CORNELIA PICCOL'HUOMINI CONTESSA DI ALIFFE A M. LELIA SCARAMPA.
Antonio, vostro fratel cugino, fu l'altro giorno a visitarmi & doppo molti ragionamenti insieme familiarmente havuti mi disse ch'eravate in grand'affanno, per la pestilentissima lingua di alcuni scellerati, che vi laceravano la buona fama qual con tanto sudore acquistato vi havete, & con acuti morsi vi trafiggevano il cuore; & che di questo, non ve ne potevate dar pace in modo alcuno: Io mi maraviglio grandemente di voi, che si leggiermente, rimagniate offesa: ma se non sofferite con forte animo le parole de nemici vostri, come sofferirete voi i fatti? quasi che sia cosa moderna il ritrovar che si diletti di morder altrui? & di qual cosa prega con maggior vehementia il profeta David, salvo che di esser liberato dalle labra inique, & dalla lingua dolosa? Ho io sempre creduto che maggior danno si senti dal lusingheuol amico, che dal feroce et mordace nemico, soleva il S. mio padre rassmigliar le persone virtuose che da niuna infamia macchiar si possono, a quell'herba detta Adianthon, laquale, anchora che ben si bagni et nell'acqua tutta si sommerga, sempre però par che secca et arida sia: Assuefate (vi prego) gli orecchi a ricever simil veleno, et non piu vi nuocerà che si nuocesse gia a Mitridate ricevendo per bocca essendoci da fanciullo avezzo. Attendete pur a guardarvi prudentemente (come fin'hora havete fatto) & poi lasciateli sfogare questo lor insanabil morbo, ilquale a voi non nuocerà punto. nuocerà bene a lor stessi facendoli scoprir l'innata lor malignità. Ringraziate Iddio che a cotesto modo vi si dia materia di esercitare la patientia vostra, laquale per si fatti modi si raffina & illustre doventa. Avviene veramente alle persone afflitte, come veggiamo avenir al zaffrano et al fien Greco, lequali quanto piu son calpestrati, tanto piu facilmente fioriscono & mostrano la lor bellezza. Voi havete pel passato et nella vostra piu giovenil età, tolerato con istrema patientia tante ingiurie della fortuna fatte, tanti duri incommodi, & hora per si lieve cosa v'attristate, vi sgomentate, & non volete con voi stessa pace? mi parete fatta simile alla Murena, laquale con noderoso bastone uccider a fatica si po' et uccidesi poi agevolmente con la lieve ferula: non ha potuto piegar la grandezza del vostro animo, non ha potuto scemare, ne indebolir la fortezza del vostro petto la morte di tre fratelli, che furono di Scipione, di Annibale, et di Leonida assai piu valorosi: non vi ha pur un tantino sbigottito la morte d'un figliuolo, che avanzava di bellezza l'Adone di Venere: & hora vi po' contristare una parola detta (per aventura) da soverchio caldo di vino? Deh acchetativi sorella mia (se punto mi amate) poiche da queste male lingue niuno guardar si puote: elle travagliorno sempre i buoni, trafisser Christo Re del cielo, non sol quando tra peccatori conversò, ma anche poi ch'egli fu confitto sul legno della croce. Siavi la morte di Christo in luogo di quella virtuosa Panace c'ha rimedio efficace contra tutti i mali; & qui fo termine al scriver mio, scongiurandovi per quella altezza di animo, che gia tanto in voi per passato ammirai et ammiro tuttavia, vogliate generosamente por i piedi su queste frivole ciancie, nelle quali ne la giustificatione, ne la condennagion vostra consiste: state lieta. Di Napoli alli XX. d'Agosto.