ESCURSIONE TRENTESIMASETTIMA. LA VILLA ADELAIDE.

Villa Maria. — Bucinigo. — Pomerio. — Villalbese. — Parravicino. — Ville Parravicini, Belgiojoso e Gariboldi. — La torre pendente. — Casiglio. — Carcano. — Battaglia contro il Barbarossa. — Orsenigo. — Il Carudo. — Le Lische Amare. — Alserio. — Castellazzo. — La Ca’ de’ ladri. — La Retusa. — Tassera. — La villa Adelaide.

Da Erba, salendo la via che corre sotto l’antico castello, ora villa Valaperta, e volgendo a manca, dietro la villa Conti è la strada che va a Parravicino e subito s’incontra la villa Maria, della contessa Maria Lurani.

Solo prima dirò una parola di Bucinigo e Pomerio, che si comprendono nel Pian d’Erba; perocchè dopo segua Villalbese, celebre per ottime castagne e per freschissimi crotti, a cui gli amatori del buon vino corrono ad ogni lieta occasione, ma che entra in una diversa circoscrizione da quella del Pian d’Erba; onde avanti di esso mi convenga arrestarmi, perchè, tratto dalle bellezze dei luoghi, facilmente sarei fuorviato dal mio cómpito e arriverei presto per quella via a Como.

Bucinigo, terricciuola resa vivace da filande e incannatoî, ha più d’una villa, e fra queste quella de’ signori Vidiserti, che giovami specialmente ricordare perchè famosa per la sua patriarcale ospitalità, ivi i moltissimi amici rinvenendo sempre la più graziosa accoglienza. A noi poco importa di discettare sulla pretesa di coloro che il nome al paese sia stato lasciato da un buco iniquo, che dicono esistere tuttavia in un giardino, e così appellato perchè nei tempi delle prepotenze feudali ivi si desse martirio agli infelici che non entravan nel genio de’ padroni; o sulla contraria opinione di chi invece dalla terminazione presume aver il nome radice celtica: lasciamo ai dotti il trarsi d’impaccio. La torre, di cui son superstiti pochi ruderi, rammenta le lotte fra loro sostenute dalle famiglie Sacco e Parravicino.

A Pomerio, vicinissimo, veggonsi avanzi di fortificazioni, che dovevano esservi necessariamente per rispondere al nome di post murum, il quale d’altronde era nella terminologia militare d’allora.

A Parravicino, vediamo seguitarsi tre o quattro ville graziose dei Parravicini, dei Belgiojoso e dei Gariboldi.

Nel giardino de’ Belgiojoso vedesi una torre pendente, come il campanile di Pisa e la Carisenda di Bologna, ricordata da Dante nel canto XXXI dell’Inferno.

Segna essa la dimora de’ Parravicini, che, sbandeggiati dai Rusconi di Como, qui venuti, diedero origine al villaggio.

Di Casiglio non vale far cenno, che per dire essere nella sua chiesa il sepolcro di Beltramino Parravicino, il qual fu vescovo di Como e poi di Bologna.

Fuor della strada, è Carcano, che fu già castello forte e sostenne più assedî, e diè origine alla patrizia famiglia de’ Carcano. In queste campagne fra Carcano, Orsenigo e Tassera, nel nove agosto 1160 fu combattuta una fiera battaglia fra gli aderenti di Federico Barbarossa e quelli de’ Milanesi, e che altri chiamano di Tassera, altri di Carcano, altri di Orsenigo; ma non importa il nome, mentre giovi invece conoscere come ne fosse felicissimo risultamento la sconfitta del Barbarossa e il pieno trionfo de’ Milanesi, determinato dall’improvviso intervento di quei di Orsenigo ed Erba, ai quali fu in guiderdone concesso di poi il diritto di cittadinanza. In mezzo a questi campi, l’arcivescovo Uberto da Pirovano, cantato aveva allora sul carroccio milanese la messa e tenuta una sacra arringa a’ soldati onde eccitarli alla pugna contro l’invasore straniero. Nel primo scontro, che fu terribile, quel sacro carro caduto nelle mani nemiche, veniva distrutto nel luogo detto il Carudo; ma poi, per l’insperato soccorso, ristorate d’un tratto le sorti della battaglia, i Milanesi s’erano presa la rivincita gloriosa.

L’oste nemica si era spinta fino al lago d’Alserio, breve bacino di un miglio e un quarto di lunghezza e di mezzo di larghezza, sulla cui sponda è Alserio piccol paese che gli dà il nome. Era nel pantano delle Lische Amare che vuolsi s’impigliasse il corsiero del Barbarossa, onde il tempo perduto a districarsene gli avesse a riuscire fatale. — Castellazzo, paesello, su d’una facile eminenza, fu così detto da un forte che i Milanesi vi costrussero nel luglio del 1162 per contrapporre a quello di Carcano, ove si erano rifugiati, pronti a rinnovare le offese, i fautori dell’Enobarbo.

Al piede di questa bella eminenza evvi un casale ed un’osteria, detta la Ca’ de’ ladri: è facile indovinare come la brutta denominazione le venisse dall’essere il luogo isolato e proprio, massime in addietro, a ricoverarvi siffatta genìa.

Tutti questi paesi or sono animati da ville ed opificî, e nella parte più elevata di questo punto, vicino al lago, evvi la Retusa, fonte limpida, salubre e perenne, usufruttata a muovere macine, e ad animare stabilimenti di serica industria.

Affrettiamoci invece a visitare la villa Adelaide, che sorge a Tassera e presso alla riva del lago d’Alserio.

Dapprima l’ebbe la famiglia Imbonati, della quale fu ultimo rampollo quel marchese Carlo, alla cui memoria consacrò Manzoni splendidissimi versi sciolti, che ora ha il torto di respingere dalle edizioni fatte sotto gli auspicî suoi; poi l’ereditò il barone Patroni, che, fattala dall’architetto Clerichetti di Milano ultimare, riducendola a stile nordico, forse scozzese, diventò fra le più splendide che si conoscano anche per ricchezza degli interni adornamenti. I giardini sono egregiamente ordinati; getti d’acque perenni la ravvivano, comunque non sia tutto ciò giunto, per sentimento degli schifiltosi, a togliere quell’aria poco allegra che quel seno del lago vi dà. Morto il Patroni e legata ai Calvi la villa, questi la tennero per poco, vendendola a un commerciante genovese che volle lucrare togliendovi molti alberi; ma essa fortunatamente, fin allora chiamata Patroni, dal suo più generoso proprietario, venne di recente alle mani del cav. Domenico Basevi, che, profondendovi egregie somme, non solo la restituì al primitivo splendore, ma ne lo aumentò d’assai.

Figuri quindi il lettore se non avessi allora ragione di dedicarle una speciale escursione.

Oggi essa ha nuovo battesimo, e dal nome della sposa dell’attuale proprietario, si intitola Villa Adelaide.