Appendice V, N. 3 (pag. 317 e 319).
Appunti di Gian Pietro Vieusseux.
“Lunedí 25 marzo. Alle ore 6 p. m. sono stato chiamato dal sig. Tassinari Commissario del quartiere Santa Croce per recarmi da lui alle 8. — Lí trovatomi in presenza del sig. Tassinari fui ricercato, come lo era stato dal sig. Presidente, riguardo ai nomi dei collaboratori anonimi dell'Antologia. Risposi non potere né voler nominare i collaboratori anonimi perché mancherei a qualunque dovere dell'onore e della delicatezza. Interrogato se non temevo le conseguenze del mio rifiuto, risposi che non potevo né dovevo temere: 1º perché non ho mai stampato cosa che non fosse approvata dalla R. Censura; 2º perché le leggi e le consuetudini toscane non ammettono altra responsabilità per le cose stampate che quella dello stampatore tipografo, il quale non deve curarsi che di ricevere i manoscritti leggibili ed approvati; 3º perché il fascicolo di dicembre che pare piú particolarmente preso di mira, non solo era stato richiamato particolarmente alla Segreteria di Stato da S. E. Corsini, il quale lo trattenne per piú giorni, e m'obbligò a tante castrazioni, mutilazioni e numerosi carticini, che dovetti spendere circa L. 300 per metterlo in stato di comparire alla luce.
Domandatomi piú volte replicatamente se persistevo nel volere assumere qualunque responsabilità per il contenuto del fascicolo di dicembre, risposi che sí.
Com. Quando alla Censura fosse sfuggita e quindi fosse stata approvata un'ingiuria, non perde per questo il Governo la facoltà di averne soddisfazione dal giornalista o dallo scrittore.
Io. Protesto contro tale ingiusta e falsissima opinione; ma ad ogni modo nel caso mio, quando vi fosse colpa, i colpevoli sarebbero tre: io, Padre Mauro, e S. E. Corsini, ed io sicuramente sarei il meno colpevole, perché quando si stampava il fascicolo di dicembre ero trattenuto in Livorno accanto al letto di mio padre moribondo, e non potei rivedere le bozze di stampa con quella attenzione con cui le soglio rivedere; ma il P. Mauro, ma S. E. Corsini che esercitando la Censura rivedono necessariamente con la prevenzione di trovar cose reprensibili, non seppero veder nulla che non potesse essere approvato.
(Tutte queste interrogazioni del Commissario, e le mie risposte, erano da lui trascritte sopra un quaderno di carta, ed il numero delle pagine scritte fu, se non m'inganno, di 9 o 10. Io non potei non avvedermi che le interrogazioni a me dirette erano state trasmesse a lui in un foglio che egli aveva sotto gli occhi).
Com. Dunque lei persiste ecc. ecc. Badi bene che il Governo dovrà far pesare sopra di lei il suo braccio volendo soddisfazione, ecc. ecc. (ad ogni mezza pagina il Commissario reiterava le sue premure e mezze minaccie per impegnarmi a palesare i nomi in questione).
Io. Ripeto che avendo assunto sopra di me qualunque responsabilità, sono pronto a subirne tutte le conseguenze.
Com. Sappia dunque che lei si è reso colpevole d'ingiurie nefande riguardo a S. M. l'Imperatore delle Russie per l'allusioni fatte alle cose di Polonia in un articolo firmato L. sopra il poema del cav. Curti.
Io. Protesto altamente contro simile falsa, sinistra ed ingiusta interpretazione; dichiaro che non fu mia intenzione né di quello che scrisse l'articolo, di mancare di rispetto a S. M. l'Imperatore delle Russie; bensí è stata colta l'occasione naturalissima che mi si presentava di manifestare un sentimento generoso di compassione per la nazione Polacca.
Com. Lei è colpevole d'ingiurie verso S. M. l'Imperator d'Austria, per avere in un articolo firmato K. X. Y. sopra la traduzione di Pausania fatta dal cav. Ciampi stabilito un confronto fra la Grecia e l'Italia, fra l'Acaia e il Regno Lombardo Veneto; e dato ad intendere che gli Austriaci trattano l'Italia come i Romani trattavano la Grecia.
Io. Protesto contro questa sinistra e falsa interpretazione.
Com. Ha ingiuriato inoltre le varie potenze d'Italia facendo supporre col suddetto articolo, che esse sono nella dipendenza e sotto l'influenza dell'Austria.
Io. Protesto contro tale falsa e non giusta interpretazione.
Com. Lei poi è colpevole immensamente verso il Governo della Toscana per averlo con quegli articoli posto nell'imbarazzo dirimpetto alle potenze d'Austria e di Russia.
Io. Protesto contro tutte queste conseguenze e simili interpretazioni.
Com. Ella si prepari dunque ad una pena proporzionata al delitto commesso, e a vedere il Governo farle sentire la forza del suo braccio, cose tutte che potrebbe risparmia e se volesse palesare i nomi degli autori anonimi, ecc.
Io. Resisto nelle conclusioni da me prese.
(Questo processo a me fatto dal sig. Tassinari mi trattenne presso di lui dalle 7½ di sera fino alle 12; firmai ogni cartella del processo scritto, e mi ritirai)„.
“Martedí 26 marzo. Sono stato richiamato al Commissariato per l'ore 7 di sera; trasferitomi sono stato introdotto presso il sig. Canc. Tosi, il quale mi ha dato partecipazione dell'annesso rescritto sovrano che sopprime l'Antologia„.