Appendice XXI (pag. 365).

Lettera di Niccolò Tommaséo a Marcantonio Parenti.

“A Lei, moderato e onest'uomo, invio questo scritto nel quale s'accennano le menzogne di gente divorata da zelo crudele; e non tutte. Di chi sieno i vituperî, gli uomini probi diranno. Ella, prego, dica a costoro come chiamare infernale ogni cosa che loro non paia lodevole, sia peggio che farisaica arroganza; come ripetere menzogna smentita, sia stoltezza ancor piú che fallo: dica che la certa scienza e pazienza (come goffamente il Galvani dice) del Vieusseux nelle ciancie del Maroncelli è bugia: dica che i modi usati da costui per accennare ad un uom carcerato, foss'ancora parricida, son modi di boia e non di cristiano: dica che chiamare congiura l'Antologia, foss'anco rea delle colpe appostele, è abuso di nomi ridicolo: dica che il puzzo, il fetore, la sozzura, modi in cui quel Galvani s'avvoltola, mostrano chi egli sia: dica che piú illustri nomi e piú gravi onorarono l'Antologia che la Voce: dica che non curarsi di sapere de' fatti che possono scolpare l'uom piú reo della terra, è indegno d'accusatori, proprio di delatori: dica che gridare perché altri diffonde scritti in Italia permessi, e denunziarlo, e tremare di lui, è imbecillità, inumanità, codardia: dica che a quel miserabile io non ho dato diritto di stimar falsa la mia fede in Dio e in G. Cristo: dica che a parte alcuna i' non servo, alcuna parte non temo; che per la religione e per la verità saprò vincere e patire e morire: ch'io cito il Galvani non al giudizio di Dio (non sono tanto santo né tanto malvagio da invocare sul capo d'uomo nessuno la divina vendetta), lo cito innanzi alla sua coscienza: dica da ultimo che se la Voce nella sua rabbia persiste avrà in me non un nemico ma un giudice che in capo all'anno, al semestre, al trimestre, saprà mostrare all'Italia chi son costoro che portan l'odio nel nome di Dio.[1409]

Queste parole a lei rivolgo, Signore, perché la stimo; perché credo l'autorità sua valevole a mettere vergogna in costoro; perché il loro stato mi fa non paura e non ira, ma compassione e ribrezzo.

Parigi, 4 giugno 1835.

Tommaséo„.