V.

“Giunti al punto di maggior declivio, scrive adunque il dottor Cornalia, il suolo comincia a rialzarsi tutto coperto di massi accatastati l’uno sull’altro. È tra questi giganteschi, ma ancor mal fermi macigni, che bisogna avanzarsi. Qui pure cominciano i depositi di argilla alternantisi con croste stalattitiche e strati di sabbie e ghiaie; le quali stratificazioni solo nelle parti più interne si mostrano con ordine disposte, lasciando là prendere precisa idea de’ loro rapporti. Altrove o l’uno o l’altro degli strati manca, il fossilifero rimanendo il più costante. Le pareti dello speco e i massi più voluminosi che ne ingombrano il suolo mostrano le striature che le correnti rovinose e trascinanti ciottoli sogliono imprimere alla superficie delle roccie che ne sopportano e frenano gli urti. Al di sopra di questi massi, e lungo tutti i fianchi della grotta, una crosta stalattitica vela agli occhi dell’osservatore la natura del terreno; la qual crosta in alcuni luoghi arriva alla grossezza di 0.08 e più. Spaccata, mostra una serie di zone o strati d’un bell’alabastro cristallizzato a varî colori, traccie delle successive deposizioni.

„Più s’interna il torrente, di cui prima s’udiva solo il fragore tra i sassi profondo, e più comparisce alla superficie aggirandosi per un piano leggermente declive. — Di là poco un lago di qualche estensione occupa tutto il fondo che solo con un istrumento adattato alle angustie del luogo si può traghettare. A nuoto non vi si regge: l’acqua non ha più di 7 gr. R.[19].

„.... Fra la prima raccolta d’acqua e la seconda esistono, come io prevedeva, altre argille che bisognerà smuovere con regolari scavi... È nelle vicinanze del primo lago, ove non è necessaria una istraordinaria innondazione affinchè il livello delle acque s’elevi molto e v’abbandonino i loro depositi, che si osserva il maggiore numero di strati.

„Superiore a tutti si ha uno strato di ghiaia, mista a sabbia nereggiante. I ciottoli sono in parte della calcarea che forma il monte, in parte di roccie d’altra natura. Questa sabbia si vede solo in siti limitati. È dovuta certamente alle ultime innondazioni che saranno state le più parziali. — Al di sotto delle ghiaie (ed ove queste non esistono, direttamente allo scoperto) si trova la prima crosta stalagmitica che s’estende quasi uniformemente da per tutto. Dopo il deposito calcareo havvi uno strato considerevole di un’argilla cinericcia d’una purezza e d’una finezza straordinaria. È compenetrata da molta umidità, sicchè lasciasi facilmente tagliare con una lamina da coltello e si spoglia in straterelli orizzontali esilissimi e paralleli. È si tenace da parere elastica, e non contiene nè sabbie, nè ciottoli, nè avanzi organici; questo deposito arriva anche a un metro di potenza, e lui oltrepassato si trova un’altra argilla di color bruno. Questo strato è piccolo (0m 1) e di poca importanza mancando in più luoghi. L’un deposito però è sempre assai distinto dall’altro. Ove l’argilla cinerea manca, la bruna è coperta direttamente dalla crosta calcarea. Lo strato che più di tutto deve attirare la nostra attenzione è il sottoposto fossilifero. Consta di un’argilla tutta distinta, grossolana, mista a del tritume calcareo; il suo colore è il gialliccio per ossido ferrico; la sua durezza varia, in alcune parti già compatta passando ad una marna in attualità di formazione. Questo strato contiene dei ciottoli, taluni anche voluminosi, arrotondati, per lo più ellittici e deposti col loro piano massimo orizzontale. Questi noduli non appartengono tutti al calcare bituminoso della montagna, ma altresì a roccia di diversa natura, e vanno misti a frammenti di stalattiti. L’argilla gialla costituisce uno strato di circa 0m 4 di spessore, ed è in essa che si rinviene la massima parte delle ossa. Continuando gli scavi, dopo questo strato si trova un’altra crosta stalagmitica simile per natura e potenza alla prima, sotto la quale si ripete un’argilla eguale alla fossilifera e che del pari contiene ossa sebbene in minore abbondanza. È però più compatta, come più anteriore; ed i fossili sono maggiormente petrificati. La potenza di questo strato non la conosco; poggiando direttamente sul masso, varierà secondo i luoghi. Nuovi siti tentati potranno in avvenire fornire differenti cifre per la potenza di questi strati; dipendendo questi dagli accidenti del suolo.

„La natura e i rapporti di questi strati ci chiariscono sufficientemente del modo con cui si depositarono e delle cause che li produssero. Una corrente alquanto forte, e quale appunto sarà stata la più antica, fu quella che depose l’argilla ocracea. Lo provano la sua estensione, i ciottoli che contiene, le grosse ossa cilindriche che travolse. Gli altri strati indicano correnti più miti, che durarono però più tempo; infatti sono più limitati in estensione e composti di finissimo limo esenti di ciottoli e di ghiaie.

„Questi depositi poi occuparono lungo spazio di tempo a formarsi e furono separati da lunghi intervalli, come ne sono prova i ripetuti e grossi strati stalagmitici interposti. La corrente attuale è del certo un tenue avanzo di quelli, cui gli strati descritti devono la loro esistenza, e che altre volte avrà sempre o assai di frequente occupato tutto il lume della caverna. Che se anche attualmente le acque venissero a crescere a dismisura e la crepa già esistente non bastasse ad inghiottire quelle che a metà della caverna si inabissano, esse, occupato tutto il primo basso fondo, si alzerebbero a segno di livello da uscire dall’apertura attuale della grotta.

„Nel vedere questa successione di strati tanto simili a quelle descritte per le caverne ossifere di Francia, di Germania, di Ungheria, ecc. ecc., ricorre subito alla mente la possibilità della presenza di ossa fossili. Queste che io rinvenni, e delle quali sotto il rapporto paleontologico parlerò poi, hanno nel Buco dell’Orso due modi distinti di giacitura, che però accennano ad una medesima causa: le correnti.

„L’uno di essi già indicai per incidenza: la giacitura cioè nel deposito dell’argilla giallastra inferiore alle prime due. È sulla fine di questo strato che esse si depositarono, ed anzi molte giacciono alla sua superficie tra l’argilla gialla e la bruna. Alcune anzi trovansi già in quest’ultima, e il colore bigio che assunsero indica la loro giacitura.

„Anche la seconda argilla, quella che giace al di sotto della più antica crosta stalattitica, contiene questo avanzo organico, ma in minor copia: una sola mezza mascella inferiore e qualche osso della gamba (genere Ursus) io vi trovai in tutto fino ad ora. Questi pezzi sono più che gli altri alterati.

„Le ossa robuste e solide sono le più numerose; le più fragili andarono quasi tutte perdute. Sebbene anche delle prime alcune siano abbondantissime, altre invece rare assai. Così, per esempio, mentre che raccolsi molte ossa del carpo e del tarso, e falangi (persin le unghiali), e piccoli molari, trovai appena una vertebra caudale e qualche incisivo. Forse perchè queste parti assai facili a staccarsi dal restante scheletro vennero dalle prime correnti in altre direzioni trascinate e altrove deposte. Una prova che queste ossa debbono la loro attuale giacitura alle correnti, la trovo in ciò che la maggior parte si ricetta nei piccoli seni che formano le rientranti e sporgenti pareti della grotta, e che rimangono per opera de’ massi difesi dall’impetuosa corrente. Ivi l’acqua, perdendo di sua forza e diffondendosi più tranquilla, potè deporre le ossa fin là travolte. Un altro modo di trovarsi le ossa nel Buco dell’Orso merita attenzione, giacchè spiega l’origine d’una natura particolare di roccie: impasto di ossami, di frantumi calcari e di marne da tempo celebri lungo le rive del Mediterraneo, intendo dire delle breccie ossifere. Su quei grossi macigni che dissi occupare per lungo tratto e molto spessore il suolo della caverna, l’acqua attualmente non scorre o scorrerà solo nelle epoche di massima innondazione, mentre che in tempi più remoti facilmente avrà raggiunto quel livello e vi avrà sopra trascinate le sostanze che travolgeva. Ma le ossa, e le voluminose di preferenza, e i grossi tritumi di roccia, percorsi alcuni dei meati esistenti tra i massi, vi si impegnarono e valsero anzi ad arrestare alla lor volta le sorvegnenti materie che tenevano la medesima via. Il limo, le sabbie sottili, ecc. passaron oltre per quella specie di filtro. Queste ossa così non restarono circondate dall’argilla che invase le altre. Che se però andarono prive d’una materia meccanicamente deposta, valsero ad attirare e trattenere chimicamente le particelle di carbonato calcare che le acque del torrente o stillanti contenevano, e di esse se ne fecero involucro e cemento. Io stesso, non senza fatica, introducendo delle picche tra gli interstizi dei macigni, riuscii a staccare molte ossa disordinatamente aggruppate e cementate da un calcare grossolano e cavernoso. Così ha origine una breccia, alla cui formazione noi siamo contemporanei e presenti, simile alle descritte da Cuvier[20] e da altri. — Così anche questo modo di trovarsi delle ossa è spiegato dalle correnti. Le quali sono provate altresì dalla mancanza di coproliti, dalla mancanza di quello strato di terra nera, bituminosa, comune in altre grotte e che s’attribuisce allo sfasciamento delle parti molli dell’animale; finalmente dalla mancanza delle ossa di animali che avrebbero potuto servire di cibo a quei primi feroci abitatori della caverna[21].„