IV.
Il principe di Galles mandava a Greenwich, a ricevere la sua sposa, lady Jersey sua recente amante, ciò che stabiliva fin dai primi momenti in costei una acerrima nemica di Carolina, perchè non le aveva dissimulato frizzi pungenti che non si perdonano.
Trovo scritto che la prima notte di matrimonio fu degna di questi sponsali. Dopo alcune ore, il principe abbandonava il letto nuziale, senza dissimulare il suo turbamento, la sua collera e il suo disgusto. Che pensare dei misteri di questa notte? Si parlò d’ubbriachezza, di trasporti lubrici, di scoperte umilianti.... Checchè ne sia, è certo che il principe, ubbriaco come un facchino, passò la maggior parte della notte sdraiato, non nel letto nuziale, ma su d’un tappeto.
Dopo tutto, il 7 febbrajo 1796, nove mesi successivi a quella notte, Carolina dava alla luce la principessa Carolina Carlotta Augusta di Galles.
Ma non fu codesto un anello di ricongiunzione fra i due sposi. Il principe di Galles continuò a vivere separato dalla moglie; anzi, dopo due lettere scambiatesi fra essi, come a specie di convenzione d’una separazione di fatto, la principessa di Galles si ritrasse a Black-Heat nel Devonshire, da cui di rado si toglieva per comparire a corte; intenta, del resto, alle cure della propria bambina.
Nel 1804 cominciò la maldicenza, incitata da lady Jersey, a esercitarsi a di lei danno. Disse di scandalosi amori suoi con lord Eardley, e si pretese che William Billy Austin, fanciulletto da lei caritatevolmente ricoverato e amato, fosse il frutto di adulteri amori.
La delicata investigazione che si istituì l’assolse completamente, e si trovò che il fanciullo era invece dello spedale di Brownlow-Street, ed erano suoi genitori Sofia Austin e un falegname di Deptfort, conchiudendosi che i di lei accusatori avrebbero meritato di essere processati con tutta la severità delle leggi.
Ma ciò non avendo giovato a ritornarle tutta la reverenza dovuta al suo grado, molto più che l’investigazione e i suoi risultamenti erano stati tenuti segreti, ella ne reclamò al re suo suocero, invocando la pubblicità di tutto. The Book, che ne fu la raccolta degli atti, comparve; ma giunto al potere Perceval, che era stato consigliero alla principessa di quella pubblicazione, ne scongiurò lo scandalo e soppresse il libro, e diè egualmente soddisfazione a Carolina, operando in guisa che Giorgio III e i due fratelli del principe di Galles le facessero solenni visite, e che una decisione del consiglio di Stato ne confermasse l’innocenza.
Ma gli odî del marito crebbero a dismisura, ed ei le tolse la figlia. Ricorse ella, ebbe nuova riconferma d’incolpabilità, ma non riebbe la figliuola.
Le fu interdetto allora ricomparire a corte, non potendo il principe, divenuto reggente per la demenza del padre, incontrarsi con lei. Ne chiese ragione a lui medesimo, ma non n’ebbe risposta tampoco.
La figlia Carlotta veniva destinata dal reggente al principe d’Orange, erede presuntivo del trono de’ Paesi Bassi; dovendo mal suo grado obbedirvi, in capo lista delle persone che dovevano invitarsi al matrimonio la giovinetta scrisse il nome della madre. Giorgio gliela ritornò radiandone il nome; ma Carlotta alla sua volta cancellò un nome: era quello del futuro sposo, e rinviò al padre la lista. Ella andava sposa poco dopo al duca di Sassonia Coburgo.
La principessa di Galles risolse allora di abbandonar l’Inghilterra.
Il Parlamento le fissava l’appannaggio d’annue lire cinquantamila sterline; essa non ne accettò che trentacinquemila, e partiva il 9 aprile 1814, assumendo il nome di contessa di Wolfenbüttel.
Si diresse dapprima al suo paese natio; quindi partì per la Svizzera, visitò l’Italia, la Grecia, la Turchia, la Palestina, Tunisi; poi si stabiliva a Pesaro, e da ultimo a questa villa Calderari sul lago di Como, che ricevette da lei, come già sa il lettore, il nome di Villa d’Este.