SCENA I.
VINICIO
Viva Nerone!
MENECRATE
Il Dio nostro!
NERONE
Spargete
Balsami e vino sopra il pavimento.—
All’ebbrezza consacro questa notte
Ed alla voluttà!
(Al cenno di Nerone alcune schiave recano vasi di vino e di balsamo e li spargono sul pavimento)
RUFO
Inni all’ebbrezza!
EGLOGE
Inni alla voluttà!
NERONE
Portate in giro
La mia tazza murrina, e ognuno beva
Alla salute d’Egloge.
MENECRATE
Sia fatta
Regina del convito.
VINICIO
È facilmente
Regina ovunque la bellezza.
NERONE (alzandosi)
L’estro
Concitato scintilla poesia:
Io sciolgo un inno epicureo.
MENECRATE
Frenate
Le vostre lingue.
VINICIO
Canta il vincitore
Di Catullo.
RUFO
Ascoltiamo il gran poeta.
NERONE (con tuono di voce e con la esaltazione dell’improvvisatore)
Il più gradito letto
È quello del banchetto;
Beviamo, amici—e sia la gioia viva,
E sia vivo l’amore;
Beviam! Presto si muore,
Nè crescono le viti del Falerno
Lungo la tetra riva
Dei laghi dell’Averno.
Laggiù più il nostro labbro non si posa
Sulla bocca amorosa
D’una bella fanciulla.—
Amiam; ci aspetta dopo morte il nulla.—
Venere santa, a noi co’ tuoi sereni
Occhi, d’Olimpo vieni,
Perla voluttüosa e meraviglia
De la natal conchiglia;
Ove non entra lume
Di tua beltà, si discolora il mondo,
È selvaggio il costume,
E il tedio più profondo
Si spiega sovra un popolo che dorme.—
Ma dove appaion l’orme
Del tuo piede divino
Ànno vita le grazie, e l’armonia
Di tutte l’arti—orgoglio
Del popol latino.
Sorridi, o bionda Iddia,
Il genio mio prepara
Alla dolcezza del tuo culto un’ara
Sul fiero Campidoglio.
Sorridi, o bionda Iddia; di noi più degno
È il tuo feminëo regno,
Tu sei nostra speranza.—
Giove è omai troppo vecchio, e muti stanza.
(Torna a sdraiarsi abbracciando Egloge)
VINICIO
Delizïosi versi!
MENECRATE
Io do il mio voto
Per l’esilio di Giove.
EGLOGE
Io bevo al culto
Di Venere!
NERONE
Al tuo culto, o bella!
MENECRATE
Udite:
Un distico mi scappa dal bicchiere.
RUFO
Un qualche zoppo esametro.
EGLOGE
Chiudete
Le delicate orecchie, o dolci Muse!
MENECRATE (alzando la sua tazza)
I vizi e gli anni mi resero stracco;
Lascio Venere in pace e inneggio a Bacco!
RUFO
Viva Bacco!
MENECRATE
Scommetto che il buon Rufo
È un uom stracco.
NERONE
Prezïosa mirra
S’infonda nelle tazze spumeggianti
Di vino greco.
(Le schiave recano vasi di mirra e li distribuiscono ai convitati)
RUFO
Al Dio del vino il vino!
VINICIO
È il suo migliore incenso.
MENECRATE
Il vituperio
Sulla legge Licinia!
NERONE
Legge degna
D’una plebe mendica, e non dell’uomo
Ch’è signore del mondo.—Ognun ritenga
Come regalo mio la coppa d’oro
Che gli sfavilla innanzi.
MENECRATE
E questa io chiamo
Magnificenza imperïale.
VINICIO
Viva
il padre della patria!
NERONE
Dite meglio:
Viva l’artista!
RUFO
A te gli allori!
MENECRATE (presentando la tazza vuota)
Schiava,
A me vino!
EGLOGE
E tu sola, Atte, rimani
In quel silenzio disdegnoso?
ATTE (sorridendo tristamente)
Eppure
Parlai!
NERONE
Niuno t’intese.
ATTE
È rumorosa
Troppo quest’orgia.
MENECRATE
Troppo!
ATTE (alzandosi)
Ebbene, anch’io
Aggiungerò l’inverecondo grido
Ai vostri—anch’io son ebbra, e sento il sangue
Che s’infiamma...—A me il tirso e la corona
Di pàmpani...—Divenni una baccante.—
NERONE
Così mi piaci.
ATTE
Beviamo! L’allegra
Spensieratezza sia nostra compagna
Nella vita che fugge, e l’invocata
Venere ne circondi di sue grazie
E de’ suoi baci... Beviamo! La vita
Fugge.—Vedete quella saltatrice,
Già sospir delle plebi nel teatro,
Poi di Nerone?...—Essa è bella, raggiante
Di avvenire e di gioia... Un inno, o amica,
Un inno alla tua cara giovinezza!
Ahimè, declini mestamente il capo
Sul seno del diletto imperatore...
T’invito un’altra volta: un inno a’ tuoi
Anni!... Non puoi? Che!... t’ingannava adunque
La tua speranza?
(Egloge piega il capo sul seno dell’imperatore)
NERONE (abbracciandola)
Qual sospetto!... O mia
Egloge!
RUFO
Di mortale pallidezza
È coperto il suo volto.
MENECRATE (osservando il posto lasciato vuoto da Atte)
Il caso è strano,
Atte si dileguò.
NERONE (con un grido)
Si riconduca
A me d’innanzi o viva o morta... Udiste?
(Alcuni schiavi escono)
E tu rispondi, o amata mia fanciulla,
Cosa t’avvenne mai?
EGLOGE (con voce sempre più debole)
Sento un atroce
Dolore, e la favilla di mia vita
S’estingue...
NERONE
Olà, correte...
VINICIO
Un qualche aiuto...
MENECRATE (dopo aver gittato uno sguardo su Egloge)
È inutile.
NERONE
Che dici?
MENECRATE
Medic’arte
Nulla può contro quella di Locusta.
NERONE
Avvelenata!... Ciò non sia—non voglio
Ch’ella muoia.
EGLOGE
Ma questo vuole il fato
Che mi raggiunse.
VINICIO
Infelice!
EGLOGE
Io che tanto
Ò amato il sole non avrò più intorno
Che fredda oscurità... Povero sogno
Della fervida mente!... Ahi, la mia cara
Danza è finita!...
(Egloge muore)
NERONE (dopo averla scossa inutilmente)
Morta!... E ancor quell’Atte
Non è qui?—Troverò tormenti novi
Per lei che à spento la gioconda vita
Di questa giovinetta...—Ogni allegrezza
Esule vada dalla casa mia,
Divellete dai capi le corone,
Piangete tutti—io piango!
(I convitati si strappano dalla fronte le corone)
MENECRATE (gittando la sua)
Ed il convito
Può dirsi omai Neronïano.
(Il cadavere della saltatrice è adagiato sopra uno dei letti del triclinio)