Appendice II (pag. 138).
Da Il Caffè di Petronio, n. 3, 15 gennaio 1825, pag. 10.
Interlocutori:
- Eusebio[1388]
- Limoncino romagnolo, garzone del caffè: poi
- Timoteo milanese, stampatore: poi
- Petronio.[1388]
Petr. Sior Eusebio, cosa gh'avemio de niovo? Somio alle solite?
Eus. Eh lasciatemi in pace....
Petr. Come la crede; ma voleva dirghe, che xè arrivà el fascicolo de dicembre de l'Antologia.... Conoscela ela sto giornal?
Eus. Sí: è il piú grosso d'Italia.
Petr. Ma ghe xè qualche articoletto che ghe despiaserà....
Eus. Vediamolo: già questa è giornata climaterica per me.... (legge).
Lim. Sio' patron, u z'è e' cuntaden, ch'è vgnu' con la bestia, a cargar el butelli....
Petr. Diseghe che l'aspetta un poco.
Eus. Ho veduto, signor Petronio. Col tempo e con la paglia si maturano le nespole. Può darsi che il signor Rivistatore abbia a trovare chi gli dia pane per focaccia. Già è qualche tempo che l'Antologia abusa un po' troppo della facoltà che abbiam tutti, di giudicare a capriccio le opere altrui. Nel particolare da voi accennatomi, questo giornale ha mancato insieme alla verità e alla....
Lim. Sio' patron, e' cuntaden dis ch'e' vegna a sbrigall, che l'à frezza.
Petr. Aspetti un poco. Un momento de riposo me piase anca a mi. Sior Eusebio: cossa vorla che ghe diga? No' bisogna riscaldarse de gnente: La botte la dà el vino che la ghà. Tutto el mondo ne rimprovera che in Italia nò se studia abastanza; che nò se dà piú in luse delle opere: e po' guai a colù che se mette in testa de pubblicar un libretto che sia bon, che tenda a un ottimo fin, castigà, e che non gh'abbia ombra de mire.... non sò se mè capissa.... Quello xè rovinà. La senta in proposito che felice arietta aveva abuo la fortuna dé combinar in un dei mi drammi per musica, che giera intitolà: La Morte di Seneca:
Egli è pure il felice mestiere
il mestier di scrittore in Italia:
un mestier d'infinito piacere;
un mestiero a cui pari non è.
Dopo stenti e travagli inumani,
dopo studî e fatiche diaboliche,
una turba di critici insani
beffe, insulti ne reca in mercè.
Che se poche ti sembrin tai scene,
son talvolta, per colmo d'infamia,
pronti sgherri, prigioni, e catene
alle braccia, alle mani ed ai piè.
Eus. L'arietta, a dir vero, non è felice come potete supporre, caro signor Petronio: tuttavolta, avete ragione a dire che contiene una buona morale al proposito nostro. Infatto ella è una cosa da non credere; che alcuni giornalisti fra noi facciano il mestiere di andare a caccia tutto giorno dei nomi di nuovi scrittori per l'utilissimo scopo di denigrarne i più meritevoli. Del rimanente, quanto all'Antologia avrò luogo a parlarne fra non molto. Spero di mostrare che ella si è già allontanata del tutto dalla fama a cui la voleva innalzare il ben intenzionato Direttore, e a cui lodatamente la volgeva il chiarissimo Benci. Spero inoltre di provare al compilatore (di cui taccio il nome) ch'ei mostra saper tanto di poesia, quanto dell'arte di ordinare una battaglia: e quindi che il farsi giudice di ciò che non si conosce, è l'eccesso della....
Lim. Siò patron, e' cuntaden dis ch'anch l'asen s'impazienta....
Petr. Vegno subito — Con sò licenza.... Carico sto aseno impazientissimo....
Eus. Sta a vedere che l'anima di un qualche giornalista ha fatta la metempsicosi.
[Anche un'altra volta, di lí a qualche tempo, il Caffè di Petronio si stizzí con l'Antologia e co 'l Montani. Del “Discorso„ detto dal professore Michele Medici nella pontificia Università di Bologna, ricominciando il corso delle sue lezioni l'anno 1823-24 (presso Turchi e Veroli, 1824), il Giordani (asserivano i compilatori del giornale bolognese) aveva detto ad alcuni amici, che “oltre d'essere pregevole per le cose trattate, era poi VERAMENTE SCRITTO BENISSIMO„; e i compilatori inviarono quel discorso all'Antologia, “persuasi ch'ella si sarebbe onorata di far eco al giudizio del signor Giordani e de' migliori dotti della città di Bologna„. Ma perché il Montani notò (1824, tomo XVI, n. 48 dicembre, pag. 47) nello stile di quel discorso un po' di ricercatezza, il Caffè di Petronio se ne stizzí, chiamando (n. 14, 2 aprile, 1825, pag. 54) l'Antologia “molto piú dotta e molto miglior gustosa (sic) dei Giordani e dei dotti bolognesi„].