Appendice XIV, n. 2 (pag. 352).
Minuta di lettera di Gian Pietro Vieusseux a S. E. Don Neri Corsini.
“28 giugno 1833.
Eccellenza: Io mi prendo di nuovo la libertà di venire ad importunare V. E. con inchiesta che non può non essere accolta con quella fiducia, della quale ho ricevuto da lei onorevoli prove.
Il letterario decoro della Toscana non indegnamente sostenuto da que' molti che si compiacquero di corrispondere alle passate mie cure; i bisogni della stamperia Pezzati, ridotta a deplorabile stato, come tanti altri librarii stabilimenti di questo paese; le abitudini mie stesse, alle quali io non potrei senza dolore e senza danno rinunziare dopo dieci anni di penoso, dispendioso, infaticabile e non inonorato lavoro; tutto si congiunge a rendere non immeritevole dell'attenzione di Lei la proposta ch'io fo d'una impresa, la quale, com'Ella ben vedrà, non somiglia a giornale veruno. La mia raccolta liberata dagl'intoppi delle opere periodiche, oltre all'essere innocua in sé, riescirebbe proficua agli scrittori, a molti libraj: e se col permetterla V. E. gioverebbe a me, io col promuoverla gioverei forse a non pochi, e, oso dirlo, anche alla Toscana letteratura.
Ma il P. Mauro Bernardini, R. Censore, dice ed è nell'intenzione di non approvare il Manifesto, se prima non esamina gli scritti tutti che debbono comporre il mio primo volume. Se si trattasse di un opuscolo solo sarebbe ben facile il soddisfarlo; ma trenta fogli di stampa, per potergli ottenere dagli scrittori, per raccoglierli, per trascriverli solamente, chieggono spese di tempo e di denaro che antecipare io non posso.
La mia impresa ha bisogno prima di tutto di assicurarsi di molti associati, e a ciò richiedesi un manifesto; e ogni dilazione diventa nello stato mio penosissima. Del resto, il manifesto già dice su quali materie verseranno gli opuscoli, ed io prometto che il modo di trattarle, o piuttosto di evitarne alcune, sarà quale permettono e vogliono i tempi. Poi a nulla gioverebbe un precetto atto solo a inceppare l'esercizio della mia industria, quando io non potrò mai stampar cosa che la Censura non rivegga ed approvi. Se qualche scritto verrà rigettato, se d'altri differita la stampa, mio sarà il danno, e mio sarà l'interesse che tali cose non seguano. In tale raccolta ciascuno scritto fa corpo da sé; ciascuno scritto può dunque essere separatamente approvato: il loro ravvicinamento non è che un atto materiale, di cui sarebbe alla Censura stessa, del pari che a me, tediosissimo il prendersi antecipatamente pensiero. Considerata dunque la comodità del Censore stesso, considerato il vero scopo della revisione censoria, considerata la evidente semplicità dell'impresa, e i miei deliberati propositi, e le mie circostanze, e il mio stesso interesse, io spero che V. E. non troverà inconveniente alcuno a permettere la pubblicazione dell'annesso progettato manifesto, e che la raccolta si faccia senza la necessità di presentar intera la materia del primo volume.
Ho l'onore
G. P. Vieusseux„.