SCENA I.
Una sala nella casa aurea di Nerone—Statue negli intercolunni, e fra queste una di Venere. Nerone siede in atto di dettare alcuni versi ad Epafrodito liberto che sta in piedi vicino all’Imperatore, avendo tra le mani le tavolette cerate e lo stilo; sopraggiunge dal fondo della scena l’istrione Menecrate, e s’avanza sogghignando.
MENECRATE
Claudio Nerone, del romano mondo
Imperatore Augusto, per la quarta
Volta Console, padre della patria,
Pontefice massimo...
NERONE
Basta, buffone,
E vieni all’argomento.
MENECRATE
(curvandosi maliziosamente sull’orecchio dell’Imperatore)
Nella sala
Vicina due persone aspettan l’ora
D’essere ammesse al tuo cospetto: il calvo
Principe del Senato—ed una vaga
Fanciulla dai capelli biondi e folti;
(dopo una pausa e guardandolo)
A qual dei due vuoi dar l’ingresso?
NERONE
Al primo.
MENECRATE (meravigliandosi)
Al calvo?
NERONE (sorridendo)
A lui.—Gli affari dell’Imperio
Innanzi a tutto.
MENECRATE (andando verso il fondo della scena)
Segno questo giorno
Tra i nefasti.
NERONE (ad Epafrodito)
Tu vattene; più d’uopo
Non ò per ora dell’opera tua.
(Epafrodito depone le tavolette e lo stilo, ed esce)