Appendice IV (pag. 300).
Lettera di G. P. Vieusseux a S. E. don Neri Corsini.
10 febbraio 1833.
Eccellenza. Chiedo perdono a Vostra Eccellenza se vengo ad importunarla per parlarle del mio giornale.
L'Antologia che ho l'onore di dirigere non è, e non poteva diventare ancora per me oggetto di grata speculazione; ché anzi l'intrapresa di quest'opera periodica mi è costata da dodici anni a questa parte continui sagrifizi di tempo, di quiete, di denaro.
Ma l'Antologia è mia creazione, le porto un amor paterno, e l'amo in ragione dei sacrifizi e delle fatiche cui mi ha sottoposto.
L'Antologia è un'opera che oso chiamar utile e decorosa per l'Italia in generale, e per la Toscana in particolare. L'Antologia occupa utilmente varii letterati miei amici, i quali non sono in situazione da poter disprezzare il debol prezzo che io posso pagare per un foglio di stampa; alcuni di loro vi si sono interamente dedicati, e la loro esistenza dipende da quella di questo giornale; infine l'Antologia fa campare sette o otto famiglie di compositori, torcolieri, legatori.
Questi sono i motivi tutti per cui devo tenere immediatamente al proseguimento della mia intrapresa. Eppure potrei vedermi nella necessità di dovere abbandonare la pubblicazione dell'Antologia. Un'opera periodica non è come un altro libro. Essa dev'essere stampata e dispensata ad epoche regolari. Non corrispondendo a questa condizione essenzialissima dell'esistenza sua, ella perderebbe ben presto parte del suo credito, e gli associati si ritirerebbero. Per scansare quest'inconveniente, conviene che la censura dalla quale dipende il permesso di stampare un giornale, sia sempre pronta a corrispondere ai bisogni quotidiani di esso.
A dire il vero, per alcuni anni a questa parte non ho avuto generalmente parlando che da lodarmi del contegno dell'I. e R. Censura a mio riguardo, e dell'onesta libertà che mi si lasciava; ma ora nell'occasione di dover pubblicare il mio doppio fascicolo di novembre e di dicembre, mi trovo vittima di un rigore insolito per parte della medesima, e mi vedo rigettati articoli dei quali, dietro l'esperienza del passato, io non dovevo mettere in dubbio l'ammissione.
Il mio doppio fascicolo di novembre e dicembre non ha potuto essere pubblicato che in questi ultimi giorni, e con tale mutilazione, che io ho dovuto spendere lire 300 per ripararvi. Siamo inoltrati nel mese di febbraio, e non ho potuto ancora tirare che pochi foglietti del fascicolo di gennaio. Superfluo è il fare osservare quanto questo sistema di cose mi sarebbe dannoso se dovesse durare e diventasse sistema.
Io mi prendo la libertà di presentare a V. E. le bozze di stampa di una mia lettera che penso di premettere al primo fascicolo del 1833. Io supplico V. E. di leggerla. Se, come ardisco lusingarmi, Ella renderà giustizia alla rettitudine delle mie intenzioni, ed approverà la manifestazione franca e leale dei miei sentimenti, questa lettera servirà di norma per il futuro a me, ai miei collaboratori, e alla Censura medesima.
Ho l'onore di rassegnarmi coi sentimenti di profondo rispetto
G. P. Vieusseux„.