MARIA PERGOLA ALLA S. LUCRETIA RAMBERTA.

Madonna Agnola mi venne l'altro giorno a visitare & infinite cose di voi mi disse, & fra molte, che io ne notai, & quasi che nell'animo scrissi & stampai: era d'haver voi mutato vita & essere alla sproveduta fatta chietina (come hoggidi s'usa di dire) & che v'erano cascate dall'animo incontanente tutte quelle rare attilature delle quali già tanto vi delettavate. Io non biasmo certamente la mutatione, migliorando voi conditione di vita, ma la biasmo solamente quando l'è si repentina che muova ogn'uno a maravigliarsene. Vorrei si facesse a quella guisa che fanno li Alberi l'Autunno liquali per la maggior parte a poco a poco si lasciano cadere le frondi, ne se ne spogliano ad un tratto & non come fa il sorbo che subitamente tutte le lascia andare a terra: ma poi che questa mutatione è fatta & vi siete posta in animo di voler imitar la Contessa di Guastalla prego Iddio ve la faccia imitare felicemente, come sarebbe imitando piu tosto le sue tante operationi, anzi che le faconde parole, che dalla sua santa bocca a tutte l'hore le escono, schivate quanto piu potete di non esser simile al Camaleonte, ilquale di sua natura ha grandissimo pulmone ne dentro v'è cosa veruna: molti ne trovo io, che a moderni tempi sono venuti sotto pretesto di religione, in grandissima reputatione, & pur in se altro non hanno, che una mera ostentatione, giattantia & vana fiducia di sue frivole opere di carità mal informate, & peggio animate: Di questa scuola non vorrei già io che voi foste per alcun modo essendo ciò congiunto con poca consolatione, & con istremo pericolo dell'anima vostra, fate pur vostro pensiero che la dottrina Christiana sia una certa santissima et purissima cosa nemica di ogni ostentatione & amicissima della simplicità & della schiettezza, & chiunque non si veste di queste rarissime qualità, dir si puo liberamente, ch'egli non sia Christiano, ma un scelerato hippocrito & un abhominevole Phariseo. & di questo sia detto a bastanza. Di Milano alli X. d'Aprile.