OLINDA SCOTTA ALLA S. AURELIA CONTESSA ET MADRE HONORANDA.

Gran dispiacere è il mio S. madre che per si lungo tempo stiate da noi absente, & ispetialmente per piatire alla civile, et che è peggio, in luogo dove l'ingordigia delli avocati è incredibile: certa cosa è che si come la bilancia piega hor in questa parte, hor in quella secondo il peso ch'ella riceve, che cosi fanno anchora gli avocati de nostri miseri tempi; piegansi & favoriscono sempre quelli che piu largamente lor porgono, & a dietro lasciano quelli la causa de quali è spesse volte di gran lunga migliore: voi vi siete poveretta voi, condotta in una città dove fa mestieri de danari in maggior copia che non hebbe Cleopatra, la somma de quali facilmente comprender si puote dalle sue mura poste fra i sette miracoli del mondo, dalla sua coppa il cui peso era di quindici talenti, dal convito col quale ricevette M. Antonio, & da quelle bellissime perle & altre spese quai fece ne suoi tempi: farebbevi anchora mestieri d'una grandissima prosuntione, la onde voi siete la istessa modestia. farebbevi di mestieri d'una patientia che avanzasse quella di Socrate: Io veramente (parlo per la parte mia) anzi che sofferire che stiate da noi si lungamente absente, patirei piu volentieri di perdere quanto posso possedere al mondo, & rimanermi in camiscia & scalza. tornate adunque tosto cara S. Madre, fate ogni sforzo che almeno alle feste di Natale siate a casa. oh che maninconiche feste sarebbono le nostre se si facessero senza l'amata vostra presentia. Di casa alli XIII. di Novembre.