XXXVIII.
A Lodovico di Lionardo di Buonarrota Simoni in Firenze.
Carissimo padre. Intendo per l'ultima vostra come siate ribenedetti: che n'ò avuto piacere assai. Ancora intendo come lo Spedalingo vi dà speranza e come vi pare d'aspettare: e così pare a me: perchè non è da fidarsi comperare da altri; e non credo, lui avendo più volte rafermo darvi qualche cosa, che e' vi strazi: però è buono aspettare. Giovanni da Ricasoli mi richiede d'una certa cosa che io non la voglio fare: e non ò tempo stasera da scrivergli: però vi prego diciate a Buonarroto facci mia scusa seco, e dicagli non stia a mia bada: lui intenderà. Ancora vi prego mi facciate un servizio; e questo è, che gli è costà un garzone spagnuolo che à nome Alonso[43] che è pittore, el quale comprendo che sia amalato: e perchè un suo o parente o amico spagnuolo che è qua, vorrebbe sapere come gli stà; m'à pregato che io deba scriver costà a qualche mio amico e far d'intenderlo e avisarlo. Però vi prego, o voi o Buonarroto, intendessi un poco dal Granaccio che lo conoscie, come gli stà, e avisassimi di cosa certa, acciò che paia che io abbia voluto servire costui. Non altro.
Vostro Michelagniolo scultore in Roma.
Museo Britannico. Di Firenze, (1516).