SCENA III.

Mucrone, Eulogio, Nevio, Petronio,
ed Icelo centurione.

ICELO (entrando)

Salute a voi,
Cittadini!

NEVIO (correndo verso Icelo)

Giungesti finalmente:
Ebbene?

ICELO

Reco splendide speranze.

NEVIO

Le narra.

(seguono a parlare fra loro sommessamente)

EULOGIO

Invito ai dadi.

MUCRONE

Accetto.

PETRONIO

Io pure.

MUCRONE

Dichiaro i patti: io non arrischio al gioco
Che il Cècubo bevuto.

EULOGIO (mettendo alcune monete sulla tavola)

Eccone il prezzo.

PETRONIO

Ed ecco il mio.

MUCRONE

Che Venere mi salvi!

(giuocano fra loro)

NEVIO

E creder posso?

ICELO

La novella è certa,
E l’udii susurrare fra i soldati
Nel campo pretoriano: al ribellato
Esercito di Gallia omai s’aggiunse
L’altro di Spagna, e d’adoprarsi è tempo
Per la caduta del tiranno. Avvezza
A mutare padroni ed affamata,
La plebe insorgerà, nè v’à legione
Che mova sì gagliarda alla battaglia
Come un popol ch’à fame.

NEVIO

E i pretoriani?

ICELO

Non piglian soldo da tre mesi.

NEVIO

Nostri
Saranno.—Oh! per gli Dei torni una volta
Quella che tanto amâr Catone e Bruto
Divina libertà.—Che ci lasciarono
Questi eredi di Cesare? vergogna,
Ozio, catene. Conculcato giace
Ogni dritto—la scure dei littori
Troncar vorrebbe a mezzo anche il pensiero!
E là nel campo del romano Marte
Ove co’ plebisciti glorïosi
Il nostro popol-re parlava al mondo,
Or sta silenzio—quel vile silenzio
Che i vivi agguaglia ai morti, ed in sepolcri
Converte le città.—Tentiamo, o amico;
È sublime l’impresa e a noi seguaci
Non mancheranno. Se contraria avremo
Fortuna, avremo gloria, e un bel morire
Anteporremo a brutta vita.

EULOGIO

Fermi!
Venere! Ò il punto vincitore.

MUCRONE (scagliando via i dadi)

E sempre
Così con questi dadi maledetti!

EULOGIO

Taverniere, il tuo Cècubo è pagato.

(Ripiglia le sue monete)