CHIARA FEDERICI CONTESSA MARTINENGA A M. LELIA CANOSSA.

Hò pur havuto il gran dolore, intendendo la morte di vostra madre, che fu a nostri tempi uno specchio di patientia, una norma d'honestà & una infallibil regola dell'honorato vivere. Deh quante volte hò io pregato Iddio che si come già si permesse & si acconsentì risuscitassero Aviola, L. Lamia, Corfidio, Gabieno, Tindareo, Hercole, Esopo, & altri molti, cosi ci fusse hora conceduto ch'ella tosto risuscitasse. Deh perche non posso io fare come si legge haver fatto .S. Cataldo che risuscitò la madre da cui era stato poco avanti partorito. se ciò potessi fare, so ben io certo che sin'a quest'hora non la desideraremo piu: ma sapete voi come l'è? ci bisogna haver patientia in tutto quello, che ne vien ordinato dalla divina potentia, & non dolersene, & non turbarsene punto: attendiamo a consolarci scambievolmente, imperoche mi sento di non haverne minor bisogno di voi: non altro: Iddio ci guardi da male. Di Brescia alli XXV. d'Agosto.