XXXI.
A Lodovico di Lionardo di Buonarrota Simoni in Firenze.
Carissimo padre. Poi che io vi scrissi, ò inteso che solo per una fede di mia mano lo Spedalingo se ne farebbe befe: e però io ò fatto fare una procura e màndovela in questa che voi possiate mostrarla allo Spedalingo e come mio procuratore possiate farvi dare de' mia danari tanti, quanto monterà la possessione che voi comperate: e così credo che lui farà: e s'ella non vale, avisatemi.
La detta procura à fatta qua uno notaio fiorentino che si chiama ser Albizo. Io vi fo mio procuratore in questa cosa, ciò è nel risquotere dallo Spedalingo, overo farsi dare da lui tanti de' mia danari che e' tiene, quanto monterà la possessione che voi compererete, con la gabella; con questo, che in nessuna altra cosa non dobbiate ispendere un quatrino di mio sanza mia licenzia, nè levarne più che quello che bisognia per la detta compera dal detto Spedalingo. Di questa medesima sentenzia credo che sia la procura, perchè così ò informato il notaio.
Se voi comperate, sopra tutto abbiate cura al sodo e avisatemi quello che fate, overo quando avete comperato. Non altro. Questa state sanza manco nessuno ne verrò costà: el più che io possa indugiare sarà infino a settembre; ma non credo star tanto.
Vostro Michelagniolo scultore in Roma.
Museo Britannico. Di Roma, (1512).