ATTO QUARTO
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Scena I.—Pag. 161.
Il vituperio
Sulla legge Licinia!
Questa legge insieme ad altre molte suntuarie prescriveva un limite alle spese de’ banchetti. Giulio Cesare tentò di riporla in vigore, ma inutilmente; cadde ben presto in dimenticanza, e il lusso de’ conviti divenne smisurato. Il lettore può consultare su tale argomento Petronio, Cena di Trimalcione.
Scena I.—Pag. 166.
Medic’arte
Nulla può contro quella di Locusta.
Locusta fu celebre compositrice di veleni al servigio della casa imperiale. Essa somministrò la bevanda che uccise Britannico, ed avvenne che, operando lentamente questa bevanda, Nerone fece chiamare a sè l’avvelenatrice, e la percosse con le sue mani, rimproverandola di aver dato a Britannico non un veleno ma un rimedio contro i veleni (Svet. XXXIII). Dopo la morte dell’imperatore fu presa, giudicata, e data al carnefice.
Scena IV.—Pag. 177.
Eccomi solo! ecc.
La maggior parte de’ pensieri espressi in questo monologo sono storici.
Scena V.—Pag. 182.
Pensa ai suicidi
Eroici delle tue vittime.
Nessuna età offre maggior numero di morti ammirabilmente sopportate. I martiri si dividevano in due categorie, diverse di scuola, di speranze, di coraggio: Stoicismo e Cristianesimo. Gli stoici morivano ridendo, ed i Cristiani pure; ma questi tolleravano pochi momenti di dolore tenendosi certi di avere la ricompensa d’una beatitudine eterna, mentre i primi ridevano unicamente per dar prova di forza d’animo. Ne’ cristiani dunque c’era un’usura assai maggiore. Davano a prestito uno per ripigliare molti milioni—dato per ipotesi che potesse farsi paragone fra il tempo e l’eternità.