IV.
La mia storia era finita.
I miei nipoti ripresero taciturni il remo, virarono la barca e si scostarono dall’austero luogo.
Intanto le ombre scendevano giganti sul palazzo e ne’ giardini: al mio povero occhio, non armato in quell’istante dell’occhialino, parve per quella tetraggine e per le liane della cascata veder qualcosa che si agitasse, forse lo sparnazzare di qualche augello notturno, e l’immaginazione, ch’io medesimo avevo eccitata col richiamo di truci fatti antichi, mi raffigurò lo spettro del primo signore di quel luogo, dell’assassino, cioè, di Pier Luigi Farnese.