AL VIRTUOSO, ET NOBILE S. il S. Gioan battista Luzago.
Non potendovi mandar le novelle, che s'erano alli di passati ritrovate sotto titolo di quel frate Cippolla, c'ha meritato d'esser lodato da messer Gioan Boccaccio, vi mando il presente Catalogo, sotto vostro nome publicato, & questo non hò già io fatto per dargli un protettore contra di quelli, che sono piu pronti al calunniare, che all'imitare, ne anche l'ho fatto per essercitar la vostra liberalità di sua natura assai pronta à giovar chi n'ha bisogno; ma l'ho fatto sol perche vi ho sempre conosciuto avido lettore di quelle cose dove io pongo la mano: godete adunque questa picciola lettione, & quando l'havrete ben goduta, fatene partecipi il generoso cavaglier Pompilio, & il molto Reverendo signor Silvio; & qui facendo fine, à tutti tre di buon cuor mi raccomando:
Di Vinegia alli X di Settembre.
CATHALOGO DELL'INVEN-
TORI DELLE COSE, CHE SI
mangiano, & delle bevande, ch'hog-
gidi s'usano.
Vivevano gli antichi nostri nella prima età, detta l'età dell'oro, (vivevano dico) di giande: & delle frondi se ne coronavano le tempie: Cerere poi, donna d'immortal fama & di eterno honore degna, ritrovò il formento: & insegnocci à far il pane: Si visse longo tempo in Italia di polte, si come in Grecia di polenta si viveva, & cosi fu incognita la polenta in Italia, come anchora la polte in Grecia: Ennio nobil poeta, descrivendo una gran fame dice, che i padri toglievano di bocca à figliuoli l'offa, ne fa alcuna mentione di pane: habbiamo per certo grande obligatione à Cerere, & non minore à Carmilia, laquale vi aggiunse il fermento, perche facesse i corpi piu robusti, & ci porgesse piu salutevole nodrimento: Facevasi già il pane à quella foggia, c'hora si fanno i Caci cavalli: poi si ridusse in forma di schiacciata, se è egli finalmente dato figura spherica. Papinio egittio insegnò à mescolarvi l'aniso, & il burro, per farlo piu delitioso: longamente si stette senza pistori: & era solamente opera di femine il far pane, & i pistori erano detti dal pestare.
Hor volendo seguitare il mio Cathalogo, parmi d'avisare il lettore della presente operetta, chel non si maravigli punto se non hò serbato quell'ordine ch'egli forse havrebbe voluto: Io l'ho descritto di mano in mano con quell'ordine, che ancho presso de vari scrittori mi è accaduto di ritrovarle: non ho tessuto il presente Cathalogo dalli scritti di un sol autore, ma forse di cinquecento; ne mai havrei creduto, che di si picciola impresa non ne fussi riusciuto con minor sudore, & travaglio di quel c'ho sostenuto. Hora perche l'opera fusse non sol curiosa, ma anche insieme utile, non mi son contentato di dir semplicemente gli inventori delle cose, che vi hò voluto aggiungere l'utilità della cosa ritrovata, non diffusamente, ma sono ito ristretto, quanto piu hò potuto, & dal pesce con favor celeste incominciarò questa mia non inutile fatica.
Hirtia figlia di Sesostre Re dell'Egitto, la qual predisse al padre la futura monarchia, fu la prima che mangiasse le Corniolette & le Tinche: Una Lombarda le empi di aglio, & poi di soavi herbuccie.
Labissa di Boemia, divinatrice: fu la prima che mangiasse seguzzole, ceppe, & Scolopendre: ma non le mangiò già si delitiosamente cucinate, come hoggidi s'usa di fare.
Lementione: fu il primo che mangiasse Bottrici, & lasche, delle quali molto n'abonda il lago di Perosa già detto Trasimeno, dove Romani per temerità di Varro ne hebbero quella memorabil rotta.
Agomoncelo prefetto di Alessandro magno: fu il primo che cuocesse, & in tavola ponesse il Schenale, et la Murena insalata: era costui di tanta richezza & di tanto splendore, che si poneva sotto le scarpe i chiodi d'oro.
Cleopatra l'ultima reina dell'Egitto: fu la prima, che ponesse in tavola il Dragon marino, & il pesce Milvio: Apparecchiò costei una cena ad Antonio, nella quale spese à conto di nostra moneta ducento cinquanta mila corone d'oro: dal che si mosse Sidonio à chiamar le sontuose vivande: Cleopatricas dapes.
L. Neratio scelerato (se altri ve ne fu à suoi tempi) fu il primo, che ponesse in uso di mangiar scazzoni, pesce argentino, & quell'altro pesce, detto da lombardi sputa pane: fa di costui mentione Aulo Gelio: nelle sue notti attiche.
Cleope Re dell'Egitto, fu il primo che mangiasse Grancelli, Arcelle, & il pesce Porco: fu costui ricchissimo, & per il smoderato spendere, ispetialmente in far Piramidi si ridusse a tal termine, che puose la figliola in guadagno, per acquistargli il vivere, & la dote.
G. Curione, tribuno della plebe, del quale si legge presso di Valerio, che debito facesse seicento sestertij, fu il primo, che facesse marinar il pesce, & si mangiasse il strenzo, & l'agone, la lumaca acquatica, visse longo tempo solitario, & fu capital nemico delle donne.
Anchise menocchio: fu il primo, che mangiasse il Cephalo, & che sapesse discernere, che il marino fusse migliore di quello c'habita ne fiumi: è un pesce di sua natura sordido: Vedesi per tanto, nell'alto mare spesso sommergersi, & diligentemente lavarsi: pochi pesci si trovano di maggior numero: & questo avviene per il rispetto, che si porta all'uova loro.
Ruffo castricio: fu il primo, che n'insegnasse à mangiar le conchilie, delle quali molto n'abonda Lucrino, il mar rosso: & Bibaga Isola dell'india amenissima.
Menade troiano: fu il primo, che mangiasse il Congro, non inferiore di sapore all'anguilla; ma di carne assai piu soda, di figura però simile all'anguilla: Plinio lo puone fra i pesci sassatili: & acciò che meglio io sia inteso, dico che è quel pesce che Nicandro chiama grillo.
Archigenio Euboico: fu il primo che mangiasse quel pesce detto Coracino peculiar molto nel Nilo: è un pesce, che frequentemente move gli occhi: ne fa mentione Martiale: dicendo, Princeps niliacis raperis coracine macellis: Pellæ prior est gloria nulla gule.
Menandro Trotenio: fu il primo, che portasse alla cucina il pesce chiamato Cordilla: del quale parlando Martiale disse: Ne nigram raptus in culinam, Cordillas madida tegas papyro.
Mascronico da torsi: fu il primo, che cucinasse il pesce Corvo: il quale si pasce d'alga, partorisse due volte l'anno, & ha questa proprietà, che nel mare è di color fulvo; & ne stagni, è di color negro, cuocesi nell'aceto, aggiuntovi molto sale.
Nello Brentio: fu il primo, che mangiasse Gamberi: ritrovasene in phenicia che habitano i liti, & sono di tanta velocità, che non si possono aggiungere: cuocesi col pepe, & con poca acqua, & molto sale.
Mutio marello: fu il primo, che n'insegnasse mangiare di quel pesce detto per nome Cestreo: ilquale ha questa proprietà, che esso solo non mangia dell'altro pesce; onde ne nasce, chel non si possa pigliar con l'esca, nascondesi nel fango, & di quel si pasce, credendosi come s'ha nascosto il capo d'esser tutto nascosto: il Congro è molto vago di mangiarlo, si come la Murena è vaga di mangiare il Congro, & acciò che meglio sia cognosciuto, dicovi che è quel pesce che Theodoro gaza chiamò in latina lingua Mugile.
Caridemo pannicio: fu il primo, che mangiasse quel pesce, che si chiama Ciprino: stassi ne fiumi, & hà in luogo di lingua il palato molto carnoso: ma non trovo in qual maniera sel cucinasse.
Belluzzo indiano: fu il primo mangiatore di quel pesce detto Cantaro ilquale è della sua femina si geloso amadore, che per lei combatte fin'alla morte, & è cagione quest'amore, ch'egli divenga spesse volte preda de pescatori.
Carminio Tolosano: fu il primo, che mangiasse quel pesce detto da volgari Canna: & dal dotto Theodoro è chiamato Hiatula: è di carne molto molle, & per questo lo cucinava con l'aglio, & col zenzero, cuocendolo nel vino per indurirlo.
Tiridate Armeno: fu il primo, che mangiasse il pesce detto Ceto, e questo pesce di strema grossezza nel mar Atlantico: n'ho veduto et mangiato di quello che era seicento piedi di longhezza. & trecento di larghezza: & lo vidi entrar nel fiume dell'Arabia, adunque non senza ragione (poi che sono si grandi) disse Statio Armigeri Tritones eunt, scopulosaque cete: & un'altro scrisse, & Imannia Cete.
Telephane: fu il primo, che mangiasse il barbo, il quale fu detto barbo, per haver egli la barba nel labro inferiore: Chiamasi per altro nome mulo: la onde si mosse M. Tullio à chiamare alcuni barbatoli, Muli.
Tericle da corone, fu il primo che mangiasse di quel pesciolino detto Boca, ilquale manda fuori la voce simile à un mugito, adunque diremo non esser vero il proverbio: è piu muto, che non è il pesce.
Vatinio malleno: fu il primo che mangiasse il carpione, & non lo mangiava mai caldo, ma freddo: è di pretiosissimo sapore nel lago di Garda, dannosi ad intendere i gardesani, che altrove non se ne trovino, ma io so che s'ingannano, imperoche n'hò mangiato in schiavonia, & in Francia de si buoni, quanto sieno li loro.
Harmonida: fu il primo, che mangiasse di quel pesce, che noi chiamiamo citharedo, ilquale fu cosi chiamato perche dalla coda infin'al capo, hà certe linee à guisa di musical stormento: trovassene gran copia nel mar rosso.
Calonio trombetta fu il primo, che mangiasse l'acipensaro, ilquale hà questa proprietà chel se ne va contra l'acqua con le scaglie alla bocca rivolte: fu egli già in grandissima reputatione, & spesse fiate per la sua rarità fu desiderato nelle sontuose mense di Claudio, di Tiberio, di Vitellio, di Galieno imperadore, & di Eliogabalo: ch'egli fusse raro lo dimostra M. Tullio ne libri di Fato: et non men chiaro lo dimostra Plauto: di questo nobile, & saporito pesce, ne favella Martiale, cosi dicendo. Ad Palatinas accipensera mittite mensas. Ambrosias ornent munera rara dapes: mi maraviglio di Plinio, che dica al suo tempo esser stato tenuto fra li pesci ignobili.
Stasicrato Romano: huomo infinitamente goloso, fu il primo che mangiasse l'asola: che per altro nome si chiama Crissa: ma le piu lodate sono quelle, che si trovano nel tebro.
Phereclo da sessara, fu il primo, che cucinasse il pesce attilo, ilquale s'ingrassa per la pigritia, trovassi molto nel pò; & alle volte se n'è pescato mille pesi: & è stato di mestieri trarnelo con i buoi.
Perillo: fu il primo che mangiasse l'orata: & Sergio fu il primo che n'habbi instituito i vivai, donde anche ne prese il nome, & chiamossi gergio orata: è simile al color dell'oro, & è il piu timido pesce che si ritrovi: nascondesi nel reflesso del mare sotto le radici degli alberi littorali: spaventato poi dall'agitatione delle frondi. si lascia prendere: usa il coito col fregar del ventre & concepisce l'uova: Le migliori, che si mangino (al mio giudicio) sono quelle del lago Lucrino: Parlonne Martiale, & disse: Non omnis laudem prætiumque aurata meretur.
Nicearco: fu il primo, che mangiasse l'anguilla, & cosi chiamasi per la sembianza, che ha con l'angue. Solo l'anguilla morta non nuota fra tutti i pesci: Vivono per spatio d'otto anni, & possono durar senza star nell'acqua per ispatio di sei giorni: Vogliono l'acqua limpida, & che fluisca & refluisca: la state non soffrono mutatione di luogo: la vernata si: sene trovano, & io l'hò vedute nel fiume Gange, di trenta piedi: Aristotele dice nella sua storia non esser ne maschio, ne femina: Sono frequenti (si come Plinio mi dice) nel Benaco: pur le migliori sono quelle del Timavo.
Il primo che mangiasse la Mustella pesce simile all'anguilla: fu Basilio corcirense.
Del mangiar le Arenghe fu l'inventore Meleagene: è un pesce, che di sola acqua si nodrisce: di lui ne trovo memoria presso di Columella, & di Martiale.
Del mangiar l'Aphia fu l'inventore Arcesilao: è un pesce minuto, generasi d'acqua, & di pioggia: Ecci il proverbio tra quelli che Diogeniano raccolse: Aphia in ignem: non appena veduto hà il fuoco che è cotto: Usasi tal proverbio quando vogliamo significar una cosa che subitamente muoia, & si consumi.
Il primo che mangiasse le Mene fu Demetrio Albanese: questo pesce è picciolo, la vernata è candido, & l'estate nero.
Del mangiare il Gobbio: fu inventore Damone Atheniese: è pesce di eccellente sapore, ma di pochissimo nodrimento: vene sono di due sorti, bianchi, & neri, ma il bianco è migliore: quanto fusse pel passato in reputatione, cel mostra Giovenale, dicendo. Ne cupias mulum cum sit tibi Gobio tantum, & Martiale scrisse: Principium cœnæ Gobius esse solet: gode molto dell'Arena, & del starsi in compagnia; si che non immeritamente è posto fra i pesci gregali.
Il primo che mangiasse l'oligine fu Termilio provenzale, è fra i pesci molli.
Del mangiare il pesce Garo: fu inventore Zenodoto da Smirna: Scrive Plinio, che il fele di cotesto pesce, & fresco, & invecchiato, col vino è utilissimo alle sorde orecchie.
Sinesio Cirenense: fu il primo che mangiasse la Lampreda, & di tal nome fu chiamata, per esser avezza à leccar le pietre.
Erodoto Cipriotto: fu l'inventore di mangiar le Testugini, che viveno nell'acqua dolce: i Latini le chiamano Lutarias testudines: et i Greci le chiamano emidas.
Il primo che mangiasse il Lacerto, fu Orlio Normano, è pesce attissimo da salare, se ne veggono de grandi nella Arabia, ma maggiori sono quelli dell'india.
Labieno dorico: fu l'inventore di mangiare il Lupo pesce: dalla voracità sua, & dal nuotar solitariamente cosi detto: quel de fiumi è miglior del marino: i piu eccellenti si pigliano nel tevere, fra dui ponti, hà mortal nemistà col mugile, i migliori hanno la carne molle: & candida come neve.
Polibio di Megara fu il primo inventore di mangiar il Pectunculo: è un pesce senza squame: Gelio annovera fra li eletti et preciosi cibi, il Pectunculo di Sio. Pur per quanto hò io gustato, sono migliori quelli di Metelino: Oratio da la palma à quei di Taranto dicendo: Pectinibus patulis iactat se molle Tarentum.
Il primo che mangiasse Testugini fu Archelao da Smirna, giova questo cibo molto alli Tisichi, lienosi, et à quelli che patono il mal caduco: & bisogna mangiarne assai ò niente.
Diogene fabro di Egina: fu il primo, che portasse in tavola quel pesce detto da latini pediculus: è veramente (come si dice) il parasito del Delphino, seguitando l'esca & la preda di quello, & volentieri ne lo fa partecipe, & di qui nasce che sempre si ritrovano grassi.
Iasone Salamino fu l'inventore di mangiare la passera: è un pesce piano, & dall'uccello prese tal nome: è ottimo cibo, & à golosi grato.
Archelao da Lisbonara, fu il primo mangiatore del Rombo: è anch'esso piano, ne molto dissimile dalla passera: & fu già in maggior delitie c'hora non è: i piu lodati erano quei di Ravenna, et davasi il secondo luogo alli adriatici: ne parla Giovenale nella quarta Satyra: cosi dicendo: Incidit Adriatici spatium admirabile Rhombi.
Il primo che mangiasse le lumache terrestri, fu Cheroso da Melara, Festo Pompeio dal limo, limoci le chiama, Fulvio Hirpino fu il primo che ne facesse i vivai, & le ingrassava col farro, & con la sapa.
Glauco petricono: fu il primo che mangiasse la rana: vi sono delle terrestri, & delle acquatice: le terrestri, chiamansi da latini Rubetæ: le acquatili usano il coito di notte, invitando il maschio la femina à uscir dell'acqua sul lito: nell'isola Seripho, sono tutte mutte, ne possono con il lor gridar significarci la futura pioggia (come fanno le nostre) Theofrasto attribuisce tal accidente, alla smoderata frigidità delle acque dove habitano.
Optato Heliptio prefetto dell'armata sotto Claudio principe, fu il primo che mangiasse il Scaro: Lo portò dal mar Carpathio, & lo disseminò tra il Seno d'hostia, & di Campania: hebbe già pel passato grande honore nelle mense: Eliano lo chiama salacissimo, & fuor di modo lussurioso: chi ne vuol far preda, pone la femina nel lito, & egli per amore che le porta, doventa facilmente prigione: Scrive Opiano, che solo rumina l'herbe, & nuotando si pasce: Scrive Suetonio, che i fegatelli, & le viscera de Scari, erano nel piatto di Vitellio fra le prime delitie, dove similmente erano mescolati cervelli de Fagiani, & de pavoni, con lingue de phenicopteri, è un'ucello che ha le penne rosse, la cui lingua stremamente lodano Apitio, & il goloso Martia.
Phrinonda Tebano: fu il primo che mangiasse il Scombro: è di questa proprietà, che nell'acque egli hà il color sulphureo: & fuor delle acque, lo ha simile alli altri pesci: ecci un'Isola in Spagna, laquale si chiama scombraria, dalla moltitudine di questo pesce: ne confini di Cartagine, per il testimonio di Plinio vi si trovano i migliori.
Anasarco Cipriotto: fu il primo, che mangiasse il Salmone: è questo si perfetto nell'Aquitania, che è preferito il fluviatile al maritimo: Se ne trovano de buoni nel Reno, & così nel Rodano.
Democrate Troiano fu il primo che ritrovasse la Salpa, laquale cuocer non si pò, s'ella non è percossa molto bene dalla ferula.
Alcimenone Atheniese: fu il primo, che mangiasse il pesce Sola: è un pesce piano & largo, & numerasi fra i piu dilicati cibi: sana la milza se egli vi sia sopra posto.
Dimanta Corfuotto: fu il primo, che mangiasse le spongie, & è da sapere, che ve ne sono di tre sorti, spesse, rare, & aspere: tutte nascono però à torno à sassi, ò vicino alle riviere, & si pascono di lotto: le piu molli l'ho ritrovate circa la Licia: in l'Elesponto si trovano le aspere, & le spesse habitano circa il promontorio di Malea: le piu triste sono quelle che si chiamano aplisie.
Aristodemo di Argo nobile architetto: fu il primo che mangiasse strombi: sono di schiatta de conchilij, et hanno un Re qual sogliono seguitare dovunque egli va, è di buono augurio à chi li piglia, & à chi lo vede: Hò letto, che apresso de Bizantij si proponea una Dracma attica a chi ne pescava.
Thrasea stoico severissimo fu il primo, che mangiasse la Squatina: è della sorte de pesci piani: ha la cote rigida, è numerato fra i Cartilaginosi: vogliono alcuni scrittori li quali prima di me trattarno cotal materia (benche piu parcamente) che costui anchora fusse l'inventore del sparolo: è un pesce picciolo, & vile, ne parla Martiale, dicendo: Res tibi cum Rhombo est, at mihi cum sparulo.
Il Temalo da Latini detto Thymallus, fu prima mangiato da Cassandro Epirota, La maggior grandezza è d'un cubito, è mezano tra il lupo, & il cephalo: sel si accosta al naso, egli spira l'odore di quell'herba donde ne prese il nome: habita nel Tesino, & nell'Adige: è bello da vedere, & soave da mangiare: di lui favellando un nobilissimo scrittore disse: quod mella fragrant, hoc tu corpore tuo spiras.
Quirino Capovano: fu l'inventore delle Trisse, c'hoggidi à Roma si chiamano laccie: & à Napoli alose, le migliori sono quelle del tevere: Scriveno alcuni non indegni d'esser posti fra i primi scrittori, che nell'egitto attorno il stagno di Moroa, si pigliano con melodie, & canzoni flebili.
Sisipho di Achaia ladron solenne: fu l'inventore di mangiare il Tonno: solito è questo pesce navigar la primavera nel ponto Euxino. Scrive Strabone, che in ispagna sono di strema grandezza, & che si pascono di giande: il capo & la pancia soleva mangiar freschi, & il rimanente conservava nel sale: ingrassansi mirabilmente, ne campano piu di dui anni.
Theseo bizantino, che fu mediocre poeta, fu l'inventore di mangiar tricchie, quai chiamano alcuni Sarde: Di questi parlandone Plinio scrive: Intrantium Pontum soli Trichiæ, non remeant.
Titto Valgio Romano: fu inventore di mangiare il pesce rondine, il pesce tordo, il pesce calamaro, le trotte, & le Agulie, & i lucci, il fele de quali, giova alla vista, & forse, che fu detto luccio, perche giova alla luce.
Emilio lepido: fu l'inventore di mangiar le agole, le boggie, & i cavedoni.
Asmondo bertono, fu il primo che mangiasse la gobetta, il dentale, & il sturione.
Callimaco da Granopoli: fu il primo che cuocesse il pesce, sulla craticola, bagnandolo d'olio d'aceto, et di sale, hor con la salvia, & hor col ramarino.
Philone Dalmatino fu il primo, che ponesse, et mangiasse il pesce in gelatina, mescolandovi per dentro delle frondi dell'alloro, et per tal inventione ricco divenne.
Phormione Affricano, perfido ladrone, fu l'inventore d'insalar il pesce, al medesimo si attribuisce, che primo insalasse l'oche, & l'altre carni, ma certo non ne sono, & però taccio.
Gasperia comasca femina virtuosa & pudica (si come à nostra età sogliono esser quasi tutte le donne comasche) fu la prima che empisse alcuni pesci di herbe, di marasche, di uva passola, di aglio, & altre cosarelle.
Hippodamia Rauraca, fu la prima, che cuocesse il pesce hor nel vino, hor nell'aceto, & che vi accompagnasse il petrosello, le noci, & la Sapa.
Sabino Galla fu il primo facitore de pasticce cosi di venagione, come anche di carne domestica: Il figliuolo poi che di lui nacque, & fu cuoco del Re Clodoveo: fu il primo che facesse pasticci di cotogne, di pera, di marasche, & d'altre cose.
Gasparone da velitri musico perfetto, fu il primo che mangiasse piccioni di sotto panca, conservasse la carne, & gli uccelli, ispetialmente le quaglie, & le starne nell'aceto.
Clemente da Chiavari, fu il primo facitore de migliacci, & fu il primo che mangiasse franguellini, lucarini, & la squassa coda.
Menippo da Sessa legnaiuolo, fu quel che ritrovò il mangiar brasuole, & soppressate, il mangiar splecco, & le trippe di capretto con cacio, petrosello, & spetie dolci.
Montino da Cesenna picicaiuolo, fu il primo, che mangiasse polpette nel schidone, entroponendovi lardo, spetie, salvia, & aglio.
Flavio montello scarpolino, fu il primo che introducesse nelle tavole il cuocere la carne ne tegami, con prune, marasche, pera, & altre cose atte ad eccitar lo appetito a un morto.
Phoco albanese soldato valoroso, fu l'inventore di mangiare la frigilla, che in alcuni luoghi d'Italia, chiamasi il frinco, da latini fu detta Frigilla per il freddo, nelquale è solita di cantare: habita l'estate ne loghi caldi: & la vernata ne freddi: del medesimo stimasi l'inventione della Folega: habita questo ucello vicino a laghi & dal colore ch'essa ha fulica fu chiamata: è alquanto maggiore d'una columba: è presaga della tempesta: è di tanta importanza questo ucello, che ha meritato che di lui favelli Vergilio nel. I. libro della Georgica.
Il primo mangiator del capone fu Melanthio soriano: s'ingrassano col mele mescolato con la farina di miglio.
Il primo che mangiasse l'ucello detto la Cassita fu Corebo di Marsiglia: fa il nido nelle biade, in quel tempo apunto che si apparecchia di far la messone.
Albidio Siracusano fu il primo che habbi mangiato il gallo, ilche davanti non si fece per la gran riverenza, essendo messaggiero della futura luce, gratissimo a Latona, per esser stato a suoi servitij, quando ella partori, fu di piu carissimo servidore di Marte, & in questo ucello fu per ira tramutato, non essendo stato vigilante a far la guardia mentre teneva Venere fra le sue braccia: la favola è nota, ne fa (per quanto credo) mestieri che in questo luogo piu diffusamente ve la spiani. Scrive Lucretio che i lioni n'hanno gran paura: a me non s'appartiene a dirne altro, salvo chi sia stato l'inventore di porli in tavola cotti: chi ne vuol saper distesamente, legga il terzo libro di Varrone, nel nono capo.
Palemone Alessandrino, fu il primo che mangiasse la Galerita, cosi detta dal galero, che l'ha in capo. Scrive Plinio, che se ella si mangia arrostita sanarsi incontanente il difetto del Colon dove si causa il dolor colico.
Formiano Messanese, fu il primo che cuocesse et mangiasse galline. Scrive Alberto magno essersi ritrovato in Macedonia una Gallina laqual fece diciotto uova, & di ciascuno ne nacquero dui pulcini. Scrive Plinio che le galline di villa hanno in se religione & molta.
L. Tigellino Epirota fu il primo che mangiasse la merla: suol questo ucello di negro diventar di color rufo: canta la state, & la vernata balbutisse, & circa il solstitio divien in tutto muta: partorisce due volte l'anno, & ama stremamente il tordo.
Licinio florido fu il primo che mangiasse perdici, lequai sono sopra modo lussuriose: sono consacrate a Giove, & a Latona: le perdici della Paphlagonia hanno dui cori (se il vero dice Theophrasto) & s'impregnano sol in udir la voce del maschio.
Novellio Cresta fu il primo, che habbi mangiato palumbe: elle viveno trenta anni, & infermando si purgano con l'alloro: fanno i lor nidi ne gli alberi & nelle sepi.
Ortensio Romano nobilissimo oratore fu il primo che amazzasse il Pavone, solito di vivere sino a vinti cinque anni. È uno essempio d'invidia, & di vanagloria. Il Pavone di Samo è reputato il piu dilicato. ama le columbe. Essendo Alessandro in India, vidde il Pavone, & rimase tutto attonito di tanta bellezza: per il che comandò che niuno havesse ardire d'amazzarlo.
Agamontino Persiano fu il primo che mangiasse fagiani: liquali presero il nome da phasi fiume di Colchi. sogliono morire da pidocchi mangiati se non si spolverizano ottimamente.
Spondillo calabro fu il primo mangiatore de tordi, liquali fanno il lor nido nelle sommità de gli alberi. sono loquacissimi & grandemente sordi: di modo, che ne ha fatto luogo al proverbio, piu sordo che non è il tordo. sel si arrostisse con le bacche di mortella, giova a la dissenteria mirabilmente.
Quirino Sabinello fu il primo che habbi mangiato Tortore, lequali sono molto amiche de Papagalli, & amiche di castità. Al medesimo si attribuisce l'haver prima d'ogni altro mangiato francolini, & pavoni di India, dellaqual cosa n'andò longamente altiero.
Taigeto rodiotto medico eccellente fu il primo che mangiasse la Lodola, da greci detta corydalus, vogliono Plinio & Svetonio ch'ella desse il nome a la legione detta Alauda, della quale fa mentione il mio M. Tullio scrivendo ad Attico. Ve ne sono di due sorti, l'una ha la cresta, & l'altra n'è senza, & è di minor corpo.
Apidano Cretense fu il primo che mangiasse l'ucello detto Apiastra: perche si mangia l'api molto ingordamente.
Pelusio Normano fu il primo mangiatore di quello ucello detto da latini Ardea: & parmi cosi detto quasi ardua, per l'altissimo volo ch'egli fa. Fa di questo ucello mentione Vergilio dicendo, Notasque paludes deserit, atque altam supra volat Ardea nubem: prenuntia ne le arene stando la futura pioggia, & cosi fa quando troppo alto vola.
Cattheo da Pisa architetto espertissimo fu inventore di mangiar l'attagena, ucello Asiatico, & annoverato da golosi fra i piu dilicati cibi. Sono piu saporiti quelli che nascono in Ionia. Ha questa notabil proprieta, come è fatto prigione diventa subito mutolo.
Alessandro Etholo poeta fu il primo che mangiasse l'oca, la cui natura è di calidissimo stomaco, & percio la veggiamo vaga di herbe fredde, & dalle acque irrigate: & anchora che di pascer herbe & varie frondi vaga sia, non tocca pero mai l'alloro. Lodossi gia il cuor dell'oca fra i lodatissimi cibi. Scipione, o Metello, overo Sessio, che fra questi tre batte la cosa, fu il primo che ingrassasse i fegati con il latte, & con il vin cotto, & che se li mangiasse.
Pelione Thesalo: fu il primo, che mangiasse que uccelli detti Alectoridi: sono di becco longo, pigliansi nelle sepi degli orti, & delle vigne: n'è cagione il troppo amore che portano all'huomo.
Callibretto di Smirna: fu il primo, che mangiasse l'anitra: egli è ben vero chel non soleva mangiare salvo che il petto, e quella parte che noi chiamiamo la cervice: infermando, soglionsi purgare le anitre con un'herba detta siderite: le pontiche, si pascono di veleno.
Theramene mitileneo, fu il primo che mangiasse Cicogne: Scrive Cornelio nipote al tempo di Augusto esser stato in maggior pregio le cicogne, che le gru: ma che poi al tempo di Vespesiano mutossi appetito & cangiossi voglia: non hanno lingua, & sono da Thessalli nodrite contra i serpenti: Scrive Eliano, che per beneficio delli dei in alcune isole sono in huomini tramutate: solevasi scolpir l'imagine sua ne regali scettri, per manifestare la pietà, & lindustria di che natura le ornò: Sogliono nodrire i parenti quando sono invecchiati, ne più per lor stessi si possono procacciar il vitto: havendo da combattere contro de serpenti, soglionsi fortificar con l'origano.
Gavro perizone da Sio: fu il primo che mangiasse coturnici: non durò longo tempo la gratia loro, nelle nostre mense, poi che ci fummo aveduti, che elle si pascevano di velenoso seme, & che solo fra gli ucelli era soggetta al mal caduco: fanno il lor nido nelle biade, ò vero ne luoghi graminosi.
Lucio neratio da Metelino fu il primo, che asaggiasse del columbo: è consecrato à Venere, ne usa il coito, sel non manda prima avanti il bacio: Serba fede nel matrimonio: infermando, purgasi con un'herba detta helsine: Ama grandimente i Pavoni, et odia l'aquile, & li Sparvieri: Al medesimo inventore si attribuisce d'haver prima de gli altri mangiato il beccafico.
Diomede Pescennio: fu il primo, che mangiasse starne fresche, Taine, Erbolane, Cedroni, Mulacchie, Fatapij, Passere, Barattoli, Germani, Farciglioni, Avelie, & Capitorzi, fu molto virtuoso in tutte le virtu.
Nello farullo: fu il primo c'habbi mangiato il botaccio, il Sassello, la merla aquaiuola, il pettirosso, il piombino, il pescadore, la rovesta, la scaverciaccia, la Calandra, il monacho, il Calenzuolo ucello dalla natura indorato.
Sisigabo: fu il primo che mangiasse la Spaiardola, il riatolo, il codirosso, & il codilungo non sol arrostiti, ma anche nel tegame.
Tiro da Forlimpopoli: fu il primo che mangiasse l'Oca marina: fu anche il primo c'habbi arrostito la gru nel schidone, et credesi esser stato il piu tristo huomo che mai terra premesse.
Petronio galeso: fu il primo huomo che mangiasse mai Ghiri: Sonvi però alcuni, che attribuiscono cotesta inventione a Q. Scauro: dormeno i Ghiri tutta la vernata, & l'estate ringioveniscono: inducesi presso di Martiale à favellare in cotesto modo: Tota mihi dormitur hiems, & pinguior illo tempore sum quo me nil, nisi somnus alit.
Phereciano di Thessaglia: è stato il primo, c'habbi posto i capretti intieri su le tavole, arrostiti, & di aglio, & di petrosello pieni.
Camillo da Venaffro: è stato il primo, che facesse mai insalata delle interiora de polli: Al medesimo si attribuisse d'haver prima d'ogni altro mangiato le coradelle minucciate con cipolle per dentro et buone spetie.
Cucculo da Granopoli: stimasi esser stato il primo, che mangiasse mai pasticci, ò vero paste: fannosi à questo modo, si minuccia la carne, & vi si pongono per dentro delle spetie: del grasso di vitella, et altre coseline non ingrate al palato come pruna, marasche, et uva passa.
Ebuso Pirolo da monte ilcino: fu il primo che mangiasse funghi, et freschi, et insalati, con il sapore, & perche non li nocessero freschi essendo, li cuoceva per dentro delle pera selvatiche: Trovansi di piu spetie funghi, & Galeno li chiama tutti pernitiosi: de Funghi parlando, Dioscoride scrisse. FUNGORUM ALII GENERE, ALII COPIA, LAEDUNT.
Hippomenio da Tholosa: fu il primo che mangiasse quella vivanda detta in alcuni luoghi caritea, laqual si usa la state piu che la vernata, entranci ova, carne minuta, aceto, cacio, petrosello, et spetie dolci, uva passerina, & marasche secche.
Soriano comasco: fu il primo che frigesse il pane nel butiro, benche alcuni affermino esser stato un'Abrucese, & in testimonio di ciò adducono, che insino al di d'hoggi si dica Abrucese pan unto.
Del far primo ravizze con l'agliata dassi l'honore à coradina da pozzolo luogo ameno di Lombardia.
Di cuocere le porchette da latte piene d'aglio, serpillo, & lardo pesto: fu inventore Melibeo da Tolosa ladro & tristo quanto esser si possa.
Il primo che mangiasse luppoli, pastinache fritte, cocumeri, zucche nostrane, & indiane: fu Melibea da Belinzona: una sua figlia poi ritrovò di cuocerli per dentro dell'uova sbattute, & poseli nome zucche maritate, & fino al di d'hoggi cosi si chiamano in Lombardia. Alla medesima si attribuisce l'inventione della peverada qual usano i contadini la vernata ispetialmente nelle montagne Trentine.
Oldrico svizzaro: fu il primo, che mangiasse in minestra Orgio, & Avena pesta, era costui bellicoso à maraviglia.
Clemente d'Augusta: fu il primo che mangiasse la mosa fatta d'uova, di latte, & di botiro, con spetie di sopra: al medesimo si attribuisce l'haver prima mangiato il stoc fis.
Balaustio panormita: fu il primo, che mangiasse capre, & selvatiche, & domestice: le salvatiche sono migliori: non perseverarno le capre di venire alle nostre mense longo tempo per non esser mai senza febre: spirano per gli orecchi, & non per le narigie, come fanno altri animali. l'urina loro calda, sana gli orecchi: n'hò veduto in Affrica grandi come cavalli.
Mintio carbonaro di Tolosa, fu il primo mangiatore de cervi, de quali, sol i maschi hanno le corna (per l'opinione però di alcuni scrittori) non dimeno leggo presso di Euripide queste parole: ti darò una cerva cornuta per mano delli Achei, qual sacrificherai per tua figliola, leggo anche presso de poeti, che la cerva ispugnata da Hercole, haveva le corna: un Claudio da Granopoli fu il primo che ne facesse pasticci all'usanza francesca.
Prometheo fu il primo che mangiasse carne di bù: v'era già una lege che vietava sotto grave pena, ch'egli non si uccidesse, per esser ministro di Cerere, & compagno dell'huomo nell'esercitio dell'agricoltura: dal cadavero bovino, ne nascono l'api madri del mele.
Laberio Egittio: fu il primo che mangiasse il porco, la cui carne preferisce Galeno à tutte l'altre: Se l'è castrato piu tosto s'ingrassa: Non possono vivere nell'Arabia, è consagrato à Cerere, & nelle leghe di amicitia, si soleva amazare il porco.
Taborro Egittio: fu il primo che mangiasse il Cingiale, & Plinio dice che P. Servilio Rullo fu il primo che lo ponesse intiero su le mense Romane: il che non penso però che discordi: li cinghiali dell'India hanno i denti longhi un cubito: in Creta, & in Affrica, non se ne ritrovano: quando l'è amalato si medica se stesso con l'edera.
Cremide Egittio: fu il primo che mangiasse dell'humil pecorella: le buone pecore, deveno esser di gran corpo, di lana molle, & densa, di ventre peloso, & di humil gamba: le migliori pecore, & le migliori lane, sono (per il parer di Plinio) le italiane: hanno il secondo luogo le Milesie, & di gran reputatione sono le pugliese, le tarentine, le canusine, & in Asia le laodicene.
Marino rhetico: soldato tremebundo, fu l'inventore di mangiar le Camoccie, & di cucinarle dilicatamente: Vede questo animale tanto di notte, quanto fa di giorno, ne mai si li veggono gli occhi lippi: un suo nipote, fu poi l'inventore di mangiare le Damme, animal timidissimo, delle quali favella Martiale à cotesto modo: Dente timetur Aper, defendunt cornua Cervum. Imbelles Damæ quid nisi præda sumus? Del medesimo, credesi esser stata inventione, il mangiare quei animali simili alle capre: i latini li chiamano Musimoni: & in alcune parti di Lombardia si chiamano Stambecchi: veggonsi frequentemente in Alemagna, ispetialmente nelle montagne de Rheti Alpini, hoggidi chiamati Grisoni.
Potamone Soriano: havendo isperimentato, che il latte camelino era dolcissimo: incominciò à mangiar del Camelo cibo per avanti non usitato: è un animale molto nemico del cavallo, & campa alle volte sin à cent'anni: Se si arrostisse il cerebro del Camelo, & sia bevuto con l'aceto, giova mirabilmente al mal caduco: il fele, posto col mele, sana la scarancia: la coda arrostita scioglie il ventre, & la cenere del suo sterco con l'olio, increspa i capelli.
Attalico di Cidonia fu l'inventore di mangiar carne di Lepre, la qual dorme co gli occhi aperti: riposasi il giorno, & vassene vagando la notte: se si conducono in ithaca (che fu la patria di Ulisse) subitamente moiono: Partoriscono ogni mese: intorno Brileto, Tharne, & nel Chersonesso, hanno dui fegati: Era vecchia superstitione, che chi ne mangiasse, doventasse bello per sette giorni: fa di questo fede Martiale: così scrivendo: Cum leporem mittis, semper mihi gellia mandas: Septem formosus marce diebus eris.
Bubalino spagnuolo cittadino di Concha: fu l'inventore di mangiare conigli, animali fecondissimi, & vaghi d'habitare nelli incavati antri, come testifica Martiale, così dicendo: Mostravit tacitas hostibus ille vias. Gaudet in effossis habitare cuniculus antris.
Licasto Caldeo, fu l'inventore di mangiare l'uova cotte col botiro fresco, & di farne frittate, ò vero pescio d'ovo: fu similmente sua inventione di cuocerle nel fuoco, & nel tegame con ottime spetie, & agresta.
Partusio da Nicopoli, fu l'inventore di far torte de vari legumi, herbe, & frutta.
Libista contadina Lombarda da Cernuschio: fu l'inventrice di far raffioli aviluppati nella pasta, & di spogliati detti da Lombardi mal fatti.
Macharia da Cremona: fu l'inventrice di far le tartare, & di cuocere quella compositione, che dalle noci si chiama nosetto: ravolta questa ne Cavoli: in alcune parti d'Italia chiamansi caponi: L'è il nosetto una vivanda, che si usa la quaresima in alcuni luoghi di Lombardia, & spetialmente in Milano.
Marina da Offlaga: fu l'inventrice de Fiadoni, & de Raffioli di Enola, & del mangiare herbe amare.
Melibea da Manerbio: fu l'inventrice de casoncelli, delle offelle, & delli salviati: fu costei donna di grande ardire, & è chiara cosa, che con le proprie mani amazzò un'orso di grandezza mostruosa.
Meluzza comasca: fu l'inventrice di mangiar lasagne, macheroni con l'aglio, spetie, & cacio, di costei fu anchora l'inventione di mangiare formentini, lasagnuole, pinzoccheri, vivaruolo: mori di ponta, & honorevolmente fu per le sue inventioni sepelita.
Il primo, che ponesse in costume di mangiar appio, fu Lanieno: prima se ne coronavano solamente le tempie quando eravamo vincitori in Nemea: così referisce Plutarcho nella vita di Timeleonte.
Claritia da Cremona: fu l'inventrice di mangiar fagioli col pepe, con l'aceto, col sale, & olio, asciutti però, & non con brodo.
Camena da Piperno: fu l'inventrice del mangiar ceci, cicerbita, & lenti con molto aglio et salvia per dentro.
Camilla anconitana: fu l'inventrice della fava menata, ben'oliata, ben impepata, & vi poneva per dentro il porro, ne la reputava buona se non era tanto tenera, che l'entrasse per un fiasco.
Il primo che usasse nelle vivande l'Aneto fu Bacchio di Corintho, il seme suo (se il vero scrive Avicenna) è giovevole alli dolori, & il seme anchora bollito & odorato rafrena i singhiozzi.
Coccolina da Lucca: fu l'inventrice di far composta di rape, di carotte, di zucche, & de poponi: & fu anche quella che prima pose il fenocchio, le pesche, la basiggia, & i cocumeri nell'aceto.
Calandrina da Pistoia: fu l'inventrice di por l'olive in compagnia del rostito, di far le empiture de gli ucelli, & di mangiar le trippe di Vitello, di bue, di porco, & di capretto, & ponevaci per dentro delli aglietti, ò vero porretti, & di quelle spetie di Pistoia, che avanzano tutte l'altre.
Il primo che usasse aniso, ne condimenti delle vivande, fu Creusa da Megara: molto lo commendò Pithagora, toglie li insogni se l'è sospeso al capezale.
Menina briancesca, fu l'inventrice della salsa verde, & della limonea, gratissima ad ogni sciocco appetito, fassi ottima a Milano nel monister maggiore per quelle sante mani di D. Anastasia cotta.
Meridiana da Cesenna, fu l'inventrice di far le minestre col latte di mandorle, & di far le rossumate, & alcuni altri intingoli saporitissimi.
Melina da Reggio fu l'inventrice del fare le insalatte delle carotte, & di far cuocere i caci cavallucci nel schidone con prestissimo fuoco, & col sopraporvi zuchero, & canella copiosamente: la medesima fu inventrice di far quel rosto, che si chiama rosto annegato.
Calidonia Brunella: fu l'inventrice del sapore fatto di nocelle, di far baldoni, lucanica fresca, insalata, et delle tomacelle, per le quai cose, venne in gran riverentia il porco, che prima si schifava, & crebbe piu quando furono asaggiati i salciciotti, & le mortadelle.
M. Apitio: fu il primo, che n'insegnasse mangiar le angurie, in cotesto modo, facevali dentro un buco et vi poneva dentro di molto zucchero; poi chiudeva, & facevalo star dui giorni al sole, & due notti alla rugiada, avanti che li mangiasse. fu costui si goloso, che havendo udito dire, che nella Libia nascevano ottime Carice, subitamente vi navigò, & trovando non esser come gli era stato riferito, maledisse la Libia, & chi vi habitava. Costui fu anchora il primo, che giudicasse esser la lingua del Phenicoptero di perfettissimo sapore. fa di costui mentione Martiale nel undecimo libro de suoi Epigrammi.
Il primo che usasse la Satureia detta per altro nome Timbra fu Marcello Egineta: eccita Venere perciò fu detta Satureia, quasi Satireia, perche li Satiri sono molto pronti alla carnal libidine.
Aristoxeno Cireneo: ritrovò quella vivanda detta dalli piu interni Lombardi Ciambaglione: fu costui si studioso della gola, che inaffiava la sera le lattughe col vin cotto, acciò fussero di piu dilicato sapore, & piu largamente crescessero.
Sanctra golosissimo, delquale cosi scrive Martiale: Nil est miserius, nec gulosius Sanctra: fu l'inventore delle rossumate, del brodetto, & di quella vivanda detta cardinale.
Il primo che mangiasse delle lattughe per medicina fu Augusto, per consiglio di Antonio Musa suo medico.
Susanna Melina, fu la prima che mangiasse porcelana, persuasa di rafreddar per cotal mezo la lussuria sendo molto fredda.
Phagone da Smirna, fu quel che n'insegnò condir i fegatelli di porco col suco di mele rancie agre, & col pepe: essendo una fiata questo giottone introdotto alla Tavola di Aureliano: mangiò un porco selvatico intiero: cento pani, un porcello domestico, & un castrato: cotesto non vidi già io, ma Flavio Vopiscolo narra diffusamente, & per cosa verissima l'afferma.
Astidama Milesio: fu il primo che accompagnasse l'uva moscatella con il rostito; questo è quell'Astidama, ilquale essendo chiamato à convito da Ariobarzane persiano solo mangiò quanto era stato apparecchiato per tutti i convivanti.
Alessandra da Carinola: fu la prima che facesse le conserve rosate, le schiacciate di mandorle, & confettasse i zenzovini.
Laufello Toledano, fu il primo che ritrovasse il bianco mangiare, chiamanlo i Greci leucophagon: fu costui ottimo mariuolo.
Cornelia calandra: fu l'inventrice de susameli, mostacciuoli, & pastidelle: & per questa inventione fu gratiosissima.
Camble Re de lidi: fu il primo che mangiasse lattimele, cagliata, & delle ricotte fresche: hora col mele, & hora col zucchero, fu costui si gran mangiatore, che si mangiò una notte la moglie, di questo ne fa fede Musonio autor greco.
Galba imperadore: il cui studio fu tutto nel mangiare: vi aggiunse l'acqua rosa, & il sale, perche si tosto come suole nel stomaco non si corrumpesse.
Vedio Pollio fu il primo che accompagnasse il cacio con le frutta: era costui si vago de le cose dilicate, che gettava i servi ne le piscine, accioche i pesci doventassero di piu grato sapore mangiando le carni humane di sapor dolcissimo.
Caligola, ilquale consumò quasi tutto il thesoro che li lasciò Tiberio in far sontuose cene: fu il primo che formasse di zucchero, pesci, funghi, castagne, torte, rafioli, & altre cose, il che si usa al presente in Napoli madre de le delitie.
P. Gallonio fu il primo che confettasse i cotogni, & nel confettarli vi ponesse il muschio: fu costui per la sua gola notato da Oratio, & da Lucillo. Fra molte cose da Tertulliano biasimate fu il sontuoso viver di Gallonio, la gola di Apitio, il giuoco di Curio, & l'imbriachezza di Antonio, non dopo molto un suo nipote ritrovò di far il gelo, & di confettar i pezzi interi: ne laqual cosa tiene à nostri tempi il primo luogo sor Barbara da Correggio, il secondo donna Lodovica, & il terzo la Gattina de la S. Lucretia da Este.
Cleonimo da Spelle fu il primo che confettasse le zucche, le lattuche, & i cedri: fu costui di santissima vita.
Gnosippo Perla fu il primo che confettasse le pere moscatelle, le nespole, le lattuche, & le radici di bugolossa.
Aglais Tibicina fu la prima che facesse marzapani, calissoni, pignocate, zuccherini, & pane pepato, ma molto diverso di quello che si fa hoggidi in Firenze.
Clodio Albino fu il primo che mangiasse terratuffole: cocevale costui sotto le bragie, poi le lavava col vino odorifero, & con olio perfetto, pepe, sale, & succo di limoncelle le godeva.
Abrone da Narni, fu il primo che mangiasse bericoccoli, canistrelli, & caviadine, guardani, confortini fatte con zucchero, canella, uova fresche, & butiro fresco.
Dorothea prisca da Bergamo fu l'inventrice dell'agliata: fu anche la prima che frigesse l'aglio, & con l'aceto sel mangiasse: non fu biasimata cotal inventione, conoscendosi esser l'aglio la vera Triacca de contadini, & rilassar i spiracoli delle vene per quanto Dioscoride afferma.
Trovasi sino al di d'hoggi presso di alcune nationi, un pane, ilqual chiamavano gli antichi Artolagano. Facevasi di semela cotta nell'oglio, aggiungendovisi un poco di vino, con pepe, overo con un poco di grasso: delquale fu inventore Statiano da Nocera huomo molto bellicoso.
Usasi presso d'alcuni popoli una vivanda detta carica: laqual si compone di varie cose al palato gratissime, & di molto sangue di porco nel farla vi concorre, ne fa di questa vivanda mentione Ovidio nel primo de suoi Fasti: i Lidij l'usavano assai frequentemente, & credeno ne fusse l'inventore un certo Pericone pentolaio da Palermo, usasi questa in Affrica.
Usasi appresso d'alcuni popoli ispetialmente in Puglia, una sorte di pane, detto Coliphio: delquale fa mentione Plauto dicendo: Coliphia mihi ne incocta detis. stimasi di cotal pane inventore Perna Sabino hoste cortesissimo.
Dell'ozimo, vivanda fatta d'intestina, & è di soavissimo odore: fu l'inventore Cardamo Dalmatino il piu sciagurato & il maggior parabolano non vidde mai il sole.
Usasi da molti popoli una sorte di schiacciate, dette Elaphi, fatte di Sesamo, & di fior di farina, delle quale fu inventore Pirro da Capova. Al medesimo si attribuiscono molte altre foggie di focaccie, ispetialmente le montiane, che erano di vino & di cacio composte.
Crespino Falisco fu il primo che facesse la scelta di tutti li piu delicati cibi che si usorno al tempo di Eliogabalo, di cui egli fu longo tempo cuoco: tolse prima per honorare un solenne convito il Pavone di Samo, l'Atagena di Phrigia, tolse delle Grue Melice, capretti di Ambracia, Pelame Calcedonie, Helopi Rhodiotti, Scari di Cilicia, Datteri dell'Egitto, giande dell'Hiberia, conchilie di Lucrino, noci pontiche, pera amerine, murene tartesie, schiacciate di Samo, tonni tirij, conche pelorine, cestrei di Sciatho, menidi di lipari, rape di Mantinea, o di Norsia, cacio Siciliano, & di luna.
Giulia fu la prima che ponesse in uso l'enola, ispetialmente la campana, ch'è tenuta la migliore. è di sua natura nimica al stomaco, mescolata pero con cose dolci, la vi diviene amicissima: fassi spesso vino di Enola in Alemagna, & nella Val telina.
Platone fu de primi che ponesse in uso di mangiare in tavola fichi: & non ne fu men vago che si fusse Claudio imperadore di mangiar il pesce Scaro: per questo molti Greci il chiamarno philosicon: non dico perciò che egli fusse il primo che lo mangiasse, perche nel vero fu Habram hebreo. Il piu lodato fico si è l'Hircano, poi il Calcidico. ha buoni fichi l'Affrica & Rhodi. tosto s'invecchia per la brevità delle radici: & è piu fecondo ne le parti inferiori, che ne le sommità.
Il primo che mai mangiasse in Italia ciregi fu Calistonio trombetta, & Lucullo fu il primo che ce le portasse di Ponto. rallegrasi quest'albero di star ne monti acquosi; ne mai si puote per diligentia che vi si sia usata, piantar in Egitto che frutto facesse.
Il primo che mangiasse Cornari fu Gadoleto Cipriotto: ha quest'albero i rami duri & rigidi come il corno, & perciò se ne fanno haste & dardi ottimi.
Il primo che mangiasse mai castagne & bollite, & arrostite fu Delio Corfuotto. Vergilio le chiama hirsute, cosi dicendo, Stant et iuniperi, et castaneæ hirsutæ.
Il primo che mangiasse cedri fu Demetrio Salamino. il legno di questo albero non è mai infestato da tarme: l'olio del cedro conserva le cose da putrefattione: i piu lodati sono in Creta, Affrica, & Siria.
Il primo che mangiasse mai Mandorle fu un Cesarisco di Puglia. In questo albero (per quanto favoleggiano i poeti) fu tramutata Phillide; l'è la prima che fiorisca, & avanti la maturità facilmente perde il frutto.
Il primo che mangiasse noci fresche fu Carbonchio Epirota. Sono le noci di tal natura che s'ingrassano per la vecchiezza. L'albero ha natural discordia con la quercia: con la lor scorza si tingono le lane. L'ombra sua è nemica alli seminati: & a nostri capi inducono doglia. Lelia Romana fu poi la prima che le confettasse, & lodata ne fu.
Il primo che mangiasse Nespole fu un Prudentio Rodiotto: le foglie di questo albero prima che caschino si fanno rosse: ha molte radici atte, & inestirpabili. Non fu questo frutto in Italia al tempo di Catone. suol essere l'albero molto infestato da vermicelli rossi, & pelosi. Cassandra da Ferrara fu la prima che le confettasse.
Il primo che mangiasse more fu Caustio da Cotrone: l'ultimo albero fra tutti che fiorisca, & aspettar suole che sia ben passato il freddo: & per questo i poeti lo chiamano albero prudentissimo: erano i suoi frutti bianchi, ma diventorno rossi dal sangue di Piramo & di Tisbe: ama egli d'habitar ne monti, & tardi s'invecchia.
Il primo che mangiasse olive fu Alonseco di Medina: a questo albero non cadeno mai le frondi: è consacrato à Minerva: & solevansene gia coronare le torme de cavaglieri, cresce tardamente, et fassi sterile per il morso caprino: dura quest'albero ducento anni. Philippello spetiale è stato il primo che le habbi confettato in Sicilia.
Il primo che mangiasse pruna fu Carillo d'Andrinopoli: soncene di piu ragioni; ma le piu lodate sono le Damascene: non è questo albero punto amico de monti, ma de ben culti piani.
Il primo che mangiasse pera: fu Agatone soriano, fu chiamato sotto cotesto nome Pero dalla figura piramide la qual pare imitare: li Crostumini sono i piu lodati & poscia i Falerni: campa poco, e facilmente perde il frutto: furono confettate da Achille alessandrino spetiale.
Il primo che mangiasse Datteri fu Carmandro affricano: quest'albero in Europa è sterile, & in ispagna fa il frutto di niuna soavità: hà quest'albero l'uno & l'altro sesso, e non li cascano le foglie.
Antronio da cotrone: fu il primo che mangiasse in Italia Persica, le quali tragono il nome da Persia; quest'albero ne fiorisce, ne fa alcun frutto in Rhodi, altrove si, dicesi ch'egli fusse portato in Italia per avenenarci, ma che la benignità del cielo italiano spense l'innota sua malitia: sono alcuni che rasimigliano gli huomini losenghevoli e de peggior fatti, di Persico dolce di fuori, & amaro dentro.
Clenandro da negroponte: fu il primo che mangiasse pignuoli freschi: non fiorisce mai quest'albero, ne li cadono le frondi. Se alcuno li lieva la cima diventa sterile, ne perciò muore, come l'è tagliato, non si rimette mai piu, mai piu germina: e per questo Creso presso di Erodoto, minaccia che distrugerebbe i lampasceni come si distrugge il Pino.
Il confettar persica e pignuoli, è l'inventione di Curio Tripaldino: huomo di ladronecci infame, & di sporchissima lussuria.
Il primo che mangiasse fritelle di sambuco, & di ramarino fu Giannotto da Gorgonzola, che fu poi impeso per tradigione con duoi figliuoli a canto.
Ortandro chiozzotto: fu il primo che mangiasse poponi, & li mangiava con sale, & con perfetto cacio, & poi vi beveva appresso della malvasia garba, mori costui per troppo mangiare.
Clorida da Ello, Bresciana, fu la prima che mangiasse, & cuocesse fagioli freschi con la scorza, aggiungendovi dell'aglio, del pepe, dell'aceto, & del petrosello: fu essa anchor la prima che mangiasse l'erveglia à cotesto modo, se il vero mi narra Liombruno grammatico nella sua cronica.
Clelia da Veruli; fu la prima che ponesse il vin cotto in servitio delle vivande: Fu cotal inventione molto da savi medici approvata, & assai ne fu da tutti commendata, se il vero però rifferisce Piliandro scrittor de annali.
Cleope da Venafro: fu il primo che cucinasse Carcioffali nel brodo grasso; fu anch'esso il primo che li frigesse col grasso di porco, ponendovi pepe, sale, & aceto: Galeno il chiama Cinnara, & si maraviglia come sia salito à tanta reputatione generando humori adusti, concede egli però che conforti il stomaco.
Asclepiade Prusiense: famigliare di Gn. Pompeio, & medico si eccellente, che puote risuscitar i morti: fu il primo che introducesse il mangiar Spargi, cosi in minestra, come anchora in insalata: fu questo medico il primo che si imaginasse sol con il vino variamente dato, potersi risanar qualunque infermo: pose costui in uso i bagni d'acqua dolce, & i letti sospesi per meglio procacciare all'infermo il sonno.
Arcagato figliuolo di lisania peloponese; ilquale fu il primo medico, che intrasse mai in Roma, fu anche il primo che mangiasse l'oche arrostite vive, bagnandole d'acqua rosa, di botiro fresco, di zenzaro, & di canella sottilmente pesta: fu la costui venuta dal cominciamento gratissima: vedutone poi, con quanta crudeltà, & ferocità di cuore, usasse l'arte sua nelle incisioni, & nelle adustioni, fu publicamente chiamato per nome di Carnefice: Venne in Roma essendo Consoli L. Emilio & M. Livio.
Aristogene medico, che fu già, servo di Chrisippo filosopho, fu il primo che mangiasse le molignane fritte con l'aglio, & col petrosello: hebbe costui gran reputatione per la mirabil cura ch'egli fece di Antigono, & in picciol tempo ricchissimo si fece.
Acrone agrigentino medico: fu il primo che mangiasse il porro cotto sotto le bragie, del qual cibo, tanto ne fu già vago Nerone, che niuno piu vago esser ne puote, philosophò costui longamente in Athene insieme con Empedocle, & fu assai più antico di Hippocrate.
Aristogene thasio, medico di Antigono re di Macedonia: fu il primo, che ponesse in tavola le olive schiacciate, & li capperi mangiasse con l'oximele: è il Fapero aperitivo, e molto giovevole alla milza.
Alconcio medico di Piaghe: che fu già condennato da Claudio di cento sestertij, e confinato in Francia: fu il primo che ponesse in tavola Aranci e limoni, premevali, e del succo bagnava le vivande; ma li premeva negligentemente.
Agrane medico: fu il primo che portasse in tavola coriandoli confetti, per reprimere i fumi, che sogliono per il pasto salir al celebro, costui fu quello, che risanò Athene della peste accendendo de molti fuochi.
Cresto bizantio sophista: fu il primo che facesse la Raffanata: l'è un sapor fatto di raphano: usasi la vernata presso de tedeschi frequentemente.
Mirtale, donna al ber deditissima: fu la prima che cuocesse l'uova nel fuoco, e condite con sale e canella se le sorbisse: à costei si da parimenti il vanto, che facesse la copeta, ponesse in Tavola pistacchi, e ne facesse delle torte per quelli, ch'erano al lussuriare indisposti.
Pillade da Lucca: fu il primo che mangiasse castagnazzi, & minestra di semola, & di questo ne riportò loda.
Diogirida Re di Thracia, fu l'inventore di mangiar bottarghe: Aquilio fu poi quello, che le frigesse nell'olio, e con l'aceto se le mangiasse.
Cisenno fu il primo che mangiasse caviaro, e ne facesse delle frittate, un suo nipote dopo molti anni, cominciò a premervi sopra delli Aranci.
Pollidonio da macerata: fu quello che trovò il mangiar le mele granate dopo'l pasto, persuaso forse da scritti di Cornelio celso, perche in vero non lascino corrumpere il cibo nel stomaco.
Il primo che mangiasse aranzi, limoni, & poma di Adamo, confettate, fu Pierio Landuccio Fiorentino.
Il primo che confettasse il seme di popone, l'aniso, & il fenocchio, fu Laviniano da Tolentino huomo frodolento piu di ogni altro di età.
Il primo che cuocesse cipolle, & scalorgne, & ne facesse insalata: fu Aliprando da Sigillo mercatante richissimo.
Un Pieruzzo comasco lecardo à maraviglia: fu il primo mangiatore delle frettate dette rognose, le quai aguzzano l'appetito, ne sono punto stuchevoli.
Il primo che ponesse fichi, pera, & mela in tavola fu Ermo Cipriota, huomo protervo, fallace, & sopra modo bugiardo.
Il primo che ci ponesse in tavola mel cotto, & oximele per salsa, fu Adriano di Corrira, il quale era infame de ladronecci, & in segno di ciò fu impiccato à Negroponte.
Il primo che mangiasse quella herba detta Eringion fu Achille Troiano di Troia di puglia. L'è una herba mordace, & n'è buona solamente la radice, provoca la lussuria, mangiasi col cinamomo, & col Garoffano.
Il primo che mangiasse Cardi fu Protesilao macedonico, crescono maravigliosamente in Cartagine, & in Cordova fa parer buono il vino: la radice è buona per generar maschi, vogliono il sale, & il cinamomo, benche hoggidi s'usi di mangiar col pepe, gli antichi li mangiavano col mele, & con l'aceto.
Anaxilao philosopho: fu il primo che mangiasse l'aglio crudo: Galeno lo chiama Triacca de contadini, & Oratio ne disse molto male, cosi scrivendo. Edat cicutis allium nocentius: ò dura messorum ilia: Quid hoc veneni sevit in præcordijs?
Il primo mangiatore del Raphano: puro, non dico della raphanea, che già l'habbiamo detto, fu Oldrico da Sciaphusa: Androcida ne faceva mangiare per riparare all'imbriaganza: Scrive Plinio che crescono in Alemagna alla misura d'un fanciullo, guasta i denti, & credettero già gli antichi ch'egli fusse contra il veleno.
Il primo che mangiasse zucche: fu Marullo egittio: ve ne sono di lunghe, & di rotunde, le lunghe sono piu grate in su le mense: Chrisippo medico le dannava, generano però buono humore, & giovano alle febri coleriche per il parere di Avicenna: Avvertisce Columella, che donne non vadino dove le sono piantate, ispetialmente se l'hanno il flusso menstruale.
Li Arcadi furono i primi, che mangiassero delle giande.
Li Budini popoli dell'Asia maggiore, furono i primi che mangiassero pidocchi.
I Nomadi dell'ethiopia, & i Simbari, furono i primi che mangiassero delli Elephanti.
Li popoli Cinocephali furono i primi, che si pascessero di latte.
Li Agriophagi furono i primi mangiatori de Lioni, & di Panthere.
Li Antropophagi furono i primi che mangiassero carne humana.
I Mandi, & i Parthi furono i primi, che mangiarno locuste.
I popoli detti Solite, furono i primi, che mai mangiassero pesce.
Li Ophiophagi furono i primi mangiatori dei serpenti.
Li Arpei furono i primi che mangiato habbino Bacche.
Li Amazoni furono i primi che mangiassero lacerte, & per questo furono detti Sauropatide, imperoche saura vol dir lacerta.
Protogene fu il primo che mangiasse lupini, & che insegnasse à macerarli con l'acqua, per indolcirli.
Ebosio fu il primo che mangiasse zuccaro.
Nerullo fu il primo che mangiasse capretti.
Farello pedemontano: fu il primo mangiatore de Tragemmati, detti da latini bellaria: componevansi anticamente di Cocco, di Fava, di Condro, di Cacio di mele, & di Sisamide.
Il primo che ritrovasse que pani detti Thiagoni, dicasi à Dio Etholia fu Larisso.
Trattaremo hora delli inventori dei migliori Beveraggi, & cominciaremo dalla Vernaccia da Celatica, & da quella da Cassano, le quali traggono sua nobil origine dall'antico Falerno, di cui favellando i scrittori delle cose naturali: dicono non esser sano, essendo molto vecchio, ò molto nuovo: la mezana età cominciar dal quintodecimo anno: Crispo Fabiano fu quello che ne portò l'insito in Lombardia: variansi i vini per la varietà del terreno, & dell'aspetto del cielo, si come apertamente si vede.
I vini di Val telina, di Chiavenna, & di Piuri (dico quelli chi si chiamano di Roncho) traggono sua origine da quello vino detto Puccino, per il quale, diceva Livia Augusta esser pervenuta all'età di LXXII anni, Pirro da ponte ne fu il traportatore.
I vini del lago di Como, & di Trezzo, sono discesi dal vino detto Setino: qual Augusto preferi à tutti gli altri, e lo essaltò con maravigliose lodi: Scipione bruno lo trapportò, e ne fu assai lodato, e premiato.
Li racesi, amabili, e moscatelli, di Taggia, sono di schiatta del Cecubo: reputato generosissimo, il quale, solo si accendeva con la fiamma (sel vero afferma Pli.)
I Trebiani di Modona, & di Toscana: sono discesi dal Gaurano: Philippo fusello fu il trapportatore.
I vini del Monferrato: sono delle radici del vino detto Faustiano: le portò in que paese Lucio Trotellio huomo virile, e strenuo bevitore.
I vini da Drò, & da Tremenne: discendono da i vini Macissi: li portò in questi paesi Carbonio Trentino solenne bevitore.
I vini Salerni & Sanseverini, erano i vini detti Caleni: benche hora siano (al mio giudicio) migliori che prima non erano.
Il vino Corso venne da Velitri, & da Piperno: erano questi vini in gran prezzo, hora non tanto: il terreno di quella isola l'ha di gran lunga migliorato.
Il vino Briancesco dir si puo figliuolo del Signino: benche mutando paese habbi mutato natura: era il Signino Austero & atto molto à restringere il ventre. Fabio Porcino lo portò in questi monti, & n'hebbe gran mercede.
Il Cesennato procede dal Surrentino, vino molto sano. Soleva dir Tiberio Cesare che tutti i medici in ciò consentito havevano di dargli la palma d'esser sano.
I vini Forlani procedeno da i Mamertini, da Giulio Imperadore celebrati, si come appare nelle sue epistole.
I Vicentini nati sono da quei vini detti Potulani, grandimente istimati: Calandro fu che ce li portò.
Le Albane di Ferrara nate sono del Taurominitano: ma hanno molto tralignato da suoi progenitori. L'inventore fu Dalido da Tiano.
I vini Berzamini, che nel Padovano nascono, parte descendeno da quei vini, che detti furono Pretutij, parte dalli Anconitani, de quali favella Plinio honoratamente.
I vini di Santo Columbano & da Cesezzo, sono di schiatta del vino Palmesio, et Mecenatiano: Pirro di haverlo traportato n'andò longamente altiero.
I vini Rhetici, liquali sono da Vergilio preferiti à tutti, eccetto che al Falerno: altri vogliono che siano latiniensij, altri gravicani, & altri stoniensi: et si come molti vini hanno peggiorati, cosi questi hanno migliorato tramutandosi da luogo à luogo: & di questo dassi l'honore à Lentidio Pontano.
I vini d'Orliens sono discesi dal ceretano del quale si fa mentione presso di Plinio; & lo ripone fra i vini lodati, un Parigino cortigiano del re di Francia fu l'inventore di traportarne il germe.
I vini di Spagna per la maggior parte nascono da i vini di luna, à quali la Toscana dette gia la palma: et questi sono divenuti migliori delli suoi predecessori.
I vini di Beona da quei di Spagna nacquero (se non m'inganna un curioso scrittore) li traportò un Scocese soldato, & bevitore eccellente.
Quelli di Hungaria hebbero l'origine da i Tarentini (mercè di Ungrado mercatante lealissimo) che li condusse in quei paesi non senza grande remuneratione.
Quelli vini che in Baviera nascono, hebbero origine dalli servitiani: benche alcuni ostinatamente affermino esser discesi da quei vini, che in Cosenza nascono: & questo beneficio si hebbe per opra di Claudio Alemano.
Le viti che lungo il lago di zurrigo in tanta copia piantate sono, furono tolte in Lucania da uno Oldrico eccellente bevitore.
Le viti che fanno la malvagia in Ragugia sono state portate da Candia da un Bassiano Macedonico.
Il greco di Somma: venne dall'isola di Sio: donde ancho il mastico ne viene, & portato vi fu da Papinio Suvessano.
I vini di Correggio: sono figliuoli delli vini di Lesbo, & di cotal tralatione dassi la debita lode à Palmerio anginolo.
I vini della Valle d'elsa, descendono da i vini, che à Tempsarà già si felicemente nascevano: fu l'inventore Nillo cresporio.
I vini della lunigiana nati sono da i vini detti Turini per industria di Belloccio huomo facetissimo.
I vini pisani, secondo l'opinione di alcuni, sono discesi da quel vino di Arcadia, ilquale faceva le femine fecunde, & gli huomini rabiosi.
Le viti spoletine vengono da quelle di Trezenio, che soleva indur sterilità: perdette poi quella qualità si rea per la benignità del cielo Italiano.
Le viti mirandolane furono tolte da sempronio megillo in lacanea già detta Cidonia, luogo della Candia: hanno perduto gran parte del primier vigore.
Del vino detto omphacio fu inventore Nicandro da berina: faceasi di labrusca, et è detto da greci enantino.
Del vino di poma: credo inventore Publio negro.
Il vino Luchese ispetialmente quel che nasce à Vorno, à Forci, à lopeglia, à S. Quirico, & à Marlia: credesi esser disceso da quel nobil vino detto dalli antichi Thasio, & esserne stato il traportatore Pompeio mintio.
Il vino di Geneva fu portato di oltra mare, & da quel vino procede, che gia fu detto Arsio.
Il vino di Losana nasce da quel vino detto Naspercenite, molto commendato da Apollodoro medico, in quel suo volume, nelquale scrive a Tolomeo, qual sorte di vino dovesse bere: & è opinione d'alcuni, che i vini Italiani allhora noti non fussero. tiensi di tal fatto autore Lelio Capitone.
Il vino che nasce nel Casentino descende dal vino detto Mesogite: ilquale soleva gia indur doglia di capo a chi ne beveva.
Dal Epheso; & dal Apameno derivano i vini della maremma di Siena per opra di Erophilo nobile cavagliero.
Dal vino detto Protagio commendato molto dalla schuola di Asclepiade, nacque il moscatello di Galbià, luogo ne monti di Brianza.
Del vino fatto col calamo aromatico, delquale fassi memoria nella comedia di Plauto detta Persa, fu l'inventore Spurio Carbone.
Del vino fatto con la Salvia per confortare il stomacho & i nervi fu inventore Theophane medico da Megara.
Del vino che si fa con il Rosmarino, fu inventore Theophilo da Egina medico, non men dotto, che prudente.
Del vino che si fa con l'Enola per riscaldar i freddi stomachi, fu inventore Archigene Cipriano medico esperto.
Del vino fatto con l'assentio (vino per certo utilissimo) fu l'inventore Ruffo da Salamina medico molto acuto.
Del vino fatto con la pece: chiamasi da latini vinum piccatum, credesi esser stato l'inventore Ruffo medico di molta isperienza.
Del vino fatto con le rose: del quale fassi memoria presso di Plinio: credesi esser stato authore Onocrito Corfuotto medico eccellentissimo.
Di porre l'acqua marina nel vino: fu l'inventore Erasistrato huomo dottissimo.
Di far la Graspia: fu l'inventore Pisone da Regio.
Di far la posca è stato il primo Clenardo da Pola.
Di dar il moscatello al vino: fu l'inventore Godinzo bresciano.
Di far l'hippocrasso, siamo tenuti à Gottifredo di Monlione.
Del vino fatto de prugnoli è stato l'inventore Polidamasso da spello.
Del far il vino col sacco: fu inventore Cosmo dalla Mirandola.
Del vino di mele granate tiensi fusse l'autore Philisto medico Rhodiotto.
Dell'aquaruolo tiensi per authore Nonnio da Moncia.
Delle cervose ch'hoggidi si usano in alcune parte di Francia, Alemagna, Inghilterra, & altri paesi: tiensi fusse l'autore uno maestro Placidio da Vilna lituano: huomo nemico mortale dell'acqua, & sviscerato del vino.
Di ber un sorso d'acqua fresca dopo il pasto, fu consiglio di Celso, & io sovente senza nocumento alcuno (quantunque sia di stomaco debole) n'ho sentito grande utilità.
Domitiano brunello: fu inventore di quella bevanda detta da popoli di Thracia, Anysta, laquale, si soleva bere con gli occhi chiusi, ne fa di questa mentione Oratio nel primo lib. de suoi versi.
Thimotheo Cogellio: fu inventore di quella bevanda detta oxihalma: laquale si faceva di sale, & di fresco aceto, per andar ne luoghi sospetti de fiati serpentini.
Hieroniano medico Rodiotto: fu inventore di quella bevanda detta oxizaccara, fatta di zucchero, & di aceto, per rinfrescar i corpi nostri: del medesimo autore, trovo in piu d'un luogo memoria presso di M. Tullio.
Bestonio hidruntino: fu l'inventore della bevanda detta piratio: perche de peri si faceva: & pigliavasi in luogo di vino. S. Gerolamo contra Ioviniano persuade à Thimotheo, che non piratio, ma vino ne l'avenir beva per il stomaco mal conditionato.
Callimeno pendonio: fu inventore del zitho, che si fa in Egitto, del medesimo autore è inventione la bua: bevanda da fanciulli, de laquale Catone fa ne suoi scritti grata memoria: il medesimo fu inventore della Celia, & della cerea che si fa in ispagna: & della Cervisia gallicana: laquale, se non si adacqua, imbriaca come fa il vino.
Hippocrate di Coo medico eccellentissimo: fu inventore della ptisana: fassi d'orgio: fanne di questa mentione Martiale nel XII.
Gregorio buccalino dalmatino dell'isola di mezo: fu l'inventore della bevanda detta Sabaia: fassi d'orgio, & di frumento, & è bevanda piu usitata da poveri, che da ricchi.
SUISNETROH, SUNDAL,
ROTUA TSE
BRIEVE APOLOGIA DI M.
ORTENSIO LANDO, per l'autore del pre-
sente Chata-
logo.
Mi par d'udir mormorare alcuni scioperati, & licentiosi, & dire, che questo cathalogo sia per la maggior parte finto: & perciò io come consapevole delle molte fatiche dell'autore: hò succintamente segnato i nomi di coloro dell'opra de quali s'è servito: & primieramente dirò, che questo valent'huomo s'è prevaluto dell'opera di Ephoro Cumeo, che scrisse in vintisette libri l'historia di Galeno imperadore, di Ibico Regino famigliare di Policrate tiranno: di Geronimo Rhodio scrittore de fatti di Demetrio Poliorcete, & di Dione pruseo, ilquale scrisse dieci libri delle virtù di Alessandro (il magno) s'è servito anchora molto di Calistene Olinthio, & di quel Calisto, che scrisse in verso heroico l'historia di Giuliano principe: s'è anchora (se non sapete) servito di Cherilo Samio, & di Clearco solense, che scrisse de Varia historia: trovo di piu legendo i scritti di Actio Pisauriense, di Terentio Scauro, di Hiperide emulo di Demostene, di Trasimacho, di Theopompo Unidio, & di Gn. Potamone: che molto di loro s'è nel suo cathalogo servito, & halli diligentemente, & letti, & riletti: Se voi lettori ne vorrete di questo far l'isperienza, la potrete commodamente fare, à me basta d'haverveli addetati, ne vi paia già maraviglia, che i sopradetti scrittori si antichi & rari, li sieno pervenuti alle mani: essendo egli huomo di miserabile fortuna: imperoche fu costui longo tempo posseditore de la libraria di Gordiano imperadore, dove furono sessantadue mille volumi: ha vedute le librarie Pergamene, delle quali favellando Plutarco, scrive che ne contenessero ducento mila: costui rimase herede delli libri di Tirannione grammatico, che furono tre milia: ne sol di questi, ma di quelli anchora fu herede quai lasciò Triphone libraio del quale Martiale favellando, scrisse, Non habeo se habet Bibliopola Triphon, alqualle Triphone scrisse già Quintiliano nella Epistola liminare delle sue oratorie institutioni, siche parve lettori, ch'egli habbi havuto il modo di scartabellare, & di ritrovare quel che à molti altri stette longo tempo nascosto? molte cose hà egli pretermesso di dire per esser il piu amico della brevità che mai ponesse penna in carta: non altro dico: State sani lettori, & pregate Iddio doni longa vita à questo nostro prosatore, che io vi prometto, che s'egli campa, che del molto scrivere non cederà à Chrisippo, non à Servio Sulpitio, non ad Atteio Capitone, non ad Empedocle, non finalmente ad Aristarco discepolo di Aristophane grammatico, ilquale scrisse piu di mille commentari.
Di Vinegia alli XXIII de Settembre.