Appendice XXIV (pag. 376).
Circolare del Vieusseux, del 20 gennaio 1848.
“..... Allorché, dando ascolto a un sentimento mio proprio e agli amorevoli incitamenti de' miei amici, io mandai in pubblico il manifesto della Fenice, sperava che l'annuncio della resurrezione dell'Antologia sarebbe giunto gradito all'universale. Né m'ingannai; imperciocchè buon numero di sottoscrittori, e promesse di collaborazione da tutte le Provincie d'Italia, vennero subito a confortarmi nel nuovo disegno. Ma allora io non poteva misurare per quanto spazio si sarebbe esteso il magnifico movimento politico, del quale Pio IX e Leopoldo II, colla legge sulla stampa, avevano dato il segnale; ed ancor meno poteva prevedere i gagliardi effetti che ne sarebbero con sí mirabile sollecitudine seguitati.
Ma non sí tosto nel regno Lombardo Veneto fu conosciuto il mio Manifesto, che contro la Fenice fu bandito il decreto di proibizione. Da ciò presi certezza che il mio giornale non sarebbe stato ammesso neppure a Napoli, a Parma, a Modena. D'altronde, la stampa politica, e soprattutto la quotidiana, prese in poco tempo tale importanza, e attrasse talmente l'attenzione del pubblico, che ogni giorno s'affacciavano a me nuovi ostacoli da superare. Quindi mi nacquero dubbi sulla opportunità del mio progetto: e anzi che metter subito mano all'opera, stimai prudente consiglio aspettare il mese d'ottobre. Venuto l'ottobre, i miei dubbi invece di scemare s'accrebbero. Mi restava però qualche speranza che la Fenice avrebbe potuto aver principio col gennaio del 1848. Ma erano illusioni... Ognor piú gli spiriti van rivolgendosi alla politica; ed un giornale mensile, come dovrebb'essere la Fenice, essenzialmente filosofico, scientifico e letterario, non troverebbe che scarso numero d'associati, e non potrebbe sostenersi che mediante rilevanti sacrifizi pecuniari.
Per tali ragioni, non senza provar vivissimo dispiacere, debbo rinunziare (almeno per ora) a mandare ad effetto il mio disegno, ed aspettare a riprenderlo tempi piú propizî ad imprese siffatte.....„.
SPIEGAZIONE DELLE SIGLE[1410]
| “*„ | Gino Capponi. |
| ** | Salvatore Viale. |
| ****** | Raffaello Uzielli. |
| A. B. | Antonio Benci. |
| A. G. C. | Avv. Giovanni Castinelli. |
| A. R. | Antonio Renzi. |
| C. C. | Carlo Cattaneo. |
| D. | Gaetano Cioni. |
| D. E. B. | Dottor Emmanuele Basevi. |
| D. P. | De Potter. |
| D. S. | Defendente Sacchi. |
| D. V. | Domenico Valeriani. |
| E. | Enrico Mayer. |
| E. B. | Dottor Emmanuele Basevi. |
| Ellenofilo | Enrico Mayer. |
| E. M. | Enrico Mayer. |
| Em. B. | Dottor Emmanuele Basevi. |
| E. R. | Emmanuele Repetti. |
| φιλαλήθης | Costantino Golyeroniades. |
| Filandro | Federico Del Rosso. |
| Filogine | Enrico Mayer. |
| Flourens | G. B. Niccolini |
| F. P. | Francesco Poggi. |
| F. S. | Francesco Forti. |
| F. S. T. | Ferdinando Tartini Salvatici. |
| F. T. S. | Ferdinando Tartini Salvatici. |
| G. | Dottore Giuseppe Giusti (una volta, nella prefazione all'annata del 1821). |
| G. B. Z. | Giovan Battista Zannoni. |
| G. C. | Gino Capponi. |
| G. G. | Giuseppe Gazzeri. |
| Gl. C. | Pietro Colletta. |
| G. M. | Giuseppe Melchiorri. |
| G. P. | Gabriele Pepe. |
| Γ. Π. | Gaetano Cioni. |
| G. P. V. | Gian Pietro Vieusseux. |
| G. R. P. | Giuseppe Pagnozzi. |
| Il cieco Patrizio | Federico del Rosso. |
| J. G. H. | Jacopo Gräberg di Hemso. |
| K. X. Y. | Niccolò Tommaséo. |
| L. | Michele Leoni, fino a tutto il 1827 compreso. Dal '29 in poi, Luigi Leoni. |
| Λ | Giovanni Valeri. |
| Lettera di un viaggiatore al direttore dell'Antologia. | Giovanni Valeri (1827, tomo XXV, n. 74, febbraio, pag. 100). |
| L. C. | Luigi Cibrario. |
| Lettere di un socio ordinario dell'accademia archeologica di Roma. | Giuseppe Melchiorri. |
| M. | Giuseppe Montani. |
| M. G. | Giuseppe Montanelli. |
| M. P. | Mario Pieri. |
| N. | Giovan Battista Niccolini. |
| N. J. | Niccolò Tommaséo. |
| N. L. B. | Napoleone Luigi Bonaparte. |
| N. T. | Niccolò Tommaséo. |
| O. | Gaetano Cioni. |
| ω | Prof. Gaetano Giorgini. |
| P. | Francesco Poggi — e una volta Gaetano Cioni (nella prefaz. all'annata del 1821). |
| Patrofilo | Giuseppe Bianchetti. |
| P. C. | Pietro Capei. |
| R. | Antonio Renzi. |
| R. C. | Rodolfo Castinelli. |
| R. Z. | Pietro Petrini. (Degli onori parentali renduti alla memoria del Tasso, 1822, aprile, pag. 331). |
| S. | Domenico Valeriani (Saggio su l'uomo di A. Pope ecc., traduzioni di L. Mancini, 1825, dicembre, pag. 52). |
| Vincenzo Salvagnoli (Lettera al Direttore dell'Antologia su una memoria dell'avv. Mugnai, 1825, luglio, pag. 145; Della libera difesa degli accusati, 1824, giugno, pag. 177). | |
| S. C. | Sebastiano Ciampi. |
| S. U. | Salomone Uzielli. |
| T. | Stefano Ticozzi fino al 1824; dal 1826 N. Tommaséo. |
| T. M. | Terenzio Mamiani. |
| T. Q. Z. | Vincenzo Antinori. |
| T. T. | Tommaso Tonelli. |
| Un italiano | Giuseppe Mazzini. |
| U. L. | Urbano Lampredi. |
| Uno (sic) vostro associato. | Sebastiano Ciampi. (finge in quell'articolo essere uno straniero) |
| V. A. | Vincenzo Antinori. |
| V. S. | Vincenzo Salvagnoli. |
| V. S. M. | Vincenzo Salvagnoli. |
| X[1411] | Antonio Renzi (D'alcune obiezioni del sig. di Bonald contro l'insegnamento reciproco, 1822, ottobre, pag 3. — I ragguagli su le esposizioni del 1822-23. — Relazione su l'adunanza dell'Accademia della Crusca, 1822, ottobre). |
| Gino Capponi (Su la tragedia del Niccolini, Edipo nel bosco delle Eumenidi, 1823, marzo, pagina 186. — Su la tragedia del Niccolini, Ino e Temisto, 1824, febbraio, pag. 142). | |
| Leopoldo Cicognara (Dell'istituzione delle accademie in Europa, 1826, gennaio, pag. 92. — Sopra due sale recentemente dipinte nel palazzo Pitti, 1827, gennaio, pag. 3). | |
| G. B. Niccolini (Necrologia di A. Renzi, 1823, maggio, pag. 204. — Necrologia di P. Belli Blanes, 1823, ottobre, pag. 187). | |
| Lorenzo Mancini (Sull'Iliade di Omero, volgarizzata da Lorenzo, 1821, agosto, pag. 212). | |
| X. X. | Silvestro Centofanti. |
| Y. | Gino Capponi. |
| Z. | Giovan Battista Zannoni. |
CORREZIONI E NOTE
Correggerà da sé il lettore alcune inesattezze sfuggitemi nella stampa, come ad esempio:
Pag. 3 stati per Stati
Pag. 6 e 8 italiani per Italiani
Pag. 11 e 15 escire-esciva per uscire-usciva
Pag. 181, nota 2ª La diminuzione austriaca per La dominazione austriaca.
Pag. 189 e quei materiali per a quei materiali
Pag. 218 argomenti di scienza, l'Antologia per argomenti di scienza l'Antologia,
Pag. 241 dall'altra per dall'altro
Pag. 231 Scipione Mattei per Scipione Maffei
E vorrà, spero, perdonarmi l'avere scritto (pag. 96) paterno regime toscano.
Altri errori però, piú gravi, mi preme correggere:
Pag. 124, nota 5ª: del 28 ottobre 1823 per 28 ottobre 1828.
E a torto ho affermato che il Vieusseux inutilmente scriveva al Ministro: Per mezzo del cav. Francesco Branda, al quale con lettera del 28 ottobre, si era il Vieusseux raccomandato, e del cav. Nicola Nicolini, otteneva egli piú tardi un ribasso. Vero è ch'egli l'otteneva per essere un “affare di poco momento„, ma tuttavia l'otteneva: come rilevasi da questa lettera diretta al cav. Nicola Nicolini, e gentilmente comunicatami dall'avv. Fausto Nicolini. “Stimatissimo signor cav. Non prima di questa mattina il Ministro delle Finanze ha decretato la petizione dell'editore dell'Antologia di Firenze con scriversi al direttore Generale De Turris che si accordava la dimanda per essere un affare di poco momento. Ve lo passo a notizia, affinché con questa data possiate scrivere in Firenze. Vi bacio la mano. Napoli li 13 agosto 1829. devotiss.: ser.re e discepolo M. Svone.
Pag. 144: La lettera del Montani su l'Iliade del Mancini, non è diretta a Francesco Torti, bensí a un amico, F. L.; e nella nota 1ª corrispondente, si deve leggere non dell'8 ottobre, ma del 24 gennaio.
Pag. 130, nota 3ª. Ho fatto ricerca, e ho ritrovato il documento. Non proprio il Puccini, ma Giovanni Fabrini (e ciò si vede dal confronto con altri suoi scritti) appose in margine alla lettera del Vieusseux del 17 agosto 1821 queste parole: “Nota bene. Il sig. cav. Presidente ha detto non convenire l'inserzione sull'Antologia dell'articolo riguardante la ristampa dell'opera del Giannone, e quindi non permettersi. Il signor Vieusseux ne è stato notificato. 31 agosto 1821„. Non ho quindi errato un gran che nel dire: “il Puccini scriveva„. L'impiegato scriveva ciò che il superiore aveva detto. Mi dichiaro invece in colpa d'avere asserito che il Grottanelli dà errata la segnatura d'Archivio, che è giusta (Archivio del Buon Governo, 1821, filza 68, num. interno 3497). Resta però sempre vero ch'egli riporta quelle parole e parte dalla lettera del Vieusseux, in modo non già “notevolmente diverso„, ma diverso del tutto.
Pag. 244, nota 10ª. Tra i giudizî errati, mi piace qui ricordare quello dato dal Tommaséo su' Promessi Sposi, cosí singolare e, a parer mio, cosí contrario a quanto egli ne aveva prima scritto al Vieusseux, che il prof. Michele Barbi pensa (Miscellanea di Studî critici edita in onore di A. Graf. — Bergamo, 1903, pag. 256), che “l'intendimento apologetico non appaia chiaro„, e dubita che l'articolo sia stato preso “proprio per il suo verso„; notando che “ciò che ai critici odierni sembra malevolenza pareva allora al Leopardi divinizzazione„. Ecco: nel 1827, veleggiando per l'Adriatico, il Tommaséo postillava un esemplare de' Promessi Sposi donatogli dal Manzoni: e se gran parte di quelle postille (come, ad esempio: — È da buffone: tuono che l'autore assume talvolta — Non va — Quanta roba! — È goffo — Pare un dialogo del Goldoni — È vecchiume — Lungherie misere — ) se gran parte, dico, di quelle postille suonino lode, lascio agl'intendenti giudicare; e lascio altresí giudicare se in quell'articolo famoso fosse divinizzare il Manzoni il dire, che non è naturale venire attaccando il destino di tante migliaia d'uomini al destino di “due villanucci„; e che il Manzoni ha composto il romanzo “col solo fine di comporre un romanzo„; e che “il tutto non ha un'intenzione„ e che “dall'ingegno e dall'animo di Manzoni si deve pretender di piú„. Io, per me, penso che al Tommaséo stesso non dovettero piú tardi sembrare lodi, s'egli mutò, o tolse, o temperò nell'edizioni seguenti, molte asserzioni di quel primo suo scritto. E, in questo caso, al giudizio del Leopardi potrebbe contrapporsi quello del Pieri, il quale, non tenero del Manzoni, dell'articolo del Tommaséo scriveva: “supera qualunque noia l'insuperabile e ridicolissimo articolo d'un signor Tommaséo sopra il romanzo del Manzoni.... Egli è una vera turpitudine, e fa vergogna che tali articoli trovino luogo in un giornale riputato per lo migliore d'Italia. E pure questo signor Tommaséo, che ha tutto il caosse nel capo, passa per un'ingegno peregrino....„ (Memorie inedite, “Riccardiana„ tomo IV, 7 dicembre 1827).
Né giusta mi sembra l'opinione dello Sforza, il quale pensa (Brani inediti, seconda ediz., parte II, pag. CIX) che la sincera ammirazione del Tommaséo fosse “come troncata dagli occulti paragoni ch'egli fa inconsapevolmente tra il Manzoni e sé stesso„; e che le sue censure significano: “Avrei fatto meglio io!„. Direi piuttosto, che altro è scrivere a un amico le proprie impressioni, altro è scrivere per il pubblico: e poiché troppo sono discordi i giudizi dati nelle lettere al Vieusseux da quelli nell'Antologia, nella quale, se ben si osservi, il critico loda non l'opera ma l'uomo, (uomo divino„, “ingegno divino„, “genio e e cuore apertissimo„, che si è “abbassato a donarci un romanzo„) con lodi tali da rendere, in questo senso, giustificato il rimprovero di divinizzazione, fatto dal Leopardi; e poiché il Tommaséo non pensava nel 1827 a romanzi, né fa di bisogno accusarlo di tanta superbia da ritenerlo capace di pensare ch'egli avrebbe fatto meglio del Manzoni; io credo che ne' giudizi di lui privati e in quelli espressi di poi pubblicamente, rimutati da ultimo migliorandoli, si deva scorgere solo una di quelle tante contradizioni di giudizio, non ignote a chi abbia pratica del Tommaséo, e direi anche una delle tante prove del suo spirito di contradizione. Perché nello scrivere al Vieusseux, cui riferisce le impressioni varie del pubblico, non è difficile ch'egli si sentisse spinto alle piú grandi lodi per contradire allo Zaiotti, all'Ambrosoli, e agli altri giudici e lettori severi, ch'egli chiama “bestiuccie letterarie„; e nello scrivere invece l'articolo per l'Antologia, quando l'opera del Manzoni riscoteva in Firenze le lodi piú concordi, si sentisse spinto a correre all'opposita parte, pur mantenendo immutata per l'uomo la sua ammirazione.
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I numeri in corsivo indicano i nomi citati in nota