XXV.

A Lodovico di Buonarrota Simoni in Firenze.

Carissimo padre. Io non risposi sabato alla vostra, perchè non ebi tempo. Circa e' casi dello Spedalingo, a me pare che lo scrivergli che vi pagi e' danari a vostra posta, sia quel medesimo che non gli scrivere; perchè lui adesso sa per certo che voi non anderete a levare e' danari se non quando àrete comperato, e quel medesimo si saperà quand'io gli àrò scritto. Pure avisatemi del nome suo e com'io gli ò a scrivere: e tanto farò. Delle cose che voi avete per le mani, io risposi a Buonarroto, che e' non mi dava noia nè presso nè lontano, pur che avessino buon sodo. Della cosa di Luigi Gerardini non me ne fido, perchè se fussi cosa sicura, stimo a questa ora sarebbe venduta. Non so perchè sia più riservata a noi, che a altri; e parmi che la sua necessità lo facci risicare in questa cosa. Non mi acade altro. Andate adagio: forse verrà voglia a lo Spedalingo di darci qualche cosa.

Vostro Michelagniolo scultore in Roma.

Museo Britannico. Di Roma, (1512).