HIPPOLITA BORROMEA A M. VERONICA BIANCARDA.

Mi par strano, che tutto'l di non facciate altro che disordinar la vita vostra, & poi vi maravigliate se hor v'infesta la stranguria, hor la pneumonia, & vi maravigliate se piena siete di furunculi, di lepra & di chiragra. duro vi pare se la tossa sempre vi annoia se il calcolo vi crucia, se la cephalea vi tiene oppressa & se la lienteria vi ha per assediata; credetelo a me, che l'intemperanza è stata sempre cagione che ne corpi nostri si sieno suscitati tanti et tanti diversi et monstruosi morbi, quale è vi prego quella parte del corpo nostro per minuta ch'ella sia; che da qualche infirmità occupata non si vegga? non patono gli occhi la lippitudine la lagophtalmia & le leucomate? non pate la faccia, le lichene, non pate il naso il polipo? non sono infestate le palpebre dalla psorotalmia? & tutto questo ne aviene pur per l'ingordigia del mangiare & per non haver alcuna continenza: non senza causa scrisse Seneca. PLURES INTERFICIT GULA, QUAM GLADIUS. Quanti n'ho io conosciuti liquali erano Apoplettici, Auriginosi, Asmatici, Alsiosi, Letargici, Tetanici, Verternosi, Verrucosi, Ptisici, Idrocephali, Opistonici, Icterici, Frenetichi, Epiphoretichi, & Ischiadici, liquali sol per la temperanza del vivere, si sono talmente risanati come se mai non havessero havuto ver'un male. Siavi adunque questa la via, non sol di risanarvi, ma anchora di preservarvi: lasciate star gli appetiti, anzi soggiogateli alla ragione: non mangiate salvo che cibi generativi di buon sangue, & di ottimo succo. Lasciate tanti frutti, tanti intingoli & tante salse; lequali vi creano nel corpo mille oppilationi. io vi prometto che se farete a mio senno, non ve ne pentirete mai. Iddio da mal vi guardi. Di Piacenza alli III. d'Aprile.