LA CONTESSA ISABELLA DE LUNA AFFAITA ALLA S. CLARA VISMARA.
L'è vero che io mi rallegro molto quando alli amici miei succedono le cose secondo il voto loro: non posso però fare che alle volte io non tema, che si come la smoderata fecondità amazza et soffoca molte fiate gli alberi & le viti, che cosi la troppo lieta fortuna non ci distrugga, & sciocchi non ci faccia del tutto divenire: sempre piu nocque la prosperità che l'adversità. Si come il vetro quanto piu risplende tanto piu dimostra la sua fragilità, cosi la fortuna quanto piu l'è splendida, tanto è men durabile & maggior rovina ci minaccia: di questo v'hò io voluto avvisare; perche non v'insuperbiate, & non facciate come molti fanno, liquali dalla smoderata felicità si lasciano talmente accecare che par loro d'esser fatti eterni, ne piu conoscono i vecchi amici, ne credeno che mai piu lor habbi da mancar cosa veruna. oh Dio quanto sono questi fuori del buon senno: quanto dimostrano d'haver poca cognitione della instabilità delle cose humane, oh quanto mal considerano questi tali, le sue instabili & volubili attioni non per altro fu dalli antichi pittori dipinta la fortuna sopra d'una rotonda pietra che per dimostrarci quanto la sia volubile: ne per altro disse quel Terentiano O FORTUNA UT UNQUAM ES PERPETUO BONA? che per farci diffidenti & per non lasciarci riposar in lei, ma in sol Iddio, ilquale non si muta mai; ma stabilissimo rimane: non altro. Iddio vi guardi. Di Cremona alli X. d'Aprile.