Cristianesimo.

Gli scavi di Pompei non misero, ch’io mi sappia, in luce oggetto alcuno che ne possa condurre a ritenere irrecusabilmente introdotta già la religione di Cristo all’epoca di sua distruzione. Tutto, per altro, ne porta a ritenere che già vi fossero neofiti, come ve n’erano nella vicina Neapoli, che altra delle dodici città campane, ebbe sempre comune le sorti con Capua e colle altre città sorelle.

Sappiam dagli storici come gli Ebrei dopo la conquista de’ Romani nell’Asia si fossero, al par degli altri popoli, diffusi nel restante dell’orbe romano e tenuti molto più nell’Urbe; sappiamo egualmente che anche i Cristiani esercitassero in segreto nelle catacombe i loro sacri misteri e facessero opera di propagazione; Nerone gli aveva accusati perfino d’essere gli autori dell’incendio ch’egli aveva fatto appiccare alla città.

Giovenale confondeva per avventura insieme ebrei e cristiani in questi versi della Satira XIV che piacemi recare; perocchè e pel medesimo Dio che costoro adoravano e per molti medesimi riti e per la poca profonda conoscenza che si aveva generalmente di essi, questi da quelli si dicevano originati e nell’apprezzamento si confondevano facilmente insieme:

Quidam sortiti metuentem sabbata patrem,

Nil præter nubes et cœli numen adorant,

Nec distare putant humana carne suillam

Qua pater abstinuit; mox et præputia ponunt,

Romanas autem soliti contemnere leges,

Judaicum ediscunt et servant ac metuunt jus,

Tradidit arcano quodcunque volumine Moses,

Non monstrare vias, eadem nisi sacra colenti,

Quæsitum ad fontem solos deducere verpos.

Sed pater in causa, cui septima quaque fuit lux

Ignava, et partem vitæ non alligit ullam[242]

Disprezzo delle leggi romane ed odio per le altre genti erano infatti accuse date agli ebrei ed anche a’ primi cristiani, imputati questi ultimi perfino di sagrificare e mangiare bambini nelle loro agapi; comunque non occorra qui di provare accadesse proprio allora perfettamente il contrario, troppo nota la carità di que’ primi seguaci del Cristo.

Ecco ora come la nuova fede del Nazareno venisse nella Campania introdotta, stando almeno alla tradizione, che da taluni critici per altro, i quali la sanno tutta quanta, si vorrebbe infirmare.

«La maggior gloria dell’inclita e nobilissima città di Napoli, scrive Gaetano Moroni nel suo Dizionario di Erudizione Storico-Ecclesiastica, è di aver ricevuta la fede cristiana dallo stesso principe degli Apostoli e primo Sommo Pontefice San Pietro, il quale partito d’Antiochia per portarsi in Roma a fondare la sua sede, passò per Napoli, ove trovata Candida inferma, si informò da essa della religione e costumi de’ napoletani, la guarì dal suo male, ed istruendola ne’ misteri della religione cristiana, la battezzò. La pia donna chiese a San Pietro lo stesso benefizio a pro del suo parente Aspreno, anche infermo, al quale l’apostolo gliela impartì, inviandogli il suo bastone, che tuttora è alla cattedrale; e portatosi Aspreno da San Pietro fu da esso guarito, battezzato e consacrato sacerdote e vescovo della città; e ricevuto il prezioso deposito della fede, imitando il suo maestro che nell’anno 44 giunse in Roma, istruì il gregge a sè affidato e verso l’anno 79 passò nel cielo. Vuolsi che ne fosse successore S. Patrona, uno de’ settantadue discepoli»[243].

Stando a tal tradizione, condita al solito da puerilità e miracoli, il primo vescovo Aspreno sarebbe morto l’anno stesso della eruzione vesuviana che seppellì Pompei.

Bulwer, accogliendo egualmente la credenza che in Pompei fosse già entrata la luce dell’Evangelo, vi immaginò l’interessante episodio di Olinto e la conversione di Apecide, fratello di Jone, la protagonista del suo romanzo, alla divina religione di Cristo; ed altrettanto sembrò opinare nel suo bel libro intorno a Pompei il già per me lodato C. Augusto Vecchi; nè io poi mi so addurre argomenti che ripugnar possano alla pietosa sentenza di questi due valentuomini ed egregi scrittori.

Chi può dire che ne’ quartieri che ancor rimangono a disotterrare di Pompei, non si abbia a discoprire qualche cosa la qual confermi una tale supposizione? La parte ancor non nota è quella che doveva essere abitata dalle classi più povere; e tra i più poveri e nelle menti men colte metteasi d’ordinario più prestamente la luce delle evangeliche dottrine.

All’avvenire pertanto è riserbato ben anco lo sciogliere una tale questione, che finor non ripugna ammettersi del modo che ho detto.