NOTE:
[1] Bart. de Neocastro dice Protontino, ch’era grado nell’armata, seguente all’ammiraglio, come il mostrano tre diplomi del 16 agosto 1299, per Pietro Salvacossa. Nel r. archivio di Napoli, reg. 1299, A, fog. 170, a t. e 171.
[2] Bart. de Neocastro, cap. 101.
Nic. Speciale, lib. 2, cap. 8.
Il Montaner, che nella sua memoria confuse orribilmente la cronologia di questo periodo del regno di Giacomo in Sicilia, porta la tempesta sofferta dall’armata siciliana nel 1288 o 1289, con manifesto anacronismo.
[3] Neocastro e Speciale, loc. cit.
Anon. chron. sic., cap. 47.
[4] Bart. de Neocastro, cap. 102, nel quale si legge che Giacomo toglier volle, se alcuna ve n’era, le oppressioni del popolo.
Nic. Speciale, lib. 2, cap. 9.
Montaner, cap. 148.
Geste de’ conti di Barcellona, cap. 28, loc. cit.
Anon. chron. sic., cap. 47.
La data delle costituzioni è scritta ne’ nostri capitoli del regno, 5 febbraio decimaquarta Ind. 1285, contandosi gli anni dal 25 marzo, onde quel giorno risponde al 5 febbraio 1286 del calendario comune.
[5] Capitoli del regno di Sicilia.—Jacobus, cap. 1 a 7, 9, 44.
[6] Ibid., cap. 15, 16, 17, 18, 27, 45. Le cause col fisco si doveano spedire anche in due mesi. Pel cap. 42 fu rimessa ai possessori la terza parte dei furti, che si appropriava il fisco. Pel 43 permessi con qualche eccezione gli accordi tra accusatori e accusati. Pel cap. 23 fu proibito al fisco di sperimentare i suoi dritti su i feudi con azione possessoria, ma si stabilì che il facesse in via di petitorio, che non eccedesse i patti nell’agire contro i mallevadori, non eccedesse le leggi contro gli scopritori di qualche tesoro.
[7] Ibid., cap. 8, 10, 11, 12, 13, 22, 24, 25, 26, 28, 30. Pel 29 fu abrogato l’obbligo di pascere i porci nelle foreste del re.
[8] Ibid., cap. 14, 19, 20, 21.
[9] Ibid., cap. 31, 33, 39. Pel cap. 32 si stabilì che i balì de’ feudatari d’età minore fossero scelti tra i congiunti, e rendesser conto al pupillo. Pel 34 che i suffeudatari non servissero alla curia. Pel 35 che i suffeudi vacanti si riconcedessero dal barone. Pel 36 che i vassalli de’ baroni non fossero costretti dalla curia ad esercitare ufici. Pel 37 che non si mandassero maestri giurati della curia nelle terre feudali o ecclesiastiche.
[10] Ibid., cap. 38.
[11] Ibid., cap. 46 e 47.
[12] Ibid., cap. 40 vietati i servigi che esigeano i castellani; cap. 41, altri provvedimenti da reprimere l’insolenza de’ soldati delle castella.
[13] Ibid., al cap. 48, si stabiliron le pene contro i ministri e gli oficiali trasgressori delle costituzioni. Il cap. 49 risguarda la malleveria o l’imprigionamento degli accusati. I cap. 50, 51, 55 pel trattamento de’ prigioni; 52 per gli accordi tra accusatori ed accusati; 53 e 54 su l’asportazione delle armi; 56 tolta l’istanza pubblica pei delitti minori; 57 pei dritti sul ricevuto delle tasse; 58, 59, 60, 61, 63, altri provvedimenti per la riscossione delle tasse; 62 pei terragi da pagarsi al fisco o ai baroni; 64 per le foreste e bandite.
[14] Surita, Ann. d’Aragona, lib. 4, cap. 75.
[15] Diploma dato di Palermo a 12 febbraio decimaquarta Ind. 1285 (1286), ne’ Mss. della Bibl. com. di Palermo, Q. q. G. 1, fog. 147, pubblicato dal Buscemi, Vita di Giovanni di Procida, docum. 6.
[16] Mss. citati, fog. 149, diploma del 18 febbraio 1285 (1286).
[17] Mss. citati, fog. 150, diploma del 22 febbraio.
[18] Mss. citati G. 12, diploma del 22 marzo 1258.
[19] Ibid. G. 1, fog. 156, diploma del 17 luglio 1288. Questi tre diplomi di Giacomo son trascritti in uno di Federigo II, pubblicato dal Testa nella Vita di lui, docum. 8.
[20] Bart. de Neocastro, cap. 105, 106.
[21] Raynald, Ann. ecc., 1286, §. 6 a 9.
[22] Bart. de Neocastro, cap. 101.
Montaner, cap. 116, con l’errore che Giacomo fosse ito a questa impresa.
[23] Diploma del 22 agosto 1286, nell’Elenco dello pergamene del r. archivio di Napoli, tom. II, pag. 16.
[24] Montaner attesta, a cap. 149, che Sarriano fosse cavaliere di Sicilia.
Niccolò Speciale, lib. 2, cap. 15, porta questa spedizione del Sarriano con anacronismo, rimandandola appresso la tregua di Gaeta.
[25] Bart. de Neocastro, cap. 102, 103, 104.
Diploma del 27 giugno 1286, per la catena del porto di Napoli, nel citato Elenco, tom. II, pag. 15.
Montaner, cap. 109, 113, 116, 148, 149, 152, il quale confondendo i tempi, pur narra questi fatti con tali minuzie che si riconoscono di leggieri, e sen trae maggior fede al racconto del Neocastro.
[26] Bart. de Neocastro, cap. 107, 108, 109.
Che Giovanni di Mazarino fosse chiarito reo di maestà, confermasi ancora da un diploma di re Giacomo, dato di Messina a 5 agosto 1288, nella Bibl. com. di Palermo, Mss. Q. q. G. 3, fog. 6, col quale son conceduti al nobile Bernardo Milo una torre e un podere presso Trapani, confiscati a questo Giovanni. Per un altro diploma del 30 luglio dello stesso anno fu conceduto ad un Villanuova il casale di Mazarino, Mss. citati, Q. q. G. 1, fog. 158.
[27] Diplomi del 17 dicembre 1285 e 25 maggio 1286, nell’Elenco delle pergamene del r. archivio di Napoli, tom. II, pag. 12 e 13.
[28] Bart. de Neocastro, cap. 110.
I Guelfi trovavan sì tiepido papa Onorio in tale impresa, che Giovanni Villani, scrittor di quella fazione, nel biasima apertamente, lib. 7, cap. 113. E pur noi lo veggiamo sì duro contro casa d’Aragona ne’ trattati della liberazione di Carlo lo Zoppo.
[29] Bart. de Neocastro, cap. 110.
Diplomi del 27 dicembre 1286, 15 aprile, 20 aprile, e 15 maggio 1287, nel citato Elenco, tom. II, pag. 18 e 19.
[30] Questo sbarco a Malta si legge nell’or citato diploma del 15 maggio 1287, con l’altra circostanza che la terra d’Eraclea e altre mandarono a offrirsi a’ Francesi; che par bugia del diploma.
[31] Bart. de Neocastro, cap. 110.
Nic. Speciale, lib. 2, cap. 10.
Gio. Villani, lib. 7, cap. 117, il quale dice 50 i legni di Rinaldo d’Avella.
Montaner, cap. 106, con molti errori nel tempo e nei nomi.
[32] Bart. de Neocastro, cap. 110.
Atanasio d’Aci, in di Gregorio, Bibl. arag., tom. I, pag. 279 e seg.
Nic. Speciale, lib. 2, cap. 10.
Nessuno di questi scrittori porta l’appunto delle forze di Giacomo, se non che delle navali. Ma il Neocastro gli dà 1,000 cavalli al primo dì che venne in Catania, e dice poi ingrossata molto l’oste di cavalli e più di fanti.
Il Montaner, cap, 107, porta a 700 i cavalli e a 3,000 i fanti.
[33] Bart. de Neocastro, cap. 110.
Nic. Speciale, lib. 2, cap. 10.
Nel Neocastro si legge che Arrigo de’ Mari fosse cittadino di Marsala. Giovanni Villani in altro luogo parla di Arrigo de’ Mari, ammiraglio e genovese, e così leggiamo negli Ann. del Caffari. Se dunque furon due Arrighi de’ Mari, o un solo, nato in una di quelle città e fatto cittadino dell’altra, è oscuro, nè importa molto il chiarirlo.
[34] Diploma dell’imperador Federigo, dato di Cremona a 20 febbraio 1248. Indi si scorge che Oddone di Camerana con molti altri Lombardi, lasciata la patria per cagion dell’imperatore, venuti in Sicilia, ebber dapprima Scopello, poi, non bastando, la terra di Corlone che fu data in feudo ad Oddone. Ma essendo quella assai ricca, popolosa, e forte, l’imperadore ripigliandola in demanio, la permutò con Militello in val di Noto, che a lui ricadea per essersi estinta la linea della famiglia dei Lentini (collaterale forse ad Alaimo) che la possedea. Mss. della Bibl. com. di Palermo, Q. q. G. 12.
[35] Bart. de Neocastro, cap. 110.
Anon. chron. sic., cap. 48.
[36] Bart. de Neocastro, cap. 110; e con minori particolarità Niccolò Speciale, lib. 2, cap. 10 e 12, Giovanni Villani, lib. 7, cap. 117, l’Anonymi Chron, sic., cap. 48, e, non senza circostanze poco credibili, Montaner, cap. 107. Costui con manifesto anacronismo, porta questa fazione prima della battaglia del golfo di Napoli nel 1284, in cui fu preso Carlo lo Zoppo.
[37] Bart. de Neocastro, cap. 110, 111.
Nic. Speciale, lib. 2, cap. 11.
Montaner, cap. 105, con errore di tempo e di qualche circostanza, dicendo che i Francesi tenessero ancora il castello di Cefalù; nel quale sappiamo che era stato già prigione Carlo lo Zoppo.
Gio. Villani, lib. 7, cap. 117.
Anon. chron. sic., cap. 48.
Cronaca di Parma, in Muratori, R. I. S., tom. IX, pag. 812.
Tolomeo da Lucca, Hist. ecc., lib. 24, cap. 22, in Muratori, R. I. S., tom XI.
Cronaca di Rouen, presso Labbe, Bibl. manuscripta, tom. I, pag. 381.
Un diploma del 1 giugno duodecima Ind. (1299) attesta che Guglielmo Sallistio fu preso nella battaglia de’ conti, ov’era nella famiglia del conte di Monforte, e fu accecato. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 88.
Un altro del 30 settembre terza Ind. (1289), dato di Napoli, accorda una sovvenzione a un Provenzale accecato dopo che fu preso nella battaglia navale, e perciò deve intendersi della più recente, cioè questa del 23 giugno 1287. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1291, A, fog. 16.
Ibid. a fog. 16 a t. e 17, son due altri diplomi dati il 3 ottobre e uno il 4, per Ruffino di Pavia similmente accecato, due uomini d’Ischia ai quali era stato cavato un sol occhio, ec.
Finchè non avremo per tempi anteriori altri di questi documenti, spiacevoli e non però men fedelmente da me riportati, potremo credere col Montaner (cap. 118) che Ruggier Loria si sia dato a tali crudeltà per rappresaglia, e molto tempo dopo che vide da’ nemici cavati gli occhi e mozzate le mani ai nostri presi combattendo: il che non toglie il biasimo, ma l’attenua. Montaner aggiugne che a queste rappresaglie i nemici cessarono dall’empio lor costume.
[38] Nic. Speciale, lib. 2, cap. 12.
Bart. de Neocastro, cap. 111.
La restaurazione d’Agosta è riferita dal Montaner, cap. 108. Il quale a cap. 118, sebbene con anacronismo, dice de’ tributi che i nostri riscuoteano da Ischia sulle merci uscite dal golfo.
Un diploma del r. archivio di Napoli, reg. seg. 1289–1290, A, fog. 54, citato da D. Ferrante della Marra (Discorsi, Napoli 1641), attesta che Ramondo de Baux, fatto prigione nella battaglia dei conti, fu ricattato dal padre; il quale impegnò la contea d’Avellino per avere il denaro.
[39] Raynald, Ann. ecc., 1288, §§. 10 e 11.
[40] V. il cap. 12.
[41] Rymer, Atti pubblici d’Inghilterra, tom. II, diplomi del 5 febbraio, 2 e 13 maggio, e 29 giugno 1286, pag. 315, 317, 318, 319.
[42] Rymer, loc. cit., pag. 326, 328, 329, 330, 331, 332, 333, due diplomi del 15 luglio 1286, e altri del 22, 24, 25, dello stesso mese.
Altro del 15 luglio, in Martene e Durand, Thes. Nov. Anecd. tom. I, pag. 1217.
[43] I particolari di questi maneggi furono i seguenti:
Onorio incominciò a sollecitar Filippo il Bello, affinchè ripigliasse l’impresa del padre; e a questo effetto diede autorità al legato pontificio in Francia di sospendere e scomunicare tutti gli ecclesiastici che favorissero Alfonso in Aragona. (Archiv. del reame di Francia, J. 714. 9.)
Eduardo I appena fermata la tregua di luglio 1286, caldamente sollecitò la corte di Roma a ratificarla (Rymer, Atti pubblici d’Inghilterra, tom. II, parecchi diplomi del 27 luglio 1286, pag. 334, 335); ed essa mandò gli arcivescovi di Ravenna e di Morreale per trattar della pace, senza fermarla però da lor soli, soggiugnea Onorio, in sì dilicato e importante negozio (Ibid., pag. 340 e 341, 7 novembre e 1 marzo 1287; Raynald, Ann. ecc., 1286, §§. 13 e 14; Cronaca di Parma, in Muratori, R. I. S. tom. IX. pag. 810).
Ma insistendo Alfonso su i preliminari di Cefalù, il papa sdegnato ruppe gli accordi (Raynald, Ann. ecc., 1287. §. 6, breve dato di Roma a 4 marzo, di cui si fa menzione in due altri di papa Niccolò IV, del 15 marzo e 26 maggio 1288, in Rymer, l. c. pag. 358); sovvenne Filippo il Bello e Valois, che nuovamente minacciassero la guerra (Raynald, Ann. ecc., 1286, §. 28); i quali tentarono con lieve dimostrazione il Rossiglione (Montaner, cap. 158 e 160).
Intanto le cortes d’Aragona e Catalogna, infin dai primordi del regno d’Alfonso, avean preso ad esercitare tutti i poteri sovrani (Surita, Ann. d’Aragona, lib. 4, cap. 77 e 78); la nazione disapprovava sempre apertamente la impresa di Sicilia, e se sosteneva Alfonso era per timore della dominazione francese (rimostranza del 1286, citata nel cap. VIII, in nota.) Perciò Alfonso fu tratto a stipulare ad Oleron in Bearn, il dì quindici luglio milledugentottantasette, presenti i due legati pontifici, la liberazion di re Carlo. Si pattuì riscatto di cinquantamila marchi d’argento: che promulgata la tregua tra Francia e Aragona e inclusavi la Sicilia, Carlo si adoprasse a portarla infino a tre anni, e farvi accostar la Chiesa e il Valois: che procacciasse in questo tempo una pace soddisfacente a’ re d’Aragona e di Sicilia, e ratificata sì dalla Chiesa. Dovea Carlo dare statichi tre figliuoli suoi, sessanta nobili e borghesi provenzali, e giuramento de’ castellani delle fortezze di Provenza, che rassegnerebbersi ad Aragona, s’egli ne’ tre anni non ottenesse la pace, o non si tornasse in prigione (Dipl. del 25 luglio 1287, in Rymer, loc. cit., pag. 346, e in Lünig, Cod. Ital. dipl., tom. II, pag. 1035–1040. Dipl. del 28, 31 luglio e 4 agosto 1287, in Rymer, loc. cit., pag. 350, 351, 352). Raffermaronsi oltre a questo le nozze tra la figliuola d’Eduardo e re Alfonso, per tanti anni attraversate da Roma (Rymer, loc. cit., pag. 320 e 349, 27 maggio 1286, e 28 luglio 1287).
La inflessibile politica della corte di Roma, non ostante che vacasse la sede per la morte di Onorio, distrusse questo trattato d’Oleron. Prima il collegio de’ cardinali, poi Niccolò IV, esortavan Eduardo a trovar altro modo alla liberazion del prigione; ammoniano Alfonso vietandogli di aiutar il fratello; e ridavan le decime a Francia per la guerra (Rymer, loc. cit., pag. 353, 358 e seg., 362, 365, 366, diplomi del 4 novembre 1287, 15 marzo, 3 aprile, 26 maggio, 15 settembre 1288; Raynald, Ann. ecc., 1288, §§. 11, 12, 13, 14, 15; breve del 15 marzo, 1288, Mss. della Bibl. com. di Palermo, Q. q. G. 1, fog. 155).
Indi il trattato di Campofranco, scritto da un notaio del papa: per effetto del quale Carlo II pagò ventimila marchi, togliendone in presto diecimila da Eduardo; die’ sicurtà per altri settemila; statichi solo inglesi; parola ch’entro un anno procacciasse tregua tra Francia ed Aragona, o si rendesse alla prigione. Saragozza e altre città e baroni d’ambo le parti garantiron l’osservanza de’ patti; e Carlo giurolli una prima volta, e uscito di Catalogna rinnovò il giuramento, che il papa poi sciolse (Rymer, loc. cit., pag. 368 e seg., parecchi diplomi del 18, 21, 24, 25, e molti del 27 ottobre 1288, e altri del 28, 29 ottobre e 3 novembre dello stesso anno e 9 marzo 1289; Lünig, loc. cit., pag. 1035 a 1040; Raynald, Ann. ecc., 1288, §§. 16, 17).
Il dubbio in cui si restò pe’ patti di Campofranco, si scorge ancora da una lettera d’Alfonso data 4 gennaio 1290, dove affermansi non annullati que’ d’Oleron, e obbligatosi Carlo a procacciar la pace anche a Giacomo di Sicilia. Carlo II fu aiutato di danari al pagamento del riscatto, non meno da’ suoi sudditi, che da città italiane. Soprastette prima in Provenza; poi in primavera del 1289 passò in Italia; venne nel regno, ove fermò la tregua di Gaeta; e ripartì immantinenti per andare in Francia, a continuar le pratiche della pace, e far la commedia del presentarsi in Ispagna, poichè gli altri potentati accaniti non voleano piegarsi alla pace, ch’egli procacciava, portato dalla sua indole più che da’ suoi interessi (Rymer, loc. cit., pag. 429, 430, 435, 438, 441, diplomi del 5 e 7 settembre, 30 ottobre, 1 e 2 novembre 1289, e 4 gennaio 1290, e diploma del 1 novembre 1289, anche pubblicato dagli archivi d’Aix, per Papon, Hist. gén. de Provence, tom. III, docum. 20; Raynald, Ann. ecc., 1289, §§. 1 a 11, e 13, 14, 15; Cronica di Iacopo Malvecio, in Muratori, R. I. S., tom. XIV, cap. 103, 104, 106, 108, e diplomi di Carlo II in essa trascritti, dati di Marsiglia il 1 dicembre 1288, di Genova a 26 aprile 1289, e di Rieti il dì della Pentecoste del 1289, da’ quali si vede che il comune di Brescia porse 2,000 fiorini a Carlo, che ne l’avea pregato con molta istanza, dicendo dover soddisfare il danaro o tornar in prigione). L’insistenza del papa a minacciare Alfonso dopo la liberazione di re Carlo, per ottener quella de’ figliuoli, e l’abbandono assoluto di Giacomo re di Sicilia, si scorge da un breve del 25 settembre 1288, due del 9 febbraio, cinque del 31 maggio, uno del 28 giugno, e uno del 7 luglio 1289, relativi tutti a una novella concessione di decime ecclesiastiche al re di Francia, e una bolla del 31 maggio 1289, con la quale si dava autorità al vescovo d’Orléans e all’abate di Cluny, di ribenedire gli scomunicati per aderenza con Pietro o con Alfonso d’Aragona. Negli archivi del reame di Francia, J. 714.—18, 12, 11, 12, 12, 13, 13, 14, 15, 18, 15.
I comuni del regno di Napoli nel 1287 contribuiron danaro per la liberazione del re, come si scorge da un diploma nel citato Elenco delle pergamene del r. archivio di Napoli, tom. II, pag. 20. Veggansi anche per tutte queste negoziazioni, Bart. de Neocastro, cap. 111, 112.—Niccolò Speciale, lib. 2, cap. 15.—Tolomeo da Lucca, Hist. ecc., lib. 24, cap. 23, in Mur., R. I. S., tom. XI.—Gio. Villani, lib. 7, cap. 125–130.—Ramondo Montaner, cap. 162, 166, 167, 168, 169, che più o meno ne riferiscono il vero.
[44] Un diploma di Carlo II dato di Venosa a 23 febbraio (non segnai bene l’Ind.) fa parola di danaro dato a Ruggier di Sangineto, a domanda della moglie, per lo riscatto de’ suoi figliuoli. Nel r. archivio di Napoli, reg. 1291, A, fog. 213.
[45] Bart. de Neocastro, cap. 112.
Nic. Speciale, lib. 2, cap. 13.
[46] Bart. de Neocastro, loc. cit,, Nic. Speciale, lib. 2, cap. 14.
Veggasi anche il Montaner, cap. 116, 150, 163 e 165, il quale in vero segna due antecedenti passaggi di Giacomo in Calabria, e dà a veder sempre che molti fatti s’eran confusi nella sua memoria
[47] Si ritrae da’ diplomi del 27 e 28 giugno, notati nello Elenco delle pergamene del r. archivio di Napoli, tom. II, pag. 43 e 44, nota. 2.
[48] Raynald, Ann. ecc., 1289, §. 13.
[49] Bart. de Neocastro, cap. 112.
Nic. Speciale, lib 2, cap. 16.
L’appello al servigio militare entro pochi giorni, si ritrae dal citato Elenco, tom. II. pag. 48, 49, 50 e 51, ove leggonsi vari diplomi dell’11, 12, 13 e 16 luglio 1289.
[50] Ibid., pag. 51, diploma del 31 luglio.
[51] Raynald, Ann. ecc., 1289, §. 15.
[52] Bart. de Neocastro, cap. 112.
Nic. Speciale, lib. 2, cap. 14.
Montaner, cap. 164, 165, 169.
Gio. Villani, lib. 7, cap. 134.
I gravi danni sofferti dalla città di Gaeta, si ritraggono anche dalle immunità delle tasse regie e fin delle decime ecclesiastiche, datele poco appresso in ristorazione e premio. Raynald, Ann. ecc., 1290, §§. 24, 25, e Villani, loc. cit.
[53] Bart. de Neocastro, cap. 112.
Nic. Speciale, lib. 2, cap. 14.
Montaner, cap. 169.
Raynald, Ann. ecc., 1289, §§. 65, 67.
Gio. Villani, lib. 7, cap. 134, il quale dice il nostro esercito respinto di Calabria dal conte d’Artois. Non è vero, com’altri afferma, che Artois, cruccioso della tregua, lasciasse i servigi di Carlo; perchè da molti diplomi notati nello Elenco più sotto citato delle pergamene del r. archivio di Napoli, tom. II, pag. 62, 63, 65, 66, ec., si ritrae che Carlo, partito poco appresso, gli commettea gli affari del regno, chiamandone vicario Carlo Martello suo figliuolo; e nel diploma del 27 dicembre 1290, ch’io pubblico, docum. XXV, lo stesso Artois attesta aver giurato la tregua di Gaeta, e scrive da ministro di re Carlo per procacciarne l’osservanza. Le condizioni della tregua, taciute dagli scrittori che ne portan solo la durata, si leggon chiaramente nel citato docum. XXV.
Il soggiorno di Carlo II al campo di Gaeta confermasi per un diploma del 18 agosto 1289, nell’Elenco citato, tom. II, pag. 57.
I particolari detta pratica della tregua, scorgonsi ancora da una lettera di Carlo II ad Alfonso d’Aragona, data il 1 novembre 1289, in Rymer, tom. II, pap, 441.
Questi diplomi e due altri di Giacomo dati a 17 e 30 luglio 1288 in Palermo, Mss. della Bibl. com. di Palermo, Q. q. G. 1, fog. 156 e 158, correggono l’errore del Neocastro e dello Speciale, che portano quest’impresa nella state del 1288; perchè i primi dimostrano fermata la tregua d’agosto 1289, i secondi che Giacomo nella state del 1288 fosse in Palermo. Forse nacque l’errore dal ricordare l’indizione piuttosto che l’anno, perchè la seconda indizione ricadea appunto sul fin della state dell’88, sì come nel corso di quella dell’89.
Bonifazio poi rimproverò a Carlo questa tregua frettolosa, fermata senza saputa sua nè di Gherardo. Essi erano allor legati del papa all’oste angioina; ed è strano che uno di loro si sarebbe opposto a ciò che volea il papa. Breve del 9 gennaio 1300, peste Raynald, Ann. ecc., 1300, §. 14.
[54] Diploma dato il 27 dicembre quarta Ind. (1290). Docum. XXV.
Queste infrazioni della tregua, che erano scambievoli, si veggono da parecchi altri diplomi, cavati come il precedente dal r. archivio di Napoli.
Diplomi dati di San Gervasio il 28 ottobre terza Ind. (1289), scritti da Roberto conte d’Artois, e Carlo primogenito del re Carlo II, a Giacomo d’Aragona e a Ruggier Loria, lagnandosi di atti contrari alla tregua. Reg. seg. Carlo II, 1291, A, fog. 10, a t.
Diploma di Ruggier Loria, dato di Messina a 26 settembre quarta Ind. (1290), col quale si lagnava della preda di alcune navi siciliane caricate in Catania di grano, del prezzo di tarì 14, 10 a salma, e prese da sei galee e un galeone di Puglia; e chiedendo la ristorazione, fieramente conchiudea: Alioquin nos qui bilingui ore non loquimur et quod in animo gerimus labiis simulari nescimus, vobis in apertum deducimus quod treuguas ipsas genti nostre observari similiter faciemus. Fu indirizzata la lettera al conte Giovanni di Monforte, e da costui ad Artois, e trascritta in un diploma dato di Corneto, il 4 novembre quarta Ind. col quale alle minacce di Loria, si pagò subito il valsente della preda, non senza far querela di altre simili infrazioni dalla parte de’ Siciliani. Reg. cit. fog. 163 e 164.
Altri diplomi del conte d’Artois dati di Corneto il 4 novembre quarta Ind., indirizzati, il primo a Giacomo, il secondo a Ruggier Loria, descrivean tutte le violazioni alla tregua, fatte di parte siciliana. Ibid., fog. 166 e 166 a t.
Diplomi dati a 21 e 22 dicembre quarta Ind., anche indirizzati a Giacomo e a Loria, su lo stesso argomento, e dettati su lo steso stile del diploma del 27 dicembre seguente, da me pubblicate. Ibid. fog. 185 e 185 a t.
[55] Diploma di Roberto conte di Artois, dato di Corneto a 21 febbraio terza Ind. (1290), per lo scambio di Guglielmo Mallardo, prigione del Siciliani, col decano di Nicastro, preso mentre parteggiava per essi in Calabria. Nel r. archivio di Napoli, reg. di Carlo II, seg. 1291, A, fog. 5.
Diploma dato di Venosa a 6 novembre terza Ind. (1289), per mandarsi una barca al Castell’Abate, a trattar la liberazione di Roberto di Cambray, prigione de’ nemici. Ibid., fog. 11 a t.
Diploma dato di Napoli a 12 maggio terza Ind. (1290), a Giovanni d’Eusebio, abate di Sorrento. Gli è data licenza d’andare in Ischia, Capri, Castell’Abate, e se occorra anche in Sicilia, per ottener la liberazione di un vescovo frate Pietro, d’Arrigo Filangieri, Pietro Capece e Roberto Apperdicaro, militi, e altri uomini da Sorrento nuper captorum ab hostibus. Ibid., fog. 27 a t.
Diploma dato di Napoli il 14 maggio terza Ind., al generale ministro de’ Minori, sopra la liberazione di alcuni frati presi da’ nemici, che, secondo la tregua, non si potean di ragione chiedere, perchè presi in terra, non in mare. Nondimeno il governo di Napoli ne avea scritto a Ruggier Loria. Ibid., fog. 30.
[56] Diploma dato di Venosa a 17 dicembre terza Ind. (1289). Il giustiziere di Basilicata vada alla terra Giordana; prenda 150 cavalli e 100 fanti; e si porti subito alle frontiere de’ nemici a combatterli. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1291, A, fog. 23.
Altro dato di Napoli a 9 marzo terza Ind. (1290). Annunzia estrema cura a guardar da insulto nemico il ducato d’Amalfi; e contiene molti minuti provvedimenti di riparazione di fortezze, vittuaglie, ec. Ibid. fog. 28.
Altro dato di Napoli a 11 marzo terza Ind. Perchè Niccolò di Gesualdo, capitano di Napoli, pigli il comando di tutta la marina dalla torre ottava infino a Pozzuoli, per prevenir le offese de’ nemici. Ibid., fog. 28 a t.
Altro dato di Napoli a 9 maggio terza Ind. Somiglianti e più affannosi ordini a Adamo Arenga, per la costiera dalla Rocca di Mondragone infino a Gaeta. Ibid.
Altro dato di Napoli a 13 maggio terza Ind. Per provvedersi saette ne’ luoghi marittimi del ducato di Amalfi. Ibid., fog. 29.
[57] Veg. il docum. XXV, citato di sopra.
[58] Diploma del 26 settembre 1290, citato nella pagina prec, nota 1.
[59] Bart. de Neocastro, cap. 113.
Nic. Speciale, lib. 2, cap. 14.
Raynald, Ann. ecc., 1290, §. 7.
[60] Bart. de Neocastro, cap. 112.
I portatori di questa o altra somigliante ambasceria di Giacomo, passarono per lo regno di Napoli, se pur non negoziarono anche col vicario di quello. Ce l’attesta un diploma del conte d’Artois, dato il 4 novembre 1290 in Corneto, pel quale s’ingiunge al giustiziere di Basilicata dì vegliare stretto gli oratori nimici, che non tramassero coi cittadini. Elenco citato delle pergamene del r. archivio di Napoli, tom. II, pag. 68.
[61] Questi viaggi di Carlo II, scorgonsi da’ diplomi notati nell’Elenco delle pergamene del r. archivio di Napoli, tom. II, pag. 61, nota 1.
[62] Due diplomi del 1294 e dal 1303, negli archivi del reame di Francia, J. 511. 10, e J. 512. 24, contengono le scritte del ricevuto per 28,500 lire tornesi prestate a Carlo II, dall’ultimo febbraio 1292, al 27 agosto 1293, della qual somma la più parte si dovea conteggiare col papa.
[63] Bart. de Neocastro, cap. 114.
[64] Raynald, Ann. ecc., 1290, §. 21.
[65] Diplomi del 5 e 7 settembre 1289, in Rymer, op. cit., tom. II, pag. 429, 430.
Surita, Ann. d’Aragona, lib. 4, cap. 117.
[66] Diplomi del 4 e 19 gennaio 1290, in Rymer, op. cit., pag. 456. Conferma ciò il Montaner, cap, 172, velandolo al suo solito; e meglio il ritrae Surita, Ann. d’Aragona, lib. 4, cap, 120 e seg.
[67] Prima si stabilì a Perpignano, dove non andarono gli ambasciadori d’Alfonso, perchè non piacque ai commissari deputati dalle corti. Diplomi del 18 gennaio, 2 e 3 febbraio 1290, Rymer, loc, cit.
[68] Bart. de Neocastro, cap. 112.
Raynald, Ann. ecc., 1290, §§. 18 e 19, breve del 23 marzo 1290, e §. 20, diploma del 20 gennaio.
[69] Bart. de Neocastro, cap. 114.
La testimonianza di questo scrittore intorno al permesso dato a Giacomo di mandare ambasciadori, è confermata da un breve di Niccolò IV, indirizzato il 16 gennaio 1291, a Carlo di Valois richiedendolo di lasciar passare ne’ suoi domini questi oratori. Negli archivi del reame di Francia, J. 715, 26.
[70] Diploma de’ cardinali di Sabina e di San–Niccolò in carcere Tulliano, convalidato co’ suggelli dei re di Francia e di Napoli, negli archivi del reame di Francia, J. 511, 8.
[71] Diplomi del 19 febbraio e 12 aprile 1291, in Rymer, tom. II, pag. 501 e seg. Esiste ne gli archivi del reame di Francia J. 587, 16, l’originale trattato dei 13 febbraio.
[72] Rymer, loc. cit., pag. 504, diploma del 20 febbraio 1291.
[73] Bart. de Neocastro, cap. 114.
Montaner, cap. 173, il quale con molti errori porta tutto questo trattato. Per altro egli il dice fatto in Tarascon, che si riscontra co’ diplomi; ma il Neocastro lo suppone in Aix, forse dalla vicinanza de’ luoghi, o perchè qualche conferenza veramente si fosse tenuta in Aix.
Veggasi per le nozze della figliuola di Carlo II con Carlo di Valois, il diploma del 18.....1290, in Lünig. Cod. Ital. dipl. tom. II, Sicilia e Napoli, n. 62; e in Martene e Durand, Thes. Nov. Anecd. tom. I, pag. 1236.
Due diplomi di Carlo II, negli archivi del reame di Francia, J. 511, 7, dati il.. dicembre 1289 e il 18 agosto 1290, contengono le condizioni del matrimonio; tra le quali la principale è, che le due contee si trasferivano al Valois anche nel caso di morte di Margherita, quand’ei cedesse il dritto su l’Aragona. Premorendo Valois alla moglie, costei avrà l’usufrutto, e Filippo il Bello la proprietà. Il secondo dei diplomi si trova in Dumont, Corps diplom., tom. I, part. 1, pag. 420.
Un altro diploma di Filippo il Bello, dato in Parigi, settembre 1290, dice già celebrato il matrimonio del Valois. Papon, Hist. gén. de Provence, tom. III, docum. 23.
[74] Annali genovesi, in Muratori, R. I. S., tom. VI, pag. 600
[75] Bart. de Neocastro, cap. 114, 115, 116, 117.
Nic. Speciale, lib. 2, cap. 17.
Montaner, cap. 174, 175, 176.
Anon. chron, sic., cap. 48, il quale scrive: Sub cujus regis Jacobi dominio, omnes existentes in Sicilia de bono in melius multiplicantes ditati sunt, etc.
La rinomanza a che salì Giacomo per la difesa della Sicilia, è toccata leggiadramente da Amanieu des Escas in una poesia provenzale in cui il trovadore esalta il valor della sua donna su quello del
...Rey Jacma d’Arago
Que reys es dels Cecilias
Ses grat de Frans’ e de Romas.
Raynouard, Choix, etc. t. V, p. 24.
Il titolo dì Federigo, Infante dell’Illustre re d’Aragona, Luogotenente generale del regno di Sicilia, si legge in parecchi diplomi. L’uno ne la chiesa di Cefalù, dato in Palermo 30 dicembre settima Ind. (1294), ne’ Mss. della Bibl. com. di Palermo, Q. q. fog. 70, pubblicato in parte dal Pirro, Sic. sacra, Not. ecc. Ceph. xv. e dal Testa, Vita di Federigo, docum. 11.
L’altro del 24 gennaio quinta Ind. (1292), Testa, Ibid. docum. 15.
[76] Veggasi i cap. VIII e IX e in particolare la not. 1 alla pag. 226, t. I.
[77] A questo supposto ci conducono i testamenti di Alfonso e di Giacomo citati qui appresso, e il vario linguaggio degli storici intorno le ultime disposizioni di Pietro. Veggansi il Montaner, cap. 185; Bartolomeo de Neocastro, cap. 124, ove si legge: Non enim quod pater decrevit in ultimis, etc.; e Niccolò Speciale, lib. 2, cap. 7 e 17: Quod si testamentum patris in suis viribus consistebat, ex tunc regnare debuisset in Sicilia Fridericus.
[78] Diploma nel Testa, Vita di Federigo II di Sicilia, docum. 3.
Scurita, Ann. d’Aragona, lib. 4, cap. 120.
[79] Testamento di Giacomo, dato di Messina a 15 luglio 1291, in Bofarull, tom. II, pag. 251, citato da Buchon, edizione di Montaner, 1840, pag. 388.
[80] Surita, Ann. d’Aragona, lib. 4, cap. 123.
[81] Ibid., cap. 124; Bartolomeo de Neocastro, cap. 118.
Mariana, Storia di Spagna, lib. 14, cap. 15.
[82] Surita, Ann. d’Aragona, lib. 4, cap 125.
Montaner, cap. 177, 178.
[83] Diploma dei 10 agosto 1292, in Capmany, Memorias, etc., tom. IV, docum. 8.
[84] Raynald, Ann. ecc., 1291, §§. 53, 55.
Un’altra bolla di Niccolò, data il 13 dicembre 1291, concedea al vescovo di Carcassonne, e all’abate di S. Germain di ribenedir gli scomunicati d’Aragona, per favorire il Valois. Questi, per un diploma del 13 ottobre 1292, diè larga autorità a perdonare e ricevere omaggi in Aragona a Eustachio di Conflans, governatore di Navarra e a Giovanni di Burlas; negli archivi del reame di Francia, J. 715, 15, e J. 587, 17.
[85] Raynald, Ann. ecc., 1291, §. 59; e 1293, §§. 15 e 16.
[86] Annali Genovesi, in Muratori, R. I. S., tom. IX, pag. 601.
[87] Bart. de Neocastro, cap. 119.
[88] Montaner, cap. 179.
[89] Bart. de Neocastro, cap. 119.
Raynald, Ann. ecc. 1292, §. 14 a 19.
Questa deliberazione della repubblica non si legge negli annali genovesi; ma gli altri fatti che vi si narrano la rendon probabilissima e forse necessaria, come la riferiste il Neocastro, aggiugnendo con grande esattezza gli stessi nomi del podestà e de’ capitani che son registrati ne’ detti annali sotto quell’anno.
Nel Capmany, Memorias, etc., tom. IV, docum. 6, si leggono le istruzioni date da Giacomo di Barcellona a 3 Aprile 1292, a Oberto di Volta suo legato in Genova. Il re d’Aragona si lagnava di armamenti fatti contro di lui, di qualche ostilità commessa in mare, e de’ commerci interrotti con la Sicilia; e chiedea che si assicurassero le amichevoli comunicazioni. Copie di queste istruzioni furon mandate a cinque fratelli Doria, tre Spinola, due Volta, due Escatrafico, Niccolò Fiesco, e Manuele Zaccaria.
[90] Ann. genovesi, in Muratori, R. I. S., tom. VI, pag. 603, 604, 605.
[91] Bart. de Neocastro, cap. 120.
Gio. Villani, lib. 7, cap. 145.
[92] Raynald, Ann. ecc., 1291, §§. 56, 58, 59.
[93] Gio. Villani, lib. 7, cap. 119, 121, 151.
[94] La penuria di danari e debolezza del governo di Napoli in questo periodo, si scorgon da parecchi diplomi del 1292–94, nel citato Elenco delle pergamene del r. archivio di Napoli, tom. II, pag. 91, 102. 111, 115, 131, 132, 149.
Carlo chiedea danari per la guerra o col pretesto della guerra. Levò una nuova colletta che si chiamava il Terzo. Ibid., pag. 91 a 131.
[95] Nic. Speciale, lib. 2, cap. 18.
[96] Bart. de Neocastro, cap. 121, 122, 123.
Nic. Speciale, lib. 2, cap. 19.
Montaner, cap. 159, 160, non senza anacronismi e altre differenze. Ei scrive queste scorrerie dianzi l’impresa di Giacomo nel 1289; fa depredar prima delle Isole e della Morea, anche Tolomitta e i mari d’Egitto, e poi Patrasso e Cefalonia, di che non fan motto gli scrittori siciliani. Costui e Speciale portano in Terra d’Otranto l’affronto con Guglielmo Estendard, che il Neocastro dice avvenuto alle Castella, ed io così anche ho scritto, per parermi il Neocastro diligentissimo in questo periodo. Delle minacce della nostra flotta su le coste pugliesi nella state del 1292, portan testimonianza tre diplomi nell’Elenco delle pergamene del r. archivio di Napoli, tom. II, pag. 95, 98.
[97] Bart. de Neocastro, cap. 123, 124.
[98] Si ritrae da tutti gli autori citati in questo capitolo; e assai vivamente dal soprannome di regina della santa pace, che dier gli Aragonesi e’ Catalani a Bianca, figliuola di Carlo II, quando si maritò con Giacomo per effetto di questo bramato accordo. Montaner, cap. 182.
[99] Queste occulte cagioni, che trascinarono Giacomo divenuto re d’Aragona ad abbandonare o tradir la Sicilia collegandosi co’ suoi nimici, si ritraggono qua e là da tutte le autorità citate nel presente capitolo; e massime dal Surita, Ann. d’Aragona, lib. V, cap. 1 a 10.
[100] Bart. de Neocastro, cap. 118.
Alle parole di questo istorico do piena fede quanto all’ottimo governo di Federigo luogotenente, perch’egli avea interesse a mostrarsi giusto e zelante del ben pubblico; e che il fosse stato, il provano ancora il fatto del popolo che lo esaltò al trono, e i suoi medesimi atti nei primi tempi del regno. Non mi è parso ricordar la lapide di Girgenti del 1293, pubblicata dal Testa, op. cit., docum. 4, ove Federigo è chiamato Juris amator, perchè i grandi, o buoni o pravi, non patiron penuria mai di si fatte parole, nè v’ha testimonianza istorica più fallace che le lodi a principi contemporanei.
Per le poesie di Federigo l’Aragonese si vegga il Quadrio, Storia e ragione d’ogni poesia, correggendolo solo in questo, che attribuisce tai versi a Federigo III di Sicilia detto il Semplice, non a Federigo II. Veggasi ancora il docum. XLIV.
[101] Veggasi un diploma di Carlo II, dato di Napoli il 29 settembre 1300, pubblicato dal Buscemi, Vita di Giovanni di Procida, docum. 8, cavato dal r. archivio di Napoli, nel quale si legge per Giovanni di Procida: Sane per conventiones inhitas???? super reformatione pacis inter nos et magnificum principem dominum Jacobum Aragonum regem illustrem, nunc filium nostrum carissimum, tunc hostem pubblicum, nobisque molestum tamquam per duces belli inter alia fuit conventum: Quod Joannes de Procida rebus tunc humanis perfruens ad certa bona stabilia in regno Sicilie que per culpe contatagium contra majestatem, etc.......... perdiderat restitueretur in integrum ex nostro beneficio principali, etc.
[102] Diploma del 20 marzo 1293, dal r. archivio di Napoli, registro dì Carlo II, segnato 1290, A, fog. 164, citato ne’ Discorti di D. Ferrante della Marra, Napoli, 1641, pag. 155.
Sì può sospettare che non ad altro effetto fossero stati mandati in Sicilia, sotto specie di consultare con Giovanni di Procida per gravi lor malattie, quasi mancando al tutto i medici nel reame di Napoli, Gualtiero Caracciolo e Manfredo Tomacello, come si scorge da’ diplomi del medesimo archivio, citati dal Marra nello stesso luogo.
Duolmi non aver potuto nè pubblicare nè leggere per tenore il detto importantissimo diploma del 20 marzo 1293, perchè quel registro fu distrutto in una delle sommosse che recaron tanto guasto agli archivi pubblici di Napoli. Per altro non è da dubitare della esattezza della citazione, quando se ne trovano fedelissime mille e mille altre del Marra, e io stesso studiando que’ registri, ho veduto una infinità di diplomi segnati certo da lui, perchè toccavano uomini della propria famiglia o d’altre affini. Costui, che avrebbe potuto fabbricare una base saldissima alle istorie della alla patria, durò sì penosa fatica per tesser la genealogia di tutte le famiglie nobili imparentate con la propria!
Danno argomento di somiglianti pratiche in Sicilia nel 1294 altri diplomi, l’uno dato d’Aquila a 3 ottobre ottava Ind. anno 10 di Carlo II, ch’è salvocondotto per quaranta di ad Arnaldo de Mairata, almugavero catalano, venuto testè di Sicilia, e disposto a far ritorno, pro certis suis negotiis; e l’altro dato di Napoli a 16 novembre ottava Ind. salvocondotto al frate Rinaldo de Poncio, prior degli Spedalieri in S. Eufemia, per recarsi in Sicilia. Nel r. archivio di Napoli, reg. 1294–1295, A, fog. 28 a t. e 54 a t.
[103] L’ufficio di costui nell’ordine Gerosolimitano, ch’è stato argomento di dubbio tra i nostri istorici, si legge precisamente nel diploma del 10 ottobre 1294, citato in questo medesimo capitolo, pag. 62, in nota.
[104] Bart. de Neocastro, cap. 114.
Nic. Speciale, lib. 2, cap. 20, 24.
Montaner, cap. 181.
Un diploma di Carlo di Valois negli archivi del reame di Francia, J. 587,18, dato d’aprile 1293, annunzia che si dovea fare un abboccamento tra i legati di Carlo II, Filippo il Bello e Giacomo di Maiorca, con que’ dei tre fratelli Giacomo, Federigo, e Pietro; e promette rinunziare alla concessione del reame d’Aragona, se fosse mestieri per la pace.
[105] Così leggiamo nel Neocastro, dal quale è tolta tutta la diceria del Falcone, ch’ei forse udì raccontare dall’oratore medesimo.
[106] Bart. de Neocastro, cap. 124.
La più parte de’ nostri istorici, non escluso il Testa, confondendo questa con l’altra ambasceria del 1295, ne portano una sola, mettendo insieme i nomi degli oratori dell’una e dell’altra. Non attendon essi che il Neocastro assegna a questa ambasceria la data del 1293, e riporta che Giacomo negasse il trattato; che lo Speciale e i diplomi mostran l’altra seguita d’ottobre 1295, e che il re confessasse il trattato: nè che son diversi i nomi degli oratori. Ad Accorgersi dell’errore sarebbe ancora bastato il riflettere su le parole del Neocastro, dalle quali si vede espresso ch’egli scrivea durante ancora il regno di Giacomo in Sicilia; quando ognun sa che esso ebbe fine con la seconda ambasceria, e che questo istorico ci abbandona appunto alla prima risposta del re, senza parlare di Celestino V, nè di Bonifazio VIII, nè degli altri uomini o fatti che precedettero il trattato d’Anagni. Però sono evidentemente diverse le due legazioni.
[107] Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 8, il quale par che l’abbia cavato da documenti, scrivendo con la usata diligenza, che il 4 novembre 1293 si stabilì l’abboccamento, e seguì nel corso di quel mese.
[108] Raynald, Ann. ecc., 1294 §. 3.
Gio. Villani, lib. 8, cap. 5; e tutti gli altri contemporanei.
[109] Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 8.
[110] Ciò non dice alcun cronista, ma lo fa supporr il silenzio loro intorno i fatti della guerra, e il provano fuor di dubbio i seguenti diplomi del tempo:
Diploma dato di Capua a 26 ottobre ottava Ind. (1294), a Pietro de Rigibayo milite, perchè rendesse a un terrazzano di Castell’Abate once trenta, presegli per riscatto contro i patti della tregua; di che avea scritto al governo dì Napoli Federigo d’Aragona. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1294–1295, A, fog. 34.
Diploma dato di Napoli a dì 8 novembre ottava Ind. anno 10 del regno di Carlo II, perchè, secondo la tregua, si rendesse a Zaccaria di Roberto e Bernardo di Mili da Messina, una lor nave carica di grano, spinta da fortuna di mare a Gaeta. Ibid., fog. 49.
Diploma del 23 novembre, su la restituzione della medesima Ibid., fog. 65.
Diplomi dati di Napoli a 1 e 11 dicembre ottava Ind., per l’omicidio di alcuni d’Ischia in Gaeta, del quale sollecitava la punizione Federigo, figliuolo di Pietro una volta re d’Aragona. Ibid., fog. 64 a. t. e 79 a t.
[111] Diploma dato di Aquila a 7 settembre 1294, ottava Ind. anno 10 di Carlo II. Cotrone era tornata in fede per opera d’un Ugone, detto Rosso di Soliaco. Ratificava il re quantunque costui avea permesso a favor di quella città: dava perdono, e assicurazione de’ beni in piena forma, e anco, per quattro anni, franchigia dalle collette, taglie e sovvenzioni, dritto di legnare ne’ boschi, e altri simili favori. Nel r. archivio di Napoli, reg seg. 1294–1295, A, fog. 11.
[112] Diploma dato d’Aquila a 14 settembre ottava Ind. (1294). Franchigia per 10 anni dalle imposte, accordata agli uomini di Castro Simero in Calabria, in mercè de’ danni sostenuti nella guerra. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1294–1295, A, fog. 3 a t. e 4 a t.
Diploma dato di Napoli a 21 novembre ottava Ind., che fa parola de’ danni che nella presente guerra avean sostenuto gli uomini di Positano. Ibid., fog. 65.
Diploma dato di Napoli a dì 11 dicembre ottava Ind. Franchigia accordata a que’ di Scala, Sorrento e Ravello per la miseria in cui li avea gittato la presente guerra. Ibid., fog. 78 a t.
[113] Iacopo da Varagine, parte 12, cap. 9, in Muratori, R. I. S., tom. IX.
Francesco Pipino, lib. 4, cap. 10, in Muratori, ibid.
Tolomeo da Lucca, Hist. ecc., lib. 24, cap. 29 a 32, in Muratori, R. I. S., tom. XI.
Gio. Villani, lib. 8, cap. 5.
[114] Bolla di Celestino, in Lünig, Codex Ital. dipl., tom. II, Napoli e Sicilia, num. 63; e in Raynald, Ann. ccc., 1284, §. 15.
È da avvertire che il Giannone (Storia civile del regno di Napoli, lib. 21, cap. 3, addiz. dell’autore) porta questo trattato con la data del 14 novembre 1293, citando una bolla di Celestino, in Raynald, Ann. ecc., tom. XV, in appendice. Questa citazione, che mi è costata grandissima fatica al riscontrare, è inesatta. In quel luogo dei Raynald, segnato dal Giannone sulla edizione di Roma per Mascardo, che nella più corretta edizione di Lucca 1749, da me adoperata sempre nel presente lavoro, risponde al §. 15 dell’anno 1294, non si legge data degli accordi tra Giacomo e Carlo che vi sono inseriti. Forse il Giannone tolse questa data da Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 8; e pure errò, perchè quegli porta il 14 novembre come il giorno in cui si stabilì di far poscia un abboccamento tra i due re, seguito, come aggiugne il Surita, nel corso dello stesso mese.
[115] Brevi del 1, 2, 5, 7, 8 ottobre 1294, in Raynald, Ann. ecc, 1294, §. 15.
[116] Questo, oltrechè si scorge da’ trattati successivi, è anche provato dalla frequenza de’ messaggi che Carlo II mandava a Giacomo per trattar la pace, non solamente dopo gli accordi di Junquera, ma ancor dopo la ratificazione di papa Celestino, come il dimostrano questi documenti:
Diploma dato d’Aquila a 19 settembre ottava Ind. (1294). È il passaporto ad alcuni messaggi del re per Catalogna. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1294–1295, A, fog. 4, a t.
Diploma dato d’Aquila il 2 ottobre ottava Ind. Tre religiosi sudditi di re Carlo, Ruggier di Salerno, Rodolfo di Granville, e Roberto di Pilaneto, mandati dal papa in Francia per negozi del re. Ibid., fog. 17,, a t.
Diploma dato d’Aquila a dì 3 dello stesso mese, al podestà e consiglio di Lucca. Sovente occorrendo mandare e aver messaggi tra il re e Giacomo d’Aragona perchè s’ultimasse la pace, il re chiedeva al comune di Lucca, che nel transito non molestasse gli oratori di Giacomo. Simile diploma lo stesso dì ad Amerigo signor di Narbonne, e ad Amerigo figliuolo di lui. L’uno e l’altro, ibid., fog. 27, a t.
Diploma della stessa data e oggetto agli officiali del re di Francia. Ibid., fog. 28.
Diploma della stessa data al podestà e consiglio di Lucca, per Giuglielmo Lulio, e Bertrando d’Avellano da Barcellona, trattanti questa pace. Ibid., fog. 28.
Diploma del 10 ottobre ottava Ind. Salvocondotto e raccomandazioni per lo vescovo di Valenza e Bonifazio di Calamandrano, Magistrum Hospitalis Sancti Joannis Hierosolimitani in partibus cismarinis, messaggi del papa a Giacomo. Ibid., fog. 84, a t.
Diploma della stessa data e oggetto a Giacomo re di Malora. Ibid.
[117] Gio. Villani, lib. 8, cap. 5 e 6,
Francesco Pipino, Chron., lib. 4, cap. 40, in Muratori, R. I. S., tom. IX.
Ferreto Vicentino, ibid., pag. 966, 967, 968, e 969.
Tolomeo da Lucca, Hist. ecc., in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 1203.
Nic. Speciale, lib. 2, cap. 20.
Raynald, Ann. ecc., 1294, §§. 20 e 23, e 1295, §§. 11 a 15.
Guardai, e vidi l’ombra di colui,
Che fece per viltate il gran rifiuto.
Dante, Inf., c. 3.
Se’ tu sì tosto di quell’aver sazio,
Per lo qual non temesti torre a ’nganno,
La bella donna, e di poi farne strazio?
Inf., c. 19.
E comento di Benvenuto da Imola, che nota in questo luogo le stesse tradizioni istoriche degli altri contemporanei da me citati.
[118] Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 9.
[119] Diplomi inseriti nell’Anonymi chron. sic. in di Gregorio, Bibl. arag., tom. I, pag. 163, 168.
[120] Nic. Speciale, lib. 2, cap. 21.
Anon. chron. sic., cap. 53, loc. cit.
Geste de’ conti di Barcellona, in Baluzio, op. cit., pag. 578.
Il termine di settembre si legge in un breve di Bonifazio a Caterina di Courtenay, dato a 27 giugno 1295, in Raynald, Ann. ecc., 1295, §§. 29, 30.
[121] Surita, Ann. d’Aragona, lib. 6, cap. 12.
[122] Breve di papa Bonifazio, in Raynald, Ann. ecc., 1295, § 32.
[123] Atto del 20 giugno 1295, pel quale i legati di Francia e di Carlo di Valois rinunziarono in mani del pontefice l’investitura, che qui senza formole si dice accordata al re di Francia. Negli archivi del reame di Francia, J. 587, 19.
[124] Diploma dato di Parigi il 12 gennaio 1295, col quale Giacomo di Maiorca si dichiara decaduto dal sussidio accordatogli dal re di Francia, nel caso che per sua colpa si sturbasse la pace. Il sussidio era 30,000 lire tornesi picciole in tempo di guerra, e 20,000 in tempo di tregua. Ibid., J. 598, 8.
[125] Di gennaio 1296, Filippo il Bello donò al Valois la sua casa de Fligella in Parigi. Carlo II oltre la dote della figlia, gli avea accordato a 2 marzo 1293 le sue case anche in Parigi. Ibid., J. 377, 1 e 2.
[126] Questi particolari del trattato leggonsi in Surita, Annali d’Aragona, lib. 6, cap. 10, il quale dice anche la data, e dà a vedere aver letto i documenti. Similmente il Feliu, Anales de Cataluña, lib. 12, cap. 4, annunzia tutte le condizioni dette da me nel testo, e per tutte cita in generale i documenti dell’archivio di Barcellona, aggiugnendo che i patti si tenner segreti per ingannare i Siciliani. Ma è da avvertire che non si parla della Sicilia nel trattato di Giacomo con Filippo e il Valois, conchiuso in Anagni alla presenza del papa il 20 giugno 1295, dal vescovo d’Orléans e l’abate di Saint–Germain–des–Prés, legati di Francia, e Gilberto Cruyllas, Guglielmo Durford, Pietro Costa, e Guglielmo Galvani dottore in legge, legati d’Aragona. Questo trattato è pubblicato dal Capmany, Memorias, etc., tom. IV, docum. 10, e negli archivi del reame di Francia, J. 589, 10, avvene una copia in buona forma. Non si parlò in esso della restituzione della Sicilia, la quale forse si stabilì in trattato segreto; perchè Giacomo avea ben ragione di coprire le sue brutture. Nei medesimi archivi di Francia, J. 587, 19, leggasi la rinunzia alla concessione dell’Aragona, fatta in mani del papa lo stesso giorno 20 giugno dai legali di Filippo il Bello e di Valois. Nella bolla di Bonifazio del 21 giugno, non si riferiscon tutti gli accordi, ma che inter caetera si era stabilita la cessione della Sicilia. Della quistione de’ confini, della ristorazione del re di Maiorca, ancor s’istruisce un breve di Bonifazio a Filippo il Bello, dato a 20 giugno, in Raynald, Ann. ecc., 1295, §§. 26, 27, 28.
Ricordisi la nota in questo stesso capitolo, sopra la restituzione dei beni a Giovanni di Procida.
Non ho citato intorno questa pace il Villani, che ne scrive nel lib. 8, cap. 13, perch’egli è poco informato e pieno di anacronismi.
[127] Raynald, Ann. ecc., 1295, §§. 24 e 29 a 36, dove si leggono i diplomi di Bonifazio, dati a 20, 21, 27 giugno, e 2, 4, 5 luglio.
Du Cange, Hist. de l’Empire de Constantinople, docum., pag. 36.
Queste condizioni della pace e pratiche con Federigo, si trovano con poco divario e più brevemente nell’Anonymi chron. sic., cap. 51; Niccolò Speciale, lib. 2, cap. 20; Montaner, cap. 181.
[128] Ruggier Loria possedeva in Sicilia i feudi di Aci, Castiglione, Francavilla, Novara, Linguagrossa, Tremestieri, San Pietro sopra Patti, Ficarra e Tortorici, come si vede dal cap. 16; e in Ispagna quelli di Cocentayna, Alcoy, Ceta, Calis, Altea, Navarres, Puy de Santa–Maria, Balsegue, e Castronovo, nominati in un diploma di Giacomo dato di Valenza il 5 dicembre 1597, che accordò in quelle terre a Ruggier Loria il mero e misto impero. Leggesi questo diploma nel Quintana, Vidas, etc., tom. II, pag. 192.
Non abbiam contro il grande ammiraglio prove manifeste di peculato, ma fortissimi sospetti; perchè delle due cose è certa l’una, o ch’egli fosse tenuto uomo d’una integrità senta pari, o che fosse conosciuto ladro del danaro pubblico, e tollerato per forza. I due diplomi di Giacomo dati di Barcellona il 7 marzo, forse 1291, e di Roma il 2 aprile 1297, e pubblicati dal Quintana, tom. II, pag. 178 e 180, pongono senza dubbio questa alternativa; perchè il primo scioglie li eredi dell’ammiraglio da ogni responsabilità per la sua amministrazione s’egli prima dì morire non ne rendesse i conti; il secondo, affidandogli un gran maneggio di danari, dice che renda solo un conto finale, da credersi in parola e senza documenti. Per questo diploma Ruggier Loria è eletto ammiraglio a vita in tutti i regni di Giacomo. A lui è data la cura della costruzione delle navi da guerra; l’autorità di far armare infino a due galee e prendere il danaro dalle casse regie senza special mandato del re; e il maneggio del danaro degli stipendi per tutta l’armata. Oltre a questo, gli è dato il dritto di spedire le patenti de’ corsali; la giurisdizion civile e penale su le genti della flotta durante l’armamento; l’autorità di scambiare i comiti, ossia capitani, delle galee; la franchigia di esportazione di qualunque merci lecite, comperate con suo danaro; il soldo di 60 sotbarch al giorno; la persona e le proprietà dello ammiraglio nemico che fosse preso in battaglia; gli utensili non nuovi delle galee prese e parte delle merci; gli scafi inutili delle navi regie; una ventesima parte de’ Saraceni presi, e una decima parte de’ nuovi tributi imposti su’ Saraceni; gli avanzi de’ naufragi; e gli altri dritti soliti degli ammiragli. Queste concessioni, egli è vero, furono in parte il prezzo del tradimento di Loria; ma non par dubbio ch’egli esercitasse in Sicilia, tra dritto e abuso, la più parte di questa autorità e di questi smisurati guadagni che gli si prometteano sotto le bandiere d’Aragona.
[129] Bolla di Bonifazio, in Raynald, Ann. ecc., 1295, §. 37.
[130] Breve di Bonifazio, ibid., 1296, §§. 8 e 9.
Du Cange, Hist. de l’Empire de Constantinople, ed. 1657, pag. 204, attribuisce il rifiuto ai consigli di Filippo il Bello.
[131] Nic. Speciale, lib. 2, cap. 22.
L’Anon. chron. sic., cap. 68, porta i nomi di Ugone Talach e Giovanni di Caltagirone, confondendoli con quei della legazione del 1293.
[132] Manifesto di Federigo, nell’Anon. chron. sic., cap. 54.
Vi si legge espresso fatta quella promessa da Federigo a’ Siciliani in parlamento a Milazzo. Probabilmente fu lo stesso parlamento quello che deputò gli ambasciadori a Giacomo, ancorchè Speciale non dica il luogo dell’adunanza.
[133] Montaner, cap. 182, il quale, per onor di Giacomo, non fa punto parola dell’ambasceria de’ Siciliani.
[134] Jerem. Threni, cap. I, v. 12.
[135] Nic. Speciale, lib. 2, cap. 22.
Anon. chron. sic., cap. 52 e 54, il quale porta un diploma, che si legge anco in Lünig, Cod. Ital. dipl., tom. II, Napoli e Sicilia, 64.
Geste de’ conti di Barcellona, cap. 29.
[136] Diploma citato. Altro del 30 ottobre 1295, in Testa, Vita di Federigo II di Sicilia, docum. 5.
Veggasi anche il Montaner, cap. 182.
[137] Diploma del 12 dicembre 1295, nell’Anonymi chron. sic. e Lünig, loc. cit.
[138] Nic. Speciale, lib. 2, cap. 23.
[139] Montaner, cap. 184.
[140] Nic. Speciale, lib. 2, cap. 22, 25.
Del ritorno de’ Catalani alla lor patria, fa menzione il Montaner, cap. 184; e a cap. 185, delle supposte ragioni di Federigo.
[141] Nic. Speciale, lib. 2, cap. 23.
[142] Tien quell’errore il Montaner, cap. 185, e riferisce gli altri motivi per cui Federigo si chiamò terzo, i quali non meritano che se ne faccia parola.
[143] Raynald, Ann. ecc., 1296, §§. 7, 8, 9 e 10.
[144] Nic. Speciale, lib. 2, cap. 24.
Bolla di Bonifazio VIII, data il dì dell’Ascensione, anno 2, in Lünig, Cod. Ital. dip., Sic. e Nap., num. 65.
[145] Nic. Speciale, lib 3, cap. 1.
Anon. chron, sic., cap. 54.
Montaner, cap. 185.
Dall’Anonimo pare che Giovanni di Procida fosse stato confermato nell’uficio di gran cancelliere. Ma in due diplomi del 3 aprile e 15 maggio 1296, pubblicati dal Testa., Vita di Federigo II, docum. 8 e 15, è segnato Corrado Lancia gran cancelliere. Il nome di lui si trova similmente in un altro diploma di concessione feudale a Federigo Talach, dato il 12 dicembre 1296, ne’ Mss. della Bibl. com. di Palermo, Q, q. G. 1, fog. 187. Ed è più naturale che Federigo avesse dato quell’uficio a un suo fidatissimo partigiano, che al Procida, il quale gli si era scoperto contrario.
[146] Docum. XLIV.
[147] Capitoli del regno di Sicilia, costituzioni di Federigo II, lib. 1, dal cap. 1 al 6. Per la parola ferracano, veggasi il cap. III del presente lavoro.
[148] Per le difense e l’asportazion delle armi, cap. 9. Per le inquisizioni giudiziali, cap. 10. Eccezione per la falsità de’ pesi e misure, cap. 11. Esazioni sui carcerati, cap. 12. Malleverie nei giudizi criminali, cap. 13. Divieto delle esazioni negli stessi giudizi, cap. 14. Simili pei notai o piuttosto officiali dell’erario, cap. 15. Perdita dell’uficio ai magistrati che prolungasser le cause oltre due mesi, cap. 18. Divieto a diroccar le case, o guastare i poderi per misfatti dei proprietari, cap. 25.
[149] Cap. 7 ed 8.
[150] Cap. 17. Il cap. 16 è anche statuto di polizia, permettendo ai conti, baroni e militi di portar la spada e il pugnale. Il 19 disobbliga i cittadini d’accompagnare i carcerati.
[151] L’antico fiume Gela o Imera.
[152] Cap. 20.
[153] Cap. 24, 22, 21. Il cap. 23 è regolamento per le greggi transitanti. Il 26 di pena d’infamia, privazione d’uficio, e ristorazione de’ danni al doppio, contro i magistrati e officiali trasgressori di questi capitoli.
[154] Cap. 31, 32.
[155] Gap. 27, 28, 29, 30, 33. Il cap. 34 rimette ai famigliar! e cortigiani del re il dritto del suggello delle concessioni, che per avventura ricevessero dalla corte.
Il di Gregorio, Considerazioni sulla Istoria di Sicilia, lib. 4, cap. 4, suppone che l’alienazione de’ feudi fosse veleno dato al baronaggio in una coppa inzuccherata. Questa sarebbe in vero una lode di altissimo intendimento a’ nostri legislatori di quel tempo; ma è da considerare, che per lo meno non fu felice il trovato. Le condizioni del commercio e delle altre industrie appo noi in quel tempo, non eran tali che dal detto statuto potesse nascere una divisione di proprietà, e indebolimento della casta de’ baroni. Infatti i peggiori abusi di feudalità che ricordin le nostre istorie, seguirono dopo tal legge, nel secolo xiv.
[156] Diploma del 3 aprile 1296, pubblicato dal Testa, Vita di Federigo II di Sicilia, docum. 8.
Non ho fatto parola della descrizione generale dei feudi, che sembrerebbe compiuta da Federigo in questo tempo, se fosse vera la data del diploma che pubblicò il di Gregorio, Bibl. aragonese, tom. II, pag. 464 e seg. La data è del 1296, ma si dee senza dubbio portare oltre il 1303, leggendovisi il nome della regina Eleonora, la quale sposò Federigo II di Sicilia appunto in quell’anno.
[157] Nlc. Speciale, lib. 3, cap. 2.
[158] Diploma dato di Messina il 15 maggio 1296, pubblicato dal de Vio, Privilegi di Palermo, fog. 35, e dal Testa, Vita di Federigo II, docum. 15.
[159] Nic. Speciale, lib. 3, cap. 3 e 4.
Anon. chron. sic., cap. 55.
[160] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 5.
[161] Nic. Speciale, lib. 3, cap. 6.
Tali accordi, fatti da capitani di castella quando credeano che il lor signore non poteali aiutare, non furon molto rari in questa guerra. La forma di essi e le condizioni, che a un di presso doveano esser le medesime, si veggono nel diploma di Carlo II, dato il 7 marzo duodecima Ind. (1299), docum. XXVI.
[162] Fu costui il capitan generale di Carlo II, come si scorge da molti diplomi del r. archivio di Napoli, nel 1291–1293.
Veggasi ancora Elenco delle pergamene del r archivio di Napoli, tom. II, pag. 82, 91, 99, 131. Poi gli fu surrogato Guglielmo Estendard, per diploma del 30 aprile 1295, ibid., pag. 156. Nel 1299 fu rifatto capitan generale ad guerram in Calabria, Val di Crati e Terra Giordana, diploma del 29 giugno duodecima Ind., nel r. archivio sud. reg. seg. 1299, A, fog. 117.
[163] Nic. Speciale, lib. 3, cap. 7.
[164] Nic. Speciale, lib. 3, cap. 8, 9.
[165] Nic. Spedale, lib. 3, cap. 9, 10, 11.
[166] Nic. Speciale, lib. 3, cap. 15 e 16.
[167] Anon. chron. sic., cap. 55.
[168] Raynald, Ann. ecc., 1297, §§. 19 a 24, porta questa bolla dell’anno precedente.
Gio. Villani, lib. 8, cap. 18.
[169] Raynald, 1296, §. 11, breve del 5 febbraio.
[170] Bolla, In Lünig, Cod. Ital. dipl. Nap. e Sicilia, num. 65; e presso Raynald, 1296, §§. 13, 14, 15.
Le pratiche di Federigo coi Colonnesi, sono rinfacciate da Bonifazio nel manifesto contro questa famiglia, in Raynald, 1297, §§. 27 e 28.
[171] Raynald, 1296, §§. 13 e 15.
[172] Diploma del 28 agosto 1296, nell’Elenco delle pergamene del r. archivio di Napoli, tom. II, pag. 171.
[173] Ibid., pag. 172, 177, diplomi di sett., 1296, e febb., 1297.
[174] Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 20, 21.
[175] Nic. Speciale, lib. 3, cap. 12, 13, 14.
[176] Nic. Speciale, lib. 3, cap. 17.
Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 21, 23.
[177] L’ultimo concetto dell’orazione di Loria, riferita da Niccolò Speciale sembrerebbe triviale e superfluo pei noti principî del dritto comune e feudale. Ma ove si ricordi il dritto pubblico degli Aragonesi e dei Catalani, si vedrà ch’esso era per lo meno assai dubbio intorno il presente caso, cioè di combattere in paese straniero contro i comandi del proprio monarca, e forse contro le sue stesse armi che militassero da ausiliari.
[178] Nic. Speciale, lib. 3, cap. 17 e 18.
Questi dice espresso che il re, tornando repente di Calabria per quell’ambasceria, chiamò subito il parlamento a Piazza, e vinse il partito; poi tornato a Messina, rimandò l’ambasciadore con la risposta. Nei nostri capitoli del regno si leggono le costituzioni decretate in parlamento a Piazza il 20 ottobre, promulgate dal re a Messina il 25 novembre 1296, come ben il mostra il comentatore monsignor Testa. Dopo tuttociò non so comprendere come il Testa, nella Vita di Federigo l’Aragonese, porti deliberate in quel parlamento le sole costituzioni, e tenutone un secondo a Messina per quella principalissima faccenda dell’ambasceria, ch’è contro la chiara testimonianza dello Speciale, e contro la probabilità; non potendo supporsi che nel parlamento convocato così in fretta si deliberassero tranquillamente nuove regole di amministrazione pubblica, e si rimettesse ad altro tempo la vital quistione della pace e della guerra. Se il secondo parlamento fosse stato convocato, perchè nel primo non si era potuto conchiuder nulla sull’oggetto principale, nel primo si sarebbero tutto al più prese deliberazioni di poco momento, non quelle riforme a favor dell’elemento municipale che mostrano l’azione d’un partito preponderante. Due cose io credo abbian tratto in errore il Testa. La prima, aver seguito nello Speciale (cap. 18) la lezione, Fridericus Messanam egreditur, anzichè la più naturale di regreditur, ritenuta dal di Gregorio. La seconda sorgente di errore fu l’error del Surita, il quale avendo per le mani la cronaca di Speciale, che non porta date, e non i nostri capitoli del regno, ma alcuni diplomi riguardanti un’ambasceria di Giacomo a Federigo in febbraio 1297, pensò porre questa innanzi il parlamento di Piazza; e narrò che Federigo, avuti i messaggi, rispose che ne riferirebbe al parlamento, e que’ non vollero attendere. Il Testa in parte seguendo Surita, e in parte correggendolo come que’ che avea sotto gli occhi la vera data del parlamento di Piazza, compose quel secondo di Messina. A me par chiaro, che nel parlamento tenuto in Piazza il 20 ottobre 1296 si deliberarono insieme, come afferma Speciale, la risposta all’inviato aragonese, e, come il provano i capitoli del regno, le novelle costituzioni anzidette. Tengo ancor vera la legazione di febbraio 1297, perchè Surita certo la trasse da diplomi. E questo fatto, collocato così a luogo opportuno, riesce verosimile: perchè Giacomo insistè dopo la prima ripulsa; Federigo se ne rimise al solito al parlamento, e gli oratori aragonesi, avendone istruzione del re, o comprendendo che riferirsi al parlamento era un prender tempo a una seconda ripulsa, andaron via senz’aspettarla, come afferma il Surita. Indi si vede più chiaramente l’errore del Testa, che, togliendo al tutto da Surita questa legazione di febbraio 1297, fa tener poi il parlamento in Messina, quando al creder di Surita, lib. 5, cap. 26, fu convocato dopo la partenza de’ legati, e in Piazza.
[179] Cap. 45, 57, 37, 40, 42, 43, 44, 50, 51, 52, 54.
[180] Cap. 36, 38, 39, 46, 47, 48, 58.
[181] Cap. 45.
[182] Cap. 55, 41, 56.
[183] Cap. 53.
[184] Cap. 59 infino al 75.
[185] Cap. 76.
[186] Cap. 77 infino ad 84.
[187] Cap. 82, 83, 85.
[188] Questo statuto pel carcere è nel cap. 84.
[189] Nic. Speciale, lib. 3, cap. 18.
Questa fazione d’Ischia si dee porre tra il 15 settembre e il 20 ottobre 1296, perchè di questa data abbiam due diplomi di Carlo II, l’uno in Brindisi, l’altro in Roma; e Speciale afferma che il re si trovava in Napoli quando tornaron le quattro teride fuggenti.
[190] Raynald, Ann. ecc., 1297, breve del 30 dicembre 1296.
[191] Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 25. Veg. la nota a pag. 96 nel presente capitolo.
[192] Surita, ibid., cap. 28.
La bolla è data il 4 aprile 1297, in Raynald, Ann. ecc., 1297, §§. 2 a 16.
Veg. anche Gio. Villani, lib. 8, cap. 18.
Nic. Speciale, lib. 3, cap. 12.
[193] Raynald, ibid., §. 17.
[194] Diploma dell’8 giugno 1297, pubblicato dal Testa, Vita di Federigo, docum. 7.
[195] Raynald, Ann. ecc., 1297, §. 18.
[196] Ibid., §. 25.
[197] Nic. Speciale, lib. 3, cap. 18 e 19.
È gran danno che questo scrittore diligentissimo abbia a sdegno di riportar le date de’ più notabili avvenimenti. In questo di Ruggiero Loria, ancorchè certo si sappia che fin dall’anno precedente ei fosse risoluto a spiccarsi da Federigo, pur importerebbe molto ritrarre appunto il giorno che l’ammiraglio fu sostenuto a corte e poi si fuggi. Perocchè Giacomo a 2 aprile 1297, il creava grande ammiraglio a vita (diploma in Quintana, citato di sopra a pag. 69) e papa Bonifazio il 6 del mese stesso concedeva in feudo a Loria, tornato ad Apostolicae sedis gratiam et mandata, il castello e la terra di Aci, del dominio della chiesa o del Vescovo di Catania, e da lui al presente tenuti (Breve inserito in un diploma di Carlo II, dal registro del r. archivio di Napoli, seg. 1299, C, fog. 14, e pubblicato dal Testa, Vita di Federigo, docum. 10). Or egli è chiaro, che se queste concessioni furon fatte prima della fuga di Ruggiero, costui non tentennava già tra i nemici e Federigo, ma dissimulava la tradigione; e se ne dee conchiudere che Federigo, se errò, errò solo nel risparmiarlo. In ogni modo il nome di Loria e quel di Procida, che prima d’esso s’era gittato alla Via di tradigione, van condannati nel severo giudizio dell’istoria. Il risentimento contro l’invidia de’ cortigiani, potea portarli ad allontanarsi dalle faccende pubbliche e dalla corte, a menar vita privata nelle lor castella, appunto come Loria minaccio a Federigo dopo la presa ti Cotrone; non già a passare a parte nemica, accettar da essa, dignità, beni, carezze. Entrambi abbandonarono Federigo e la Sicilia, perchè non credeano ohe potessero reggere contro le forze di mezz’Europa collegata; e Loria, che avrebbe pur chiuso gli occhi al pericolo se Federigo si fosse lasciato governare da lui, cedè a quell’interesse, quando vide contrariata la sua disorbitante ambizione.
[198] Nic. Speciale, lib. 3, cap. 20, 21, 22.
Anon. chron. sic., cap. 56.
Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 26 e seg.
Gio. Villani, lib. 8, cap. 18.
Veggasi anche il Montaner, cap. 185, il quale seccamente narra l’andata della regina Costanza a Roma con Giovanni di Procida, ove il re d’Aragona era venuto per trattar pace tra Carlo e Federigo. E per le concessioni a Loria veggansi anche i due diplomi del 2 e 6 aprile 1297, citati nella nota precedente.
[199] Molti documenti fornisce il r. archivio di Napoli intorno i beni di Giovanni di Procida, e la restituzione che ne fece il governo angioino dopo la sua, come piaccia meglio chiamarla, conversione o tradigione. Ecco quelli in cui io mi sono avvenuto rifrustando i registri angioini.
Diploma del.....Carlo II concedette ad Anselletto de Nigella, valletto della sua corte: In primis, de bonis que fuerant Joannis de Procida, palatium quod dicitur Ferni cum terris adiacentibus eidem palatio circum circa, arbusto de nova plantato, olivato, vinea, avellaneto et castaneis etc. e le rendite di alcuni villani di cui si trascrivono i nomi, ch’eran tenuti a dare al signore una gallina per le feste di san Martino, Natale e Quaresima (carniprivio) e trenta uova per Pasqua. Reg. seg. 1294–95, A, fog. 81, a. t.
Diploma del 28 marzo duodecima Ind. (1299), perchè sulle pubbliche entrate di Salerno si pagassero once 12 annuali a Colino di Ducato, in compenso de bonis quondam Joannis de Procida militis, che il detto Colino avea risegnato alla curia, e questa ai procuratori di Giovanni di Procida. Reg. seg. 1299, A, fog. 30.
Diploma del 16 aprile duodecima Ind., perchè lo stratigoto di Salerno facesse rendere al procuratore de’ beni di Giovanni, ereditati da Tommaso di Procida, alcuni beni burgensatici presi da supposti creditori; e se costoro avesser dritto, il facesser valere innanzi il giudice competente. Ibid., fog. 15, a t.
Diploma della stessa data allo stesso effetto, ibid., fog. 210, pubblicato a docum. XXVIII.
Diploma dato di Napoli a 6 maggio duodecima Ind., per lo quale son resi a Tommaso di Procida alquanti beni, già conceduti ad altre persone, e a queste è assegnato un compenso. In questo diploma è notevole il principio: Sub presentanone promissionis facte per nos magnifico principi domino Jacobo regi Aragvnum filio nostro carissimo de restaurandis Thomaso de Procida militi fideli nostro burgensaticis bonis omnibus que quondam Johannes de Procida pater ejusdem Thomasii discessus sui tempore de regno nostro Sicilie in regno ipso tenuerat, etc. Ibid., fog, 56, e replicato a fog. 119.
Altro diploma della stessa data, per altri beni dello stesso Procida, simile al tutto. Ibid., fog. 56 a t.
Diploma del 18 agosto duodecima Ind., perchè senza strepito di giudizio si rendesse ragione a una vedova, che chiedea il pagamento di un debito che avea contratto con lei quondam Joannes de Procida miles dum erat in gratia clarissime memorie domini patris nostri, Ibid., fog. 213.
Diploma della stessa data del 18 agosto. Compenso di alcuni beni, ch’erano stati di Giovanni di Procida, e i presenti possessori li aveano ceduto al fisco per renderli a Tommaso. Ibid., fog. 137 a t.
Diploma del 29 settembre 1300, cavato dallo stesso r. archivio di Napoli e pubblicato dal Buscemi, Vita di Giovanni di Procida, docum. 8.
[200] Quintana, Vidas, etc., tom. I, pag. 170, dice che questo sepolcro si vedea ancora nel monastero di Santa Croce dell’ordine di san Bernardo in Catalogna; e trascrive la modesta iscrizione che vi si leggea ancora, secondo la quale Loria morì il 17 gennaio 1865. Ibid., tom. II, pag. 125, è pubblicata la disposizione testamentaria dell’ammiraglio per la sua sepoltura.
[201] Il sac. Buscemi, nella Vita di Giovanni di Procida, porta che finisse i suoi giorni di settembre 1299, argomentandolo dal diploma del 30 settembre 1300, docum. 8, in fin del suo lavoro, nel quale riconcedeasi a Tommaso, suo secondo figlio, il castel di Procida, di cui il primogenito, Francesco, non avea curato di prender l’investitura nel solito termine di un anno e un giorno dalla morte del padre. Gli altri diplomi da me trovati nell’archivio di Napoli e citati nella nota precedente mandano indietro la morte del Procida almeno infino a marzo 1299.
[202] Ricordinsi i documenti che ho notato nel cap. precedente a mostrare il tradimento di Giovanni di Procida alla Sicilia.
[203] Vadi a mia bella figlia, genitrice
Dell’onor di Cicilia, e d’Aragona.
Dante, Purgat., c. 3.
[204] Veg. le autorità allegate dallo Inveges, Palermo Nobile, parte 3. Anni 1260–61–62.
[205] In gran parte ho tolto queste riflessioni su la regina Costanza, da Speciale, lib. 3, cap. 20, 21.
Nelle costìt. di Federigo II (capitoli del regno di Sicilia), si confermano tra gli altri privilegi quei della regina Costanza: nec non Aragonum et Siciliae regina sanctissima mater nostra, etc.
Per la morte della regina Costanza veggasi il Montaner, cap. 185.
[206] Federigo rimeritò la lealtà di Randazzo con alcune franchige nelle dogane di terra e di mare, per diploma del 15 giugno 1299, pubblicato dal Testa, op. cit., docum. 17.
[207] La fellonia di Tommaso di Lentini è confermata da un diploma del 18 febbraio 1299, col quale Federigo die’ in feudo a Bartolomeo Tagliavia la terra di Castelvetrano, posseduta da quello. Nei Mss. della Bibl. com. di Palermo, Q. q. G. 3.
[208] Nic. Speciale, lib. 3, cap. 22.
Anon. chron. sic., cap. 57.
La presenza di Federigo all’assedio di Castiglione, si attesta da un diploma del 27 agosto 1297, dato nel campo sotto Castiglione, pubblicato dal Testa, Vita di Federigo, docum. 11. La dedizione del castel di Aci è da porsi nel mese di novembre 1297, perchè non tardò guari dopo quella di Castiglione ma infino al 18 novembre sapeasi in Napoli che tenesse pur quel castello; come si scorge da un diploma pubblicato dal Testa, ibid., docum. 14.
[209] Sembra che questa guerra di Calabria, di che parla Speciale, sia stata la cagion della chiamata al militar servigio in tutto il reame di Puglia, della quale ci restan moltissimi diplomi dati a 19 aprile, 7, 22, 23, 25, 27 e 30 maggio, 2, 11, 17, 18, 20, 22 giugno 1297, nell’Elenco delle pergamene del r. archivio di Napoli, tom. II, pag. 179 a 188. Ivi si legge a pag. 180 un altro diploma del 4 maggio, che accorda once 10 a un Giovanni pro sumptibus itineris ad exercitum.
[210] Conferma questo attestato dello Speciale un diploma del 29 aprile 1297, col quale Roberto vicario generale dava a Riccardo de Avenis alcune terre in Calabria, dummodo infra kalendas Augusti ad Ecclesie romane et Regis fidem redeat a qua defecerat. Elenco cit., tom. II, pag. 179.
[211] Nic. Speciale, lib. 4, cap. 1.
[212] Diplomi del 18 novembre (certamente 1297) e del 9 febbraio undecima Ind. 1298 (si legge 1297 computando gli anni dal 25 marzo), pubblicati dal Testa, Vita di Federigo II, docum. 14 e 18.
[213] Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 33.
[214] Diploma del 18 novembre 1297 citato di sopra, e i molti altri accennati nel seguito di questo capitolo.
[215] Nic. Speciale, lib. 4, cap. 2.
L’Anon. chron. sic., cap. 59, porta l’impresa di Giacomo, operante supradicto papa Bonifacio.
Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 33.
Montaner ci abbandona al tutto in queste guerre di Giacomo contro Federigo. Porta gli armamenti del primo, come fatti per amor di fermare la pace tra re Carlo e Federigo; a questo il dice venuto in Italia con centocinque galee; nè fa motto del passaggio in Sicilia nel 98, nè di quel dell’anno appresso, nè della battaglia del capo d’Orlando; ma crede aver soddisfatto all’uficio d’istorico, chiudendo il cap. 186 con queste parole: «Altri senza dubbio dirà: come dunque Montaner passa sì lieve su questi fatti? Se tai parole indirizzasse a me, replicherei che v’ha delle domande le quali non meritano risposta.»
Le trattative intorno la restituzione al re di Maiorca non appartengono direttamente al presente lavoro, ma fan vedere che Bonifazio per amor dell’impresa di Sicilia sagrificava gli interessi di Giacomo di Maiorca, e temporeggiava con Filippo il Bello che li volea sostenere. Ciò si conferma coi documenti degli archivi del reame di Francia qui appresso notati:
Diploma di Giacomo re d’Aragona, dato di Valenza a 15 febbraio 1237, permettendo a Carlo II di stabilire in suo nome, che per due anni non farebbe guerra a Filippo il Bello, e permetterebbe i commerci co’ suoi sudditi, J. 588, 20. Breve di Bonifazio dell’8 agosto 1297, pel quale temporeggia con Filippo il Bello, che insisteva a favore del re di Maiorca, J. 715, 24. Diploma di Giacomo di Maiorca, dato a Saint–Germain–des–Prés l’8 gennaio 1298, consentendo un certo differimento alla restituzione, stabilito tra i re d’Aragona e di Francia, J. 598, 1. Atto pubblico dato in Aix a 2 maggio 1298, nelle stanze di Carlo II, che stipola le condizioni coi re di Francia e Maiorca, a nome di Giacomo d’Aragona; secondo il citato diploma del 15 febbraio 1297, che anche trascrive, J. 511, 6.
[216] Diploma del 15 giugno 1298, tratto da’ registri della real cancelleria di Sicilia, pubblicato dal Pirro, Sicilia sacra, pag. 409, ed. 1733.
[217] Nic. Speciale, lib. 4, cap. 3 e 4.
Anon. chron. sic., cap. 58, 59.
[218] Il Testa, nella Vita di Federigo, porta l’armata ad 80 galee e 90 altre navi, non computatevi le sottili; a 500 cavalli e 1,156 pedoni le genti da sbarco venute d’Aragona con Giacomo. Quest’ultimo numero è tolto da un diploma del 23 giugno 1299, il quale per vero non descrive le forze portate da Giacomo, ma quelle da lui lasciate in Sicilia al fine di questa prima impresa, che poteano esser minori per cagion degli uomini perduti nella guerra, o maggiori pei Catalani e altri avventurieri che poi vi s’aggiugnessero. Picciolissimo fu in questa armata il numero delle navi napoletane, come si vede da parecchi diplomi dati tra il fin di marzo e mezz’aprile 1299, nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 1 a 15.
Quanto alle forze terrestri, che furono certo assai grosse, si vegga nel seguito del presente capitolo ciò che scrive Spedale delle perdite sofferte nello assedio di Siracusa.
L’Anon. chron. sic. porta venuto Roberto con re Giacomo. Speciale. non ne parla che nel consiglio per discior l’assedio di Siracusa. E per vero si ritrae ch’ei passava in Sicilia in fin di novembre 1298, o più tardi; leggendosi in alcuni diplomi che i feudatari del regno di Napoli dovessero far la mostra alla sua presenza in Napoli il dì 20 novembre per muover contro la Sicilia. Elenco delle pergamene del r. archivio di Napoli, tom. II, fog 209 e 210, diplomi dell’8 e 23 novembre 1298.
[219] Anon. chron. sic., cap. 59.
Nic. Speciale, lib. 4, cap. 10.
Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 35.
[220] Veggansi le concessioni feudali in Sicilia fatte da Giacomo a Fulcone Barresio, per diploma del 13 settembre 1298, e a Simone de Belloloco e Filippo di Porta, per altre carte accennate ne’ diplomi del 24 luglio 1299 e 28 dicembre 1300, e la intitolazione d’un atto pubblico dato di Novara il 1 luglio 1299; de’ quali diplomi, il primo e l’ultimo citansi nel seguito di questo capitolo, gli altri due nel cap, XVII. Non abbiam traccia di alcuna delegazione di tanta autorità, che facesse Carlo II a Giacomo. E però è manifesto, che Giacomo la esercitava come capitan generale della corte di Roma, la quale poco prima avea disposto di dare in feudo a Loria il castel d’Aci, come sopra si è detto. La finzione del ceder l’isola a Roma presto fu dismessa; ma non cessarono le pretensioni di Bonifazio, anzi ne nacque una timida gelosia nella corte di Napoli, come si argomenta dal diploma di concessione feudale a Virgilio Scordia, docum. XXXVI.
[221] Nic. Speciale, lib. 4, cap. 4.
Anon. Chron. sic., loc. cit.
[222] Nic. Speciale, lib. 4, cap. 5.
Anon. chron. sic., cap. 59.
[223] Diploma del 8 gennaio 1299 (per errore 1297 col computo dell’anno dal 25 marzo), pubblicato dal Testa, Vita di Federigo II, docum. 9.
[224] Parmi che tornino a questo concetto le parole di Speciale: plus sapere quam oportebat attentans, neque intelligens verbum illud: curo possidente possideas. Questo traditore giovò molto alla causa dei nemici, come si vede da un diploma di Carlo II, dato il 1 luglio 1299, nel quale è perdonato e redintegrato ne’ suoi feudi, perchè se nella ribellione fallì per concorso, oggi ravveduto, osservava la fede al re angioino, animo et opere. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 158 a t. e 24 a t.
Oltre a questo, il governo angioino, per diploma dato lo stesso dì, gli concedea l’aspettativa di altre terre e feudi, del valore d’once cento annuali. Ibid., fog. 158.
Mostra ancora la importanza del Barresi, che fu seguito da un suo fratello per nome Fulcone, un altro documento. A costui Giacomo re d’Aragona die’ in feudo in Sicilia a dì 13 settembre 1298, con diploma dato di Milazzo, pe’ suoi continui e rilevanti servigi a pro della Chiesa, il castello e casal di Chila tra Mineo e Caltagirone, con mero e misto impero. Raffermò questa concessione Roberto a dì 10 settembre 1299 da Aidone; e Carlo II da Napoli a 16 febbraio 1300. Nel r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C; e ne’ Mss. della Bibl. com. di Palermo, Q. q. G. 2, fog. 88.
Il di Gregorio, nella Bibl. arag., tom. II, pag. 520, pubblicò un diploma di Federigo, pel quale furon conceduti a Blasco Alagona il castello e la terra di Naso, posseduti una volta da Giovanni e Matteo Barresi traditori. Questo documento porta la data di Palermo a 26 gennaio decima Ind. anno dell’Incarnazione 1297, e 2o del regno di Federigo; ma io credo errata manifestamente questa data, perchè la decima Ind. cadde bene di gennaio 1297 nell’anno comune, ma nell’anno dell’Incarnazione rispondeva al gennaio 1296. Indipendentemente da tal errore, si può corregger senza alcun dubbio duodecima ind. gennaio dell’anno dell’Incarnazione 1298, ossia gennaio 1299 dell’anno comune, perchè Barresi si ribellò da Federigo al passaggio primo di Giacomo, cioè tra agosto 1298 e la primavera del 1299 dell’anno comune. Il riferisce Speciale, diligentissimo nel descrivere questi tempi di Federigo, ne’ quali ei visse ed ebbe alto stato.
[225] Nic. Speciale, lib. 4, cap. 6 e 7.
[226] Nic. Speciale, lib. 4, cap. 7 e 8.
Tolomeo da Lucca, Ann. in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 1303. Anon. chron. sic., cap. 60, che porta un po’ diverso il numero delle galee.
Non mi è riuscito di trovare una interpretazione plausibile di questo soprannome di Garsagnini o Garfagnini, con ch’eran proverbiati que’ prigioni catalani. Gli scrittori contemporanei non ne danno la origine; non si trova nella nostra lingua parlata; il Du Cange, nel glossario, la nota senz’altra spiegazione, che d’essere stata adoperata come ingiuria nel caso particolare narrato di sopra. Il Testa, leggendola garsagnini, spiega per sfregiati, marcati, rappiccandola con la voce garsa che suonava profondo cincischío, e così è rapportata dal Du Cange, e così resta ancora nell’idioma siciliano, in cui talvolta si pronunzia anche gassa. Ma io non so accettare che i siciliani guerrieri di que’ tempi, si beffassero delle cicatrici di altri guerrieri; a d’altronde questo combattimento del Faro non fu sì ostinato, che la più parte de’ prigioni potesse escirne con ferite. Perciò crederei più tosto leggere garfagnini per metatesi da qrafagnini, grifagnini, grifagni, o derivato da aggraffare, e in siciliano aggranfari. Ed era ben naturale che i nostri guerrieri cittadini dessero di saccardi, predoni, rapaci ladroni, a que’ soldati venderecci di Giacomo.
Non credo che questo soprannome potè trarsi in alcun modo dai Garfagnini, abitatori della Garfagnana nello stato di Modena.
[227] Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1271, sì legge un diploma del 12 gennaio decimaquarta Ind. (1278), col quale è conceduta a Guglielmo de Mosterio la terra di Grattieri, posseduta già dal conte Arrigo Ventimiglia, traditore, dicea re Carlo.
[228] Nic. Speciale, lib. 4, cap. 9.
[229] Speciale dice 18,000 uomini perduti; ma sembran troppi.
[230] Si vede dal citato diploma del 23 giugno 1299, Testa, docum. 16.
[231] Nello stesso diploma e in un altro della stessa data del 23 giugno, citato nel seguito di questo capitolo, si fa menzione di Pietro Cornel, nominato da Speciale in questo luogo.
[232] Nic. Speciale, lib. 4, cap. 10 e 11.
Anon. chron. sic., cap. 60 e 61.
Per la infermità di Giacomo in Napoli e il figliuolo quivi partoritogli da Bianca, veg. Surita, Annali d’Aragona, lib. 5, cap 37 e 38.
La data del ritorno di Giacomo in Napoli dopo questa prima impresa di Sicilia, si conferma per un diploma dato di Napoli a 5 marzo duodecima Ind. (1299), nel quale, dicendosi abbisognar molto frumento pro adventu illustris regis Aragonie, il re comandava trovarne subito 2,000 salme e farne biscotto, sì che fosse pronto il 12 marzo. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 41 a t.
Tra le terre ch’eran rimase a’ nemici in Sicilia fu anche Novara, e tenne per Loria, come si ricava da un diploma del 1 luglio 1299, dato in quella terra col titolo di re Giacomo d’Aragona.....existente etiam et dominante domino nostro domino Rogerio de Lauria milite, regnorum Aragonum et Sicilia ammirato, nec non et gratia Dei et regis et per sanctam Romanam Ecclesiam inclito domino Castellionis, Francavillae Nucariæ, Linguegrossae, Cremestadis, S. Petri supra Pactas, Ficariæ, et Turturichii, sui dominii praedictarum terrarum et locorum anno primo feliciter, amen.
Dal monastero Cisterciense di Santa–Maria di Novara. Tra’ Mss. della Bibl. com. di Palermo, Q. q. G. 1, fog. 178.
Quanto a’ soccorsi di Napoli alle castella che teneansi nelle costiere settentrionali di Sicilia, dà validissimo argomento a supporli un diploma del 1 aprile tredicesima Ind. 1299, col quale è ordinato di mandarsi ad partes Sicilie per conto di Ruggier Loria 10 salme di sale. Certamente il governo di Napoli non si limitava a questa sola provvedigione. R. archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 31.
[233] Raynald, Ann. ecc., 1298, §. 17, breve al patriarca d’Armenia, 26 ottobre anno 4.
[234] Ibid. 1299, §§. 1 e 2, brevi dell’8 e 9 giugno.
[235] Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 87, 88.
[236] Docum. XXIX e XXX.
[237] Dei pagamenti fatti a Giacomo in Napoli dan fede i diplomi del 21, 22 e 25 marzo e 4 maggio, 15 e 18 giugno e 8 luglio duodecima Ind., nel registro del r. archivio di Napoli segnato 1299, A, fog. 24, 23, 33, 54 a t., 92 a t., 110 e 209 a t. Son quietanze ai capitani delle città di Aquila, Lucera, Guastimone e Salerno per le somme consegnate a Consalvo Garzia, commissario del re d’Aragona, e tolte da’ sussidi che quelle città avean promesso per la presente guerra.
Tre diplomi del 30 maggio, 6 giugno e 8 luglio attestano il pagamento di altre once 220 al medesimo Consalvo Garzia, su la sovvenzione che forniva la città di Napoli; e tutti questi danari furono di carlini d’argento di 60 all’oncia. Ibid., fog. 126 a t. e 138 a t.
Un altro diploma del 24 giugno duodecima Ind., porta il pagamento stipendi di alcuni uomini d’arme del re di Aragona, fatto dall’erario di Napoli per mezzo di Consalvo Garzia. Un di questi condottieri, per nome Bertirando Artus, avea 12 once al mese, e’ suoi scudieri 2 once; un altro condottiero 6 once, ec. Reg. citato 1298, A, fog. 115.
Questi pagamenti stentati e spezzati, fatti a misura che s’avea il denaro delle sovvenzioni, ancor mostrano quanto fosse esausto l’erario di Napoli in quel tempo. Veg. anche i diplomi del 25 maggio, 5 e 23 giugno nelle seguenti note.
[238] [Diploma] del 23 giugno 1299, dal registro del r. archivio di Napoli segnato 1299, A, fog. 111, pubblicato dal Testa, op. cit., docum. 16, dal quale si ricavano i seguenti particolari:
Che Giacomo avea lasciato in Sicilia 79 cavalli alferrati (cioè uomini scelti, armati da capo a pie’, donde forse presero il nome gli alfieri o portatori d’insegna), 422 altri cavalli, e 1,156 fanti; da pagarsi da gennaio ad aprile 1299, per once 5,259; e per maggio ancora, nel numero di 78 cavalli alferrati, 426 cavalli e 1,203 fanti, per once 2,071,15.
Che la flotta catalana si dovea pagare per 5 mesi da gennaio a tutto maggio; ma si contentava di 4 mesi di soldo per once 8,951, essendo rimasta gran pezza ne’ porti.
Che tornaron di Sicilia con Giacomo alferrati 28, cavalli 425, fanti 151 ch’erano già soddisfatti in Napoli.
Che i Catalani andavan creditori inoltre di once 6,085,28, per supplimento a’ cavalli morti o perduti.
Da ciò si argomenta ancora che a tutto dicembre 1298, avea pagato queste genti il papa o re Carlo.
[239] I mercatanti fiorentini, massime della compagnia de’ Bardi, prestavan danari a re Carlo, pigliando in sicurtà o in isconto la tratta de’ grani.
Diploma dell’ultimo febbraio duodecima Ind. (1299), nel quale si legge che il danaro col quale gli angioini comperarono dal traditore Berengario degli Intensi la città d’Otranto, era stato pagato in parte dal mercatante Bartolomeo della compagnia dei Bardi, la quale avea promesso dare in prestito alla corte di Napoli a tutto marzo 1299 once 4,000, e le era stata ceduta la tratta di 40,000 salme di frumento. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 22.
Diploma del 25 maggio duodecima Ind. a Lippo Ildebrandini e altri della compagnia de’ Bardi di Firenze. Saducetto d’Adria graffiere di Carlo II, e Consalvo Garzia cavaliere di re Giacomo, erano stati deputati insieme a raccorre il danaro della sovvenzione generale per la guerra, e tutt’altro danaro appartenente a Carlo o a Giacomo. La compagnia Bardi avea promesso once 4,000 per prezzo della tratta di 40,000 salme di grano. E i due suddetti le davan questa scritta per le once 4,000, da lei veramente pagate. Reg. cit. 1299, A, fog. 185.
Diploma del 5 giugno duodecima Ind. Carlo II dà cautela per 10,000 once d’oro, pagate da alcuni mercatanti della compagnia degli Spini di Firenze, mercatanti di Bonifazio VIII. Questo danaro era stato rassegnato in vari giorni, a un cassiere dei re e a Consalvo Garzia. E Bonifazio il dovea a Carlo pro pretio quorundum jocalium. Ibid., fog. 183.
Diploma del 23 giugno. Sen vede che a tutto quel mese Giacomo dovea a Pietro Cornel condottiero, per stipendi e prezzo di cavalli, once 1,941. Per mezzo de’ Bardi ne fu pagata una parte in Provenza; il rimanente dovea soddisfarsi entro un anno. Ibid., fog. 112. Questo Cornel, citato dallo Speciale come consigliator della ritirata da Siracusa nel 1298, nella state del 1299, pria della nuova impresa, se ne tornò in Ispagna, come si vede da un altro diploma dato l’8 giugno, ibid., fog. 104, che gli accordò il permesso dell’uscita dalle frontiere.
Diploma del 23 giugno duodecima Ind., per once 1,120 date in prestito da Benedetto Bonaccorsi della compagnia de’ Bardi di Firenze, con cessione di tratta dì grani. Ibid., fog. 141.
Diploma del 23 giugno 1299, ibid., fog 96 a t., che contiene altri imprestiti e cessione della tratta di grani alla compagnia de’ Bardi di Firenze.
Diploma dell’ultimo di giugno duodecima Ind. Altri imprestiti de’ Bardi. Ibid., fog. 97.
Diploma dell’ultimo di giugno. Da questo si vede che la compagnia de’ Bardi avea casa in Marsiglia; e che avea tratto di Marsiglia e pagato in Napoli once 2,200 per tasse di Provenza, e decime ecclesiastiche di quelle chiese, concedute dal papa per la presente guerra. Ibid., fog. 185 a t.
Altro diploma del 4 luglio, ibid., fog. 147, per altri imprestiti di mercatanti italiani.
Diploma del 2 agosto duodecima Ind., ibid., fog. 167 a t., per un’altra tratta di vittuaglie alla stessa compagnia.
Altri se ne veggono sullo stesso proposito nell’Elenco delle pergamene del medesimo r. archivio, tom. II, pag. 193, 213 e 215, in data del 5 maggio 1298, 7 gennaio, 20 e 25 febbraio 1299.
Molti altri diplomi attestano che la compagnia de’ Bardi avea in affitto la zecca di Napoli; e talvolta gli ufici delle segrezie di qualche provincia.
[240] Veg. la nota [238], pag. 128.
[241] Diploma del 12 febbraio duodecima Ind. 1299, dall’archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 17. Vi si legge come tre cardinali da parte di Bonifazio aveano intimato a Carlo che pensasse a soddisfare i grossi debiti verso la santa sede, per imprestiti a lui e al padre, censo non pagato, e sussidi sì nella guerra, sì per lo maritaggio della figliuola con re Giacomo.
[242] Diplomi del 18 e 20 marzo, 8 e 23 aprile, dai quali si ritraggono vari atti di forza privata commessi da masnade e genti armatesi popolarmente in Vico, Maddaloni, e altre terre anche in Principato. Ibid. fog. 21 a t., 23 a t., 30 a t., 51, 75.
[243] Diploma del 25 marzo duodecima Ind. per le vittuaglie che si portavano clandestinamente a’ confini dei nemici in Basilicata, particolarmente dalla terra di Colubrano. Reg. cit. 1299, A, fog. 24 a t.
Diploma del 9 aprile duodecima Ind., al capitano di Bari. È la commissione del suo uficio, pel buono e pacifico stato de’ cittadini, e perchè ab hostium non ledantur insidiis. Ibid., fog., 26.
[244] Diploma del 22 marzo duodecima Ind., ibid., fog. 23, nei quale si legge un capitano in Lucera.
Diploma del 26 marzo duodecima Ind., pel quale è eletto un capitano in Bari con mero e misto impero. Ibid., fog. 25.
[245] Diploma del 26 marzo duodecima Ind. (1299), col quale è fornita una picciola somma per riparazione delle galee testè tornate di Sicilia. R. archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 524.
Diploma del 9 aprile duodecima Ind., perchè si fornissero di biscotto alcune galee napoletane e aragonesi nel porto d’Otranto. Ibid., fog. 31 a t.
Diploma del 12 aprile duodecima Ind., per comperarsi subito gran copia di stoppa da rispalmar le galee. Ibid., fog. 51 a t.
Diploma del 2 maggio duodecima Ind., per cinque galee catalane ch’erano a Brindisi, e si dovean vettovagliare, e armarne quattro, non bastando la gente per cagion delle malattie. Ibid., fog. 65 a t.
Diploma del 29 maggio duodecima Ind. Remiganti in gran copia assoldati in Pozzuoli, Salerno, Sorrento, e Castellamare. Ibid., fog. 85.
Vari diplomi del 30 maggio duodecima Ind., per remiganti da assoldarsi in Gaeta, Amalfi, Castellamare e altri luoghi. Ibid., fog. 93.
Diploma del 2 giugno, per armarsi dieci galee e provvedersi di viveri. Ibid., fog. 87.
Tre diplomi della stessa data, che contengono altre richieste di uomini per la flotta. Ibid., fog. 88 e 99.
Diploma del 23 giugno, per armamento di galee in Brindisi. Ibid., fog. 97.
[246] Riguardo all’esercito si trovano nel r. archivio di Napoli questi documenti:
Diploma del 28 marzo duodecima Ind., per lo quale fu differita infino alla pasqua l’adunata in arme di tutte le milizie feudali a Foggia, bandita prima per marzo. Reg. 1299, A, fog. 26 a t.
Diploma del 18 aprile duodecima Ind., perchè da Principato e Terra di Lavoro si recassero in Napoli balestrieri e fanti. Ibid., fog, 51 a t.
Diploma del 27 aprile duodecima Ind., Chiamata al militar servigio in Calabria. Ibid., fog. 80.
Diploma del 2 maggio, duodecima Ind., per trovarti balestrieri e pedoni pronti agli ordini di Roberto duca di Calabria, vicario generale. Ibid., fog. 54.
Diploma dell’8 maggio, duodecima Ind. Chiamata al militar servigio e allo addoamento. Ibid., fog. 79.
In tutto il registro 1299, A, ci son molti altri diplomi per armamento de’ cavalli all’impresa di Sicilia.
[247] Diploma del 18 aprile, duodecima Ind., al castellano di Pozzuoli, per aver cura che di quella spiaggia non andasser marinai a Ischia e Procida, e non si facessero segnali alle dette isole con fuoco e fumo. Reg. cit., fog. 51 a t.
Diploma del 6 maggio, duodecima Ind,, pel quale è differito l’ordine dato al comune di Aversa che mandasse 1,000 uomini, armis et instrumentis aliis decenter munitos ad rebelles insulas nostras Iscle Capri et Procide. Ibid., fog. 61.
Diploma del 5 giugno 1299. Ibid., fog. 103 a t. Per adunarsi fanti con accette e scuri da mettere a guasto le campagne d’Ischia, ove Giacomo si dovea portare con la flotta. Napoli dovea fornir 400 uomini, Aversa 300, Capua 300.
Diploma del 12 giugno, duodecima Ind. Si doveano pagare per 10 dì, alla ragione di dieci grani al giorno, i 300 fanti d’Aversa, mandati pel guasto d’Ischia. Provvedeasi che il danaro si ritraesse da una contribuzione degli abitanti d’Aversa. Ibid., fog. 128.
[248] Veg. docum. XXVI e XXVII, e questi altri:
Diploma del 12 marzo, duodecima Ind. (1299), per la custodia degli statichi del castell’Abate. Reg. cit. 1299, A, fog. 45.
Diploma del 14 marzo. Il dì 20 i principi Roberto e Filippo si dovean trovare con le genti loro sotto il castell’Abate, per combatter quelle di Federigo, se venissero al soccorso. Perciò, affinchè abbian giusto numero di cavalli e fanti, è provveduto: quod de quolibet foculario mictant servientem peditem unum, munitum armis decentibus et expensis que sibi sufficient amorandum ibidem cum duce prefato. Ibid., fog. 46.
Diploma del 28 marzo. Per la medesima cagione, chiamati al militare servigio i feudatari delle città di Napoli, Capua ed Aversa pel 14 aprile. Ibid., fog. 2 a t.
Diplomi del 1 e 2 aprile duodecima Ind. (1299), per milizie presentatesi al castell’Abate, coram Roberto primogenito nostro duce Calabrie. Ibid., fog. 36.
Diplomi dell’8 e 9 aprile, da’ quali si scorge che Apparente di Villanova castellano del castell’Abate, consegnatolo agli angioini, ebbe salvocondotto a tornarsi in Sicilia. Ibid., fog. 6.
Altro diploma dell’8 aprile, per gli stipendi delle genti che avean assediato il castell’Abate. Ibid., fog. 7 a t.
[249] Diploma del 2 aprile 1299, risguardante il pagamento degli stipendi a 260 cavalli di Guidone di Primerano, a’ quali doveansi once 520 al mese, computato ogni milite per due scudieri. Si comanda che vadan subito alle frontiere de’ nemici a Rocca Imperiale e Ordeolo, per cavalcar continuamente quelle campagne, dandovi il guasto. In questo diploma si parla ancora di danari pagati ai Catalani e almugaveri di Berengario d’Intensa, e d’un negozio che costui dovea compiere. Vi si fe’ molta premura per l’assedio d’Ordeolo, ove si doveano adunare altre forze, e anche aiuti procacciati dal papa. Nel citato registro 1299, A, fog. 54.
Diploma del 1 maggio, duodecima Ind., dal quale si vede che già Rocca Imperiale era venuta in man degli angioini. Reg. seg. 1299, A, fog. 69.
Due diplomi del 2 maggio, duodecima Ind. (1299), coi quali son dati altri provvedimenti per l’assedio di Ordeolo; ed è creato un capitano in val di Crati e Basilicata cum mero et mixto imperio et gladii potestate, che vada subito a quell’assedio. Ibid., fog. 66 a t. e 68.
Diploma del 14 giugno. È data autorità a Ruggier Sangineto di fermar patti con Berengario de Muronis milite, per la ricuperazione d’Ordeolo e Porta di Roseto. Ibid., fog. 128.
Diploma del 15 luglio, duodecima Ind. Provvedimenti perchè non manchi il danaro a incalzar l’assedio d’Ordeolo. Ibid., fog. 124.
Diploma dell’8 settembre tredicesima Ind. (1300), dal quale si vede che Ordeolo con Pietra di Roseto eran già in poter degli angioini. Reg. 1299–1300, C, fog. 331 o piuttosto 371.
Diploma del penultimo maggio duodecima Ind. (1299). Provvedimenti per la espugnazione del castel di Squillaci. Ibid., fog. 86 a t.
[250] Diploma del dì ultimo febbraio duodecima Ind. I principi Roberto e Filippo, da parte del re, in Otranto avean patteggiato con Berengario degl’Intensi che la tenea per parte de’ nemici. Berengario indi era, dice il diploma di Carlo II, ad fidem et mandata nostra reversurus, e gli si dovean pagare, per lui e la sua compagnia, once 2,856, 7, 10, per stipendi dal 18 ottobre undecima Ind. (1297) sino a tutto agosto della stessa Ind. Reg. cit. 1299, A, fog. 22.
Diploma del 12 aprile duodecima Ind. (1299). Berengario d’Intensa avea preso statichi dalla terra di Montalto, e consegnatili a Stefano de Argat, sotto giuramento di custodirli per esso. Il re, non avendogli dato autorità a trattare, scioglie il giuramento dato allo stesso Berengario dall’Argat, e comanda che gli statichi si ritengan prigioni dal conte di Catanzaro. Ibid., fog. 49.
Diploma del 23 aprile duodecima Ind., per liberarsi alcuni Catalani e Aragonesi della compagnia di Berengario d’Intensa. ch’erano stati messi in prigione. Ibid., log. 75.
Diploma dell’8 giugno duodecima Ind., ove si dice che Otranto era tuttavia insidiata, e si sospettava di que’ medesimi Catalani della compagnia d’Intensa che l’avea consegnato agli angioini. Ibid., fog. 90 a t.
Diploma del 6 luglio duodecima Ind., per alcuni uomini d’Otranto. Da questo si scorge che Guglielmo Palotta tenea già Otranto per Federigo, che gli fu sostituito Berengario d’Intensa, e che Palotta adesso era anch’egli fedele di re Carlo. Ibid., fog. 160 a t.
Niccolò Speciale, lib. 3, cap. 15, dice chiaro il tradimento di Berengario, ch’era stato sostituito a Guglielmo Palotta nel comando d’Otranto. Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 38, afferma che Berengario degl’Intensi, preso ad Aversa, fu liberato sotto sicurtà, per procaccio di Giacomo.
[251] Tre diplomi del 25 giugno, reg. cit. 1299, A, fog. 132 a t. e due del 2 luglio, ibid., fog. 119 a t. 120, svelano quest’altro tradimento. Un tal che tenne il castello di San Giorgio in Calabria, prima per Giacomo re di Sicilia, poi per Federigo, or abboccatosi col medesimo Giacomo, avea pattuito di render il castello a Carlo II, se gli si pagassero i soldi corsi, suoi e del presidio che montavano ad once 55. Non è mestieri aggiugnere che Carlo fece dar subito la moneta.
Da un altro diploma del 7 settembre tredicesima Ind. 1300, reg. seg., 1299–1300, C, fog. 372, segnato per errore 332, si vede che il nome di costui era Albagno d’Aragona. Con questo diploma si ordinava a favor di lui un altro pagamento.
Altri fallirono a Federigo, forse senza vender castella a’ nemici. Tali sembrano i casi de’ due documenti seguenti.
Diploma del 10 aprile duodecima Ind. Guidone Lombardo, già nemico, si era convertito. Datagli in feudo la terra di Monforte in Sicilia, ch’ei tenea da Giacomo e da Federigo. Ibid., fog. 13.
Diploma del 3 giugno duodecima Ind. Perdonato a Gerardo di Bonavite da Firenze, se tra 15 dì tornasse alla ubbidienza. Costui era stato disertore la prima volta dagli angioini ai nostri; ora era ad Ischia, e pensava tornare a’ primi con un nuovo tradimento. Ibid., fog. 89.
[252] Honor est quod onus alleviat, leggesi ne’ due diplomi dati il 10 aprile duodecima Ind. (1299) per la tradigione che racquistava a Carlo II le terre di Martorano e Taverna. Nel r. archivio di Napoli, reg. citato 1299, A, fog, 13 e 38, a t.
[253] Nic. Speciale, lib. 4, cap. 12, 13.
[254] Diploma del 24 giugno 1299, nel r. archivio dì Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 113, a t.
[255] Nic. Speciale, lib. 4, cap. 14.
Il tempo della morte di Corrado Lancia si argomenta anco da un diploma del 15 giugno 1299, sottoscritto da Vinciguerra Palizzi cancellier del regno, in Testa, op. cit., docum. 17.
[256] Del tradimento di costui fa fede anco un diploma di Carlo II, dato a 13 settembre tredicesima Ind. (1299), col quale son rimesse tutte lor colpe a Salvacossa, protontino d’Ischia, e agli altri abitanti che piegarono a parte siciliana, ma poi, succedentibus prosperis, dice il diploma, tornarono in fede. Nel r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C.
Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 37, 38.
[257] Nic. Speciale, lib. 4, cap. 18.
Anon. chron. sic., cap. 62 e 63, e diploma di Federigo, dato il 6 luglio 1299, ivi trascritto.
Veggansi ancora, Annali di Forlì, in Muratori, R. I. S., tom. XXII, pag. 174.
Cronaca di Bologna, ibid., tom. XVIII, pag. 304, dove è errato il giorno della battaglia, e portato il numero delle nostre galee a 33, delle nemiche a 55.
Cronaca di Cantinelli, presso Mittarelli, Rer. Faventinarum script. Venezia, 1771, pag. 311.
Ferreto Vicentino, in Muratori, R. I. S., tom. IX.
Tolomeo di Lucca, ibid., tom. XI, pag. 1303.
Gio. Villani, lib. 8, cap. 29, che si mostra assai male informato dei fatti di tutta questa guerra. Ei fa montare le galee nemiche a 70, e le nostre a 60, e dice Federigo Doria ammiraglio dell’armata siciliana. I nostri storici tacciono il nome di questo ammiraglio.
Una delle galee siciliane prese in questa battaglia fu prestata dal governo di Napoli a Francesco Ildebrandini di Firenze. Diploma dato di Napoli a 20 luglio duodecima Ind. (1299), reg. cit., 1299, A, fog, 174, a t.
[258] Annali di Forlì, in Muratori, R. I. S., tom. XXII, pag. 174. Vi si legge qualche errore nella cronologia di questi fatti; ma ciò non toglie alla ragione probabilissima che l’autore assegna a questa partenza di Giacomo, da non potersi spiegare abbastanza con la moderazione verso il fratello, o infedeltà con parte angioina, che gli attribuiscono gli scrittori guelfi.
La stessa ragione è detta nella cronaca di Cantinelli citata nella nota precedente. Ivi si legge che Giacomo tornò in Catalogna, quia dominus papa Bonifacius noluit sibi dare stipendia que sibi promiserat.
[259] Questa testimonianza dello Speciale, acquista maggior fede da’ documenti del r. archivio di Napoli.
Diploma del 24 giugno 1299, pel quale si provvede che i condottieri, con le compagnie mercenarie, si faccian trovare a Nicotra, ove andrà Giacomo con la flotta a imbarcarli. Reg. 1299, A, fog. 96 a t., e 113 a t.
Due diplomi del 20 luglio duodecima Ind. indirizzati a Egidio di Foloso e Stefano Testardo, condottieri, perchè subito si portassero a Nicotra per passare in Sicilia. Quivi si legge che il governo angioino facea opera a mandare in Sicilia quanta maggior forza potesse. Ibid., fog. 182.
[260] Nic, Speciale, lib. 4, cap. 15.
[261] Diploma del 5 agosto 1299, pubblicato dal Testa, op. cit., docum. 19. Si prometteano a Giacomo per tutta la sua vita 2,000 once all’anno, e 6,000, nel caso che si racquistasse tutta l’isola.
[262] Diploma del 18 luglio 1299, da’ Mss. della Bibl. com. di Palermo, Q. q. G. 1, fog. 190.
[263] Nic. Speciale, lib. 4, cap. 15.
Anon. chron. sic., cap. 63.
[264] Nic. Speciale, lib. 4, cap. 14. Leggesi nell’Anon chron. sic., cap. 62, la citata epistola di Federigo, data di Messina a 6 luglio 1299, pubblicata ancora in altre opere.
[265] Diplomi del 19 luglio duodecima Ind. (1299). Rostaino Cantrlemi, eletto capitano dell’armatetta, che dovea partir subito contro le ribelli isole d’Ischia, Procida, Capri. Nel r. archivio di Napoli, reg seg. 1299, A, fog. 152 e 173.
Diploma del 20 luglio. Promessa di perdono agli uomini delle dette tre isole, Ibid., fog. 152.
Diploma del 29 luglio. Pei fanti e cavalli d’Aversa, levati per la fazione d’Ischia. Si dovean pagare i primi alla ragione di grana dieci al giorno, i secondi di un tarì e grana dieci al giorno. Ibid., fog. 177.
Diploma del 30 luglio duodecima Ind. 1299, anno 15 di Carlo II, indirizzato alla moglie di Tommaso di Mattafellone. Dopo la recente vittoria navale su i nemici, Ischia e Capri erano tornate al nome regio. Perciò liberasse immantinenti Corrado Salvacossa, datole prigione per iscambiarlo col marito di lei, prigione de’ nemici, al quale sarebbe provveduto altrimenti. Ibid., fog. 133.
Diploma del 31 luglio, ibid. Somigliante comando a Ludo de Huc, al quale il governo avea dato il prigione Giovanni Abbate d’Ischia, in compenso de’ danni che Ludo avea sofferto una volta, prigione in man de’ nemici. In entrambi questi diplomi si fanno grandi parole della vittoria che, jam patet in orbem, e della clemenza verso gli abitatori di Capri e Ischia.
Diploma del 13 settembre tredicesima Ind. (1299), per tenersi Ischia in demanio. Reg. seg. 1299–1300, C, fog. 3.
[266] Due diplomi dati di Salerno il 16 agosto duodecima Ind. (1299), pel quali Pietro Salvacossa milite è eletto protontino d’Ischia, e si vede che queste uficio era di comandante in secondo luogo nell’armata. Vi si leggono straordinarie lodi ed espressioni di benevolenza per costui. Reg. cit. 1299, A, fog. 170, a t.
Diploma dato dì Salerno il 16 agosto duodecima Ind., nel quale costui è eletto capitan generale delle navi nel regno di Napoli: Te igitur capitaneum vassellorum nostrorum que armantur et armabuntur in antea in partibus istis pro tempore generalem, Rogerio tamen de Lauria militi regni Sicilie et Aragonum ammirato dilecto consiliario familiari et fideli nostro cum in partibus istis erit superioritate officii reservata, duximus usque usque ad beneplacitum majestatis nostre statuendum eum plena meri et mixti imperii et gladii potestate, etc. ibid., fog. 171.
Diploma del 4 ottobre tredicesima Ind. 1299, 15o del regno di Carlo II, pel quale è riconceduta a Pier Salvacossa, protontino d’Ischia, la terra di Castronovo in val di Mazzara presso Vicari, e i casali di Palagonia, Calaczura e Calatalfati in val di Noto. Reg. seg. 1299–1300, C, fog. 6.
Diploma del 4 agosto tredicesima Ind. 1300, dal quale si vede che Salvacossa era naturale d’Ischia. Ibid., fog. 71 a t.
[267] Docum. XXXI.
Un altro diploma del 17 luglio, a Tommaso di Ortona, tesoriere presso Roberto, dispone che delle once 2,000 mandategli in carlini d’oro e d’argento e tornesi d’argento, si pagassero le genti d’arme lasciate da Giacomo in Sicilia, compresivi i 100 cavalli di Ruggier Loria. R. archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 174.
Un altro del 29 luglio porta la elezione di Giovanni di Porta a maestro razionale nell’isola di Sicilia presso Roberto. Ibid., fog. 132 a t.
Talchè si può argomentare che la corte angioina volesse far mostra d’istituire presso il vicario di Sicilia un ordinamento di amministrazione speciale, rendendo alla Sicilia que’ benefici che le erano stati tolti per le novazioni di Carlo I.
[268] Diploma del 18 luglio duodecima Ind. (1299). Una nave di mercatanti italiani avea portato in Milazzo vin greco e altre merci, che sembran d’uso domestico, a Ruggier Loria. Ei ne pagò parte; per lo rimanente, che volea gittar addosso a Carlo, die’ in pegno argento e masserizie. E Carlo infatti, tolse su di sè il debito, ragionandolo sugli stipendi dell’ammiraglio. R. archivio di Napoli, reg. seg. 1299, A, fog. 155 a t.
Diploma dell’ultimo luglio Duodecima Ind. Per biscotto da consegnarsi a richiesta di Giacomo o dell’ammiraglio. Ibid., fog. 200.
Diploma del 2 agosto duodecima Ind. Per mandarsi una galea con foraggi a Gualtiero conte di Brienne e di Lecce, militante in Sicilia. Ibid., fog. 136 a t.
Diploma del 19 agosto. Per farsi tornare all’armata in Sicilia alcuni marinai di castell’Abate, che se n’eran fuggiti. Ibid., fog. 138 a t.
Diplomi dell’11 e 29 agosto 1299, per grano, orzo e semola mandati all’esercito in Sicilia, nell’Elenco delle pergamene del r. archivio di Napoli, tom. II, pag. 222 e 223. Dall’ultimo di questi diplomi si scorge, che nel corso d’agosto si sparse nuova in Cotrone che Roberto si fosse ritirato di Sicilia, onde fu venduto in quella città un carico di vittuaglie ch’era a lui destinato.
Ricadono a un di presso in questo tempo, e perciò le noto qui, le seguenti concessioni feudali che non mi è paruto accennare nel testo, ma pur possono mostrare, che la corte di Napoli non cessava di gratificar di beni i suoi settatori più fedeli.
Diploma del 19 marzo duodecima Ind. 1299, pel quale fu conceduto a Squarcia Riso milite, il castello e la terra, Sancti Filadelli (San Fratello) situm in valle Demonis, in vece di quel di Sortino, datogli olim serviciorum tuorum intuita, ma tenuto da’ Siciliani. R. archivio di Napoli, reg. 1299, A, fog. 48 a t.
Diploma del 24 luglio duodecima Ind. Conceduta a Matteo ed Arrigo Riso militi, e a Francesco Riso da Messina, la terra di Geremia in Calabria. Ibid., fog. 149.
Diploma del 24 luglio duodecima Ind. Ratificata la concessione feudale del castel di Baccarati in vai di Noto, presso Aldone e Caltagirone, che Giacomo re d’Aragona avea già fatto a Filippo de Porta, in cambio di Castrocucco, da lui posseduto in Principato. Ibid., fog. 155.
Diploma senza data, che trovasi nello stesso registro 1299, A, appartenente alla duodecima Ind. cioè infino al 31 agosto. Pel castello di Cuttuli in Principato, già promesso a Ruggier Loria in restituzione o dono. Ibid., fog. 113.
[269] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 1 e 2.
La morte ignobile e povera di costui è detta dallo Speciale. I documenti tratti dal r. archivio di Napoli, che qui notiamo, provano che la corte angioina dapprima volle dar qualche facoltà a questo gran feudatario siciliano, ma lo spregiava come avvien sempre a’ traditori.
Tre diplomi del 26 aprile tredicesima Ind. (1300). Manfredi Maletta conte dì Mineo è fatto castellano di Manfredonia; e insieme si provvede a tramutare in Barletta i prigioni ritenuti in quella fortezza. Reg. seg. 1299–1300, C, fog. 146 a t.
Diploma del 12 maggio tredicesima Ind. Perchè la prescrizione non noccia a Manfredi Maletta, ritenuto da buone ragioni a sperimentare i suoi dritti su certe castella. Ibid., fog. 221 a t.
Tre diplomi del 18 maggio seguente. Perchè il castel di Manfredonia fosse consegnato a Maletta, ma i prigioni e le armi tramutati nel castel di monte Sant’Angelo, e le vittuaglie consegnate a un cittadino di Manfredonia. Ibid., fog. 250.
Diploma del 30 luglio tredicesima Ind. 1300. Era stata commessa al Maletta, ancorchè degno di cose maggiori, la custodia di Monte Vulto cum gualdo suo et vallis Vitalbe. Ibid., fog. 291.
Diploma del 3 agosto seguente. Ritoltagli questa custodia, perchè appartenea a Giovanni di Monforte. Ibid., fog, 264.
Diploma del 18 agosto tredicesima Ind. Legittimazione di Matteo Maletta, figliuol naturale del. vir nobilis comes Manfridus Malecta. V’era scritto ancora comes Minei, e si vede cancellato. Ibid., fog. 396 a t.
Diploma del 1 settembre decima quanta Ind. (1300). È affidata al conte Manfredi Maletta la custodia della regia foresta e palagio di San Gervasio. Ibid., fog. 176.
Si vede da questi diplomi qual poca fidanza avesse il governo angioino in questo sciagurato, e quanto lo disprezzasse nei medesimi favori che gli dispensava, per allettare coll’esemplo i baroni siciliani all’abbandono della santa causa ch’avean preso a sostenere.
[270] Nic. Speciale, lib. 6, cap. 3, 4, 5.
[271] Quondam pater patriae, qui Romanos hactenus redolebas. Ibid., cap. 7.
[272] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 6.
[273] Diplomi di Federigo, dati la più parte di Castrogiovanni d’ottobre 1299, co’ quali confermò alla città di Caltagirone le sue leggi e consuetudini, la proprietà de’ suoi beni, la franchigia della tassa de’ marinai, e le die’ inoltre un casale e un feudo. Privilegi di Caltagirone, lib. 1, fog. 1, 25 e 48, citati dal padre Aprile, Cronologia di Sicilia; cap. 22 a 25.
[274] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 7.
Anon. chron. sic., cap. 64.
Montaner, dopo lungo silenzio, ripiglia in questo tempo la narrazione de’ fatti di Sicilia, con dire al capitolo 190, che il duca Roberto era già in Catania, consegnatagli da messer Virgilio, dice egli, di Napoli, e due altri cavalieri. D’altronde ei si mostra non men restio che male informato, nel parlar di queste vicende.
I nomi de’ traditori e la liberalità senza misura che adoperò con essi la corte angioina, si veggono da’ seguenti diplomi. Le prime concessioni sonvi date il dì 11 ottobre 1299; e indi è da argomentare che quel giorno, o poco innanzi, entravano i nemici nella tradita Catania.
Diploma del 26 dicembre tredicesima Ind. (1299). Attendentes fidem et merita fructuosa Virgilii de Catania militis, il re lo elegge consigliere e famigliare suo, e lo raccoglie nella regia casa. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1299–1300, C, fog. 42 a t.
Diploma del 29 dicembre tredicesima Ind. 1300 (deve intendersi anche 1299, secondo il nostro computo, perchè la cancelleria angioina, come abbiamo notato più volte, ragionava il nuovo anno dal venticinque dicembre). È conceduto a Virgilio de Catania milite, il castel di Vicari e il casal di Ciminna. Fatta la concessione da Roberto, ratificata dal re con questo diploma. Ibid., fog. 41.
Diploma del 9 gennaio tredicesima Ind. (1300). Confermato a Margherita di Scordia da Catania, filia quondam magistri Michaelis de Sanducia, il casale di Scordia in val di Noto, ch’essa ebbe per successione del padre. Ibid., fog. 180 a t. Credo che costei fosse la moglie di Virgilio, che forse n’ebbe in dote il feudo di Scordia, e prese questo titolo col quale il chiama sempre Speciale.
Diploma del 20 luglio tredicesima Ind. 1300, anno 16 di Carlo II. Vi è trascritto un privilegio di Roberto, dato di Catania a dì 11 ottobre tredicesima Ind. (1299), pel quale furon dati in feudo al detto Virgilio il tenimento Piccarani, tenuto da Matteo di Termini ribelle, il tenimento Scorpionis et casale Chifala (forse Cefalà Diana), nella Sicilia oltre il Salso; sotto condizione di dargliene compenso, se gli uomini di quelle terre tornassero in fede a patti. Ibid., fog. 67.
Diploma del 20 luglio 1300, dov’è trascritto un altro privilegio di Roberto, dato anche di Catania il dì 11 ottobre 1299, confermandosi a Virgilio di Catania il castello di Thadar in val di Noto, ch’egli tenea tra i beni dotali; con la solita diceria de’ suoi grandi meriti nella conversione di Catania. Ibid., fog. 68 a t.
Diploma della stessa data, dove n’è trascritto uno di Roberto dell’11 ottobre 1299. Vi si riconcedono a Virgilio di Catania i casali di Pbake, Bayano, e Pisone in vai di Castrogiovanni. Ibid., fog. 69.
Diploma del 20 luglio 1300, docum. XXXVI. Vi si legge chiaramente, al par che nei diplomi sopra citati, e quasi con le stesse parole, la parte principalissima che questo Virgilio avea avuto nel tradimento di Catania, e prendea in trattarne degli altri.
S’intinsero nel tradimento di Virgilio o parteciparono de’ suoi frutti, Simone fratello, e Giacomo figliuolo di lui.
Diploma dato di Napoli a 4 agosto, tredicesima Ind. 1300, anno 16 di Carlo II, nel quale è trascritto un privilegio di Roberto dato di Catania l’11 ottobre 1299, tredicesima Ind. Di questo Simone è detto che i Catanesi tornarono alla ubbidienza, ejus ministerio ac Virgilii de Catania militis fratris sui. Al momento gli era stata conceduta l’aspettativa d’un feudo del valore di once 50 annuali. Or gli si assegnavano i casali Chanzerie, Consene, Contiminii et Racalginegi exhabitata ab antiquo, di qua dal Salso, presso Caltagirone. Ibid., fog. 86.
Diploma dato di Napoli il 20 luglio tredicesima Ind. 1300, in cui n’è trascritto uno di Roberto, dato di Catania a 11 ottobre 1299. Son conceduti a Giacomo di Catania, figliuolo di Virgilio, i castelli di Calatamauro e di Bivona, tenuti, il primo da Guglielmo Calcerando, l’altro da Ugone Talach. La concessione in Catania si vede fatta, com’era uso, innanzi molti nobili, Guglielmo eletto Salernitano, vicario pontificio nell’isola e cancelliere del re, Loria, Amerigo de Sus, Ruggier Sanseverino, e altri conti. Ibid., fog. 33 e 64. Il principio di questo diploma è nel fog. 33, il fine nel 64, perchè questo e molti altri registri furono legati ad occhi chiusi negli andati tempi. Ma si veggon le tracce della antica numerazione delle pagine, cioè xxxij nel attuale 33, e xxxiij nell’attuale 64.
Ho cavato dal r. archivio di Napoli i nomi degli altri traditori, per congegnarli alla esecrazione di tutti i Siciliani. Oltre Napoleone Caputo, di cui parla lo Speciale, e Simone e Giacomo di Catania, l’un fratello, l’altro figliuolo di Virgilio, furono Gualtiero Pantaleone, Gualtiero Lamia e Tommaso Connestabile.
Diploma del 26 dicembre 1299, pel quale Napoleone di Catania fu creato consigliere e famigliare del re, con la stessa formola del diploma della medesima data per Virgilio di Catania. Reg. seg. 1299–1300, C, fog. 42 a t.
Diploma del 20 dicembre 1299, nel quale con le medesime parole del diploma dell’ugual data, riportato di sopra per lo stesso Virgilio, Napoleone di Catania milite ebbe in feudo i casali di Avola e Buscemi, e quel disabitato di Momolina. Ibid., fog. 41.
Diploma del 26 dicembre 1299. Con le stesse parole di que’ di Virgilio e Napoleone, fu creato Gualtiero di Pantaleone di Catania, consigliere e famigliare del re. Ibid., fog. 42 a t.
Diploma del 24 gennaio 1300 tredicesima Ind., anno 16 di Carlo II. Ratificata con privilegio la concessione feudale del casale di Silvestro in territorio di Lentini a Gualtier Pantaleone di Catania, quem militari nuper decoravimus cingulo. Ibid., fog. 52 a t.
Diploma del 25 gennaio stesso. È conceduto a questo Gualtier Pantaleone il casal di Biscari in val di Noto, in merito della fede e prontezza quibus in procuranda reversione civitatis Cathanis ad fidei nostre cultum laborasse dignoscitur. Ibid.
Diploma del 15 febbraio tredicesima Ind. 1300, anno 16 di Carlo II.
Con le medesime formole è conceduta a Gualtiero de Lamia da Catania, stato sempre fedele in cuor suo, il tenimento di Vaccarato in territorio d’Aidone. Ibid., fog. 54.
Diploma del 20 luglio tredicesima Ind. 1300, pel quale è conceduto il casal di Muletta in Val di Mazzara a Tommaso de Comestabulì de Thasina civis Cathanie, un tempo ribelle, e poi, dopo il racquisto di Catania, voltosi a servire con efficacia Roberto. Ibid., fog. 85.
Due altri diplomi parlan di altri; certo traditori, ma non forse in questo fatto di Catania.
L’uno è dato il 28 dicembre 1300 (1299) tredicesima Ind., anno 15 di Carlo II, e contiene le seguenti concessioni: A Pietro di Monte Aguto, Racalmuto e Caccamo; a Gilberto di Sentillis, Giarratana e Palazzolo; a Ugolino di Callaro, Licodia; a Pietro Sossa, Calatafimi e Calatamauro in val dì Mazzara; a Simone di Belloloco, il caste! di Tane o Gane, e il casale di Chondroni o Thondroni, in vece del cartel di Sortino, concedutogli da re Giacomo all’assedio di Siracnsa, nell’ignoranza che Carlo lo avesse già dato a Squarcia Riso. Ibid., fog. 42.
L’altro il 2 maggio tredicesima Ind. 1300, anno 16 del regno di Carlo II. Conceduti a Giuliano d’Alessandro da Siracusa i casali di Cassibari e Lungarini. Ibid., fog. 56 a t., e duplicato a fog. 20.
[275] A costui fu data in premio Licodia. Veg. il diploma del 28 dicembre 1299, citato nella nota precedente.
[276] Nic. Speciale, lib. 5, cap, 8 e 9.
[277] Et que (servitia) ad presens sub continuis laboribus in convertendis ad fidem predictam aliis civitatibus et locis insule Sicilie prestat, etc., si legge nel docum. XXXVI.
[278] Anon. chron. sic., cap. 64..... Non tamen quod aliquod ipsorum captum fuerit a dictis hostibus ex pretio sive pugna.
[279] Lo principe de’ nuovi Farisei
Avendo guerra presso a Laterano,
E non con Saracin, nè con Giudei,
Che ciascun suo nimico era Cristiano,
E nessuno era stato a vincer Acri,
Nè mercatante in terra di Soldano.
Dante, Inf., c. 27.
Gio. Villani, lib. 8, cap. 23.
Breve di Bonifazio, dato il 13 giugno anno 5, da Anagni, in Raynald, Ann. ecc., 1299, §. 6.
Ferreto Vicentino, in Muratori, R. I. S., tom. IX, pag. 970.
[280] Raynald, Ann. ecc., 1299, §. 4; e 1301, §§. 1 e 2.
[281] Francesco Pipino, lib. 4, cap. 41 e 47, in Muratori, R. I. S., tom. IX.
[282] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 9.
Raynald, Ann. ecc., 1299, §, 4.
[283] Raynald, Ibid.
[284] Così io scrissi nella prima edizione, prestando fede allo Speciale piuttosto che a Montaner, il quale sostiene a cap. 192, che il principe di Taranto fosse mandato dal padre per porre in terra a capo d’Orlando, e andar a trovare Roberto in Catania; ma che stigato da’ suoi, per cupidità di gloria e di preda, si deliberava ad assaltar Trapani. La lettera di Carlo II, docum. XXXII, or toglie ogni dubbio, e attesta la grande esattezza dello Speciale, narrando come lui i particolari dell’impresa del principe di Taranto.
[285] Ho a un di presso voltato in italiano lo Speciale, il quale forse presta le sue frasi al buon Sancio, ma certo riferisce fedelmente il consiglio.
[286] La citata lettera di Carlo II a Filippo il Bello, dà al principe di Taranto a un di presso seicento cavalli, e gran forza di fanti. Angelo di Costanzo, scrittore del secolo XVI, porta i fanti a mille; ma le parole di Carlo II sembrano indicare un maggior numero L’epistola di Federigo ai Palermitani, citata qui appresso, dice anche seicento i cavalli nemici; Speciale settecento. Il Montaner, cap. 192, esagerando senza freno, fa montare la forza de’ nemici a 1,200 cavalli, e de’ nostri a 600 cavalli e 3,000 fanti; e toccando gli ordini della battaglia, dice messi da Federigo alla vanguardia Calcerando, Moncada e Blasco, i fanti alla dritta, e i cavalli alla mancina; il che mal s’accorda con la descrizione di Speciale, più particolareggiata e più degna di fede.
[287] Il Montaner porta abbattuta da Federigo la bandiera di Filippo, e indi i due giovani principi strettisi a combatter tra loro; e dall’Aragonese morto il cavallo all’Angioino, onde Martino Peris D’Aros s’era avventato a costui per spacciarlo, se non che Federigo il trattenne ad onta di Blasco Alagona. È evidente, che Speciale non avrebbe defraudato il suo re di questa gloria di abbattere il principe di Taranto; e che perciò il racconto del Montaner si dee noverar tra le disorbitanti sue favole ad esaltazione de’ reali d’Aragona.
[288] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 10.
Anon. chron. sic., cap. 56 e 57, ov’è trascritta la epistola di Federigo a’ Palermitani.
Epistola citata di Carlo II, docum. XXXII.
Gio, Villani, lib. 8, cap. 34.
Montaner, cap. 192.
Tolomeo da Lucca, Ann., in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 1304, che con picciolo anacronismo porta questa battaglia nel 1300.
[289] Questo privilegio, dato in Palermo il 20 dicembre 1299, è pubblicato dal de Vio, privilegi di Palermo, pag. 24.
Il Testa, op. cit., pag. 98, dice anche accordate da Federigo larghissime franchige a Marsala, perchè que’ cittadini aveano egregiamente meritato nella battaglia della Falconarìa, capitanati da Giovanni di Ferro. Ma ei non cita questo privilegio, nè a me è venuto fatto di trovarlo, o vederne cenno negli scrittori contemporanei.
[290] Nic. Speciale, Anon. chron. sic, e Montaner, luoghi citati.
[291] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 11.
[292] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 12.
[293] Montaner, cap. 191.
[294] Tommaso di Procida, seguendo la diffalta di Giovanni suo padre, passò a parte angioina; ove fu molto accarezzato, e resigli i beni paterni, come si vede dai diplomi citati nel cap. XV, pag. 104, 105, 106, e da un altro del 21 ottobre decimaquarta Ind, (1300), per la restituzione di altri stabili in Salerno. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1299–1300, C, fog. 101, a t.
[295] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 12.
Anon. chron sic., cap. 68.
Ramondo Montaner, cap. 191, narra assai diversamente questa fazion di Gagliano. Il primo errore è, che la pone innanzi alla battaglia della Falconarìa. Il secondo, che tace del tutto il tradimento del castellano, e dice andati a Gagliano i cavalieri della Morte, per combatter Blasco e Calcerando, che sapeano trovarsi in quel castello. Ei dà a’ nostri dugento cavalli e trecento pedoni; ai nemici in tutto cinquecento cavalli e assai fanteria. Quanto ai movimenti e ai casi della battaglia, si allontana assai meno dallo Speciale, anzi, in alcuni punti, s’accorda del tutto con esso. Io ho creduto seguir piuttosto Speciale che Montaner, perchè il primo è istorico più grave e nazionale, il secondo infedelissimo in questo periodo. Si potrebbe dubitare che il castellan di Gagliano fosse il medesimo istorico Montaner: ma io penso che no; 1o. pel nome diverso, appellandosi il castellano Montaner de Sosa, e l’istorico solamente Montaner; 2o. pel detto anacronismo rispetto alla battaglia della Falconarìa, nel quale il castellano non sarebbe caduto di certo; 3o. infine per quel nobile e cavalleresco carattere dell’istorico Montaner, incapace di un inganno di guerra, che può ben dirsi tradimento nerissimo.
Degli uomini di paraggio uccisi o caduti in poter di Federigo in questi due combattimenti della Falconarìa e di Gagliano, ci fan fede anco i seguenti documenti: Diploma del 15 aprile tredicesima Ind. (1300). Per la tutela de’ figliuoli di alcuni cavalieri, nuper mortui in Sicilia, guerreggiando contro i nimici. Nomina Simone Agrilleri, Goffredo de Mili, Adamo de Siliac e Goffredo di Joinville. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1299–1300, C, fog. 143.
Diploma del 22 aprile tredicesima Ind. Per la cura dei beni feudali di Giovanni di Joinville, militis captivi apud hostes. Ibid., fog. 258.
Diploma del 22 giugno tredicesima Ind. Commessa a Filippo di Tuzziaco l’amministrazione de’ beni del suo parente conte di Brienne e di Lecce, prigione de’ nemici In Sicilia, ibid., fog. 93 a t.
Diploma del 7 luglio tredicesima Ind. 1300. Salvocondotto alla contessa di Corigliano, per andar a visitare il marito, prigione In Sicilia. Ibid., fog. 161.
Un altro diploma della stessa data contiene dei provvedimenti pe’ vassalli del conte di Brienne e di Lecce, prigione de’ nemici. Ibid., fog. 162.
Diploma del 20 luglio tredicesima Ind., per l’amministrazione de’ beni de’ militi, baroni e altri feudatarì, che, combattendo pel re in Sicilia, caddero in man del nemico. Ibid., fog. 279 a t.
[296] Veggasi cap. XXVII, pag. 164.
[297] Gio. Villani, lib. 8, cap. 23.
[298] Raynald, Ann. ecc., 1300, §§. 10 e 11.
Diploma di Federigo, dato il 1 dicembre 1299, presso l’Anon. chron. sic., cap, 57.
Diploma di Carlo II, dato il di 8 maggio tredicesima Ind. (1300). Il re commetteva a Matteo d’Adria e Landolfo Ayossa, legati suoi a Genova, d’attraversare gli aiuti che preparavansi a Federigo; armandosi, com’ei sapea, due galee da Rosso Doria, due da’ Volta, tre dagli Spinola, due da Francesco Squarciafico, una da Giacomo di Cisterna, e anche dodici dal comune, sotto specie di servir all’uopo delle sue guerre, ma in realtà per accompagnare quegli armamenti destinati alla Sicilia. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. Carlo II, 1299–1300, C, fog. 195, a t.
4 Federigo stese anche la mano a prender beni ecclesiastici in sussidio della guerra; ma assai discretamente, per non si concitar contro il clero siciliano, che teneva a lui non ostanti le istigazioni di Roma. Veggasi il trattato di Caltabellotta nel capitolo seguente, e i documenti citati dal di Gregorio, Considerazioni sopra la storia di Sicilia, lib. 4, cap. 5, e annotazione 49 allo stesso capitolo.
[299] Docum. XXXII.
[300] Diploma negli archivi del reame di Francia, J. 513, 47.
[301] Raynald, Ann. ecc., 1300, §§. 15 e 16.
[302] Raynald, Ann. ecc., 1300, §§. 12, 13, 14. Tra le ultime parole del breve son queste: Nonnulla vero alia pro subsidio negotii acies considerationis nostrae circumspicit, quae presentibus non duximus inserenda. Ibid., §. 21, si vede che Bonifacio scrisse ai Catanesi, rallegrandosi con loro della ribellione di Ragusa, di Noto e d’un’altra terra per parte angioina.
[303] Raynald, Ann. ecc., 1300, §§. 1 a 4, e nota del Mansi su lo stesso luogo. Bolla di Bonifacio, data 22 marzo, ibid., e nella cronica di Francesco Pipino, lib. 4, cap. 41, in Muratori, R. I. S., tom. IX.
[304] Raynald, Ann. ecc., 1300, §. 10, che cita una bolla del 1 marzo 1300 a questo effetto.
[305] Gio. Villani, lib. 8, cap. 36.
Raynald, Ann. ecc., 1300, §. 8.
Cronaca d’Asti, in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 191, 192. L’autore della Cron. d’Asti fu testimone oculare.
Ferreto Vicentino, in Muratori, R. I. S., tom. IX, pag. 896.
[306] Oltre le asserzioni di Bonifazio nel breve del 9 gennaio 1300, citato poco fa, questi sussidi forniti dalla corte di Roma nell’anno trecento, son provati da’ seguenti diplomi del r. archivio di Napoli, reg. seg. Carlo II, 1299–1300, C.
Diploma dato di Napoli a dì 8 maggio tredicesima Ind. (1300). È una quetanza de’ danari che Bartolomeo de Capua, protonotaio e logoteta, avea ricevuto per conto del re dalla corte di Roma, e speso ne’ bisogni della guerra e dei reame. Vi si leggon le seguenti somme. Da papa Niccolò V, once d’oro 6,000. Da papa Bonifazio ad Anagni, in due volte, once 4,000, più 3,000, più 5,700. Dal medesimo a Roma, per mezzo di rari mercatanti a fin di pagare galee e uomini d’arme di Catalogna in quest’anno tredicesima Ind. once 4,000. Infine anche in Roma altre once 10,000. Reg. cit., fog. 409 a t.
Diploma dato di Anagni a 5 giugno tredicesima Ind. È cautela per once d’oro 8,500, date in prestito a re Carlo da papa Bonifazio. Ibid., fog. 412 a t.
Diploma monco e senza data nel medesimo registro, fog. 374 a t, Si legge tra vari altri di settembre 1300. Slmilmente è cautela di danaro dato a re Carlo dal papa, cogitans quod ad promocionem et prosecucionem negocii recuperacionis insule nostre Sicilie contra Fridericum de Aragonia, hostem ejusdem Romane Matris Ecclesie atque nostrum Siculosque rebelles, pecuniali subsidio egebamus, etc., e segue con parole di gratitudine grandissima verso il papa, che gli avea dato in prestito fiorini 23,000 in fiorini d’oro e tornesi grossi d’argento; e once d’oro 1,000, in once d’oro. Il re ipotecava alla restituzione, tutti i suoi regni e beni. Avea ricevuto una parte di questo danaro per mezzo degli Spini di Firenze, mercatanti, o, come oggi si direbbe, banchieri del papa.
[307] Diploma dato di Napoli a 18 maggio tredicesima Ind. (1300). Nobilibus et discretis viris Potestati, Capitaneo, Principibus Artium, Vexilliferis Justitie, communi et populo civitatis Florentie. Li avea ringraziato re Carlo di fiorin d’oro 5,000, donatigli in quest’anno; e di 200 cavalli ausiliari, mandatigli il 20 aprile. Or nuove grazie rendea per altri 3,000 fiorini; e pregavali di richieder altri sussidi di danaro, da altre città di quelle regioni. Nel r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 235.
Diploma dato di Napoli a 12 luglio tredicesima Ind. (1300). Re Carlo elegge Guglielmo Recuperanza da Pisa, procuratore a riscuoter da quantunque persone e comuni di Toscana, il danaro promesso o da promettersi, in sussidio della siciliana guerra. Gli commette in particolare di riscuoter 4,000 fiorini dalla città di Lucca, e mandarli per la compagnia dei Bardi di Firenze. Ibid., fog. 164.
Diploma dato di Napoli a 10 agosto seguente, perchè la compagnia de’ Bardi s’abbia questi 4,000 fiorini di Lucca, in isconto de’ suoi crediti contro il re. Ibid., 287.
Diploma dato di Napoli a 19 aprile tredicesima Ind. (1300). Guglielmo de Recuperanza è eletto, con piena guarentigia, procurator dal re a torre danaro in prestito col favor degli amici e devoti del re in Toscana, da comuni, compagnie e privati, pei bisogni dell’impresa che s’apparecchiava contro la Sicilia. R. archivio di Napoli; reg. 1299–1300, C, fog. 144 a t.
Diploma dato di Napoli a 4 maggio tredicesima Ind. Arrigo d’Aprano da Napoli, cavaliere, è mandato a corte di Roma, per accattar, con ordine del papa o senza, 4,000 once da alcune compagnie di mercatanti, obbligando i regni e beni di Carlo, e le decime ecclesiastiche a lui concedute da Martino IV, Niccolò IV, e Bonifazio. Ibid., fog. 150.
Diploma del 18 aprile tredicesima Ind. (1300) dato di Napoli, per imprestiti da mercatanti fiorentini, da soddisfarsi su la tratta de’ grani. Ibid., fog. 302.
Diploma dato di Napoli 20 maggio tredicesima Ind. La compagnia de’ Bardi di Firenze avea prestato al re once d’oro 1,200, per le spese di mandare in Ungheria Carlo suo nipote. Provvedimento di soddisfarle in parte con once 500, che gli uomini di Civita restavano a dare, per le once 1,000, promesse al re s’ei li ritenesse in demanio. Ibid., fog. 244.
[308] Diploma dato di Napoli a 19 giugno tredicesima Ind. (1300). Perchè si pagasse sulla tratta delle vittuaglie, il rimanente delle once 580, date in prestito a Roberto duca di Calabria da Gualtier de Ala e Marino Riccioli da Catania. R. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 260 a t.
[309] Diploma al siniscalco di Provenza, dato di Napoli a 11 febbraio tredicesima Ind. (1300). R. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 353.
[310] Diploma dato di Napoli a 13 giugno tredicesima Ind. (1300). Promettesi largo nolo e ristorazion dei danni che potessero recare i nemici, a chiunque portasse in Sicilia con le proprie navi, grano, orzo, vino, panni, ferro, ec. R. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 241 a.t.
Diploma del 20 giugno, ibid., fog. 269; 8 settembre decimaquarta Ind. (1300), ibid., fog. 176; 18 ottobre seguente, ibid., fog. 100 a t.; 22 detto, ibid., fog. 102; 28 detto, ibid., fog. 106 a t.; detto, ibid., fog. 115, per grani ed altre derrate mandate a Roberto in Catania.
La corte di Napoli porgeva anche del danaro a Roberto.
Diploma dato di Napoli a 2 agosto tredicesima Ind. (1300), per once 7,940 in fiorini e carlini d’oro e d’argento, mandate a Catania per gli stipendi. Ibid., fog. 90.
Diploma dato di Napoli a 15 settembre decimaquarta Ind. (1300), per once 2,500 da mandarsi subito in Sicilia all’ammiraglio. Ibid., f. 160.
[311] Diploma dato di Napoli a 2 maggio tredicesima Ind. (1300), nel r. archivio di Napoli, reg. seg. 1299–1300, C, fog. 148 a t. Tratta de’ soldati, qui vel bolla nostra contra dictos hostes et rebelles nostros in actu vel congressu relinquerint, vel negligentes in illis aut inobedientes tibi (Rogerio de Lauria) fortassis extiterint, etc.
[312] Diploma dato di Napoli l’8 settembre 1299 duodecima Ind., r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 374. È mandato in Francia da re Carlo a que’ due principi del sangue, maestro Lodovico de Verdun, rogaturum eos et procuraturum cum illis ex parte nostra quod ipsi ad nos in regnum nostrum predictum....... nobis certa guerre nostre prosecutione accedant.
Gli è data autorità di pagare a ciascun di loro infino a ventimila lire tornesi picciole, per le spese del viaggio, togliendole in presto, sotto la ipoteca di tutti i beni del re.
[313] Diploma dato di Napoli 4 maggio tredicesima Ind. (1300). Ruggier Loria avea arruolato 60 cavalli in Catalogna, Valenza e altri domini di Giacomo pel soldo, che sarebbe stabilito da un vescovo e un frate legati di Carlo II. Loria obbligò per lo pagamento tutti i suoi beni in Ispagna. E Carlo dichiaravasi tenuto a ristorare perciò di quantunque spesa lui o i suoi eredi. R. archivio di Napoli, reg. seg. 1299–1300, C, fog. 150.
[314] Diploma dato di Napoli 18 maggio tredicesima Ind. Ibid., fog. 321.
Diploma del 18 maggio, al comune di Firenze, citato di sopra, pag. 180, nota 1.
[315] Diplomi del 23 giugno tredicesima Ind. R. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 368 a t., e 27 giugno, ibid., fog. 268, pel Grimaldi; e del 21 ottobre decimaquarta Ind. (1300), ch’è il conto del credito di Tommaso di Procida per sè e la sua compagnia. A lui 5 once al mese, a’ suoi uomini d’arme 4 per ciascuno, 15 once per prezzo d’un caval baio perduto in servigio, 7 once per un altra, 15 e 10 once per riscatto di ciascuno di vari uomini d’arme, ed once 8 per uno scudiero, fatti prigioni da’ nemici. Una parte gli fu pagata in danaro, il rimagnente in frumento. Ibid., fog. 101 a t.
Altro diploma, ibid., fog. 107, pel conte Filippo di Fiandra.
Altro del 25 ottobre decimaquarta Ind., per Umberto (primo di questo nome) delfino di Vienna, condottiero di 100 cavalli, ibid., fog. 112 a t.
Altro del 31 ottobre per altri 300 cavalli, ec.
[316] Sette diplomi dati di Napoli a 20 maggio tredicesima Ind. a diversi baroni. Perchè si recassero al servigio feudale in Matera, sotto il conte Pietro Ruffo, capitan generale di guerra in quelle province, sì che si facesse un ultimo sforzo contro il nemico, già prostrato e confuso. Nel r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 237 a t. e 238 a t.
[317] Diploma dato di Napoli a 13 maggio tredicesima Ind. È dato a Riccardo di Grimaldo, abitator di Cosenza, e a’ malandrini della sua compagnia, stati valentissimi contro i nimici, di appropriarsi quantunque prendesser su loro, persone e robe, fuorchè le persone il cui riscatto passasse le 100 once o potesse portare al re il racquisto di qualche terra, nel qual caso si darebbero 100 once alla compagnia. Nel r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 222 a t.
[318] Diplomi dati di Napoli a 9 maggio 1300, tredicesima Ind. nel reg. citato 1299–1300, C, fog. 197 a t. Bertrando Vicecomite è eletto capitano con mero e misto impero, finchè giunga a Catania, a consegnare a Roberto gli stuoli di fanti e cavalli che mandavagli il re. Questa straordinaria autorità per lo solo viaggio, mostra che trista gente fossero questi rinforzi assoldati dal re di Napoli.
[319] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 13.
Ei dice espressamente 400 cavalli toscani. I diplomi testè citati, parlan di 200 cavalli di Firenze, ed è naturale che gli altri fossero di altre città di Toscana, al medesimo effetto richieste da Carlo e dal papa, come innanzi si disse.
[320] Diplomi dati di Napoli a 3 gennaio 1300, tredicesima Ind., registro citato 1299–1300, C, fog. 50 a t. Sono in favore de’ comites nauclerii, proderii, balistarii et marinarii seu homines maris, etc. La terra d’Agosta nell’uno, e la città di Patti nell’altro di questi diplomi, è detta: Nunc exhabitatam et propriis incolis derelictam, etc.
[321] Diploma dato di Napoli, 28 dicembre 1300, tredicesima Ind. (cioè a dire, secondo il nostro computo, dicembre 1299, perchè la cancelleria di Napoli cominciava il nuov’anno a 25 dicembre), nel r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 41 a t. È conceduto in feudo il castel di Palagonia in val di Noto in Sicilia, a Rimbaldo de Ofar, uno de’ guerrieri spagnuoli lasciati da Giacomo in Sicilia, e assai segnalatosi.
Altro diploma della stessa data, ibid., fog. 42. Concessioni di Caccamo e Racalmuto a Pietro di Monteagudo; di Giarratana e Palazzolo a Gilberto de Sentillis, e altri, forse la più parte spagnuoli.
[322] Breve del 1 febbraio citato di sopra, in Raynald, Ann. ecc., 1300, §. 12, e altri citati nello stesso paragrafo.
[323] Raynald, Ann. ecc., 1300, §§. 17, 18, 19, breve dato il 15 gennaio 1300.
[324] Raynald, Ann. ecc., 1300, §. 19.
[325] Diploma nel citato registro 1299–1300, C, fog. 363. È dato di Napoli il 7 maggio tredicesima Ind. (1300), e indirizzato al siniscalco di Provenza. Dice aver provveduto che sulle entrate delle dette contee, ubi melius, commodius, habilius et liberius percipi valeat et haberi, assignetur et stabiliatur Inclito principi domino Jacobo, Illustri Regi Aragonum, filio nostro carissimo, perceptio annui redditus unciarum auri duo millia computandis in summa pecunie ad quam tenemus eidem juxta quod..... in patentibus licteris nostris hactenus exinde factis, etc.
[326] Raynald, Ann. ecc., 1300, §. 19.
Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 42. Gli ordini di Giacomo furon replicati il 21 marzo, a’ suoi sudditi dimoranti in Sicilia, Ugone de Empuriis, Blasco Alagona, Martino d’Otiet, Bernardo Ramondo de Ribellas, Guglielmo Calcerando, Ponzio de Queralto, Guerao de Pons, Pietro di Puchuert e Bernardo Queralto.
[327] Veggansi Ann. genovesi, in Muratori, R. I. S., tom. VI.
Iacopo de Varagine, parte 12, cap. 9, in Muratori, R. I. S., tom. IX.
Giorgio Stella, ibid., tom. XVII, pag. 1015 e 1019.
[328] Raynald, Ann. ecc., 1300, §§. 12, 18.
Egli cita questi brevi del papa senza pubblicarli. Uno se ne trova negli archivi del reame di Francia, J. 715, 25, dato di Laterano il 1 febbraio 1300, il quale fu recato da Isarno priore di Benevento. Bonifazio in questo breve, tra le altre cose, si applaudisce d’avere accolto i legati di Genova allocutione placida et affabili, servata gravitate, ut in talibus quam hujus rei qualitas exigebat, cum oblalionibus grandium et honorabilium gratiarum.
[329] Raynald, Ann. ecc., 1300, §. 10.
[330] Ibid., §. 11.
[331] Giorgio Stella, Annali di Genova, in Muratori, R. I. S., tom. XVII, pag. 1019.
[332] Queste pratiche con Genova, accennate appena da Raynald, Ann. ecc., e da Giorgio Stella, Ann. di Genova, ne’ luoghi citati, si ritraggono largamente da’ diplomi del r. archivio di Napoli, reg. di Carlo II, segnato 1299–1300, C. Noi ne pubblichiamo i più importami, cioè il primo e un altro che contiene i capitoli dell’accordo; degli altri, che son molti, diamo un elenco, perchè a trascriverli per tenore sarebbe ingrossar oltre modo il volume, e apparterrebbe a una collezion diplomatica, piuttosto che al presente lavoro. È da avvertire, che i nomi propri de’ castelli saranno scrìtti come trovansi in ciascun diploma; storpiati in uno ad un modo, in uno ad mi altro. Que’ di Esa o Eza e Torbia facilmente si riconoscono. Non così l’altro di Santaneta o Santonetta; ma dalla somiglianza del suono, e più dalla posizione topografica, sembra l’attuale terra di Sant’Agnese, su i confini degli stati piemontesi col principato di Monaco. Non ho saputo raffigurare in alcuna delle terre di quei dintorni il nome di Albegio, Labegio, o Abegio, che per altro era una semplice torre senza villaggio, ondechè, distrutta la fortezza, si potè perdere al tutto il nome, ma a molte terre del Piemonte si vede aggiunto, oltre al nome proprio, quello di Albie, e con questa traccia si potrebbe entrare in una ricerca ch’io non ho alcuna ragione da intraprendere. Torbia era castello fortissimo, come il dice Benvenuto da Imola nel comento a’ versi del Dante:
Tra Lerici e Turbia, la più deserta,
La più romita via è una scala, ec.
Purgat., c. 3.
Ecco l’Elenco dei diplomi:
Diploma del 16 aprile 1300, docum. XXXIII.
Lo stesso di 16 aprile 1300. Lettere patenti ai due legati. Reg. cit., fog. 257.
Lo stesso dì. Scritto al siniscalco di Provenza che venga a Nizza; consegni, a richiesta dei due legati, Latorbia e Santaneta; ma se Genova, in luogo d’ultimar questo trattato, movesse le forze navali contro i domini del re, il siniscalco si faccia ad offender la repubblica per mare e per terra, fog. 355.
A 17 aprile. Perchè si consegni a richiesta dei due legati il castel di Latorbia, fog. 145.
Lo stesso dì. Il medesimo per lo castel di Santaneta, ibid. A 18 aprile. Credenziali a’ due legati, fog. 256 a t.
A 20 aprile. Al siniscalco di Provenza. A richiesta de’ legati, inibisca di mandar soccorsi alla terra di Monaco dai luoghi vicini, fog. 355.
A 21 aprile. Si fa cenno della missione dei legati, Verum, attento et cognito quod in hiis et ceteris factis nostris prima post Deum sanctissimi in Christo patris clementissimi et domini nostri domini Bonifacii, summi pontificis, spes nos regit, etc., è ordinato che i legati vadan prima a corte del papa, ed espostogli il negozio, mutino, aggiungano o tolgano secondo che a lui parrà, fog. 145.
A 21 aprile. Lettere patenti, con autorità ai legati di dare e ricevere a nome di re Carlo le obbligazioni risultanti dal trattato, fog. 137.
A 6 maggio. Al castellano di La Torbia, che rassegni la fortezza a richiesta dei legati, fog. 200 a t.
Lo stesso dì. Due diplomi somiglianti ai castellani di Esa e Torre d’Abegio, fog. 225.
Lo stesso dì. Al siniscalco di Provenza, al medesimo oggetto della consegna di Esa, Latorbia e torre d’Abegio, fog. 362.
A dì 6 maggio. Documento. XXXIV.
A 7 maggio. Lettere di raccomandazione pei due legati di re Carlo, fog. 200.
Il dì stesso. Al siniscalco di Provenza. Tolga tutti aiuti a Monaco; e a questo effetto mandi un vicario a Nizza, fog. 862.
A dì 8 maggio. A Matteo d’Adria e Landolfo Ayossa legati in Genova. Si parla del recente trattato (certamente quello trascritto nel diploma del 6 maggio) come in romana curia noviter habiti de conscientia domini nostri summi Pontificis. Esaminato l’altro, il re mandava ai legati nuova procura per compiere il trattato. Insieme li forniva di lettere ai castellani delle fortezze da consegnarsi, al siniscalco di Provenza, e agli usciti genovesi in Monaco, per dar la terra, contentandosi a’ patti fermati in lor favore; e se costoro non si pieghino, i legati ne scrivano al cardinal Matteo di santa Maria in Portico. Per la restituzione delle castella staggite presso i Genovesi, facciasi il piacer del papa; cioè non si richieggano statichi, ma solo la fede di Niccolò Spinola, Niccoloso Doria, Albertazzo Spinola e Federigo Doria. I legati assicurino i Genovesi, che se i Grimaldi armeranno in Monaco, non sarà in lor offesa, ma de’ Genovesi militanti per Federigo d’Aragona. Intanto il re sapea che in Genova s’armavano per Federigo due galee da Rosso Doria, due da’ Volta, tre dagli Spinola, due da Francesco Squarciafico, una da Giacomo di Cisterna, e anche dodici dal comune, ma queste sotto specie di servire ad altro. Perciò impedissero questi aiuti, o, nol potendo, non fermassero l’accordo, fog, 195 a t.
Lo stesso dì 8 maggio. Nuove credenziali a’ legati, fog. 196.
Lo stesso dì. Lettere agli usciti genovesi di Monaco, perchè ubbidissero, fog. 200.
Diploma del 22 maggio tredicesima Ind. 1330. Sono i capitoli della pace con Genova, negli stessi termini di que’ del 6 maggio. Ma non vi si legge l’obbligo de’ Genovesi a richiamare gli armati di Sicilia, facendone caso di stato; nè di Carlo a tener siniscalco in Provenza non sospetto a Genova. In vece è detto, che la repubblica non darebbe, nè permetterebbe aiuti a Federigo; e Carlo non vieterebbe l’assedio di Monaco, nè la costruzione di bastioni a questo effetto. Si legge di più, che i Grimaldi e altri usciti possan avere asilo ne’ domini di Carlo, oltre certa distanza da Monaco. I legati sono i due soli primi; e i presenti capitoli si dicono testè mandati dal papa, fog. 410.
A 15 giugno. Nuova procura. Si parla del trattato, maneggiato in Genova per Adria ed Ayossa. Or sono elettr maestro Guglielmo Agrario procuratore a corte di Roma, i detti due primi legati, e Giovanni de Porta da Salerno, perchè ricevan Monaco dalle mani degli usciti genovesi, o insistan presso il sinscalco di Provenza per farsi a costoro viva guerra, e intanto congegnarsi la fortezza di Labegio, fog. 267 a t.
A 17 giugno. Al castellano della torre d’Albegio, per consegnarla a richiesta dei legati, fog. 242.
Lo stesso dì. Al siniscalco in Provenza e Forcalquier. Si dice che il papa avea mandato a re Carlo, Guglielmo Agrario per fargli intender la sua mente sullo affare di Monaco, indi il re aggiunse ai due primi legati, questo Agrario e Giovanni de Porta. E comanda al siniscalco di procacciare la resa di Monaco, con ogni modo di potenza o pazienza, fog. 365.
Lo stesso dì. Al medesimo siniscalco. Contiene sino a un certo punto gli stessi ordini. Aggiugnesi che, data Monaco dagli usciti, sian questi raccolti a Tolone, o in altri luoghi di Provenza, ove il trattato nol vieti, fog. 355.
Lo stesso dì. Al medesimo, perchè consegni la fortezza di Labegio a richiesta de’ legati, fog. 365 a t.
A 19 giugno. Al medesimo, se Monaco si trarrà di mano ai Grimaldi, sia data a persona fidatissima, talchè nullus alius nisi nos ibi posse habeat, e non accada alcuno sconcio quando sarà in potestà nostra, fog. 365 a t.
A 21 luglio. Al medesimo siniscalco. Dopo gli sforzi all’accordo tra il re e Genova, tra questa e i Grimaldi, non si conchiudea nulla, perchè degli usciti genovesi in Monaco chi assentiva, e chi no. Togliesse dunque le vittuaglie e tutt’altro aiuto a quel castello; e andasse a espugnarlo, per metterlo in man de’ Genovesi, fog. 367.
A 22 luglio. Al medesimo. Gli si trascrive una epistola del re al comune di Genova, tendente a manifestare questo provvedimento. Si raccomanda al siniscalco di metterlo ad effetto, fog. 367 a t.
A 23 luglio. Al medesimo. Gli è trascritta la lettera del dì innanzi, con altre più efficaci parole per la esecuzione; al qual fine gli si mandano Roberto de Aldermaro da Nocera e Iacopo d’Itra, giurisperito, fog. 357 a t.
Lo stesso dì. Nobilibus et discretis viris capitaneo, potestati, consilio et communi civitatis Janue. Si dà ragguaglio ad essi della pertinacia degli usciti di Monaco, e de’ provvedimenti dati testè al siniscalco in Provenza. I due nuovi legati del re al siniscalco, accordinsi co’ governanti di Genova sul modo da tenere per la riduzione di Monaco, fog. 281 a t.
A 4 agosto tredicesima Ind. 1300. Aggiunti, per lo compimento del trattato con Genova, ai quattro legati primi, frate Taddeo, abate del monastero di san Giovanni degli Eremiti in Palermo, e Giovanni Vernallo da Napoli. Possan tutti i legati consegnar la torre d’Albesio; e per la più facile espugnazione di Monaco, uno o due de’ castelli di Latorbia, Esa e Santa Neta, da restituirsi dopo la presa di Monaco, fog. 264 a t.
Da un altro diploma, ibid,, fog. 139 a t., si vede che questo fra Taddeo, citato in quello del 4 agosto 1300, era spesso adoperato da Carlo II. Gli fu dato un passaporto per andare in Schiavonia per faccende del re.
[333] Gio. Villani, lib. 8, cap. 47.
[334] Brevi di Bonifazio, dati l’un di Laterano a 1 giugno 1301, l’altro di Laterano a 26 agosto del medesimo anno, portati da Raynald, Ann. ecc., 1301, §§. 15, 16, 17.
[335] Diploma del 28 dicembre 1399 (è segnato 1300 contandosi gli anni secondo la cancelleria angioina di Napoli dal 25 dicembre; ma toglie ogni dubbio l’indizione, ch’è segnata tredicesima, e l’anno del regno di Carlo II, scritto 15, poichè il 16 incominciava in gennaio 1300). Nel r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 50.
Non son particolareggiate in questo diploma le immunità che il re confermava.
[336] Diploma del 5 febbraio tredicesima Ind. (1300). Ibid., fog. 53 a t.
È silmilmente confermazione del privilegio di Roberto vicario.
[337] Diploma del 14 giugno tredicesima Ind., ibid., fog. 389 a t.
[338] Diploma del 15 febbraio tredicesima Ind., ibid., fog. 54, parla di reversione proxima in spiritu sinceritatis, degli uomini di Naso.
[339] Diplomi del 15 aprile tredicesima Ind., ibid., fog. 135; e 11 maggio seguente, ibid., fog. 12 e duplicato a 57 a t.
[340] Diploma del 20 luglio tredicesima Ind., fog. 71, e duplicato a fog. 82, del quale trascriviamo un brano nell’appendice.
[341] Diploma del 4 maggio tredicesima Ind. 1300, anno 16 del regno di Carlo II. Nel r. archivio di Napoli, reg. 1299–1300, C, fog. 198.
[342] Diplomi del 24 giugno e 30 agosto tredicesima Ind. Ibid., fog. 270 a t. e 91. Nel secondo son promessi a que’ di Tropea, se tornassero in fede innanzi il 1 ottobre, la franchigia de’ dritti di marineria e legnami per sei anni, e le persone e i beni degli almugaveri e altri nemici dimoranti in quella terra, per riscatto degli statichi di Trop a trattenuti in Messina.
[343] Diploma del 22 giugno tredicesima Ind. Ibid., fog. 249 a t.
[344] Due diplomi del 28 giugno 1300, pel conte Arrigo Ventimiglia, signor d’Ischia maggiore, della contea di Geraci, di Petralia soprana e disottana, Caronia e Gratterì. Ibid., fog. 79 a t. ed 80, e duplicati a fog. 47 a t. e 48.
[345] Diplomi dell’8 marzo tredicesima Ind. per Garzia Ximeno castellan di Geraci, ibid., fog. 31; del 21 aprile per Bartolomeo Cristoforo di Bucciano pedagogo; del 20 luglio per Pietro de Simenis castellano di Geraci (sembra lo stesso nome del Ximeno), ibid., fog. 70; el 20 luglio per Giordano Balderi, ibid., fog. 70; del 20 luglio per Giorgio Zaccaria milite, ibid., fog. 76; del 20 luglio, per Riccardo Guarna, ibid.; del 20 luglio altro per Giorgio Zaccaria, ibid., fog. 89; del 1 agosto per Niccolò di Cosenza abitatore di Lipari, ibid., fog. 277; del 6 settembre per Giovanni Misuraca, ibid., fog. 160 a t.
[346] Veggansi i vari diplomi citati nel cap. XVII, che son confermazioni di concessioni di Roberto.
[347] Son frequentissime nel detto registro di Carlo II, 1299–1800, C, le concessioni di questa natura.
Tra gli altri notasi a fog. 369 a t. un diploma di Carlo a Roberto dato a 20 luglio tredicesima Ind. Dice aver conceduto già in feudo a Giovanni de Anich once 50 annuali. Comanda che gli si dia locum quod dicitur Gratterium che rende tale somma; e se questo sia conceduto di già, ne abbia altro dal medesimo valore, dei beni de mero demanio non existentibus, cioè ricaduti al re per confiscazione, non soliti a tenersi in demanio.
Simile diploma, dato a di 11 febbraio tredicesima Ind,, ibid., fog. 358, per la concessione delle castella di Odogrillo e Mohac in Sicilia, a Bernardo Artus, per lo valore di 60 once all’anno, già promessogli.
[348] Diploma dato di Catania da Roberto a 14 marzo 1300, confermato da re Carlo a 29 luglio, pel quale sono conceduti a Paolo de Mileto i beni di Matteo e Tommaso di Termini traditori, cioè partigiani di Federigo. Reg. cit., fog. 34, e duplicato a 75.
[349] Diploma del..... maggio 1300. Ibid., fog. 56, e duplicato al fog. 19.
[350] Diploma pubblicato dal Testa, Vita di Federigo II, docum. 20, Quivi la data è del 20 luglio; ma riscontrandolo sull’originale nel registro 1299–1300, C, fog. 24 a t., citato erroneamente nel documento del Testa, reg. 1299, C, ho veduto che la vera data sia 20 giugno.
[351] Diploma del 20 giugno 1300, docum, XXXV.
[352] Diploma del 19 maggio tredicesima Ind. (1300), nel citato reg. di Carlo II, 1299–1300, C, fog. 250.
[353] Diploma del 31 luglio tredicesima Ind., dal quale si ritrae esser tornata in fede Cetraro, ibid., fog. 283; e gli altri citati nelle pag. 193, 194.
Sembra compiuta in quest’anno la dedizione, o vendita e tradigione, del castel di San Giorgio, trattata da Giacomo nella state del 99; trovandosi un diploma del 7 settembre tredicesima Ind. 1300 per pagarsi danaro, secondo i patti, ad Albagno d’Aragona, che dava al re il castel di San Giorgio in Calabria. Nel r. archivio di Napoli; reg. 1299–1300, C, fog. 372 segnato per errore 332.
[354] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 14.
[355] Speciale in questo luogo, dice Palmiero Abate, quasi evo prestantior tra gli altri capitani, e cel mostra concutiens caput jam vergens ad senium. Questo attestato parrebbe in contraddizione alle parole di Montaner, cap. 134, che il dà a vedere giovane, che si battesse la prima volta, nell’affronto di re Pietro co’ Francesi, tra Tudela e Besalu, l’anno 1285, come notammo, tom. I, pag. 331. Ma supponendo che fosse allora poc’oltre i 30 anni, e però nella battaglia di Ponza avesse varcato i 50, si posson trovare esatte a un tempo le due testimonianze dello Speciale e del Montaner; nè le contrasta il diploma del 1272, citato da noi, tom. I, pag. 223, che porta Palmiero in quell’anno castellano del castel di Favignana.
[356] Semiviri, Speciale.
[357] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 14. Anon. chron. sic., cap. 69. Cronica di Bologna, in Muratori, R. I. S., tom. XVIII, pag. 304. Da questa si sa il giorno della battaglia, e la festa che ne fu in Bologna, e confermasi il numero delle navi nostre e nemiche. Tolomeo da Lacca, Ann. in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 1303, dice perdute da’ nostri 28 galee, e preso con Corrado Doria il figlio anco e il fratello.
Dà traccia altresì di questa battaglia un diploma del r. archivio di Napoli, registro citato 1299–1300, C, fog. 271, dato il 2 luglio tredicesima Ind. (1300), salvocondotto e raccomandazione per un Ramondo de Sulteri da Tolone, che: dimicans cum hostibus in marino conflictu cum eis novissime inito percussus et vulneratus est adeo, etc.
[358] Così lo Speciale. Confermasi tal testimonianza di lui per un diploma del 16 luglio tredicesima Ind. (1300), reg. cit., fog. 280 a t. È una scritta per le catene di ferro de’ prigioni siciliani, tunc morantibus in criptis predicte civitatis (Neapolis).
[359] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 15.
[360] Nic. Speciale, lib, 5, cap. 18.
[361] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 16.
[362] Racalgiovanni era castello sul giogo de’ monti che corrono ad occidente, tra i fiumi Salso e Morello, dal monte Artesino presso Asaro e Castrogiovanni.
[363] Castello or distrutto. Sorgea sotto il monte Tavi, rimpetto Leonforte, alla scaturigine del Dittaino.
[364] Così Speciale. Forse era altr’uomo, dello stesso nome di colui che vendè Otranto ai nemici, o quel desso, tornato a parte siciliana, con la indifferenza de’ condottieri mercenari. Di ciò darebbe argomento la dubbia fede in ch’era tenuto presso i nemici. Veg. cap. XVI.
[365] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 16 e 17.
[366] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 18.
[367] Diploma del 3 luglio tredicesima Ind. (1300). Salvocondotto a Bernardo Todoni, Iacopo Sirignano, e notaio Andrea di Taranto, oratori di Federigo di Aragona. Nel r. archivio di Napoli, reg. seg. Carlo II, 1299–1300, C, fog. 271.
Diploma del 4 luglio, ibid., fog. 28. Passaporto ad Alamanno Segafino milite, mandato in Sicilia a vedere i prigioni e trattare gli scambi.
Diploma del 13 agosto, ibid., fog. 271 a t. Permesso a Pietro d’Alamanno d’Ischia, per venire in Palermo a trattare il riscatto d’alcuni suoi concittadini prigioni.
[368] Diplomi del 25 aprile tredicesima Ind. ibid., fog. 138 a t. L’uno è ampio passaporto a Ramondo di Muntayana, mandato da Filippo principe di Taranto al padre, e da costui rinviato a Filippo. L’altro è permesso a Ramondo di Prestorano da Cefalù, di estrarre da qualunque porto del regno 100 salme di vino per portarle a Cefalù.
Diploma del 10 maggio seguente, ibid., fog. 224. Permesso del tutto simile in favor dello stesso Prestorano.
Diploma del 18 luglio tredicesima Ind., ibid., fog. 175 a t. Salvocondotto a Kirino da Messina, appartenente all’armata siciliana, perchè infino a tutto agosto potesse andare e tornar da Messina. Costui sembra al tutto adoperato come spione; e Prestorano fors’anco.
Diploma del 5 agosto tredicesima Ind. 1300. Salvocondotto al detto Ramondo di Muntayana, mandato dal re in Sicilia al principe Filippo. Dovea valere a tutto settembre. Ibid., fog. 278.
[369] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 19.
Il vescovo eletto di Salerno del quale parla Speciale, era in fatti cancelliere di Roberto e vicegerente, o, vogliam dire, vicario del papa in Sicilia. Con questi titoli si legge il suo nome in un diploma di Roberto, dato di Catania a 11 ottobre 1299, trascritto nel docum. XXXVI.
[370] Seguo nello Speciale piuttosto la lezione Frumentinum, che Furnuntinum; perchè appunto si legge d’un Pietro Frumentino giudice di Palermo, in un diploma del 27 marzo 1284. Tabulario della cappella del real palagio di Palermo, pag. 87.
[371] Nic. Speciale, lib. 5, cap. 20.
Il Fazzello, e altri appresso di lui, dicono compri i congiurati dalla corte angioina. Così dan certo, quel che vago si ritrae dalle memorie de’ tempi; e credon diminuire al paese il biasimo dell’attentato.
[372] Montaner, cap. 194, e Pachymer, in Andronic. lib. 5, cap. 12, opportunamente recato in questo luogo dal sig. Buchon nella collezione cit. Parigi, 1840, pag. 409.
[373] Montaner e lo Speciale con poco divario accennano questi segni, da’ quali il pratico Ruggiero de Flor conobbe qual vento sarebbe spirato. Il rossiccio che si dipinge nelle nubi verso il tramontar del sole, e tiensi indizio di vento, potea dar al mare il colore sanguigno, che Montaner si piace a descrivere in questo luogo.
[374] Nic. Speciale, lib. 6, cap. 2.
Montaner, cap. 196.
[375] Nic. Speciale, lib. 6, cap. 3.
Con frasi scure egli accenna alla invidia che fece passar senza dolore, e fors’anco con l’effetto contrario, la morte di questo gran guerriero. Ed è da ammirare l’istorico, secondo me gravissimo, e senza dubbio focoso patriotta, il quale, amando il paese d’amor non volgare, n’è tanto più severo nel biasimo de’ suoi vizi.
[376] Nic. Speciale, lib. 6, cap. 2, 4, 5.
[377] Nic. Speciale, lib. 6, cap. 3 e 4. Il Montaner, cap. 196, porta questi due soccorsi di Federigo innanzi quello di frate Raggiero.
[378] Nic. Speciale, lib. 6, cap. 5.
[379] Montaner, cap. 193.
[380] Gio. Villani, lib. 8, cap. 39 e seg.
[381] Raynald, Ann. ecc., 1300, §. 20.
[382] Il matrimonio di Caterina di Courtenay con Giacomo di Maiorca si era non solamente trattato, ma stimolato nel 1298, alla presenza del re e della regina di Francia e di molti principi reali, sotto la condizione della dispensa del papa, per la consanguineità. Diploma negli archivi del reame di Francia, J. 509, 11; e in Du Cange, Hist. de l’Empire de Constantinople, docum., pag. 38. Ma forse papa Bonifazio negò la dispensa, perchè la pretendente dell’impero greco sposasse il Valois, del quale ei si volea servire come strumento a’ suoi disegni.
[383] Brevi del 3 febbraio, 4 agosto, e 3 ottobre 1300, e 12 febbraio 1301, su la facoltà della dispensa e le proroghe ai termini; e breve del 3 settembre 1301, col quale il papa ratificò la dispensa, data dal vescovo delegato, sopra una promessa di Valois che non era stata rigorosamente osservata. Negli archivi del reame di Francia, J. 723, 8; J. 721, 8; J. 723, 9; e in Du Cange, Hist. de l’Empire de Constantinople, docum., pag. 41. La prima moglie di Carlo di Valois morì in Francia il 31 dicembre 1299, il 3 febbraio il papa da Roma preparava la dispensa al nuovo matrimonio. Du Cange, op, cit.
[384] Raynald, Ann. ecc., 1300, §§. 20 al 26; e brevi del 21 ottobre, 21 e 30 novembre 1300, da lui pubblicati. Veggansi ancora il breve del 4 agosto, e un altro del 30 novembre 1300; col primo de’ quali si accordò al Valois la metà dei crediti decorsi della corte di Roma per decime ecclesiastiche in Francia; e l’altro è indirizzato al Valois, assegnandogli un primo termine a venire in Italia. Negli archivi del reame di Francia, J. 721, 1.
Montaner, loc. cit.
Gio. Villani, lib. 8, cap. 32 e 43.
Nic. Speciale, lib. 6, cap. 7.
Ferreto Vicentino, lib. 1, in Muratori, R. I. S,, tom. IX, pag. 960 976 e seg.
Il matrimonio del Valois, con Caterina fu fatto il 28 gennaio 1301, Buchon, op. cit., ed 1840, pag. 47.
[385] Raynald, Ann. ecc., 1301. Brevi del 3 settembre 1300, da lui pubblicati o accennati, che tutti trovansi negli archivi del reame di Francia, J. 721, 2, e J. 722, 5.
[386] Raynald, 1301. Trovansi due bolle ne’ medesimi archivi, J. 722, 5, indirizzate l’una al Valois, l’altra a’ popoli di Toscana; e questa, seconda solamente è pubblicata nel Corps Diplomatique, tom. II, part. 2, pag. 4.
[387] Diplomi di Carlo II e di Roberto duca di Calabria, dati di Roma l’11 marzo 1302, negli archivi stessi, J. 509, 14, e J. 512, 21; e in Du Cange, Hist. de l’Empire de Constantinople, docum., pag. 43–44.
[388] Raynald, Ann. ecc., 1302, §. 1.
[389] Docum. XXXVII.
[390] Docum. XLI.
[391] Docum. XLII.
[392] Docum. XXXIX e XL.
[393] Docum. XXXVIII e XLIII.
[394] Veggansi oltre i citati documenti, per tutti i fatti del Valois in Toscana, e i preparamenti alla guerra di Sicilia:
Nic. Speciale, lib. 6, cap. 7.
Tolomeo da Lucca, Ann., in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 1304.
Gio Villani, lib. 3, cap. 49 e 50.
Cronaca di Dino Compagni, lib. 2.
Cronaca di Parma, in Muratori, R. I. S., tom. IX, pag. 842 e 843. Ivi è detto il soprannome di Carlo senza terra.
[395] Nic. Speciale, lib, 6, cap. 6.
[396] Speciale e Anonymi chron. sic., loc. cit.
[397] Montaner, cap. 197.
[398] Nic. Speciale, lib. 6, cap. 8.
Anonymi chron. sic., cap. 70.
[399] Federigo d’Incisa fu di Sciacca. Il provano, oltre la testimonianza dello Speciale riportata da noi nel cap. precedente, anche due diplomi, dati da lui come gran cancelliere del reame, nel 1317 e 1318, nel Testa, op. cit., docum. 36 e 37.
[400] Nic. Speciale, lib. 6, cap. 10.
Anonymi chron. sic., cap. 70.
Montaner, cap. 197 e 198.
Gio. Villani, lib. 8, cap. 50.
Tolomeo da Lucca, Ann., in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 1305.
[401] Nic. Speciale, lib. 6, cap. 10.
Anonymi chron. sic., cap. 70.
Ferreto Vicentino in Muratori, R. I, S., tom. IX, pag. 961.
[402] Veggasi la nota 2, pag. 223–24.
[403] Nic. Speciale, li. 6, cap. 9.
[404] Surita, Ann. d’Aragona, lib. 5, cap. 55.
[405] Nic. Speciale, lib. 6, cap. 10.
Anonymi chron. sic., cap. 70.
Gio. Villani, lib. 8, cap. 50.
Tolomeo da Lucca, in Muratori, R. I. S., tom. XI, pag. 1305.
Ferreto Vicentino, in Muratori, ibid., tom. IX, pag. 962.
Montaner, cap. 198.
Costoro il riferiscono assai brevemente; i nostri perchè voller tacere alcuni patti; gli stranieri perchè poco ne sapeano. Ma luce maggiore ci danno i documenti, trascritti in parte da Raynald, Ann. ecc., 1302, §§. 3 e 4, 6 e 7, e 1303, §§. 24 a 27, e più compiutamente riferiti negli Annali d’Aragona, lib. 5, cap. 56 e 60, da Surita, che correggendo la brevità dei contemporanei Speciale e Montaner, e riscontrandosi appunto con gli squarci pubblicati poi da Raynald sulle carte degli archivi di Roma, chiaro mostra aver avuto sotto gli occhi gli originali trattati.
Indi si ritrae, che i preliminari di Castronovo, fermati a 19 agosto 1302, furon questi:
«Federigo, col titolo di re, regnasse, durante la sua vita, in Sicilia e nelle isole adiacenti; senza tenerle da alcuno, ma independente e assoluto.
«Sposasse Eleonora, figliuola di re Carlo.
«Scambievolmente si rendessero i prigioni, senza riscatto.
«Scambievolmente si restituisser le terre occupate; in dì 15 da Roberto quelle di Sicilia; in dì 30 dal re Federigo quelle di Calabria.
«Ad ultimar la cosa e stabilire il tempo e i modi della esecuzione di questi patti, Federigo e Valois venissero a un abboccamento tra Caltabellotta e Sciacca, da cominciare il venerdì 24 agosto e finir la domenica 26. Ivi si stabilisse il titolo da darsi a Federigo, e il regno che avrebbe la prole di lui e d’Eleonora in luogo della restituita Sicilia.
«Fosse tregua dal 21 al 26 agosto, e sei dì dopo l’abboccamento.
«Valois procacciasse la ratificazione di re Carlo e di papa Bonifazio.»
Nell’abboccamento poi tra Sciacca e Caltabellotta si fecer queste mutazioni:
«Si chiamasse Federigo, re dell’isola di Sicilia, o di Trinacria, come piacerebbe meglio a re Carlo.
«Ai suoi figliuoli si procacciasse il regno di Cipro o di Sardegna. Non asseguita questa promessa, tenessero tuttavia la Sicilia; ma fossero sempre obbligati a renderla per la somma di 100 mila once d’oro.
«Le terre di Sicilia si restituissero in dì 22 dal 1 settembre; quelle di Calabria in dì 45.
«I beni delle chiese si restituissero allo stato in cui erano prima della rivoluzione dell’82.
«Perdonasse Federigo ai ribelli di Catania, Termini, e delle altre città datesi ai nemici; restando loro i soli beni che possedeano fino al giorno che s’alienarono da Federigo; e perdonasse re Carlo a’ Siciliani, quando tornassero sotto il suo dominio.»
I quali patti giuraronsi da ambo le parti a dì 31 agosto 1302. Lo stesso giorno promulgò Federigo la pace; annunziando solo ch’ei resterebbe re dell’Isola di Sicilia, e comandando si cessasse dal mandar le milizie a Corleone. Il documento è trascritto nell’Anonymi chron. sic., cap. 70.
E re Carlo tosto consentilli, non già Bonifazio; onde nuovamente si cominciò a trattare, tra lui e Federigo. In fine a 12 maggio 1303, Bonifazio promulgò una costituzione pontificia, la cui somma è questa:
Fatto il trattato di Federigo col Valois, e chiestane dal primo, per suoi oratori, l’approvazione del papa, disdicea Bonifazio que’ patti pregiudiziali alla Chiesa; ribenediva contuttoció Federigo; dispensava la consanguineità per le nozze sue con Eleonora; e ad aprir nuove pratiche mandava legati in Sicilia. Allora Federigo, riformati i capitoli, fece presentarli a corte di Roma dal conte Ugone degli Empuri, Federigo d’Incisa, e Bartolomeo dell’Isola. Pei quali promettea tener la Sicilia in vassallaggio della Chiesa; pagar in ogni anno, il dì di san Pietro, tremila once d’oro di censo; fornire a richiesta del papa cento lance, ognuna con tre cavalli almeno, pagati per tre mesi, o, in vece di questa, una forza navale equivalente; assoggettirsi in caso di trasgressione alle pene stesse cui andava tenuto il re di Sicilia, duca di Puglia, ec., per la concessione a Carlo I d’Angiò; restituir le chiese nel possesso di quanto godeano prima dell’82; dar alla Chiesa, senza gabella, la tratta di 10 mila salme di grano per la impresa di Terrasanta; fornir, coi giusti dritti di tratta, quante vittuaglie abbisognassero a Roma. I dubbi nella esecuzione di questi patti, rlsolverebbersi dal papa. Così, assentendo i cardinali tutti, fuorchè Matteo di S. Maria in Portico, approvò Bonifazio l’accordo; e dichiarò che, secondo il voler di Carlo, Federigo s’addimanderebbe re di Trinacria, finchè tenesse l’isola.
Furon queste le condizioni, e le modificazioni della pace di Caltabellotta. Nè nasca alcun dubbio sull’autenticità de’ documenti citati, se non si leggan le altre due particolarità che ho notato nel testo. Perocchè veramente per altri diplomi, non appartenenti al trattato dei principi, dovette Federigo consentire a Ruggier Loria il possesso di Aci in Sicilia; re Carlo a Vinciguerra Palizzi quello di tre castella in Calabria, come riferisce Niccolò Speciale. Nè in quel trattato avea luogo l’obbligazione particolare di Federigo a Valois, che l’aiuterebbe nell’impresa dell’impero d’Oriente, la quale si scorge dal documento citato qui appresso.
[406] Gio, Villani, lob. 8, cap. 50.
[407] Diploma dato di Lentini a 26 settembre 1302. Federigo promettea di dare al Valois, pagati per quattro mesi, dugento cavalli e quindici o venti galee; e permetteagii di armare in Sicilia altre dieci galee e quattrocento cavalli. Questo diploma è pubblicato dal Burigny, Storia di Sicilia, lib. 8, part. 2, cap. 5; e da Du Cange, Hist. de l’Empire de Constantinople, docum., pag. 43. Io dubitava dell’autenticità, solamente perchè Federigo, dopo la detta pace, vi s’intitola tuttavia: Rex Siciliae, ducatus Apuliae et principato Capuae, contro i patti stabiliti. Ma rifletteva all’incontro che Federigo forse non sì credè tenuto a lasciare quel titolo, prima che il trattato fosse ratificato da re Carlo II, e dal papa. Certo è che ho letto negli archivi del reame di Francia, J. 510, 18, un diploma di Filippo il Bello dato in dicembre 1313, col suggello reale in cera verde attaccato a fili di seta verde e rossa, dove si trascrive questo medesimo diploma di Federigo, attestando il re di Francia aver veduto l’originale in buona forma, e darne egli questa copia. Molti altri diplomi attenenti alla casa di Valois si trovano in simil forma di copie autenticate da Filippo il Bello.
[408] Nic. Speciale, lib. 6, cap. 11 e 12.
Anonymi chron. sic., cap. 70 e 71, ove leggonsi il diploma di Federigo per la pace, dato di Callabellotta il 31 agosto 1302, e quel dei legati del papa per lo scioglimento dalle scomuniche, dato di Lentini il 23 settembre.
[409] Nic. Speciale, lib. 6, cap. 12.
[410] Nic. Speciale, lib. 6, cap. 14, 15 e 16.
[411] Nic. Speciale, lib. 6, cap, 17, 19 e 20.
Montaner, cap. 198.
Anon. chron. sic., cap 70.
[412] Diploma dato di Lentini a 1 ottobre 1302, presso Testa, Vita di Federigo II, docum. 22 e 26.
[413] Diploma dato di Caltabellotta a 31 agosto 1302. Ibid., docum. 24.
[414] Nic. Speciale, lib. 6, cap, 21 e 22.
Gio. Villani, lib. 8, cap. 51.
Montaner, cap. 119 e seg. sino al termine della cronaca.
Veggasi anche un diploma di re Federigo, dato di Messina a dì 8 ottobre decimaquinta Ind. (1316), pel quale elegge Pietro d’Ardoino cancelliere Felicis exercitus Francorum in ducatu Athenarum morancium, nostrorum fidelium, etc. Tra’ Mss. della Biblioteca comunale di Palermo, Q. q. G. 2.
[415] Ferreto Vicentino, lib. 1, in Muratori, R. I, S., tom. IX, pag. 962 e 978.
[416] Nic. Speciale, lib. 6, cap. 18.
Raynald, Ann. eccl., 1302, §§. 5, 6 ed 8, e 1303, §§. 24, 25, 26.
[417] Raynald, Ann. eccl., 1303, §. 54,
[418] Ciò avvenne nel 1314. Nell’Anon. chron. sic., cap. 79, leggesi il diploma di Federigo a questo effetto, dato il 9 agosto.
[419] Non è superfluo al proposito di Federigo, ricordar che Dante nei primi canti del Purgatorio lodavalo come onor della Sicilia; che disegnava intitolargli la cantica del Paradiso, la quale poi andò sotto il nome di Can Grande della Scala; e che, mutando questi onori in acerbo disprezzo, in molti luoghi del Purgatorio stesso, del Paradiso, e anco nel Trattato della volgare favella, il disse avaro, vile, iniquo. I biografi del gran poeta, non chiariscono abbastanza s’ei fosse venuto in Sicilia, nè quali rapporti privati lo avessero mutato sì fattamente riguardo a Federigo. Delle pubbliche cagioni, le quali son più degne dell’Alighieri, ognun sa le grandi speranze de’ Ghibellini alla passata dell’Imperatore Arrigo di Luxembourg; la lega di questo potentato con Federigo; la intempestiva morte d’Arrigo, per la quale tornossi in Sicilia il nostro re, ch’era corso con l’armata siciliana, ad unirsi all’imperatore contro gli Angioini di Napoli. Questo ritorno, se fu necessario per Federigo, tolse ogni riparo al precipizio de’ Ghibellini; e perciò lor parve perfidia, viltà, scelleratezza, come dicono le fazioni oppresse, agli stranieri che fan sembiante di aiutarle e poi si stanno. Ciò dunque spiega al tutto la mutata opinione di Dante. Ecco i luoghi di cui sopra io parlava:
Poi disse sorridendo: I’ son Manfredi,
............
Vadi a mia bella figlia, genitrice
Dell’onor di Cicilia, e d’Aragona.
Purg., c. 3.
E qui Benvenuto da Imola notava: Idest honorabilium regum; Quia domnus Fridericus fuit rex Siciliae et domnus Jacobus rex Aragonum; nè può ammettersi ragionevolmente alcun’altra interpretazione:
Che non si puote dir dell’altre rede;
Iacomo, e Federigo hanno i reami:
Del retaggio miglior nessun possiede.
Purg., c. 7.
Vedrassi l’avarizia e la viltate
Di quel, che guarda l’isola del fuoco,
Dove Anchise finì la lunga etate:
E a dare ad intender quanto è poco,
La sua scrittura fien lettere mozze,
Che noteranno molto in parvo loco.
Parad., c. 19.
E quel che vedi nell’arco declivo,
Guiglielmo fu, cui quella terra plora,
Che piange Carlo e Federigo vivo:
Parad., c. 20.
Racha, Racha. Quid nunc personat tuba novissimi Federici! quid tintinnabulum secundi Caroli; quid cornua Johannis et Azzonis marchionum potentum; quid aliorum magnatum tibiæ? nisi: Venite carnifices, venile altriplices, venite avaritiae sectatores Sed praestat ad propositum repedare quam frustra loqui.
De Vulgari Eloquio, lib. 1, cap. 12.
E qui è da notare che Dante, mentre sì acerbamente detrae a Federigo, pur gli da la tromba come guerriero, ma a Carlo II di Napoli il campanello come sagrestano; riscontrandosi appunto con la descrizione che fa il Neocastro, cap. 112, delle tende di questo Carlo II, e di Giacomo allora re di Sicilia, nelle pratiche della pace di Gaeta, l’anno 1291. V. nel presente volume, pag. 32.
[420] In un codice del secolo xiv, ne’ Mss. della Bibl. reale di Francia, 4042, l’autore dice aver dettato questa storia settembre, ottobre, e novembre 1287. Veg. anche Tiraboschi, Stor. della lett, ital.; tom. IV lib. 2, cap. 6.
[421] Veggasi la proporzione delle tasse tra la Sicilia e il reame di terraferma al tempo di Carlo I, nel volume 1, pag. 51 e 52, in nota.
[422] Lib. 8, cap. 112.
[423] Deletu per delectu. Sine deletu personarum, senza riguardo a persona, Du Cange, Glossar.
[424] Morula per Mora.
[425] Emendis, espiazioni pecuniarie, e anche correzioni, emende, Du–Cange, Glossar.
[426] Piuttosto fulguribus, che meglio conviene alla forte immagine del direpta, e par che alluda alle tempeste più fiere e spesse nelle regioni occidentali e settentrionali d’Europa.
[427] Manifestamente il punto finale è un errore del Ms. e il periodo continua senza nè anco una pausa.
[428] Ortabatur da ort impedimento, ostacolo, e si usava questo verbo in luogo di obstare, Du Cange, Gloss. Potrebbe essere anche una voce barbara che non cadde sotto gli occhi del Du Cange, derivata da ortus.
[429] Propongo la variante sopit at nuda Cathana, che darebbe un significato; alludendo alla sicurezza del governo angioino, mentre il vulcano su cui dormiva era per scoppiare in sì tremenda eruzione. La figura dell’aura incendii sembra tratta dal noto fenomeno dell’esaurimento de’ pozzi nelle vicinanze de’ vulcani quando è prossima una eruzione. Corron qui alla memoria d’ogni Italiano i cori del Giovanni di Procida del Niccolini, il quale certamente non conoscea il presente documento inedito, e indovinò si bene le immagini che si dovean presentare alla mente de’ poeti siciliani da lui messi in scena.
[430] Sembra che il solo modo interrogativo di tutto il periodo possa far comprendere il Pape videtur libet et gemere, dandogli questo senso: «Crede il papa che non dovevamo far altro che piangere, mentre tal incredibil cumulo di mali, etc.?»
[431] in senso di schiacciati, calpestati; da irrumpere, violare, infrangere.
[432] Questa voce corvulo non so che sia. Par che derivi da corvus, e che l’autore, certamente con pessimo gusto, dica che in vece di stilo scrìverà con una penna di corvo le luttuose memorie della schiavitù. Forse anche si potrebbe adottare la variante corculo. Quell’alga imputridita che si tiri alla spiaggia, fa veder l’abitatore della marina.
[433] Il verbo domentare par d’invenzione dello scrittore di questa epistola. È tratto evidentemente da doma tetto, Du Cange, Gloss.
[434] A questa parola, che non trovo in alcun dizionario, si potrebbe sostituire migrandum che non reggerebbe alle regole della grammatica, ma darebbe pure un barlume di senso.
[435] Polis, urbs; Du Cange, Gloss.
[436] Senza dubbio exuteratione. L’atroce fatto creò questo nuovo sostantivo.
[437] Mancano o son guaste alcune parole in questo periodo e nel precedente. Ma il senso generale, che è ferocissimo, si comprende pur troppo.
[438] Avvi di certo una allusione a qualche fatto particolare; e ignorandolo non saprei nè comprender questa lezione, nè correggerla.
[439] Palatium tra gli altri significati ha quello di ospizio pe’ forastieri, e di refettorio de’ monaci, Du Cange, Gloss. Si potrebbe leggere anche paleum o palmum questa parola che è abbreviata con segni non molto chiari nel Ms.
NOTE DEL TRASCRITTORE:
—Corretti gli ovvii errori tipografici e di punteggiatura.
—La copertina è stata creata dal trascrittore utilizzando il frontespizio dell’opera originale. L’immagine è posta in pubblico dominio.