Appendice V, N. 2 (pag. 314).
Appunti di Gian Pietro Vieusseux.
“Domenica 24 detto, alle ore sei pom. il Presidente del Buongoverno mi ha fatto pregare di passare da lui. — Ecco il colloquio:
P. Signor Vieusseux, ho da farle una commissione a nome del Governo.
V. Io sono qui per ascoltarla.
P. Il Governo vorrebbe sapere i nomi di quelle persone che scrivono nell'Antologia, che sono anonime, oppure non pongono che semplici lettere o segni di convenzione sotto i loro articoli.
V. Io mancherei all'onore e alla delicatezza nel palesarle i nomi di persone le quali amano di rimanersene anonime, e confidano nella mia discretezza e lealtà.
P. Ma si tratta di un desiderio dell'I. e R. Governo.
V. Quando si tratta dell'onore non si cede a veruna considerazione.
P. Ma rifletta che lei nega al Governo, e ci pensi meglio.
V. Quando si tratta dell'onore, il primo movimento è sempre il migliore.
P. Ma non si tratta che d'una comunicazione confidenziale.
(Sempre avevo parlato con calma, qui principiò a montarmi il sangue al capo).
V. Io sono dolentissimo nella necessità di negare qualche cosa al Governo. Se si trattasse di divertire S. A. I. e R. con un racconto di un semplice pettegolezzo letterario, e che S. A. fosse curiosa di sapere il nome di un tal poeta, o d'un tal pedante, posto in ridicolo da una polemica letteraria, io non crederei di commettere un delitto dicendolo all'orecchio di S. A. Ma dopo aver veduto l'infame libello vomitato in Toscana da quella canaglia della combriccola di Modena, quando non posso ignorare che l'intenzione di quella gente è di render me ed i miei amici sospetti al Governo, non sarei io l'uomo il piú vile nel mondo palesando i nomi de' galantuomini che si fidano di me? Io mai e poi mai gli nominerò. Di due cose una: o il Governo toscano disprezza come vanno disprezzati i vili intrighi di quella scuola modenese, e non deve curarsi di sapere chi ha scritto; o pure il Governo intende di voler entrare nelle intenzioni di Modena, ed è un motivo di piú di non nominare nessuno o di conservare io solo tutta la responsabilità di ciò che vorrebbesi far considerare come una colpa. Io non so se il Governo m'ami quanto vorrei essere da tutti amato; ma ho la coscienza che egli mi deve stimare. Io non voglio perdere la sua stima facendomi delatore.
P. Badi, sig. V., il Governo potrebbe adoperare per ottenere il suo intento, dei modi che a lei saranno poco piacevoli.
V. Le ripeto che determinato a non far nulla di contrario all'onore ed alla delicatezza, io non sono nel caso di dipartirmi dalle prime mie determinazioni.
(Qui seguí ancora un discorso piuttosto lungo nel quale mi lamentai del sistema del Governo riguardo all'Antologia, esponendo al sig. Presidente che se il Governo m'avesse lasciato interessare ii pubblico con parlargli nel mio giornale di quelle tante cose che sono importanti per lui senza dar noia alla casa d'Austria, piú facilmente avrei potuto scansare di trattare certi argomenti nei quali piú facilmente che altrove i maligni possono pretendere di trovare delle allusioni poco convenienti; ed aggiunsi: Pare che il Governo non sappia apprezzare quanto sia nobile e degna di riguardo nel secolo 19 la professione del giornalista coscienzioso. I Governi italiani di Piemonte e di Napoli la valutano assai piú, e ne hanno date prove recenti: il Re di Sardegna permettendo che il cavalier Manno dirigesse all'Antologia una lettera sull'amministrazione del Piemonte; ed il Re di Napoli con avere ordinato la fondazione degli Annali Civili del Regno, opera periodica che equivale ad un continuo rendimento di conti dello stato economico ed amministrativo di esso)„.