XXXIII.

A Lodovico di Lionardo di Buonarrota Simoni in Firenze.

Carissimo padre. Io ò ricevuto dua vostre d'un medesimo tenore e ò inteso el tutto, ciò è dello Spedalingo e di Raffaello sensale.[39] Io non so che mi vi dire, perchè chi non vede coll'ochio, può ma' gudicare. Però fate quello che pare a voi e quello che voi farete, sarà ben fatto: solo vi ricordo che abbiate cura grandissima al sodo, perchè questi non son tempi da perdere; che quand'e' ciò avenissi, non credo trovassi più via da rifarmi: e se voi non vedete cosa a vostro modo, abbiate pazienzia, poi che noi siàno stati tanto, ancora si può stare dua o tre mesi. No' v'ò da dire altro. Pregate Idio che le cose mia vadino bene.

Vostro Michelagniolo scultore in Roma.

Museo Britannico. Di Roma, (di maggio 1512).