GIOVANNA CAVALLERIA A M. CLARA GUALANDA.
Intendo .M. Clara che di me vi siete molto maravigliata, perche hò detto di non poter piu sofferire di legger in alcun libro che sia fuor della sacra scrittura: si che l'è vero che l'hò detto, ne me ne pento, ne mia colpa ne dico ne dirò mai: & dove posso io trovare la miglior lettione? Altro piacer per certo sento legendo IN PRINCIPIO CREAVIT DEUS COELUM ET TERRAM: che non faccio ne la Phisica, nel cielo, & nella generatione di Aristotele. Altra consolatione prendo ne proverbi di Salomone, nell'Ecclesiaste, & nell'ecclesiastico del figliuolo di Syrach, che non prendo in legger ne Ethica, ne Politica, ne Economica, ne magni Morali di Aristotile: Sento altro diletto in volger sossopra i libri de Re, & de Giudici che non faccio legendo Suetonio, Plutarco, Sesto Aurelio: Flavio Vopisco: & altri simili che scrissero le vite de Cesari, godo molto piu di cuore, legendo i fatti di Mose, di David, di Habraamo, di Giuda Machabeo, di Giosuè, di Sansone & di Gedeone; che non godo per legger Dione, Cesare, Appiano, Livio, Polibio, Xenophonte & altri historici: credetelo a me, che non senza causa fu la sacra scrittura chiamata Biblia, che vuol dir libro; & cosi fu detto per eccellenza, come se questo solo, fusse il vero libro: & ne gli altri vi si contenessero sogni d'infermi, et folle de Romanzi: & d'onde credete voi che Platone habbi abbellito i suoi scritti con quelle vaghe figure, con quelle si convenevoli similitudini? non d'altronde certamente tolse i colori & gli ornamenti suoi che dalle sacre lettere, si come il Beatissimo Ambrogio piu di una fiata afferma & chiaramente ne dimostra: non è publico consentimento de dotti ch'egli udisse predicar Geremia profeta, & li pervenesse alle mani il pentateuco di Mose? dove vedrete voi ne libri Pagani, si alto principio come è quel di Giovanni Apostolo IN PRINCIPIO ERAT VERBUM ET VERBUM ERAT APUD DEUM; dove in un versetto solo ci dipigne di tre sorti Mondi: dicendo, in Mundo erat: Mundus per ipsum factus est; & Mundus eum non cognovit: ecco l'ideal mondo, ecco il materiale, ecco gli huomini che vi habitano sotto nome di mondo dall'apostolica voce chiamati: leggete quanto n'hanno scritto i philosophi che non ne trarrete tanta intelligentia quanta da questo sol verso trarne potete. deh ditemi per vostra fe; parvi che in altro libro ritrovar si possino le consolationi, & l'eterne speranze che nelle sacre lettere si ritrovano? Se havete in M. Tullio un perfetto oratore, se havete in Xenophonte un perfetto Re, se havete in Platone una perfetta Repubblica, se havete nel conte Baldesare un perfetto Cortigiano con la donna di Palazzo, se havete ne scritti del conte di Monte l'Abbate, il perfetto gentilhuomo d'honore: havete ancho nelle scritture sante, il vero patiente sotto titolo di Giobbe, havete l'essempio della verace ubidienza in Abraamo, della santissima hospitalità in Lotto, dell'ottimo Re in David, del savio S. in Solomone, del forte cavalliero in Sansone, del buono Imperadore in Mose & nel fratello Aarone, et dell'ardito capitano in Giosue: ma che non ci havete voi di buono in questo santo libro? forse ch'egli vi fa miscredente & dubbiosa dell'immortalità come fanno i philosophi: forse ch'egli vi fa impazzire attorno le zone, le sphere, et i zenit, come far sogliono i Matemattici, forse che vi oscura il vero, come veggo far i legisti: forse che vi puon in compromesso la vita, come fanno i Medici. Delli bugiardi et appassionati historici non vi parlo, liquali spesse volte fanno, che i poltroni paiano Marcelli & i Marcelli sieno tenuti timidi et vili piu di quel Pluto indutto da Luciano & da Aristophane ch'ogni cosa teme et sbigottito rimane. Vengomi hora alli Poeti, & vorrei che alcuno mi dicesse che utilità si cavi del rapto di Ganimede: dal formoso Alexi ò dal bruno Menalca: vorrei che alcuno mi dicesse che profitto mi faccia l'amor della Luna et del suo Endimione con l'importuno chiamar d'Hila, di cui si finge invaghito Hercole presso di Propertio et di Valerio Flacco. Vorrei detto mi fusse di giovamento esser mi possa l'amor di Hiacinto et di Apollo, di Ampelo, & di Bacco, di Adone & di Venere; di Titone & dell'Aurora; di Atis, & di Cibele, di Siringa & del Dio Pan. Bramo detto mi sia che honestà si apprenda leggendo gli amori di Valerio Flacco et dell'amazonico fanciullo: che religione si apprenda per sapere che Tibullo amò Cherinto, Anacreonte Batillo, Alceo Lico, Valgio Misti, Asinio Hippolito, Voconio Testilo, Oratio Ligurino, Q. Catulo Epigrammatario amasse Roscio, Euripide Agatone, & Arato Philino. Credete voi Madonna Clara, che venir mi possa desiderio di unirmi con Dio per leggere che Daphne fusse amata da Apollo, Tiro di Nettuno, Hebe da Hercole, Philace da Stratocle, & Atalanta da Meleagro? mai non che non me ne verrà giamai voglia. si ben leggendo nella sacra Biblia di Sarra et della riverentia che à suo marito portava chiamandolo suo signore: si ben leggendo di Hester, di Susanna; di Giudit & di Anna figliuola di Elcane laquale, non si partiva mai dal tempio sempre alle orationi, & a digiuni intenta. Non vorrei pensaste che io vi scrivessi come una trassognata: hò anch'io letto la parte mia de scrittori Pagani et me ne pento, et ne chieggo perdono a Dio sopra tutte le colpe mie: non vorrei da che appresi la santa Croce haver mai letto altra cosa che la divina scrittura: vorrei haver mangiato questo sacro volume come per il profeta Iddio comandò: vorrei havermelo convertito in succo et in sangue, perche egli sarebbe stato come una lucerna a piedi miei, & havrei guidato ogni mia impresa secondo la parola d'Iddio, da quella sarei sempre stata pendente, quella m'havrei io tolto per mia guida, per scorta, & per tramontana, con quella mi sarei piu dottamente governata che forsi non hò fatto, ma meglio è tardi che mai; si che non vi maravigliate più per l'avenire, che lasciato habbi qualunque altra lettione, & data mi sia tutta alla verace Theologia: anzi vi essorto a far il medesimo c'ho fatto io; seguite (vi prego) le mie pedate, ne vel recate a vergogna, perche sia piu giovane di voi, fate vostro pensiero che la mia voce, con la quale vi invitto a si gloriosa impresa, sia voce celeste, & non terrena, persuadetevi che le mie parole sianvi dettate dalo Spirito Santo & non d'altrui. Ricordatevi di ciò che disse il beatissimo Girolamo, che l'ignoranza delle scritture si era l'ignoranza di Giesù Christo. Ricordative di ciò che disse il Salvator nostro: SCRUTAMINI SCRIPTURAS, ILLAE ENIM TESTIMONIUM PERHIBENT DE ME. cosi facendo, noi saperemo che cosa sia veramente Christo, & quel che egli habbi fatto per noi, & cosi l'ameremo con tutto il cuore, & amandolo il fruiremo insieme col padre, col figliuolo, & con lo spirito santo: amen. Di Vinegia.