HIPPOLITA MARCHESA P. SANSEVERINA A M. CALANDRA GARIBOLDI.

La vergogna, & la taciturnità, che furono sempre due spetiali virtu della donna, risplenderono gia grandemente in voi, mentre nelle nostre contrade famigliarmente conversaste: & hora (se il vero m'è rifferito) sono in voi del tutto spente: odo che siete fatta baldanzosa, loquace, & unica seminatrice di discordie sopra tutte le femine del vostro vicinato. Ah sorella, non sapete voi, che i buoni costumi, sono la nostra vera dote, et il nostro vero ornamento non lo scrive questo Sophocle nelle sue Tragedie? certamente si come nella febbre, l'haver buona lingua, è gran segno di salute, cosi nelle donne è segno di grande honestà: frenatela adunque, & ricordatevi che non senza gran misterio, natura la circondò di due ripari, cioè di labra, & di denti: l'è nel corpo la lingua come nella nave il temone: fu la sfrenata lingua spesso cagione de molti mali: per il che gran virtu fu giudicato il saperli per debito modo: l'è pur grande infelicità la nostra, poi che il Sole, la Luna le stelle, il mare, la terra, gli alberi, l'herbe, l'api, le formiche, & le conchilie possono antivedere le future tempeste: & che sol l'huomo non antivegga i danni grandi che la licentiosa lingua lor si spesso procura; fate (vi prego) come far sogliono i dotti marinai, & li esperti contadini, prevedete la rovina, nella quale siete per cadere se non chiudete la lingua fra denti; il che, tosto fareste se poneste misura all'infinita vostra cupidigia; non havesti invidia a chi ha maggior fortuna di voi: dovereste pur sapere, che nelle picciole cose stessi sempre maggior quiete, non voglio esacerbar piu questa mia ammonitione, havendovi di cio piu volte bastevolmente ammonita, & non volendo ci intravenisse, come veggiamo intravenire ad alcune salutifere medicine, lequali per l'assiduo uso perdono la virtu. Di chiavenna nostra giuriditione.