III.

La vita di disordine e di dissipazione, cui, dopo d’essere uscito nel 1781 dalla minorità, s’era interamente abbandonato quel Giorgio Augusto Federico, principe di Galles, erede presuntivo della corona d’Inghilterra e che fu poi Giorgio IV, rimase così notoria, che di poco aggiunse a popolarizzarla il bel romanzo di Gozlan.

I suoi banchetti ricordavano le cene dell’impero di Roma: Fox, Sheridan, Brummel, Erskine, Grey e Russel ne erano i compiacenti compagni nelle orgie, negli stravizzi, nelle vergogne, come erano i più eleganti che costituivano la fashion inglese. Superbi equipaggi, amanti di gran prezzo, dispendî pazzi in giardini e palazzi, e perfino giunterie di giuoco si alternavano co’ stravizzi nelle più ignobili taverne: non una tradizione in lui di quella moralità e austerità, nella quale era stato nella fanciullezza cresciuto in corte. Carlton-House fu il teatro di tanto scialacquo e dissolutezza.

Non bastavano a sì grandi follie nè la rendita fattagli di cinquantamila lire sterline, nè i redditi del ducato di Lancaster. A capo di tre anni di sua maggiorità egli aveva già inoltre creato a sè un debito di mezzo milione di sterline, vale a dire dodici milioni e cinquecentomila franchi. Insorsero i creditori, il re Giorgio III si ricusava di pagare, lo scandalo crebbe, e la Camera dei Comuni, dopo un dibáttito scandaloso, finì col votare una somma di 161,000 sterline (4,025,000 fr.) per pagarne i debiti.

Incappato dipoi nelle reti di una signora Fitz-Hubert, cattolica irlandese, costei giunse a farsi segretamente sposare, sebbene un tal matrimonio fosse colpito di nullità, contrario essendo alle leggi del regno, queste non permettendo a’ principi della famiglia reale di contrarlo prima de’ venticinque anni; oltre che il matrimonio del principe ereditario con una cattolica lo escludeva dalla successione al trono.

Aumentati inoltre i suoi debiti, dai quali punto non aveva ristato, fino alla ingente somma di 642,890 sterline, a meglio cioè di sedici milioni di franchi, parve al governo non esservi altro riparo che un matrimonio legale.

A vincere gli aperti rifiuti opposti dal principe, fu adoperato James Harvis, più tardi conte di Malmesbury, esperto negoziatore durante le guerre della repubblica e dell’impero francese, le cui Memorie, lasciate dopo morte, forniscono i più curiosi particolari circa il modo da lui usato per condurlo ad accogliere l’offertogli partito.

I creditori, all’uopo sollecitati e divenuti a lui insopportabili, determinarono finalmente l’adesione del principe al matrimonio, ch’egli chiamava il proprio suicidio.

Gli venne fidanzata Carolina Amelia Elisabetta di Brunswick, figlia di quel duca di Brunswick che nel 1792 forzò audacemente le frontiere di Francia.

Mirabeau aveva attestato di lei esser amabilissima, spiritosa, bella e assai vivace; ma il signor di Malmesbury nel 1794, quando fu conchiuso il matrimonio (2 dicembre), la trovò, oltre che già di più di ventisei anni, se abbastanza bella e con due stelle di occhi, anche un cotal po’ triviale, con denti mezzo guasti e spalle impertinenti.

La cronaca del paese mormorava di lei, come di donna leggiera, avida di piaceri, e la faceva eroina d’una romanzesca fuga con un giovine uffiziale della corte del padre.

Ne completeranno il breve schizzo che ne ho fatto queste bizzarre particolarità che si leggono nel giornale dello stesso conte di Malmesbury.

“— Il principe, madama, — le disse questo abile negoziatore un giorno — è assai delicato per ciò che riguarda la nettezza. — Il giorno dopo la principessa comparve assai bene lavata dalla testa ai piedi.„

“Ho avuto, scrive lo stesso Malmesbury, due colloquî colla principessa Carolina, uno sulla pulizia e sulla decenza, ed un altro sul riserbo nel parlare. Ho procurato, per quanto può farlo un uomo, di convincerla della necessità di porre molta attenzione in tutte le parti del suo abbigliamento, sia in quello che si vedeva, sia in quello che rimaneva ascoso... Sapevo che portava delle sottane grossolane, delle camicie ruvide e delle calze di filo, e non fossero neppure ben pulite e cambiate abbastanza di frequente!... È singolare come su questo punto sia stata trascurata la sua educazione e come sua madre, benchè inglese (Augusta, sorella di re Giorgio III), vi abbia fatto poca attenzione. L’altro nostro colloquio versò sul modo leggiero con cui parlava della duchessa (sua madre), burlandosi sempre di lei e dinanzi a lei... Ella capisce tutto ciò, ma lo dimentica...„

Questi erano gli sposi: vediamo i frutti di tal connubio.