reverendissimi cardinali de' Santi Quatro e 'l cardinale Agenna, come esecutori e in nome loro proprio da una parte;

E lo onorabile uomo maestro Michelangelo, fiorentino scultore, in suo nome proprio dall'altra parte, sopra la scultura e fabricatione della sepoltura di papa Iulio, come di sopra, insieme si convengono con certi patti e modi e forma et pena, come nello instrumento di sopra ciò fatto si contiene per mano di Francesco Vigorosi, notaio dello Auditore della Camera, sotto dì sei di maggio 1513 o altro più vero tempo: al quale et le cose che si contengono in quello si referiscono.

E volendo detti reverendissimi Cardinali come esecutori prefati transigere e fare nuova convenzione e novazione e di nuovo convenire sopra le cose premisse et ciascheduna di quelle, salvo le cose infrascritte; ditto istrumento et ciò che si contiene in quello, prima et innanzi ad ogni cosa anullono e cassano e vogliono che per tempo avenire nessuno lo possa usare in iudicio o fuora, ma sia come se fatto non fusse, salvo le infrascritte cose; et di più ogni e qualunche pena conventionale l'uno a l'altro è converso remisseno, e di nuovo convennono come di sotto, ciò è:

Imprima si convennono et così l'uno all'altro et presertim ditto Michelangelo promisse non pigliare alcuna opera di grande importanza, per la quale si possa impedire la fabrica prefata, anzi promisse a quella dare opera ferventemente.

E la quale sepoltura promisse fare e finire infra nove anni prossimi futuri, cominciati più tempo fa, ciò è a dì sei di maggio 1513, e così finire come segue, secondo uno nuovo modello, figura e disegnio fatto per detto Michelagniolo a detta sepoltura; et secondo tale disegno e nuovo modello promisse a' detti Reverendissimi fare quanto lui potrà per maggiore bellezza e magnificentia di detta sepoltura secondo la sua conscienzia. Del quale nuovo modello el tenore si è questo, ciò è:

El modello è largo nella faccia dinanzi braccia undici fiorentine vel circa; nella quale largeza si muove in sul piano della terra uno inbasamento con quatro zocoli overo quatro dadi co la loro cimasa che ricignie per tutto, in su quali vanno quatro figure tonde di marmo di tre braccia e mezo l'una e drieto alle dette figure, in su ogni dado va el suo pilastro; alti insino alla prima cornice, la quale va alta dal piano dove posa l'inbasamento in su braccia sei; e dua pilastri dall'uno de' lati co' loro zocholi mettono in mezo un tabernacolo, el quale è alto el vano braccia quatro e mezo; e similmente dall'altra banda e' dua altri pilastri mettono in mezo uno altro tabernacolo simile: che vengono a essere dua tabernacoli nella faccia dinanzi dalla prima cornicie in giù, ne' quali in ognuno viene una figura simile alle sopra dette. Di poi fra l'un tabernacolo e l'altro, resta un vano di braccia, dua e mezo, alto per insino alla prima cornicie, nel quale va una storia di bronzo. E la decta opera va murata tanto discosto al muro, quant'è (la) largezza d'uno de' tabernacoli detti, che sono nella faccia dinanzi; e nelle rivolte della detta faccia che vanno al muro, cioè nelle teste, vanno dua tabernacoli simili a quelli dinanzi co' lor zocoli e con le lor figure di simile grandeza: che vengono a essere figure dodici dalla prima cornice in giù e una storia, come è detto; e dalla prima cornicie in su, sopra e' pilastri che metto(no) in mezo e' tabernacoli di sotto, viene altri dadi con loro adornamento, suvi meze colonne che vanno insino all'ultima cornice, ciò è vanno alte braccia otto simile dalla prima alla seconda cornice che è suo finimento; e da una delle bande in mezo alle dua colonne, viene un certo vano, nel quale va una figura a sedere, alta a sedere braccia tre e mezo fiorentine: el simile va fra l'altre dua colonne da l'altra banda: e fra 'l capo delle dette figure e l'ultima cornicie resta un vano di circa a braccia tre per ogni verso, nel quale va una storia per vano, di bronzo: che vengono a essere tre storie nella faccia dinanzi: e fra l'una figura a sedere e l'altra dinanzi, resta un vano che viene sopra el vano della storia del mezo di sotto, nel quale viene una certa trebunetta, nella quale va la figura del morto, ciò è di papa Iulio, con dua altre figure che 'l mettono in mezo; e una Nostra Donna di sopra di marmo, alta braccia quatro simile: e sopra e' tabernaculi delle teste, o vero delle rivolte della parte di sotto, viene le rivolte della parte di sopra, nelle quale, in ognuna delle dua, va una figura a sedere in mezo di dua colonne, con una storia di sopra simile a quelle dinanzi.


Item si convennero dette parte in detti modi e nomi, che il prefato Michelangiolo habi havere per sua mercede et salario di detta sepultura et edifizio e per ogni spesa da farsi in detta fabrica; le quali in detta s'abino a fare per detto Michelangelo; e debba avere per recompensa d'essa e per sua fatica, ducati sedicimila cinque cento d'oro di Camera, da pagarsi pe' detti a detto Michelangiolo ne' modi e forma, tempi e termini infrascritti: con patto che sopra alla stima et perfezione di detta sepoltura et figure se ne stia e habi a stare al parere et conscienzia di detto Michelagniolo.

Ancora, perchè detto Michelangelo nel detto primo contratto per mano di Francesco Vigorosi, come di sopra, ha confessato havere avuto e ricevuto de' detti sedicimila cinque cento ducati, tremila cinquecento da papa Iulio, ciò è mille cinque cento per le mani di detto Papa, e duo mila per le mani di Bernardo Bini mercante fiorentino: de' quali medesimamente oggi si chiama contento e pagato.

Ancora si convennono de' pagamenti da farsi de' ducati tredici mila restanti della somma de' sedici mila cinque cento, che detto Michelagniolo habbi havere et habbi ogni mese ducati dugento d'oro simili, cominciati del mese di maggio 1513, per dua anni; e finiti detti dua anni, cominciati ut supra, habbi avere ogni mese dipoi ducati cento e trenta simili insino al compimento et perfetione e resto del pagamento di detta somma de' sedici mila cinque cento d'oro, come di sopra.

Ancora si convennono che in caso che detto Michelangiolo detta sepoltura finissi innanzi al sopra scritto tempo, che ogni volta che l'àrà finita secondo el nuovo modello, come di sopra; allora et in tale caso, a detto Michelagniolo si debba fare lo intero pagamento di detta somma, come di sopra, non ostante le cose premisse.

Ancora si convennono per maggiore comodità di detto Michelagniolo et acciò che più facilmente possa lavorare così in Roma, come fuora; detti Cardinali promissono a detto Michelagniolo presente infra il tempo degli anni nove soscritti, cominciati a dì sei di maggio nel 1514 e per (e') tempi concedessono et dessino ad habitare, come oggi dànno e concedono per habitare solamente o per sè o altri per lui o di sua commissione gratis et amore, e senza alcuna mercede o pigione durante il tempo soscritto a detto Michelagniolo presente:

Una casa con palchi, sale, camere, terreni, orto, pozzi e sui altri habituri, posta in Roma in nella Regione di Treio apresso alle cose di Ieronimo Petrucci da Velletri, apresso alle cose di Pietro de' Rossi, dinanzi la via publica, adpresso a Santa Maria del Loreto: confini dirieto apresso le cose delli figliuoli di messer Carlo Crispo, apresso le cose di messer Pietro Paluzzi e la via publica dirieto responde a la piaza di San Marco; et nella quale detto Michelagniolo à più figure avute et e' marmi et lavori, et ha lavorato per molti mesi per detta sepoltura. Et per tanto detto reverendissimo monsignore Laurentio de' Pucci cardinale fece fine a detto Michelagniolo d'ogni e qualunche pensione potessi adomandargli per conto di detta casa. Et ancora ditto messer reverendissimo cardinale Agenna promisse infra e per il tempo che resta da fare detta sepoltura, dare et concedere, come oggi dà e concede, ad habitare a ditto Michelagniolo detta soscritta casa per lavorìo sopra scritto, e promisse a sua spese condurre ditta casa a sua propia pigione et a ditto Michelagniolo darla per habitare gratis et amore, come oggi dà e consegnia e promette che nessuno non gli domanderà mai pigione; et in caso di molestia, mantenervelo et conservarlo senza danno, sotto pena e spesa et interessi: et lavorando fuor di Roma o in Roma abi l'uso della casa.

Ancora perchè detto Michelagniolo è stato e di presente non si sente troppo bene, si convennono che detto Michelagniolo possi a suo piacere lavorare per finire detta opera a Firenze, a Pisa, a Carrara e dove parrà a lui, pure che il lavoro che farà servi a detta sepoltura.

Ancora si convennono che in caso che per caso fortuito o per difficoltà dell'opera o per infirmità, o alcuno altro caso, infra ditto tempo ditto Michelagniolo finir non possi; nientedimeno ditto Michelagniolo abbi a continuare e finire ditta opera nel tempo che chiarirà el reverendissimo cardinale Agenna.

Item promisse il reverendissimo cardinale de' Pucci al detto Michelagniolo presente et stipulante, ogni mese dare et pagare per primi dua anni cominciati come di sopra, ducati dugento il mese, insino che a lui tochi il pagamento insino alla somma de' ducati settemilia di Camera, e' quali gli restorno della somma de' ducati diecimila cinquecento, e' quali il prefato santissimo nostro papa Iulio lasciò per fare detta sepultura.

Ancora el reverendissimo cardinale Agenna promisse a detto Michelagniolo presente, di sua proprii danari pagarli ducati semila d'oro di Camera ogni mese per errata, doppo il pagamento fattogli per il reverendissimo cardinale de' Pucci.

Item a pregiera, requisizione et instanzia di detti reverendissimi Cardinali, reverendo messer Bartolomeo Doria mercante genovese per il detto reverendissimo cardinale Agenna, e Bernardo Bini per il reverendissimo cardinale de' Pucci respective promissono a detto Michelagniolo detta somma, come di sopra da pagarsi, obligandosi come principali in forma Camera con guramento e altre clausole consuete.

E detti promessono a' detti mercatanti conservargli senza danno.

Archivio Comunale di Carrara. Carrara, 1 di novembre 1516.